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NAZIONALI

Diamo i voti a Euro 2020

Si è concluso un mese di fuoco, con Euro 2020 che ha riportato spensieratezza nelle case di milioni di tifosi e appassionati in giro per tutto il Vecchio Continente. E, come alla fine di ogni anno scolastico, è arrivata l’ora delle pagelle: diamo i voti a ogni Nazionale che ha partecipato a questa competizione continentale, dalla prima eliminata alla vincente, tinta di azzurro.

Turchia: 3

di Andrea Codega

La Turchia fuori da Euro 2020
La Turchia è la delusione maggiore di Euro 2020 (Foto: Imago Images – OneFootball)

La grande delusione di Euro 2020, insieme alla Francia, in dimensioni e aspettative ovviamente differenti. Un ultimo posto e zero punti nel girone A per la squadra di Gunes, un risultato che parla chiaro e mostra come i talenti a cui pensava di aggrapparsi la squadra turca per passare il girone abbiano miseramente fallito.

Nelle anticipazioni riguardanti il torneo, un po’ lo avevamo previsto: i giocatori di grande qualità presenti in questo ciclo della Nazionale di Erdogan, da Soyuncu a Calhanoglu, da Under a Yazici, sono calciatori che peccano di continuità all’interno della singola partita e, ancora di più, in più partite ravvicinate. Oltretutto, lo stesso Burak Yilmaz, il grande nome di esperienza con i suoi 35 anni e una straordinaria stagione nel Lilla di Galtier, ha dimostrato l’incapacità dell’ex Galatasaray di potersi gestire in più partite in pochi giorni.

Il risultato è stata una squadra assai povera in fase di possesso palla, complice la scarsa vena di Calhanoglu e Yazici, i due calciatori maggiormente chiamati a incidere sulla trequarti, ma anche per via di una poco definita spartizione dei ruoli in campo, e di una fase difensiva che ha mostrato degli scompensi quasi unici in questo Euro 2020: le vere e proprie praterie che hanno portato la Turchia a incassare otto gol in tre partite, segnandone soltanto uno, sono il sintomo di un disordinato assetto difensivo, nonché delle evidenti amnesie mostrate da una linea difensiva votata all’anticipo e all’aggressività, ma poco capace – per nulla? –  di difendere con un blocco unito, compatto ed in linea.

Insomma, per i valori sulla carta la Turchia avrebbe potuto passare il girone nonostante una Svizzera che si è accesa proprio nell’ultima partita del girone contro Yilmaz e compagni: il risultato finale è un grande e inequivocabile fallimento, di fronte a delle aspettative che sfioravano quella semifinale raggiunta nell’Europeo del 2008.

Russia: 4

di Nicola Lozupone

Golovin sconsolato dopo l'eliminazione della Russia
Golovin e la rassegnazione della Russia (Foto: Imago Images – OneFootball)

Rispetto alla spedizione in Francia, questa volta la Russia è riuscita a portare a casa una vittoria grazie al successo sulla Finlandia ottenuto mediante un colpo individuale di Miranchuk. Le due partite con Belgio e Danimarca, invece, hanno rivelato i grossi limiti di questa squadra, subendo sette reti senza mai dare la dimostrazione di poter in alcun modo infastidire le squadre di Martinez e Hjulmand.

La scelta di Cherchesov di giocarsi (esclusa la gara con la Finlandia, in cui un minimo di circolazione palla c’è stata) questo girone lasciando la palla agli avversari e chiudendosi in area di rigore non ha pagato: è necessario avere giocatori adatti anche per giocare chiusi e in contropiede, non solo per fare un calcio propositivo.

Macedonia del Nord: 6

di Nicola Boccia

Goran Pandev saluta la Nazionale
La passerella per Goran Pandev ad Amsterdam (Foto: Imago Images – OneFootball)

Coraggiosa. Non vedo altri termini adatti a descrivere l’avventura della falange macedone ad Euro 2020. Pandev e compagnia sono arrivati ai blocchi di partenza già consci di aver fatto la storia, con l’idea che qualsiasi cosa fosse poi successa non avrebbe in ogni caso cancellato le loro eroiche imprese. Un intervento del dio del calcio avrebbe potuto rendere la Macedonia la favola dell’Europeo, ma purtroppo non è andata così. Nonostante gli 0 punti raccolti, una cosa è certa: in patria i menestrelli narreranno ancora a lungo le gesta di questa squadra.

Scozia: 5

di Matteo Speziale

La Scozia saluta i suoi tifosi
La Scozia saluta Euro 2020 (Foto: Andrew Milligan/Imago Images – OneFootball)

Dopo 23 anni di assenza dalle grandi manifestazioni estive per Nazionali ci stava per la Scozia un po’ di ruggine su certi palcoscenici, così come ci stava perdere la prima gara contro una delle squadre rivelazione di tutto il torneo. Specie se nella seconda partita si riesce a bloccare l’acerrima rivale calcistica (ma non solo) su uno scialbo, muscolare e orgoglioso zero a zero.

Però se poi si arriva a un vero e proprio spareggio contro una lontanissima parente della Croazia versione Mondiale 2018 perdendolo malamente, l’impressione di un’occasione mancata è forte. Un’occasione per fermarsi solo uno step più avanti – la Spagna non avrebbe lasciato spazio a molte repliche -, ma che con molta probabilità non si ripresenterà ancora per diverso tempo.

Polonia: 4

di Nicola Lozupone

Robert Lewandowski dopo l'eliminazione della Polonia
Lewa non basta (Foto: Ludvig Thunman/Imago Images – OneFootball)

Le difficoltà che Paulo Sousa avrebbe trovato prendendo in mano la nazionale polacca erano abbastanza risapute a causa del ricambio generazionale in corso, ma l’ex allenatore della Fiorentina non è riuscito a prendere una decisione su quale tipo di percorso dare alle propria squadra.

Le intenzioni erano comprensibili, con 4 uomini in costruzione e 6 in invasione, ma come spesso accade in contesti un po’ improvvisati, si sono visti tanti giocatori poco propensi ad attaccare la porta e molto più inclini a venire incontro, rallentando il più delle volte la trasmissione del pallone con anche lo stesso Lewandovski molto piatto o addirittura costretto ad allargarsi per giocare qualche pallone fronte alla porta o portarsi via i difensori avversari. Con l’acqua alla gola nella partita contro la Svezia, abbiamo visto finalmente una squadra aggressiva e decisa in fase offensiva, ma ormai era troppo tardi per rimediare.

Ungheria: 7,5

di Lorenza Suriano

L'Ungheria a Monaco di Baviera nella sfida alla Germania a Euro 2020
L’Ungheria è arrivata a un passo dall’impresa (Foto: Imago Images – OneFootball)

Immagino che un alieno, leggendo questo articolo e vedendo il voto di 7,5 assegnato a una squadra che in tre partite ha raccolto 2 punti, si troverebbe parecchio spaesato, ma quella dell’Ungheria è stata una breve cavalcata che merita di essere raccontata ed elogiata. È infatti il contesto a rendere così speciale quanto fatto dagli uomini di Marco Rossi e farci parlare di impresa sfiorata. Inserita nel girone della morte con Germania, Francia e Portogallo, doveva essere la squadra materasso su cui le altre tre squadre, decisamente più apprezzate, si sarebbero dovute accanire senza pietà.

Nella realtà, però, i magiari hanno dato filo da torcere agli avversari in ogni gara complice un’organizzazione impeccabile e la maturità finalmente trovata dagli uomini di maggiore talento (Nagy, Kleinhesler, Sallai), oltre ad un sontuoso Attila Szalai in difesa. Con il Portogallo è arrivata una sconfitta dura da digerire nel passivo, ma convincente a livello di prestazione, combattendo ad armi pari per 75′ e dovendo soccombere soltanto all’ingresso di un ispiratissimo Rafa Silva e alla freddezza del solito Ronaldo, coadiuvati da un paio di evitabili leggerezze difensive. Il paradosso è quindi che in un 3-0 per gli avversari l’Ungheria ha trovato le chiavi per trovare ancora più fiducia nei propri mezzi e nelle proposte dell’allenatore, e si è presentata alla sfida contro la Francia senza alcun timore, mettendo in seria difficoltà i campioni del mondo per oltre un tempo e strappando uno storico, e clamoroso, 1-1.

In quello che doveva essere un bagno di sangue, l’Ungheria si è trovata all’ultima giornata con l’opportunità di passare il turno ed eliminare almeno una delle grandi favorite dalla competizione, e a impedirlo è stato soltanto un gol di Goretzka arrivato dopo 84 minuti in cui la squadra di Marco Rossi si è battuta rispondendo ai tedeschi colpo su colpo, riuscendo persino a riportarsi in vantaggio dopo il pareggio di Havertz grazie al gol di Schafer, una delle sorprese di Euro 2020. Alla fine, ha prevalso la qualità delle avversarie come pronosticato, ma l’Ungheria ha avuto il merito di regalare emozioni e andare oltre i limiti tecnici con sapienza tattica e spirito di squadra, affrontando ogni corazzata a testa altissima e trasformando un sogno proibito in una possibilità che quasi si stava per concretizzare.

Finlandia: 6

di Giovanni Fasano

Hradecky dopo l'eliminazione della Finlandia da Euro 2020
Hradecky e una Finlandia che ce l’ha messa tutta (Foto: Emmi Korhonen/Imago Images – OneFootball)

Per la prima volta nella sua storia, la Finlandia ha partecipato alla fase finale di una competizione internazionale, e non ha sfigurato. I 3 punti conquistati contro la Danimarca sono arrivati al termine di una partita che, senza girarci troppo intorno, non andava giocata, ma anche nelle successive due gare la squadra di Kanerva si è tenuta a galla mettendo in mostra quelli che sapevamo fossero i suoi punti forti.

La fase difensiva ha retto, resistendo all’onda d’urto dell’attacco belga per più di un’ora e cedendo solo ad un colpo da fuoriclasse di Miranchuk nella sfida contro la Russia. Ballando tra il 4-4-2 e il 5-3-2, la squadra non ha abiurato ai suoi principi: linee strette e grande densità centrale. In fase offensiva, come ampiamente prevedibile, la pericolosità della squadra si limitava alle iniziative di Pukki e Pohjanpalo, con quest’ultimo che, sorprendentemente, si è rivelato il più incisivo tra i due.

Oltre al numero 20, anche Glen Kamara, centrocampista classe ‘95 del Rangers, e soprattutto Lukas Hradecky, miglior portiere della competizione dopo la fase a gironi, tornano in Finlandia con la consapevolezza di aver disputato un ottimo Europeo.

Slovacchia: 5,5

di Nicola Lozupone

Milan Skriniar festeggia per un gol a Euro 2020
Una delle poche istantanee felici per la Slovacchia a Euro 2020 (Foto: Imago Images – OneFootball)

Li avevo considerati come l’anello debole del girone E e forse dell’intero Europeo. Quanto meno sono riusciti a concedere questo scettro a Turchia e Polonia, ma la pochezza della squadra slovacca è emersa comunque alla distanza. La vittoria con la Polonia nella gara d’esordio – più per merito della superiorità numerica che per una reale prova di forza – è stata solo un fuoco di paglia, spento dalla Svezia in una gara decisamente poco appassionante e poi dalla Spagna, che ha smascherato il bluff con il 5-0 di Siviglia, inaugurato dal gesto tecnico peggiore di questo Euro 2020: l’autogol di Dubravka. Evitare di uscire da Euro 2020 senza punti è comunque un traguardo da considerarsi soddisfacente.

Galles: 6

di Lorenza Suriano

Gareth Bale sconsolato a Euro 2020
(Not anymore) One man band (Foto: Moritz Müller/Imago Images – OneFootball)

Non è stato un Euro 2020 da buttare quello del Galles, seppur lontano dai fasti raggiunti nella precedente edizione. Del resto, a questa competizione i Dragoni sono arrivati in condizioni diverse, con gran parte dei propri giocatori di maggiore esperienza provenienti da stagioni non all’altezza delle rispettive carriere. In un girone A in cui l’Italia ha dominato, il Galles ha avuto la prontezza di approfittare del totale fallimento turco e di una Svizzera, affrontata nella prima giornata e fermata sull’1-1, venuta fuori alla distanza.

La squadra di Robert Page è riuscita a qualificarsi agli ottavi addirittura come seconda, potendosi permettere persino il lusso di far riposare molti dei titolari nell’ultima gara con l’Italia, proprio grazie alla convincente vittoria con i turchi, che ha visto la miglior prestazione di Ramsey nel torneo. Nel complesso, il girone ha evidenziato una buona solidità difensiva, con un Joe Rodon davvero in forma e due terzini come Davies e Roberts (meritatamente in gol contro la Turchia) capaci di contribuire con qualità e quantità in entrambe le fasi. Si è messo in mostra anche un instancabile Daniel James, la cui sostituzione nella prima partita ha fatto discutere, mentre Bale e Allen sono parsi piuttosto appannati.

Le fasi ad eliminazione diretta, però, si sa, sono spesso un’altra storia, e così è stato anche per il Galles, la cui partita contro la Danimarca è una macchia piuttosto evidente sull’intero cammino. Una sconfitta era prevedibile sia per i valori tecnici in campo sia per il gioco espresso con continuità dagli uomini di Hjulmand dalla partita contro il Belgio in poi, ma era lecito aspettarsi un Galles in grado quantomeno di mettere in difficoltà gli avversari e rimanere aggrappato alla partita. Il 4-0 è un passivo pesante e purtroppo meritato, ma non deve comunque cancellare del tutto quanto di buono si è visto nella fase a gironi.

Austria: 7

di Nicola Lozupone

Alaba consolato da Dragovic
Ci hanno messo in difficoltà (Foto: David Klein/Sportimage/Imago Images – OneFootball)

L’Europeo dell’Austria verrà ricordato come quello della squadra che ha fatto vedere per una sessantina di minuti i sorci verdi alla nazionale che ha poi vinto la competizione, e tanto potrebbe bastare per considerare positiva l’avventura degli austriaci a Euro 2020.

Diversi erano i punti interrogativi che circondavano questa squadra prima della competizione, un po’ come se il materiale a disposizione non fosse utilizzato al meglio da Franco Foda: le prime due partite, con la confusione del commissario tecnico austriaco nello stabilire l’assetto tattico della squadra, avevano confermato quest’impressione.

Con le spalle al muro nella sfida contro l’Ucraina, ecco che finalmente viene proposto un 4-2-3-1 che ci fa finalmente vedere il calcio pane e gegenpressing a cui i giocatori di questa nazionale sono abituati: grande aggressività, marcature sull’uomo e pressione alta. Tanto è bastato per battere l’Ucraina e per far soffrire maledettamente l’Italia negli ottavi di finaleOra resta da vedere se la strada tracciata a Euro 2020 venga seguita durante le qualificazioni per i Mondiali, anche perché io questa squadra in Qatar la voglio rivedere.

Olanda: 6

di Gianluca Losito

Memphis Depay e Frenkie de Jong
Delusione Oranje, riscatto in blaugrana? (Foto: Maurice Van Steen/ANP/Imago Images – OneFootball)

Ancora una volta mi trovo a dover prendermi le mie responsabilità per giudizi avventati dati in precedenza. Avevo eletto l’Olanda come miglior squadra del girone, e ovviamente gli uomini di de Boer hanno ben pensato di smentirmi subito salutando tutti con mestizia. L’eliminazione contro la Repubblica Ceca ha diverse matrici. La più evidente è l’espulsione di de Ligt per fallo di mano da ultimo uomo, con gli Oranje che sono andati successivamente nel pallone.

Il tecnico ex Inter ha fatto delle scelte discutibili sui cambi successivi all’inferiorità numerica, come ad esempio togliere l’ottimo Malen (che aveva tuttavia sbagliato un gol semplice) per inserire Promes, senza dunque nemmeno rinforzare la difesa indebolita dall’assenza del difensore juventino. Più in generale, è difficile giudicare l’Europeo dell’Olanda con una visione di ampio respiro, poiché la KNVB per la propria selezione compie scelte difficilmente condivisibili e comprensibili: scarsa continuità tecnica ed eterno ritorno di allenatori ormai rottamati. L’ennesima dimostrazione è cronaca recente: per sostituire de Boer, il primo nome è quello di Louis van Gaal. Bisognerebbe fare un passo oltre.

Portogallo: 4

di Andrea Codega

Joao Felix disperato a Euro 2020
Joao, Joao… (Foto: Joaquin Corchero/Imago Images – OneFootball)

Una Nazionale dal grande talento, penalizzata da un contesto tattico che non ha valorizzato i giocatori più qualitativi a disposizione: il riassunto sulla parentesi portoghese a Euro 2020 è probabilmente questo, un riassunto che può avvicinarsi a quello destinato alla Francia. Una squadra di grande qualità e con individualità al vertice del calcio internazionale, che la guida tecnica non ha saputo valorizzare al meglio.

Fin dalla prima partita, il contesto costruito da Fernando Santos per i detentori del titolo del 2016 – a proposito, che bello vedere l’emozionato Eder portare la coppa sul campo di Wembley prima della finale tra Italia e Inghilterra – non è riuscito a valorizzare i vari Bernardo Silva, Bruno Fernandes, Joao Felix e Diogo Jota. Gridano soprattutto vendetta le forti e coraggiose esclusioni di Bruno Fernandes e Joao Felix contro Francia, nell’ultima partita del girone, e Belgio, squadra contro cui i portoghesi sono usciti agli ottavi di finale: il primo è stato relegato alla panchina dopo due prestazioni opache, ma negli spezzoni di partita in cui è poi stato inserito ha dimostrato di essere irrinunciabile per la sua capacità impareggiabile di fornire key passes ai compagni; Joao Felix ha totalizzato un minutaggio ancora più basso (soltanto 40’ per lui contro la Nazionale di Lukaku e De Bruyne), un fatto oltraggioso per un giocatore della sua qualità.

A livello prestazionale, quella contro il Belgio è stata per assurdo la miglior partita del Portogallo, dopo tre partite opache nella fase a gironi. Il minimo comun denominatore delle quattro partite – oltre ai gol di Ronaldo, che volente e nolente ha segnato cinque gol nonostante prestazioni di certo non impeccabili – è stata la scarsa qualità offerta dal centrocampo, togliendo da questo discorso il grande Euro 2020 giocato da Renato Sanches. I palloni arrivati ai giocatori offensivi del Portogallo non sono sempre stati di grande qualità, e questo fattore si deve alle caratteristiche stesse di giocatori votati alla rottura come Joao Palhinha, Danilo Pereira e William Carvalho

Se nella singola partita contro il Belgio i portoghesi non meritavano probabilmente la sconfitta, la valutazione generale sull’Europeo del Portogallo non può essere soddisfacente: da un lato un’apparente e scarsa cattiveria agonistica di fondo, dall’altro un allenatore che ha commesso degli evidenti errori nella costruzione del contesto tecnico-tattico. Un’uscita prematura – considerando il valore tecnico della squadra – è stato il conseguente risultato.

Croazia: 6

di Andrea Codega

Modric e Kramaric in maglia croata
Dalla finale dei Mondiali 2018 agli ottavi di Euro 2020 (Foto: Luka Stanzl/PIXSELL/Imago Images – OneFootball)

L’Euro 2020 della Croazia ha probabilmente espresso il vero valore di cui è in possesso la nazionale balcanica: con meno qualità del passato e meno capacità di incidere nei suoi uomini d’attacco, ma con un centrocampo (e soprattutto un giocatore) capace di tenere il passo dei migliori reparti in giro per l’Europa. Anche la difesa ha dimostrato delle evidenti difficoltà, tra lo scarso atletismo di due centrali esperti come Vida e Lovren (ma anche di un buon difensore come Caleta-Car) e il negativo Europeo del grande talento arretrato Gvardiol, schierato in tutte le partite come terzino sinistro per riuscire a mantenere un assetto stabile ma che in realtà ha offerto diverse amnesie: una su tutte, quella che ha portato al gol di Ferran Torres negli ottavi di finale contro la Spagna, match perso ai supplementari al termine di 90’ che hanno regalato diverse partite all’interno della stessa gara.

Gli ottavi di finale, persi contro una Nazionale che negli scontri ad eliminazione diretta è migliorata a livello di prestazione minuto dopo minuto, sono stati probabilmente il risultato che rispecchia la dimensione di questa Croazia. Chi più di tutti ha provato a prolungare il percorso croato è stato Luka Modric: leader sia tecnico che morale, il punto più alto del suo Euro 2020 è stato il gol del 2-1 contro la Scozia, una trivela dagli echi quaresmiani che ha mostrato che razza di fenomeno sia il giocatore del Real Madrid. Al suo fianco, Brozovic ha mostrato un Europeo altalenante: insufficiente nella prima partita contro l’Inghilterra, ma di alto livello nella stessa sfida contro la Spagna, avviando l’azione del gol del 3-3 di Mario Pasalic

Il centrocampo è innegabilmente il reparto su cui la Croazia faceva maggiormente affidamento, a differenza di un attacco che ha mostrato tutta l’evanescenza e lunaticità dei suoi alfieri. L’unico ad essersi distinto in quel reparto è stato Perisic, con due goal e un tasso di pericolosità continua per gli avversari, mentre gli altri si sono manifestati soltanto a corrente alternata. Un andamento che ha dunque influenzato in maniera decisiva le sorti dei croati nel torneo: con attaccanti più produttivi e concreti, probabilmente sarebbero andati in vacanza un po’ più tardi.

Francia: 2,5

di Gianluca Losito

Mbappe sbaglia il rigore decisivo contro la Svizzera
Le penalty décisif (Foto: Anthony Bibard/FEP/Panoramic/Imago Images – OneFootball)

La valutazione impietosa basterebbe come didascalia, ma l’Euro 2020 della Francia ha contenuto ben altro, quindi è giusto elaborare. A chiusura della trionfale e magniloquente presentazione della Francia, che ho scritto solo 30 giorni fa, avevo chiosato così: “Insomma, questa Francia può solo vincere l’Europeo, ed è proprio per questo che fallirà.” Un ottimo modo per ripararsi da qualunque risultato, penserete. Ed è vero, in effetti; ma d’altro canto, la paura da Dream Team la Francia l’aveva installata sin dalla chiamata di Benzema. Si parla sia di paura instillata negli avversari che percepita verso sé stessi: in effetti, a qualcuno sembra che la Francia abbia giocato tanto male?

L’esordio con la Germania è stato sontuoso, con Pogba e Mbappé sugli scudi e una squadra ermetica in difesa; la seconda gara contro l’Ungheria ha portato un pareggio sì deludente, ma all’interno di una partita in cui i transalpini avrebbero meritato la vittoria; la partita col Portogallo ha lasciato intravedere le prime crepe, sia a livello di gioco (più aperta del solito) che a livello di rosa. Gli infortuni di Digne e Lucas Hernandez hanno lasciato Deschamps senza un terzino sinistro di ruolo, costringendolo ad adattare Rabiot in una posizione ibrida tra la mezzala, l’esterno a tutto campo e il terzino con mansioni difensive.

I segnali sono stati volutamente ignorati, con la Francia che si è approcciata alla partita con la Svizzera in maniera tranquilla, proponendo una difesa a 3 composta da VaraneLengletKimpembe con Pavard e ancora Rabiot sugli esterni di centrocampo, più il solito trio offensivo. La Francia ha peccato di manie di controllo contro gli elvetici, pensando di poter tenere sotto scacco la squadra di Petkovic mandandoli sugli esterni, facendo poi passare il cronometro per entrare in campo seriamente e sfogare il proprio arsenale offensivo. Così è stato, con Pogba e Benzema sugli scudi, ma l’inattesa serata di grazia della Svizzera ha scombinato i piani dei galletti, che non sono riusciti a calarsi in una situazione non familiare, uscendo ai rigori. Nei tempi supplementari in particolare, sembrava che la Francia non avesse così tanta voglia di giocarla, questa fase finale.

Germania: 5

di Nicola Boccia

Rudiger e Goretza dopo l'eliminazione contro l'Inghilterra
Una delle grandi decadute di Euro 2020 (Foto: Moritz Müller/Imago Images – OneFootball)

La storia ci ricorda costantemente come di sovente basti un’inezia a cambiare il corso degli eventi. Spesso e volentieri il tutto si concentra in una frazione di secondo. Esattamente come quella trascorsa tra il pensiero e la messa in atto del tiro di Muller, che avrebbe potuto cambiare le sorti di Euro 2020 sia per i tedeschi che per gli inglesi. Pochi centimetri hanno impedito alla Germania di poter provare intraprendere un percorso che avrebbe portati probabilmente in finale.

Ecco che dunque il voto della nazionale del Die Mannschaft non può non indicare una bocciatura. Tanto, troppo il talento di questa formazione per giustificare gli innumerevoli alti e bassi registrati. Come detto in apertura, il torneo sarebbe potuto allo stesso modo essere per loro un successo o un flop. Purtroppo per loro, è stato il secondo. Appuntamento al Mondiale 2022 (salvo sorprese) per il prossimo appello, sperando che la nuova didattica di Flick porti i risultati sperati.

Svezia: 6

di Nicola Lozupone

La disperazione della Svezia
Nella partita meno complicata per la Svezia a Euro 2020 (Foto: Joel Marklund/Imago Images – OneFootball)

Dopo la prima partita contro la Spagna, il senso di déjà-vu di quel 4-4-2 compatto e che non concede spazi, costringendoti ad entrare in area solo con dei cross preda dei loro centrali difensivi, era molto intenso. Ma poi abbiamo imparato a conoscere la Spagna di Euro 2020 anche sulla nostra pelle, e così ci spieghiamo le prestazioni successive della Svezia, apparsa progressivamente meno monotona, mostrando che anche loro hanno qualità sufficiente per giocare a calcio. 

Ma il gol di Dovbyk allo scadere dei tempi supplementari ha tolto agli scandinavi l’ebbrezza di un altro quarto di finale contro l’Inghilterra dopo quello di Russia 2018, lasciando un senso di amaro in bocca per una squadra che forse avrebbe potuto ottenere qualcosa in più.

Svizzera: 8

di Matteo Speziale

La Svizzera saluta i suoi tifosi a Euro 2020
Ben oltre le proprie possibilità (Foto: Alexander Demianchuk/TASS/Imago Images – OneFootball)

Un’altra impresa del Dottore. Vladimir Petkovic doveva essere – ed è stato – l’arma in più di un gruppo di calciatori buono ma non eccelso. La sua fluidità tattica, il suo pragmatismo, hanno avuto la peggio solo contro l’Italia di Roberto Mancini, nel girone eliminatorio. 

Dopo aver legittimato il passaggio contro la Turchia sembravano già pronti a tornare a Zurigo, quando il tabellone ha decretato la favoritissima Francia come avversaria agli ottavi. Ma il capolavoro di Petkovic è stato proprio contro i galletti: una gara difficile che la Svizzera sembrava aver perso ben due volte e che, invece, è riuscita a riagguantare, spuntandola poi ai rigori, contro una squadra impaurita da sé stessa.

La corsa dei biancorossi si è infranta, poi, ai quarti di finale, contro la Spagna. Gli iberici stavano obiettivamente legittimando il vantaggio, quando, in seguito ad uno sfortunato rimpallo, Shaqiri era riuscito a pareggiare la contesa. La penalizzante sterilità spagnola ha fatto il resto protraendo nuovamente la gara fino ai tiri dal dischetto, che questa volta, però, non hanno premiato gli uomini del Dottore. Akanji, Freuler, Xhaka, Zakaria, Ruben Vargas: l’età media del materiale umano per continuare un ottimo ciclo c’è tutta. A Petkovic il compito di regalare altri sogni di una notte di mezza estate al popolo elvetico.

Belgio: 6

di Gianluca Losito

Kevin De Bruyne dopo l'eliminazione da Euro 2020
Disperazione belga a Euro 2020 (Foto: Imago Images – OneFootball)

Il giudizio verso i Diavoli Rossi è stato giustamente impietoso. Era senza dubbio l’ultima occasione della generazione ‘85-’92 per raggiungere un trofeo internazionale ed è sfumata via ai quarti, contro i Campioni d’Europa. Probabilmente la vittoria di Euro 2020 da parte degli uomini di Mancini dovrebbe rivalutare l’Europeo del Belgio, che prima di affrontare gli Azzurri ha sconfitto Danimarca e Portogallo, non senza patemi. In particolare, l’incontro contro i danesi è stato emblematico: l’ingresso di De Bruyne nella ripresa, che si è combinato al meglio con gli altri calciatori offensivi, ha aiutato a creare spazi nella difesa scandinava e arrivare al 2-1 finale. 

La partita contro il Portogallo ha rappresentato il canto del cigno di un gruppo che negli ultimi anni ha subito sempre grandi pressioni pur regalando prestazioni memorabili, una su tutte la vittoria contro il Brasile in Russia. Ritengo la vittoria contro Ronaldo e compagni una replica di quella in chiave minore: il dominio di Eden Hazard nel rallentare il gioco, l’immensa disponibilità di Lukaku a fare lavoro sporco contro due difensori durissimi da scardinare, una prestazione individuale di Courtois sugli scudi.

La sconfitta contro l’Italia ha rappresentato forse per molti l’ultima occasione di vincere qualcosa in nazionale, sebbene alcuni potrebbero fare uno sforzo ulteriore per arrivare in Qatar. Tuttavia, per il Belgio sarebbe meglio accelerare il ricambio generazionale, anziché spremere ulteriormente calciatori che non hanno più nulla da dire. Diverse nuove leve avranno bisogno di esprimersi per avere la possibilità di raggiungere, almeno in parte, il livello degli attuali fenomeni in maglia rossa.

Repubblica Ceca: 8

di Nicola Boccia

L'esultanza di Patrik Schick a Euro 2020
Dell’Euro 2020 della Repubblica Ceca ci ricorderemo anche e soprattutto l’esultanza di Schick (Foto: Andrew Milligan/Imago Images – OneFootball)

Prima dell’inizio del torneo ero abbastanza convinto potesse essere una delle sorprese di questa edizione, ma che poi potesse diventarlo nel concreto era tutt’altra storia. Il cammino della Repubblica Ceca è stato infatti costantemente in bilico tra il poter tramutarsi in un successo o in disfatta, un po’ come una pallina da tennis che dopo aver colpito il nastro ondeggia in aria, indecisa se cadere da un lato o l’altro della rete. È stato così sin dalla prima partita con la Scozia, dove la squadra nonostante il vantaggio stava decisamente subendo le offensive avversarie. Lì, a soffiare spingendo la pallina dal lato giusto della rete, era stata la magia da centrocampo di Schick. Al centravanti si erano poi aggiunti diversi compagni nelle partite successive, compresi anche gli avversari in occasione dell’ottavo con l’Olanda. Insomma, gira e rigira la macchina ceca ha tenuto botta fino ai quarti, fermata da una Danimarca che non poteva non andare avanti.

Davvero un grande Europeo dunque quello della formazione di Silhavy. Squadra forte, estremamente compatta e coesa, che ha mostrato davvero sprazzi di gran calcio nei momenti in cui è riuscita ad innescare i suoi giocatori di maggior qualità. Schick ha ovviamente rubato la scena, ma è difficile trovare qualcuno dei cechi che abbia fatto male durante la competizione. I tempi (ed il livello) della generazione d’oro della Repubblica Ceca sono lontani, ma questa squadra ha dimostrato indiscusso valore. Chissà che non riescano a togliersi qualche altra soddisfazione anche nel prossimo futuro.

Ucraina: 7

di Matteo Speziale

L'Ucraina saluta i suoi tifosi dopo l'eliminazione da Euro 2020
Un po’ come la Svizzera (Foto: JustPicturesPlus/Imago Images – OneFootball)

Già dalla prima uscita a Euro 2020, si è intuito subito come l’Ucraina fosse una squadra fatta di grandi talenti ma anche di improvvisi cali di tensione. Contro i Paesi Bassi alla prima giornata, infatti, gli uomini di Shevchenko, dopo aver subito per almeno 60’, sono riusciti a rimettersi in carreggiata con un micidiale uno-due nel giro di pochissimo tempo e a ri-andare nuovamente in svantaggio dopo un’altra manciata di minuti. In una singola gara si sono evinte tutte le possibilità e tutte le criticità di questo gruppo di calciatori.

Ma il paradigma della natura ondivaga dell’Ucraina è proseguita anche nel resto del girone. Dopo aver battuto con merito ma non senza rischi la Macedonia del Nord, i gialloblù con una prova sciatta e incolore sono incappati in una brutta sconfitta contro l’Austria. Condizionati dalla consapevolezza che un pareggio avrebbe permesso ad entrambe di avanzare al turno successivo, gli ucraini hanno impostato una gara reattiva non nelle loro corde e sono stati giustamente sconfitti. Salvati dai risultati concomitanti e passati da ultima migliore terza, hanno dimostrato agli ottavi di meritarsi l’hype di cui erano patinati nella preview. Con una partita inaspettatamente matura hanno dimostrato di essere già in crescita sul piano dell’esperienza e della gestione della singola gara: hanno battuto la Svezia ai tempi supplementari, la squadra più smaliziata e speculatrice della scena internazionale.

Ai quarti, i gialloblù hanno concluso la loro avventura malamente, rimediando un brutto 4-0 contro l’Inghilterra finalista, nell’unica partita in cui Southgate ha deciso di utilizzare tutto (o quasi) il suo potenziale offensivo. Ma sarà un arrivederci: con tutta probabilità ci ritroveremo spesso ad osservare nei prossimi anni tra Mondiali, Nations League ed Europei questa generazione di talenti ucraini. Resta da vedere solo se saranno allenati dall’ottimo Shevchenko, che ha già dichiarato di voler intraprendere la carriera da allenatore di club.

Spagna: 8

di Gianluca Losito

Luis Enrique dopo l'eliminazione della Spagna
La Spagna deve tutto a quest’uomo per il suo cammino a Euro 2020 (Foto: Kiko Huesca/Imago Images – OneFootball)

Dopo il deludente esordio contro la Svezia, si erano sprecate le critiche alla Spagna di Luis Enrique, rea di essere una nazionale poco pragmatica e troppo avvezza al possesso sterile, come da luogo comune sugli iberici (portoghesi inclusi). In quell’occasione, furono tremendamente sottovalutati i gialloblù nordici, una nazionale ardua da affrontare, che fa giocar male i propri avversari.

La pressione sulla Spagna è aumentata nella partita successiva, quando a La Cartuja di Siviglia i padroni di casa hanno pareggiato ancora contro la deludente Polonia: dopo il vantaggio di Morata e la risposta di Lewandowski, il rigore sbagliato da Gerard Moreno ha aumentato le nubi nello spogliatoio delle Furie Rosse. La gara finale contro la Slovacchia ha aiutato a sbloccare il reparto offensivo: 5 reti segnate ad una nazionale piuttosto abbordabile, frutto di una produzione offensiva abbondante. Da quel momento, l’Euro 2020 spagnolo è stato una festa: tanti gol fatti e altrettanti subiti, autoreti spettacolari, gioco veloce.

Luis Enrique aveva subito tante critiche per i più disparati motivi: la limitazione dei convocati a 24 elementi anziché 26 come tutte le altre squadre, l’esclusione di Sergio Ramos e altri (Canales e Aspas su tutti), alcune scelte tattiche, vedasi Marcos Llorente terzino destro o Morata-Moreno. La vittoria contro la Croazia è stata una forte reazione, dopo che gli slavi erano andati in vantaggio, poi avevano subito lo svantaggio e al 90’ erano tornati sul 3-3; Dani Olmo e Pedri hanno brillato sin da questa gara, regalando assist e grandi giocate. Contro la Svizzera, l’incontro non ha regalato sussulti, lasciando intravedere diverse crepe in difesa, ma ha portato al definitivo riscatto di Unai Simon, salvifico in occasione dei calci di rigore.

L’ultimo atto del torneo spagnolo si è avuto nella partita contro l’Italia: una preparazione gara perfetta, sabotando il centrocampo azzurro con Dani Olmo trequartista vicino ai tre centrocampisti. Tanto fraseggio, soluzioni imprevedibili e linea alta spavalda hanno costretto l’Italia ai rigori, dove Donnarumma ha fatto la differenza. È solo l’inizio di un ciclo per la Spagna: il commissario tecnico ex Barcellona ha fatto delle scelte coraggiose, dando spazio ad una linea verdissima guidata dai veterani Azpilicueta, Busquets e Jordi Alba. Il futuro è chiarissimo per le Furie Rosse, che hanno ritrovato un’identità ibrida e forte e si rilanciano prepotentemente per il Mondiale in Qatar.

Danimarca: 9

di Giovanni Fasano

La Danimarca esulta dopo il gol in semifinale di Damsgaard a Euro 2020
A un errore arbitrale dalla finale di Euro 2020 (Foto: Paul Marriott/Imago Images – OneFootball)

Sarebbe molto semplice ridurre ogni discorso sulla Danimarca alla retorica della forza del gruppo e la sua capacità di reagire alla drammaticità degli eventi, ma in realtà il cammino della Nazionale danese è stato la logica conseguenza di un percorso virtuoso intrapreso da diversi anni e della conformazione dell’organico a disposizione del CT Hjulmand: un mix perfetto tra veterani, giocatori nel loro prime tecnico e atletico e giovani scalpitanti.

Sin dalla gara contro il Belgio, la Danimarca si è mostrata come una delle squadre più brillanti dell’intera competizione, forse quella con più frecce nella faretra per colpire gli avversari. Il 3-4-2-1 con cui si articolava in campo forniva molteplici soluzioni per trovare gli uomini nella zona di rifinitura, lì dove per sopperire alla mancanza di Eriksen è stato utilizzato Mikkel Damsgaard – al pari di Pedri il migliore tra i nati nel nuovo millennio dell’intera competizione -, oppure sfogo sulle fasce, dove gravitava Joakim Maehle, il grimaldello per aggirare difese centralmente impenetrabili come, ad esempio, quella della Repubblica Ceca.

Sugli scudi anche i due centrocampisti centrali Hojbjerg e Delaney, due blocchi di granito in fase difensiva e, il primo con il pallone e il secondo senza, due uomini fondamentali nella costruzione delle trame offensive. Ed infine, in quello che è ormai diventato un omaggio a quella che possiamo definire la squadra del cuore di questi Europei, impossibile non menzionare Simon Kjaer e Andreas Christensen, rispettivamente leader spirituale e leader tecnico della difesa.

Inghilterra: 7

di Giovanni Fasano

Bukayo Saka dopo il rigore sbagliato nella finale di Euro 2020
Delirio azzurro, disperazione di Bukayo (Foto: Mike Egerton/Imago Images – OneFootball)

E quindi pur disputando la finale a Wembley, pur passando in vantaggio dopo meno di due minuti di gioco, pur potendo gestire la gara assecondando le proprie caratteristiche migliori, l’Inghilterra non è riuscita ad infrangere una maledizione che dura da 55 anni.

La squadra di Southgate, risultati alla mano, ha disputato un buon Europeo: nella fase ad eliminazione diretta ha vinto agevolmente contro l’Ucraina, ha piegato la coriacea resistenza della Danimarca e ha superato la Germania concedendo poco e sfruttando le pochissime occasioni create. Ecco, concedere poco e creare ancora meno, è stato questo il mantra seguito e perseguito dalla Nazionale dei Tre Leoni durante l’intera competizione: una scelta ideologica che, visto il materiale a disposizione, possiamo definire strana.

Pur avendo a disposizione un’infinità di giocatori offensivi, Southgate ha fondato l’intero impianto offensivo della squadra sulla partnership KaneSterling, preferendo al loro fianco l’atletismo di Saka all’inventiva di Grealish, all’elettricità di Sancho o alle doti associative di Phil Foden. Alla sterilità offensiva, ha fatto da contraltare una fase difensiva quasi impeccabile, un muro costruito dinanzi a Pickford capeggiato da Harry Maguire – assieme a Sterling il miglior giocatore inglese del torneo – e reso invalicabile dalla presenza del duo di centrocampo PhillipsRice. Quello degli inglesi resta un ottimo cammino, ma l’impressione è che Southgate e il suo staff tecnico abbiano sprecato gran parte del potenziale a disposizione di una generazione dal talento sconfinato.

Italia: 9,5

di Nicola Boccia

Gianluca Vialli bacia il trofeo a Euro 2020
Questa vittoria è anche tua, Gianluca (Foto: Massimo Insabato/Imago Images – OneFootball)

Ci ho riflettuto un bel po’ (po – po po po – po po – pooooo), ma non sono riuscito davvero a trovare un modo (siamo campioni d’Europaaaaa) serio e professionale per aprire questo discorso sull’avventura italiana all’Europeo. Per quante se ne son dette e viste in questi giorni, viene piuttosto complicato provare ad aggiungere qualcosa di nuovo a questo discorso. Per quanto riguarda il discorso relativo al campo, dunque il lato materialista della questione, l’Italia è stata semplicemente la squadra più forte, quella che ha giocato meglio. Spuntandola spesso al fotofinish, questo è vero, ma la sensazione è stata costantemente quella di una squadra, che in un modo o nell’altro, la partita l’avrebbe portata a casa. 

Un successo che porta inevitabilmente un nome su tutti, quello di Roberto Mancini. All’indomani di quella tragica notte di San Siro, nessuno avrebbe scommesso un euro sulla possibilità di vincere nel breve futuro. Eppure il tecnico marchigiano ha creduto sin da subito nelle potenzialità di questa squadra, e lo ha fatto portando avanti un progetto chiaramente delineato fin dal primo giorno. Abbiamo avuto modo di vedere una squadra capace di giocare un calcio nuovo, qualitativo e propositivo come forse mai aveva fatto una nostra Nazionale, infinitamente bello da vedere. Ma che allo stesso tempo ha saputo mantenere integri i ponti con il passato, rispolverando nel momento del bisogno – e dagli ottavi ce ne son stati diversi – quella tenacia e compattezza difensiva che ha sempre contraddistinto i nostri successi.

Inutile parlare dei singoli, o dei momenti chiave di questo torneo. Sono sotto gli occhi di tutti. Eravamo arrivati a Euro 2020 in un clima piuttosto ottimista e stranamente disteso, carichi di aspettative fortunatamente rispettate, quasi come fosse tutto già scritto. Questa vittoria era ciò di cui avevamo bisogno. Per tornare ad abbracciarci, a riempire le piazze, ad unirci in festa. Ma soprattutto per spegnere, anche solo per un momento, il nostro cervello. Dimenticarsi di tutto, estraniarsi da questa realtà che nell’ultimo anno e mezzo ha pian piano deteriorato i nostri animi. Mettere da parte tutte le preoccupazioni, e ricordarsi che in fondo vivere non è poi così male. Tutto grazie a quei magici novanta minuti, dove il mondo intorno a noi diventa piccolo piccolo, e noi grandi grandi. Ci sarebbe ancora tanto da aggiungere, sia su quello successo in campo che al di fuori di esso, ma non è questo il momento. Brava Italia. E soprattutto, grazie.

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