fbpx
Autore

Stefano Masini

Ricerca

Il campione del mondo in carica di scacchi, Magnus Carlsen, è norvegese. Con lui i Paesi dell’Europa Settentrionale hanno raggiunto per la prima volta i vertici di questo gioco, che tra le nevi e le aurore del Nord ha trovato terreno fertile. Eccezion fatta per la Finlandia, che ha sempre dato l’idea di avere il re sotto scacco. Anche se a dirla tutta, un Kuningas – come lo chiamano da quelle parti – i finlandesi l’avevano trovato: Jari Litmanen. Peccato che la sua scacchiera fosse un campo da calcio.

Che volino oltre la barriera o che la beffino rasoterra, che siano delle bordate pazzesche o dei tocchi morbidi morbidi, tutti amiamo i calci di punizione. Dopo ore e ore passate davanti alla sagoma in allenamento capiamo che sono tanto belli quanto difficili. Delle opere d’arte che, in quanto tali, richiedono l’intervento di veri e propri artisti. Juninho Pernambucano è uno di loro: dipingeva parabole paradisiache con il suo personalissimo pennello, lo scarpino destro taglia 40 ⅔ griffato Adidas.

In Italia la notizia non trova spazio nell’agenda dei media, ma il progetto Red Bull ha finalmente trovato terreno fertile anche in Sud America. La società di energy drink austriaca sta apparecchiando la tavola del grande calcio ai neonati tori del Red Bull Bragantino. In giro per il mondo le aspettative sono già elevatissime, tanto che il Japan Times ha sentenziato:

Il Red Bull Bragantino è pronto a diventare il Lipsia brasiliano.

Come ogni anno, in questi giorni ESPN ha stilato la sua top 10 per ogni ruolo. A guidare la classifica dei terzini sinistri ci sono Andrew Robertson, Alphonso Davies e Jordi Alba. Più defilato, in ottava posizione, figura Ben Chilwell. Calcisticamente parlando, il 2020 è stato generoso con lui: gli ha riservato prima una cavalcata pazzesca con il Leicester – tornato a sfiorare la Champions League con il Leicester – e poi la chiamata del Chelsea.

Alla voce “realizzazioniDavid Villa ha cerchiato un 327. Se fossimo spietati giudicheremmo un calciatore solamente per i suoi numeri. E 327 è un gran numero. Ma, come si suol dire, i gol vanno anche pesati. El Guaje è il primo a rendersene conto. Nel 2010 confessa ai microfoni:

I miei gol non servono a nulla se poi la Spagna non vince la Coppa del Mondo.

Mi avevano sempre detto che non sarebbe stato facile guadagnarsi da vivere con il pallone. Per questo avevo iniziato a studiare per laurearmi in Economia, ma ora è diventato veramente impossibile: devo lasciare.

Se ne farà una ragione Marc Roca, anche perché l’assegno firmato da Karl-Heinz Rummenigge che percepisce al Bayern Monaco basta e avanza per arrivare alla fine del mese. Ora l’economia la sposta in prima persona, qualcun altro la studierà per lui.

Se la Danimarca del 1992 viene ricordata come “dinamite danese“, Peter Schmeichel era la sua miccia. Il paragone è totalmente azzeccato, visto il carattere fumino e la forza esplosiva che aveva tra i pali. All’ingresso in campo gli avversari avevano solo due pensieri: il primo era una speranza, quella di non doversi trovare uno contro uno con quel colosso; il secondo era un brutto presentimento, sapevano che fargli gol non sarebbe stato affatto facile.

Nella sua storia ultracentenaria sono state più le delusioni che le gioie per la nazionale norvegese. Solo tre partecipazioni alla Coppa del Mondo e una agli Europei sono davvero troppo poche, ma sulla penisola scandinava sembra essere arrivato un vento nuovo che i piccoli vichinghi sono pronti a cavalcare. Il c.t. Lars Lagerbäck ha arruolato una generazione di futuri campioni capitanata da Haaland. Ora la Norvegia fa sul serio.

Top