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INTERVISTE

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Pensare di aver parato un rigore a Cristiano Ronaldo, di essere maturato calcisticamente con elementi del calibro di Zidane e Del Piero e di aver giocato in tre nazioni diverse, evidentemente, non è bastato. Sì, perchè la tigre non si accontenta della singola preda, bensì non è soddisfatta finchè non caccia a sufficienza; in questo caso, si tratta di un ruolo atipico, ma che rispetta come fosse un inseguimento nella savana: benvenuti nel mondo del felino più imprevedibile del panorama calcistico italiano, Stefano Sorrentino.

Nel “giuoco” del calcio, quello con la “u” maiuscola, non si vince solo con undici titolarissimi e, a parte rari casi –tipo il Leicester di Ranieri-, la storia ha sempre confermato questa teoria. Già, perché le riserve, di lusso, come piace definirle a noi, sono importanti tanto quanto quelli che dal fischio iniziale dell’arbitro si ritrovano in mezzo al campo, anzi, a volte sono proprio loro a decidere il corso degli eventi e a cambiare irrimediabilmente la storia (calcistica): l’esempio più palese lo abbiamo avuto con la semifinale della scorsa Champions League, quando Divock Origi, uno che di mestiere non fa proprio il titolare, ha portato i suoi in finale. Ma questa è un’altra storia, perché oggi vi proponiamo un’intervista alla riserva di lusso per eccellenza del famosissimo mondiale del 1982: Franco Selvaggi, detto Spadino.

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