ICONE

Icone: David Villa, el Guaje

Alla voce “realizzazioniDavid Villa ha cerchiato un 327. Se fossimo spietati giudicheremmo un calciatore solamente per i suoi numeri. E 327 è un gran numero. Ma, come si suol dire, i gol vanno anche pesati. El Guaje è il primo a rendersene conto. Nel 2010 confessa ai microfoni:

I miei gol non servono a nulla se poi la Spagna non vince la Coppa del Mondo.

Ci arriveremo, ma prima abbiamo molto altro da raccontare. Oltre alle statistiche c’è un mondo, storie che pochi conoscono e che nascondono la chiave del successo.

Soldatino di piombo

L’avventura di David Villa inizia a Langreo, una cittadina da neanche 50.000 abitanti situata nella comunità autonoma delle Asturie. Suo padre José Manuel è minatore e cerca di indirizzarlo su binari diversi: qualsiasi cosa piuttosto che la sofferenza della miniera. Alla fine ce la farà e quel “qualsiasi cosa” prenderà il nome di “calcio“, nonostante ancor prima del via si fosse presentato un ostacolo all’apparenza insormontabile.

All’età di 4 anni, infatti, mentre giocava a rincorrersi con gli amici il piccolo David viene travolto da un altro bambino: fragile com’è, si rompe il femore. I medici non negano che ci sia la possibilità di rimanere zoppo, con la gamba destra (quella fratturata) che non sarebbe cresciuta come la sinistra. Fortunatamente non sarà così. Anzi, seguendo i consigli di papà José, David impara a padroneggiare meglio il piede sinistro.

Mio padre è rimasto accanto a me per tutto il tempo della convalescenza, lanciandomi il pallone in continuazione e spronandomi a calciare di sinistro. Da quel momento in poi, in ogni allenamento della mia vita ho ricordato gli insegnamenti di mio padre. Non mi sono mai sentito solo in un campo di calcio.

Sventato il pericolo, si unisce alla squadra locale. Lo chiamano el Guaje, che in lingua asturleonese significa bambino, perché gioca sempre sotto età. Lì cresce come attaccante e affina il fiuto del gol, di fatto preparandosi a coronare il sogno di giocare per lo Sporting Gijón. È il 1999 quando i Rojiblancos asturiani lo prelevano dal Langreo. Un po’ di gavetta nelle giovanili e nella squadra B, poi due stagioni da titolare in Segunda División con tanto di 38 gol messi a segno. Sarebbe bastato questo per rendere orgoglioso suo padre, ma la carriera di David sarà un continuo crescendo.

Con il club in forte crisi economica, David finisce sull’altare dei sacrificabili. Ad acquistarlo è il Real Zaragoza, che nella lotta per la promozione aveva avuto modo di osservarlo da vicino. La prima annata in Liga è memorabile con 17 gol, come se il salto di categoria non fosse mai avvenuto. Quella stagione porta in dote al Guaje anche il primo titolo della sua carriera: la Copa del Rey. E non è un successo qualunque, perché nella finalissima incontra i Galacticos del Real Madrid: segna il gol del momentaneo 2-1 per il Zaragoza, poi Roberto Carlos pareggia e Luciano Galletti manda in estasi i leoni ai supplementari. Chissà come si sarà sentito a soffiare la coppa dalle mani di Beckham, Zidane e Figo.

David Villa Real Zaragoza - Foto Lluis Gene AFP via Getty Images OneFootball
David Villa a segno nella finale di Copa del Rey 2004, Real Madrid-Real Zaragoza 2-3 (Foto: Lluis Gene/AFP via Getty Images – OneFootball)

Il sogno di una vita

Andiamo avanti veloce e passiamo dal primo titolo al Titolo con la T maiuscola. Dopo aver tenuto livelli altissimi con la maglia del Valencia, il 21 maggio 2010 Villa firma per il Barcellona con in testa una sola cosa: la coppa dalle grandi orecchie. I blaugrana erano reduci dall’eliminazione in semifinale contro l’Inter di Mourinho, ma la squadra era ancora considerata la più forte del pianeta e il desiderio di rivalsa era tangibile. L’ex Valencia viene per sostituire Zlatan Ibrahimovic, arrivato solo un anno prima proprio dall’Inter ma mai in sintonia con Pep Guardiola. Le aspettative sono alte, ma la voglia di lanciarsi in questo nuovo viaggio è ancora più forte.

Sarei andato al Barça a tutti i costi. Sarei stato pronto a pagare di tasca mia la differenza tra quello che offriva il club e quello che chiedeva il Valencia.

A fine stagione è proprio dove voleva essere, su un volo Barcellona-Londra per giocarsi la finale di Champions League a Wembley. Il Barça parte da favorito contro il Manchester United di Sir Alex Ferguson. I Red Devils sono a caccia della rivincita di Roma 2009 e hanno ovviamente moltissimi tifosi al loro fianco. Questo però non avrebbe mai potuto intimorire i marziani che hanno già fatto fuori Arsenal e Real Madrid.

Gli spalti si riempiono. Dopo la solita cerimonia d’apertura, l’inno della Champions e lo scambio dei gagliardetti si parte. Ora sta al Barcellona prendersi ciò che gli spetta e a David Villa giocare la partita della vita.

Tifosi Barcellona - Foto Josep Lago AFP via Getty Images OneFootball
I tifosi del Barça seguono la finale di Champions League 2011 dal maxischermo all’Arco di Trionfo di Barcellona (Foto: Josep Lago/AFP via Getty Images – OneFootball)

Tutti i riflettori sono puntati sulla sfida a distanza tra i numeri 10 delle due squadre, ma a sbloccare il match è un destro rasoterra di Pedro su assist di Xavi. La risposta inglese arriva al 34′, quando proprio Wayne Rooney duetta con Giggs e batte a rete: 1-1, intervallo. A rispedire il diavolo all’inferno è Lionel Messi, ma sul 2-1 il risultato non è ancora in ghiaccio. Ci pensa el Guaje.

Messi semina Nani ed Evra sull’out di destra poi viene fermato goffamente dal ritorno del portoghese, ma Carrick pasticcia nel disimpegno favorendo Busquets, che scarica al limite dell’area il pallone che Villa ha aspettato per 69 minuti. Stop di suola e piattone destro a giro. Con un effetto impeccabile la palla supera sia la figura di Rio Ferdinand che i guantoni di van der Saar. È il gol del 3-1 che chiude la pratica.

David Villa vs Man Utd - Foto Glyn Kirk AFP via Getty OneFootball
David Villa in gol contro il Manchester United a Wembley (Foto: Glyn Kirk/AFP via Getty Images – OneFootball)

Probabilmente, ci avesse riprovato altre dieci volte, avrebbe sempre sbagliato, perché il tiro non era affatto facile. Il merito di averlo fatto passare per tale è tutto suo. Quello era davvero l’unico modo possibile per calciare riuscendo ad aggirare Ferdinand e a trovare l’angolo alto.

Ad una manciata di minuti dalla fine, Guardiola lo richiama in panchina per far entrare Seydou Keita. Insomma, giusto il tempo di strappare una standing ovation ai tifosi, riprendere il fiato in vista dei festeggiamenti e aggiornare la propria lista delle cose da fare. Vincere la Champions League: fatto.

Histórico Villa

David Villa è stato anche uno dei pilastri della nazionale spagnola che ha dominato il calcio internazionale dal 2008 al 2012. La copertina se la sono presa i vari Xavi, Puyol e Iniesta, così el Guaje viene spesso messo in secondo piano, nonostante sia stato l’attaccante più prolifico nel ciclo d’oro.

Luis Aragonés lo convoca per la prima volta nel 2005 in occasione delle qualificazioni ai mondiali tedeschi dell’estate successiva. Troverà spazio già in quella competizione, ma è ad EURO 2008 che diventa imprescindibile per la Roja. Nell’anno del secondo trionfo europeo nella storia della selección, Villa conquista il titolo di capocannoniere del torneo.

Quattro centri spalmati su due partite, entrambe nel girone: all’esordio con la Russia mette a segno una tripletta, mentre contro la Svezia realizza il gol-qualificazione con una giornata d’anticipo, al 94′. Nella fase a eliminazione diretta apre la lotteria dei rigori contro l’Italia campione del mondo spiazzando Buffon, poi rimane a secco nella semifinale e in finale. Contro la Germania è il suo partner d’attacco, Fernando Torres, a firmare l’1-0. Un gol che Villa, da buon spagnolo, sente anche un po’ suo.

David Villa & Pepe Reina - Foto Laurence Griffiths Getty Images OneFootball
David Villa e Pepe Reina festeggiano al termine della finale con la Germania a EURO 2008 (Foto: Laurence Griffiths/Getty Images – OneFootball)

Due anni più tardi, la soddisfazione sarà ancora più grande, quando riuscirà a mettere le mani sull’oro massiccio 18 carati della Coppa del Mondo. A guidare i campioni d’Europa nella spedizione Sudafricana non è Aragonés, bensì Vicente Del Bosque. Per la gara d’apertura contro la Svizzera l’ex tecnico del Real Madrid ridisegna la squadra con il 4-1-4-1 e sceglie l’asturiano come prima punta.

Le cose non vanno bene (0-1 per gli elvetici), ma Del Bosque gli conferma la sua fiducia e lui la ripaga tirando la Spagna fuori dalle sabbie mobili: doppietta all’Honduras e gol al Cile, per passare il turno da primi della classe. Agli ottavi l’accoppiamento non è dei più fortunati, c’è il Portogallo. Per sfortuna di Cristiano Ronaldo, però, Villa non ha finito le cartucce: gol e vittoria per 1-0. Stesso risultato, stesso marcatore anche ai quarti contro la sorpresa Paraguay. Questi sì che sono gol pesanti.

Chiude a 5 reti e, al pari di Thomas Müller, Diego Forlan e Wesley Sneijder, è il giocatore che ne ha realizzate di più in quel Mondiale. Ma la ciliegina sulla torta, ovviamente, è la vittoria ai supplementari in finale contro l’Olanda. Gioca i 90 minuti regolamentari e un tempo supplementare, poi viene sostituito da Torres. Al 116′ scocca l’ora della storia: Don Andrés Iniesta trova la porta e incorona le furie rosse. I gol di David, allora, sono serviti a qualcosa.

David Villa 2010 - Foto Thomas Coex AFP via Getty Images OneFootball
La Spagna campione del mondo, Sudafrica 2010 (Foto: Thomas Coex/AFP via Getty Images – OneFootball)

E pensare che la sua collezione di medaglie sarebbe potuta essere ancora più ricca, se solo l’infortunio rimediato a dicembre 2011 contro l’Al-Saad nel Mondiale per club non gli avesse precluso la partecipazione a EURO 2012. Giocherà la sua ultima partita in nazionale a settembre 2017 (3-0 al Bernabeu sull’Italia di Ventura) e fermerà il conto a 59 gol: è il miglior marcatore di sempre della Spagna. E questo vale molto più dei quattro Pichichi vinti in carriera.

LEGGI TUTTI I NOSTRI ICONE

Autore

Viterbese classe ’99, muove i primi passi con ai piedi un pallone e, neanche a dirlo, se ne innamora. Quando il calcio giocato smette di dare speranze, ci pensa giornalismo sportivo a farlo sognare. E se si fosse trattato di campo, essere riserva di lusso lo avrebbe fatto rosicare… alla tastiera non potrà che essere un valore aggiunto.

Lascia un commento

Top