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SLIDING DOORS

Caro diario, sono Matteo

Un antidivo. Un giocatore con un carattere che non ci si aspetta. Un ragazzo con passioni atipiche – dal balletto al disegno tecnico -, se viste quelle che di solito si attribuiscono ai calciatori. Chiamate Matteo Pessina come volete. Ma quel ragazzo semplice di Monza è diventato campione d’Europa.

Se srotoliamo il tappeto del tempo infatti, il centrocampista solo nel 2018 ha conquistato il titolo di miglior giovane della Serie B. Da lì in poi, passando dallo spogliatoio dell’Atalanta, la sua carriera è stata sempre in salita, fino a quando, a causa dell’infortunio di Sensi, Roberto Mancini lo ha inserito nei 26 convocati per l’Europeo. I suoi gol gli hanno poi valso la gloria, soprattutto quello contro l’Austria un mese esatto fa: lo Sliding Doors di Matteo Pessina.

Ascesa fino alla Dea

Nato il 21 aprile del 1997, Matteo Pessina inizia presto a giocare a calcio. A Monza la squadra lo accoglie fin da piccolo e qui inizia ad alternare i calci al pallone con le lezioni di latino mentre osservava la nonna insegnante. Ci vuole fatica e sacrificio, come nel calcio, e la prima di difficoltà dopo le versioni di Tacito arriva quando il Monza fallisce e la squadra dovrebbe ripartire dalla Serie D. È il 2015 e Pessina ha 18 anni. La retrocessione della società tuttavia, contribuisce anche alla maturità calcistica del giocatore, che infatti, da svincolato, viene adocchiato dal Milan. L’avventura milanese però, lo porta di fatto in giro per l’Italia, in prestito in squadre da nord a sud, per trovare un posto dove sentirsi a casa, una rosa in cui poter giocare e migliorarsi.

Riparte così dal Lecce, dove viene mandato in prestito dai rossoneri. Gioca in Lega Pro, passando poi al Catania e successivamente al Como. Solo in quest’ultima società troverà più spazio, riuscendo a giocare una stagione da titolare, che gli varrà anche la convocazione nell’Italia U20. Passando poi all’Atalanta grazie allo scambio con Andrea Conti, giunto al Milan, Pessina viene nuovamente mandato in prestito, questa volta allo Spezia: qui in Serie B fa una grande stagione. Ancora però la vera gloria è lontana.

Finalmente nella stagione 2018-2019 l’Atalanta lo tiene in forza a Bergamo e nell’estate ha l’opportunità di esordire in Europa League e poi in Serie A. Un anno dopo viene ceduto in prestito al neopromosso Verona e qui segnerà anche il suo primo gol in campionato e chiuderà la stagione con 5 reti e più di 30 presenze. Questo lo fa tornare nella Dea, dove riparte giocando i preliminari di Champions League. Tra gli stadi europei e gli esami dell’università, Pessina trova difficilmente un posto da titolare, e solo qualche volta entra nella ripresa con gli orobici. È da novembre poi che trova più centralità. E solo a gennaio 2021 arriva il suo primo gol con l’Atalanta.

Una carriera lenta e molto movimentata. In giro per l’Italia conoscendo vari spogliatoi, vari campionati, incontrando tanti diversi compagni. Matteo Pessina ha sudato un sacco per arrivare fin qui. Per arrivare fino a giugno, solo qualche mese fa, quando il suo sogno stava per compiersi.

La convocazione dell’ultima ora

Il 7 giugno scorso, a quattro giorni dall’inizio degli Europei – e in particolare della sfida tra Italia e Turchia – Roberto Mancini ha ufficializzato la convocazione di Matteo Pessina. Poco tempo prima Stefano Sensi, interista in forza in Nazionale, ha risentito di un problema muscolare. Dubbi, speranze ed esami da svolgere in tempi record. Tutto ha fatto pensare a un recupero veloce del centrocampista. Ma i tempi sarebbero stati troppo lunghi e la sveglia di Pessina ha suonato al posto di quella di Sensi.

Una convocazione lampo. Un’emergenza e un tachicardico calendario da aggiornare. L’11 giugno, di sera, il giocatore dell’Atalanta avrebbe dovuto partecipare alla sfida contro la Turchia, la prima partita degli azzurri, nonché l’inizio di Euro2020. Nell’immenso Olimpico di Roma, tra i compagni già carichi dopo i giorni di preparazione, Pessina arriva da outsider, partito per ultimo nella carovana per puntare dritti a Wembley.

Il centrocampista tuttavia, non era vergine nell’esperienza con la Nazionale. La prima convocazione con Mancini era arrivata nel novembre 2020, mentre il CT plasmava l’Italia giovane e rinnovata dopo la brutta esperienza della non qualificazione per i Mondiali. Tra i 26 per l’Europeo però, non figurava tra i centrocampisti il ragazzo normale di Monza. Mancini aveva preferito Sensi, ma il destino ha voluto che la ruota girasse per lui, verso Monza, verso l’Atalanta. Valige pronte, che il viaggio abbia inizio.

Matteo Pessina a bordocampo con Roberto Mancini dopo una sostituzione
Mancini e Pessina durante una gara dell’Europeo (Foto: Jonathan Moscrop/Imago Images – OneFootball)

Lo Sliding Doors di Matteo Pessina

Nella terza partita dei gironi l’Italia era già qualificata agli ottavi di finale. I sei punti conquistati con Turchia e Svizzera ci avevano già fatto strappare un biglietto indelebile per la fase a eliminazione diretta. Questo però, non doveva farci rilassare nell’ultima gara contro il Galles. Matteo Pessina viene schierato da Mancini, insieme a lui partono dal primo minuto anche Chiesa, Bernardeschi, Toloi. Nonostante questo però, non si può parlare veramente di turnover: come tutti i campioni hanno affermato è stato il gruppo nella sua interezza a brillare.

E a far splendere la terza serata romana dei ragazzi azzurri, è stato proprio lui, Matteo Pessina. Al minuto 39 una punizione di Verratti viene deviata dal centrocampista, grazie a un suo movimento verso l’area per trovarsi smarcato. Diagonale perfetta e gol: l’Italia è andata avanti grazie al gol dell’ultimo arrivato. Per il resto della gara l’Italia riesce a difendersi e il Galles non buca la porta.

Matteo Pessina inizia già a fare la storia, diventando uno dei marcatori dell’Italia nel sogno azzurro degli Europei. Per la vera consacrazione però, manca ancora un piccolo passo. La gara contro la sfidante degli ottavi – l’Austria – lo attende.

Il 26 giugno quindi, nel tempio di Wembley, i nostri giocatori hanno incontrato la Nazionale d’oltralpe, e 90 minuti non sono bastati per portare a casa una vittoria, per la quale la squadra di Mancini era in realtà favorita. Matteo Pessina ha atteso il 67′ per entrare nel rettangolo verde. Barella fuori, lui dentro. Ancora mezz’ora per mettere un punto al match nei minuti regolamentari. Lui è fresco, giovane, reduce da un gol che ha confermato la potenza azzurra. Le carte sono tutte positive per lui. Arriva il fischio finale però, e ancora il tabellone segna 0-0.

Si riparte. Supplementari. Le gambe tremano e il sudore scende nello stadio più bello d’Inghilterra. C’è chi resiste dal primo minuto. E poi c’è Pessina, che come Chiesa è entrato nella ripresa. Lo juventino sarà il primo a cambiare i pixel sul tabellone. Con una giocata da incorniciare si piazza la palla sul sinistro e si crea un corridoio libero: è rete, siamo avanti noi. Il cuore batte ma un po’ meno forte. Si può respirare, ma non basta.

Trovarsi dove serve, quando serve. Avere la potenza del tiro calibrata insieme alla precisione. Avere, in una parola, tecnica. Questa è la descrizione di Matteo Pessina. È la descrizione del monzese al minuto 105. Acerbi da terra fa una giocata precisa e fortunosa, trova un triangolo vuoto e mette la palla lì. Pessina arriva e davanti a lui ha lo spazio per tirare. Lo fa. Forte. Il portiere austriaco non riesce a intercettare la sfera. Pessina segna. L’Italia è sopra 2-0.

Matteo Pessina diventa l’eroe della serata. Insieme a Chiesa si guadagna le copertine del giorno dopo. I due subentrati, gli outsider, fanno capire all’Europa che la Nazionale italiana è un gruppo di 26 talenti, nessuno escluso. Pessina è al suo secondo gol a Euro2020, e la sua esultanza è una scivolata scomposta, di testa, sul prato. Sorride commosso. Si è preso il torneo. Un torneo che non doveva nemmeno giocare.

L'esultanza di Matteo Pessina dopo il gol contro l'Austria
Pessina, iconico dopo il gol (Foto: Fabio Ferrari/Imago Images – OneFootball)

Il diario di bordo di Pessina

Quella di Matteo Pessina è un’avventura umana. Il ragazzo semplice e pieno di umiltà si è costruito la carriera un mattoncino alla volta, come direbbe forse sua mamma architetto. La lunga gavetta che lo ha portato a giocare in tutto lo stivale lo ha arricchito soprattutto caratterialmente. Imparare dai più grandi, osservando “i senatori”, come quelli della Nazionale, lo ha spinto a formarsi calcisticamente.

Si pensi che avrebbe voluto smettere quando militava in Serie C e non giocava, come ha dichiarato in un’intervista durante Euro 2020. Matteo Pessina è partito come ventisettesimo, sempre al margine o sulla linea di confine del centro nevralgico dei ragazzi azzurri. Roberto Mancini, come ha dichiarato il centrocampista dell’Atalanta, lo ha sempre fatto sentire parte del gruppo. Gli avrebbe infatti chiesto di rimanere a disposizione, e l’infortunio di Sensi ha giocato a suo favore.

E così è perfettamente comprensibile quanta adrenalina pulsava nel suo corpo, quanto sudore usciva dai pori e quanto la voglia di saltare sulla barca dell’Europeo lo tenesse sveglio e vigile. Gli esami di Economia della LUISS potevano aspettare, questa estate gli impegni potevano essere ben più importanti. E quando il formidabile centrocampo italiano ha iniziato ad avere un buco, Pessina ha impedito che la barca facesse acqua. Una toppa cucita a mano, per ultima, ma che ha risaldato il gruppo meglio di come ci si poteva aspettare.

Il lavoro quotidiano e l’attesa di giorni e notti, hanno fatto pensare allo studioso e diligente Pessina di contare le settimane come su un diario, in cui immortalare quello che succede in campo che quello che succede fuori, tra l’ispirazione di Chiellini e le partite a ping pong con Locatelli. E così il suo diario di bordo si conclude con la vittoria della coppa a Wembley contro l’Inghilterra.

Caro Diario, oggi termina il più bel capitolo della mia vita fin qui. Ma non si chiuderà definitivamente, rimarrà dentro i cuori di ognuno di noi: saremo per sempre i Fratelli d’Italia di quella magica estate 2021. Da domani se ne aprirà uno nuovo. E io sarò pronto a scriverlo.

Gioia incontenibile di Matteo Pessina
La gioia incontenibile di Pessina (Foto: Matteo Gribaudi/Imago Images – OneFootball)

Fin qui

Anche nella Dominante Monza – la sua prima squadra – Matteo Pessina faceva il centrocampista a 5 anni. Il suo ruolo è stato sempre il solito, e nel tempo non ha fatto altro che alternarsi tra mezzala, centrocampista e trequartista. L’esperienza in varie squadre dall’assetto tecnico e impostazione differenti lo hanno plasmato in più forme: adesso la sua duttilità è una forza su cui Gasperini può contare senza indugio.

Se i suoi primi anni di carriera calcistica sono stati in crescita costante, e con il Gasp in panchina ha trovato protagonismo solo nell’ultima stagione, è proprio l’Europeo che l’ha ufficialmente sancito come grande giocatore del nostro Paese. Lo scarto è avvenuto proprio con la convocazione all’ultimo minuto, in un torneo che si è disputato pure un anno dopo rispetto all’iniziale data.

Se si fosse giocato Euro 2020 secondo i piani, Matteo Pessina non ci sarebbe stato. Se Stefano Sensi non avesse subito l’infortunio, Matteo Pessina non ci sarebbe stato. E invece, il ragazzo monzese che ha tanti hobby e la testa – nonostante tutto – ordinata tra mille cose, c’è stato. E la sua presenza non è stata marginale o defilata. Anzi, ha marcato il campo anche di più rispetto ad altri già certi nei 26 di Mancini.

Non c’è forse nella storia recente uno Sliding Doors più intenso di questo. Ma come ha detto Pessina nel suo post di Instagram, questa potenza è quello che è successo soltanto “fino a qui”. Per tutto il resto, caro Matteo, la traversata ti aspetta.

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