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Stefano Masini

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Quella di domenica scorsa a San Siro è stata una doppia sberla: non solo la prima sconfitta stagionale per mano dell’Inter di Simone Inzaghi, ma anche il grave infortunio che terrà fuori per mesi Victor Osimhen. Il Napoli è chiamato a reagire immediatamente per non buttare al vento il vantaggio conquistato col sudore in questo avvio di campionato. Il destino vuole che sulla sua strada ci sia un allenatore che prima si è fatto amare e poi odiare dalla città di Napoli: Maurizio Sarri.

L’inizio di stagione di Federico Dimarco è stato protagonista di un buon inizio di stagione che gli è valso la prima chiamata azzurra e una marea di contenuti dedicati sui social, dove spesso e volentieri la gente storpia il suo nome. Quello stesso nome che ad Appiano Gentile girava già da un bel po’, dal lontano 2004 quando era ancora un bambino. Per gli addetti ai lavori non c’erano dubbi sul suo futuro in nerazzurro, ma va detto che di tempo ce n’è voluto forse più del previsto.

Chi conosce la Spagna lo sa: il Clásico non è solo una partita di calcio. Ogni volta che Barcellona e Real Madrid scendono in campo per affrontarsi trascinano con loro un’eterno conflitto fatto sì di sport, ma anche di politica. E per tanti anni è stato anche il match che metteva l’uno contro l’altro i due più grandi giocatori di questo millennio. Ora che di GOAT non è rimasta neanche l’ombra, nuovi profili provano a prendersi la scena. Tra questi, Gavi.

Chi è Kelvin Yeboah?“, “Il nipote di Tony fa gol per gli azzurri“, “Kelvin Yeboah, da sconosciuto a nuovo bomber dell’Italia“…
Dopo l’esordio con l’U21 di Paolo Nicolato, il nome di Kelvin Yeboah è diventato di tendenza: ne hanno parlato tutti i portali d’informazione, come fosse una sorpresa vederlo vestire la maglia azzurra. In realtà Yeboah non si è mai nascosto. Che noi guardavamo altrove è un altro discorso.

In Italia, da qualche anno a questa parte, funziona così: appena un giovane talento fa capolino dalla Primavera viene additato come “il nuovo ...” o “la reincarnazione di …“, finendo per creare aspettative troppo gravose per chiunque che poi, alle prime difficoltà, si divorano il ragazzo e la sua reputazione. Quello che spesso si ignora è che i talenti vanno coltivati. Ci vuole tempo. Quanto? Vorrebbe tanto saperlo anche Sebastiano Esposito.

Arshavin è stato uno dei più grandi talenti passati per l’Arsenal e non dirò mai che è stato un flop. Ce ne sono stati di giocatori strapagati, anche molto più di lui, che se ne sono andati senza dimostrare niente. Andrey invece ha segnato e ha dato tutto sé stesso per questa squadra. Tutto tranne la corsa, è vero, quello non lo faceva neanche quando Wenger gli urlava contro.

C’erano tutti i presupposti per vedere finalmente l’Atalanta sollevare un trofeo, coronare anni e anni di lavoro e mettere la ciliegina sulla torta che Gian Piero Gasperini ha saputo assemblare magistralmente. E invece la ciliegina è finita su quella che più che un dolce sembrava un pasticcio, la Juventus di Andrea Pirlo. Il Maestro ne ha di motivi per brindare: ha conquistato la Coppa Italia, lo ha fatto nel giorno del suo 42° compleanno e ha messo a tacere – almeno momentaneamente – le critiche sul suo conto.

Da tre stagioni a questa parte, il Lecce è a bordo di una montagna russa: prima la promozione in massima serie, poi il ritorno in Serie B e ora di nuovo in lotta per riprendersi la A. Non c’è tempo da perdere e il presidente Sticchi Damiani ha deciso di fare la sua parte in sede di mercato. Tra gli acquisti estivi c’è stato anche Pablo Rodriguez, rimasto fin troppo tempo nell’ombra.

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