Agli inizi degli anni ’90, vivere in Armenia non era esattamente una passeggiata. Si stava combattendo la guerra del Nagorno Karabakh, che aveva ridotto la popolazione armena a condizioni di vita precarie, per dire un eufemismo. Zero acqua, zero luce, petrolio e gas. Di certo, il calcio era l’ultima delle preoccupazioni, ma al contempo era una delle pochissime distrazioni per quel popolo.