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Greta Magazzini

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Il 20 aprile del 2010 è una data simbolo per tutti i tifosi interisti. Quella sera di primavera, infatti, è ricordata per l’impresa a dir poco titanica che i ragazzi di Mourinho realizzarono a San Siro. Era la partita di andata della semifinale di Champions League e i nerazzurri sconfissero per 3-1 i mostri sacri del calcio europeo, il Barcellona di Pep Guardiola. In quella melodia europea con la chiave di violino puntata sul Meazza, però, una nota stonata colpì l’atmosfera. Si tratta della sfuriata di Mario Balotelli, la sua prima grande balotellata, l’incipit della sua storia di “cattivo ragazzo“.

La difficoltà di entrare nel gruppo e di dire la propria. La paura di essere esclusi o derisi per un piccolo difetto personale. Il ricorso allo psicologo e il bisogno di sicurezza. La storia di James Rodriguez è quella di un ragazzo normale. Un ragazzo della classe media colombiana degli anni ’90, introverso, timido, balbuziente. La medicina in realtà non gli è stata prescritta da nessuno. La medicina è stata una cosa naturalissima: un pallone e una rete in cui fare gol.

Il nostro viaggio tra le città italiane continua. Oggi la tappa scende l’Appenino tosco-emiliano e si ferma a Bologna, la città della musica, del cibo, dell’Università più antica d’Europa. Qui le vie della città sono braccia che stringono forte: una volta entrati nel centro storico ci sono 38 km di portici, come in nessun’altra città del mondo.

Voi credete nel destino? C’è chi risponde sì e lo usa come giustificazione delle più grandi delusioni o come rafforzamento delle cose belle che capitano. C’è chi risponde no e non si lascia disilludere. Sicuramente ad esistere sono le coincidenze. Quelle occasioni o eventi straordinari che fanno sbrogliare il filo rosso che congiunge due punti distanti ma inevitabilmente legati, come potrebbero essere l’Estadio Juan Domingo Peron e San Siro. Sì perché che crediate nel destino o meno, questa storia congiunge davvero i due stadi alle due facce del mondo.

C’era una volta un bambino che non voleva diventare adulto. Per scappare dalle responsabilità troppo serie fuggì da casa e volò via. Aveva degli amici, e con loro andò lontano, fino a un posto strano e pieno di contraddizioni. Un posto che non sembra esistere davvero, o che in realtà esisteva solo nella sua mente, come un’isola che in realtà non c’è. Il volo di Antonio Cassano arrivò molto presto, quando ancora non era entrato nel suo mondo, fatto di ossimori viventi e antipodi sempre più distanti.

Alto, biondo e occhi azzurri. Non è l’inizio di una favola Disney né l’identikit del principe azzurro che salva la principessa. È solo la storia di un ragazzo tedesco che ha coronato il suo sogno ma non ha saputo sfruttarlo. Trasformandolo anzi in incubo. C’era una volta infatti un bambino che correva sulle moto, come voleva suo papà, che ribellandosi iniziò a fare il calciatore, cosa che gli riusciva meglio. Seguì un climax ascendente di soddisfazione e di crescita personale. Tutto poteva promettere davvero una carriera ai massimi livelli. Successe però che quel bambino, ormai cresciuto, si ritrovò in lacrime, da solo, sotto 61561 paia di occhi in un’arena famosa e invidiabile da tutti i bambini come una volta era lui. Da lì in poi, Loris Karius si è marchiato sulla pelle onta e sensi di colpa difficili da mandar via.

Secondo i testi sacri induisti, l’Om è considerato il suono primordiale. Il primo che si è potuto sentire nell’universo. Riprodurlo sarebbe un mantra importante per ricongiungersi con l’Assoluto, con l’origine del mondo. Sarebbe un gesto che richiama la saggezza interiore e la calma necessaria per stare bene sia con la propria mente che con il proprio corpo.

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