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CALCIO ESTERO UCL

Per un attaccante, Calvin Bassey è un grosso problema

Secondo me, ma anche secondo tanti altri, non si può incominciare la narrazione dell’Epopea di Gilgamesh senza accennare alla punizione divina che l’eroe subì fuori da Uruk. Allo stesso modo, secondo me ma anche secondo altri, non si può raccontare Calvin Bassey senza partire dalla giornata più amara della sua breve carriera: 18/05/2022.

Certi giorni, è così e basta, ti imbatti in qualcosa di speciale. Nella finale di Siviglia i Rangers di Glasgow pareggiavano 1-1 nei 120 minuti contro l’Eintracht Francoforte, salvo poi perdere 6-5 ai rigori. Decisivo un errore dal dischetto di Aaron Ramsey, tra l’altro uno dei tentativi dagli 11 metri più “sciagurati” che abbia mai visto: un tiretto basso, centrale e senza un minimo di convinzione che, come avrete intuito, Trapp sventa. E poi, in una serata dove dal lato Rangers gli argomenti interessanti sono proprio tantini, le attenzioni del mondo intero si concentrano sul nome del club vincitore nel post-gara (e per gli scozzesi il trionfo in finale di Europa League sarebbe stato un risultato da tramandare oralmente ai bis/tris-nipoti).

A rigori passati, si deve segnalare l’agonismo assoluto del match e le prestazioni straordinarie dei vari Kent e Tavernier, protagonisti e guide spirituali dei Teddy Bears di Glasgow, ma anche l’indimenticabile prestazione con gol di Joe Aribo. Quest’ultimo, oggi ai Saints di Southampton che hanno così sborsato 10 milioni di euro nell’ultima sessione di calciomercato, verrebbe catalogato negli schedari come un “centrocampista” di ruolo. Chiaramente, poiché la storia dei fatti si compone anche dell’insieme delle sue cause, il nigeriano si rivelò autore di una prova d’una generosità smisurata muovendosi sulle false orme della punta titolare Alfredo Morelos – per amici o tifosi o amanti del calcio il nome autentico sarebbe “El Bufalo” –, che infatti era out per un problema alla coscia. Ma non finisce qui.

Aribo si invola verso la porta prima di realizzare la rete del vantaggio (Photo by Alex Pantling/Getty Images – OneFootball)

Dall’altra parte del campo, specialmente nel secondo tempo quando c’era molto da difendere, si ergevano le colonne d’Ercole scozzesi: l’esperto Connor Goldson veniva affiancato dal meno esperto Calvin Bassey Ughelumba, giovane terzino sinistro alle prese con la prestazione più importante dei suoi 2 anni da calciatore professionista. Eppure, in una maniera piuttosto paradossale, anche in una posizione “adattata” come richiesto da coach Van Bronckhorst, si consumava l’inverosimile. Dove un Goldson più in difficoltà arrancava, non importa quanto si trovasse lontano o cosa stesse guardando, Bassey c’era. O dove un Goldson marcava gestendo più sciolto di prima, Bassey imponeva le posizioni degli attaccanti, non il contrario.

Bassey, proprio quel nigeriano con le treccine di passaporto inglese, non un difensore di quelli leggerini che si lasciano tanto facilmente spostare, e magari può avergli caratterizzato la resistenza dei polmoni quella sincera aria di Aosta, la città dove è nato in una data che mantiene le briglie allacciate al misticismo, il 31 dicembre 1999, avrebbe potuto scegliere di giocare per la Nazionale. Dobbiamo ammettere tra noi però che, certamente ognuno è libero di scegliere con quale maglia identificarsi maggiormente, e che la scelta di vestire l’azzurro italiano sarebbe stata piuttosto sorprendente. Perché Calvin Bassey trascorre l’infanzia stretto alla sua famiglia nel Regno Unito, mentre la sua prima esperienza calcistica è nelle file delle giovanili del Leicester, club che non lo troverà mai in prima squadra.

Ancora non ho scritto i dettagli della prestazione da protagonista di serata ma vi immagino lì, troppo vicini al vostro schermo, ad immaginare non proprio un ragazzino sprovveduto di ventidue anni ma già un difensore con le spalle larghe ed il fisico massiccio, anche troppo massiccio, che incute timore agli avversari dell’Eintracht. Ecco, fisicamente ci siamo: 185 centimetri di facciata e 76 kilogrammi di peso, ma probabilmente le misure non devono essere state calcolate partendo da valle. Mi conservo il beneficio del dubbio per il peso che, come suggeriscono i miei occhi, dovrebbe essere sugli ottanti kili almeno, forse di più. Diciamo che, per prestanza fisica e portamento del proprio corpaccione, se dovessi fare un paragone con un calciatore di Serie A, vedrei una sagoma abbastanza similare a quella di Wilfried Singo (e le similitudini tra i due convivono soltanto sul piano atletico). Invece, per le aspettative sul conto dell’aostano, i dati sono lontanissimi dall’ottimismo dei sognatori poetici: per la serata della finale il valore di mercato di Calvin Bassey, secondo la fonte Transfermarkt, si aggira sulla cifra di 1 milione di euro. E così sarebbero rimasti per settimane, prima del suo trasferimento.

Calvin Bassey con Ramsey dopo il rigore sbagliato
Bassey consola Ramsey dopo il penalty della sconfitta (Photo by CRISTINA QUICLER/AFP via Getty Images – OneFootball)

All you can eat

Tornando al match tra Rangers ed Eintracht di Francoforte e più in generale alle umili prepotenze di Calvin Bassey, il centrale che imponeva le posizioni a Rafael Santos Borrè (che segnerà l’1-1 sfruttando un’indecisione di Goldson) ed ai protagonisti della corsia tedesca Lindstrom e Knauff, incursionisti pericolosissimi secondo qualsiasi preview, la tecnica difensiva di Bassey è ben visibile in quanto non fa nulla per “nascondersi”, bensì per pesare. Personalmente, lo paragonerei ad un grande predatore dell’oceano o ad un partecipante di una puntata di “Man vs. Food” perché, in poco, che sia grande o piccolo, è capace di divorare tutto ciò che gli si pari davanti.

Potremmo dividere i difensori in elementi preferibili per una “difesa alta” o per una linea arretrata più “bassa”, ma Bassey è un difensore speciale in quanto non è un velocista nel significato più proprio del termine: non vagherebbe nei campi del Tennessee ma saprebbe farsi valere nelle corse campestri senza avvicinarsi ai primati dei grandi atleti brevilinei, eppure l’aspetto più ammirabile di questo centrale di difesa risiede, e senza dubbi, nella maturità con cui sa prendere rapidamente scelte tattiche di posizione, anche molto spinose. Il corpo ampio come una giara ed i grandi mezzi muscolari stupiscono ma, comunque, devono rispondere alle decisioni di Madre Natura. Ma piuttosto, in una partita tanto importante giocata con una linea di difesa molto alta, trovare un ragazzo adattato nel ruolo che sappia temporeggiare e portare sull’esterno l’avversario per poi, letteralmente, soffiare sui piedini del fantasista in questione spegnendo fiammelle e speranze di un contropiede, beh, è affare piuttosto insolito per un allenatore. E dunque, per tutta la partita Bassey geste ripartenze difendendo, spesso in parità numerica o anche in inferiorità, e sembra essere un trentatreenne carismatico per lo spirito con cui recupera palloni e spinge la squadra in avanti.

Se a questo punto potrebbe non sorprendervi che, unendo corsa e posizione già elencate, Bassey sappia scegliere quando incollarsi all’avversario ed inglobare totalmente il volume del corpo nemico, annullandolo a zero da difensore bivalente (capacità di optare per una difesa a zona d’élite o per una difesa a uomo sostanziosa in base alla situazione di gioco, praticamente), potreste invece rimanere delusi per il fattaccio che Bassey possa anche dimostrare qualche difetto tecnico in fase d’impostazione. Anche se non se la cava male nemmeno con i dribbling. Ma Eintracht-Rangers è stata una sentenza, da lì tutto è cambiato: posizione consolidata da difensore centrale, valori di mercato e club d’appartenenza.

Calvin Bassey in azione durante la finale di Europa League
Bassey sulla palla prima di Lindstrom (Photo by JORGE GUERRERO/AFP via Getty Images – OneFootball)

Un passo da gigante

Ovvio, ma davvero ovvio, i primi ad arrivare su questi ragazzini speciali nel gioco del calcio portano sempre il logo dell’Ajax sulla camicia. Sempre belle le divise e lo stile Ajax, poi. Nessuno avrebbe immaginato la cifra monstre di 23 milioni di euro (e 4 di bonus) ai Glasgow Rangers per l’approdo olandese. Davvero, prima di quella partita contro l’Eintracht, i Rangers non avrebbero chiesto granché, o con tutta probabilità quasi nulla. Non si discute però che il club abbia visto bene sul nigeriano, prelevandolo dal Leicester.

Eppure ad Amsterdam ci sono tulipani, mulini ed il calcio è affidato a giovani prospetti, ma non si arriva mai a toccare determinate cifre. È come se fosse una regola non scritta. Proprio queste cifre rendono Calvin Bassey il secondo acquisto più pagato della storia dei lancieri (al primo posto si trova l’ex Spurs Steven Bergwijn appena costato 31 milioni di euro). Sicuramente Bassey non poteva trovare club migliore per la sua crescita e, inutile annunciarvelo, l’inizio di stagione è stato incoraggiante, anzi fulminante. I compiti sono sicuramente diversi, perché gli è stato affidato un ruolo da “pedina” di un grande sistema di gioco, come avviene sempre nell’Ajax. Difensore centrale al fianco di Timber come da previsioni, rimpiazzo di Lisandro Martinez nello scacchiere titolare. Non come da previsioni, invece, il gruppo della prima fase di Champions League dove il verdetto del sorteggio è stato un girone con i suoi Rangers.

Calvin Bassey in duello con Mo Salah
Contro Salah nei gironi di Champions League (Photo by LINDSEY PARNABY/AFP via Getty Images)

Altri segreti del “Convertitore di attaccanti”

Siccome non si possono riassumere le abilità di un difensore rimanendo fedeli ad una sola partita, specie dopo che Bassey ha dato grattacapi ad uno come Mohammed Salah, perciò il punto è proprio che lui pone in difficoltà gli attaccanti e non viceversa. Assodato che abbia anche giocato nella Scottish Premier League dove il gioco è intenso e maschio comme d’habitude, certificato che muscoli e polmoni gli avanzerebbero, sarebbe necessario concentrarsi sul suo senso della posizione “rispetto alla porta“. Perché ormai, per Calvin Bassey, la respinta di un tiro che corre verso il suo portiere, beccandosi una pallonata in pieno volto o stomaco, è una signature move. Anche se, probabilmente di primo impatto sareste indecisi se, in effetti, una pallonata sullo stomaco sia una fortuna o una sfortuna.

Proprio per la capacità sopraelencata di cambiare da una marcatura a uomo muovendosi a zona o il contrario a seconda delle situazioni sul campo, molto spesso vedrete Bassey separarsi dalla propria zona di competenza per andare incontro all’avversario pericoloso che guarda la porta, per poi proteggere il suo portiere, Pasveer. Le grandi gesta però convivono con il fatto di possedere dalla sua una grande memoria di dove si trovi la porta, appunto, come di chi ha esperienza con il calcio a 5. In pochi termini, dietro sa benissimo come difendere un tiro sul primo palo o come muoversi a protezione della porzione di porta più lontana, coprendo grandi spicchi di porta.

Il portiere 39enne Remko Pasveer vicino al collega della retroguardia (Photo by LINDSEY PARNABY/AFP via Getty Images – OneFootball)

Infine, posso essermi concentrato poco sull’aspetto aereo. Anche di testa ci sa fare e generalmente mantiene il corpo molto saldo al terreno prima degli stacchi, dimostrandosi difficile da spostare quando prende posizione. Questa solidità molto evidente inganna nei recuperi, in definitiva è come se lui giochi a mantenere la stessa distanza dall’avversario, ed essendo puntato lascia la distanza intatta come il raggio di un cerchio di cui lui, Bassey, è il punto centrale. Ed ecco che l’avversario, appena gli mangia quel paio di metri, se lo ritrova davanti vicinissimo.

Se la descrizione di Calvin Bassey è quella di un difensore perfetto è perché, in tutta onestà, io ci credo. O forse perché in queste poche e mitiche prove versate lui non ha ancora dimostrato limiti particolari nel lavoro di difensore centrale, per cui sentiremo sicuramente disquisire di Calvin Bassey. Poi, per fortuna, nel processo di costruzione della manovra non trova grandi estimatori ed a volte qualche pasticcio, solitamente risolto, è venuto fuori. Perché anche Calvin Bassey ha dei difetti, ma molti pochi in realtà.

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