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INTERVISTE

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Da una delle regioni più magiche dell’Argentina, la Patagonia, a Roma, un viaggio che ha portato Cristian Ledesma a essere uno degli ultimi registi puri del nostro calcio. Dai primi passi in patria all’arrivo al Lecce fino alla Lazio, squadra a cui il centrocampista ha legato il proprio nome diventandone una bandiera. Ai nostri microfoni si è raccontato l’ex centrocampista biancoceleste, rievocando le tappe più significative della sua carriera da calciatore.

Un capitano vive la gara in maniera differente; anzi, non solo la gara del weekend: lo spogliatoio, la settimana prima della partita, le piccole cose. Poi c’è chi si affeziona al ruolo, decidendo di far di quella fascia una sorta di compagna di viaggio, che possa accompagnare l’atleta nelle varie tappe di un percorso che, prima o poi, sarà destinato a finire. Ora che è arrivato al suo ultimo e definitivo pit stop, mentre in campo continua a correre la nuova generazione di calciatori italiani (e non), abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata con Domenico Maietta.

Pensare di aver parato un rigore a Cristiano Ronaldo, di essere maturato calcisticamente con elementi del calibro di Zidane e Del Piero e di aver giocato in tre nazioni diverse, evidentemente, non è bastato. Sì, perchè la tigre non si accontenta della singola preda, bensì non è soddisfatta finchè non caccia a sufficienza; in questo caso, si tratta di un ruolo atipico, ma che rispetta come fosse un inseguimento nella savana: benvenuti nel mondo del felino più imprevedibile del panorama calcistico italiano, Stefano Sorrentino.

Nel “giuoco” del calcio, quello con la “u” maiuscola, non si vince solo con undici titolarissimi e, a parte rari casi –tipo il Leicester di Ranieri-, la storia ha sempre confermato questa teoria. Già, perché le riserve, di lusso, come piace definirle a noi, sono importanti tanto quanto quelli che dal fischio iniziale dell’arbitro si ritrovano in mezzo al campo, anzi, a volte sono proprio loro a decidere il corso degli eventi e a cambiare irrimediabilmente la storia (calcistica): l’esempio più palese lo abbiamo avuto con la semifinale della scorsa Champions League, quando Divock Origi, uno che di mestiere non fa proprio il titolare, ha portato i suoi in finale. Ma questa è un’altra storia, perché oggi vi proponiamo un’intervista alla riserva di lusso per eccellenza del famosissimo mondiale del 1982: Franco Selvaggi, detto Spadino.

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