“Ho solo un unico rimpianto, quello di poter donare alla Roma una sola carriera”. Quando si parla di De Rossi è sempre difficile descrivere quella che è stata, è, e sarà a tutti gli effetti una storia d’amore vissuta all’ombra del Colosseo.

La Roma la amo troppo, viene dopo mia figlia. Non è ruffianeria. Quando segno non posso fare le orecchie alla Toni, non ci riesco. Mi viene da baciarla la Roma.

Come lo descrivereste voi l’amore della vostra vita? La gioia che esplode in un’esultanza e il nodo in gola dopo una sconfitta. Essere tifosi di calcio è lo sport più duro del mondo. Essere tifosi e giocatori della propria squadra del cuore è semplice come sollevare una montagna. Tutti ti esaltano nelle vittorie e diventi il capro espiatorio nei momenti difficili. Non hai più il diritto (secondo molti) di far valere le tue ragioni o di chiedere alla società per la quale presti servizio quanto ti spetta. Molti cedono, vanno via. Altri scendono a compromessi con il mondo che li circonda e con se stessi. In pochi, semplicemente, sono Daniele De Rossi.

Non mi sono mai nascosto: quando c’è stato da parlare di soldi ho detto senza problemi che il rinnovo non era stato ancora firmato perché ne volevo di più. E così vi dico che non ho mai chiesto di andare via: se domani deciderò di andarmene, perché voglio vincere qualcosa, o perché voglio prendere venti euro in più, verrò qua e ve lo dirò.

Una carriera vissuta con la fascia da capitano in trasparenza sul braccio. Un rapporto con i tifosi consolidatosi giorno dopo giorno passando per momenti di tensione che sembravano rompere la magia dell’amore, e la nomea di centrocampista più forte del mondo che lo ha accompagnato per parecchi anni.

– Chissà se avessi…
– Chissà se al Madrid…
– Però lo stipendio…
+ Chissà se avete mai amato come lui.
Piantategli una telecamera davanti durante un derby, e avrete la risposta.

Autore

Cresciuto a suon di pizza, calcio e fogli sparsi sulla scrivania. Amo in egual misura il rumore delle dita che battono sulla tastiera e il turno infrasettimanale, il boato allo stadio dopo un gol e il tè a casa durante gli anticipi delle 18.

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