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SUGGESTIONI

San Lorenzo, tra mistica e religione

San Lorenzo, io lo so perché tanto

Di stelle per l’aria tranquilla

Arde e cade, perché sì gran pianto

Nel concavo cielo sfavilla

Questa è la prima strofa di una delle più celebri poesie che compongono l’immenso patrimonio artistico italiano. È il toccante incipit di X Agosto, in cui Giovanni Pascoli annuncia il motivo per cui, nella notte di San Lorenzo, il cielo “piange” le proprie stelle. Per il poeta quella notte offre un ricordo doloroso, quello della morte del padre, ucciso in circostanze misteriose proprio nel giorno di San Lorenzo. Un evento che sconvolge per sempre la vita di Pascoli e segna in maniera indelebile tutta la sua futura poetica. Il motivo per cui il cielo riversa in terra le proprie lacrime.

La notte di San Lorenzo ha un significato particolare un po’ per tutti. Quel cielo che impropriamente “piange” stelle ha un valore quasi mistico. È una notte attesa da molti, per poter affidare i propri desideri a qualche forza soprannaturale o semplicemente per godersi un evento naturale molto suggestivo. A rigor di cronaca, il fenomeno delle stelle cadenti è in realtà un falso mito. La notte di San Lorenzo è segnata dal passaggio delle Perseidi, un grosso sciame meteorico. Quelle che vediamo cadere dunque sono meteore, non stelle.

Poco importa, però, perché questa realtà scientifica non toglie nulla alla magia che contrassegna questa notte. Una serata consacrata a uno dei principali martiri della Chiesa Cattolica, San Lorenzo, per l’appunto. Questo era uno dei sette diaconi di Roma e qui venne martirizzato nel 258 d.C, nel bel mezzo della persecuzione dei cristiani ordita dall’imperatore Valeriano. Tutto, nella notte di San Lorenzo, richiama a questa dimensione religiosa e mistica. Perché il confine tra fede e desiderio è molto labile. Perché affidare le proprie richieste a una preghiera o a una stella che cade in fondo riporta allo stesso concetto: la speranza.

San Lorenzo racchiude in sé dunque un potente misticismo. Una dimensione che pervade anche il calcio. Già, perché il San Lorenzo non è solo la squadra del Papa, balzata all’attenzione del mondo dopo l’elezione al soglio pontificio di Jorge Bergoglio, meglio noto come Papa Francesco, grandissimo tifoso dei Corvi. Questa società, una delle più gloriose dell’Argentina, ha un legame fortissimo con la Chiesa e la religione. Una corrispondenza che fa da starting point alla suggestione di oggi e che pervade tutta la storia del club.

Le origini del San Lorenzo

Il San Lorenzo de Almagro è una delle innumerevoli squadre che popolano la città di Buenos Aires. Le sue origini si collocano all’inizio del 1900, quando un gruppo di ragazzi del barrio Boedo si unisce per dare vita a una squadra che inizia a rivaleggiare, e sconfiggere costantemente, le compagini degli altri quartieri. Boedo è un quartiere relativamente tranquillo di Buenos Aires, segnato da un certo gusto per l’arte e per il tango e da una presenza multietnica significativa.

Qui muovono i loro primi passi Los Forzosos de Almagro, ovvero i Forti di Almagro, come amavano farsi chiamare qui temibili ragazzi. Protagonisti di un calcio di strada, che presto presenta il conto a quei giovani, quando durante una delle innumerevoli partite che si giocavano al tempo, un ragazzo viene travolto da un tram. Una fotografia della precarietà della condizione di molti giovani in Argentina.

All’ombra di questa tragedia s’innesta l’opera del San Lorenzo di questa storia. Meno santo e più uomo. Comunque provvidenziale. Il prete salesiano Lorenzo Massa, infatti, dopo quel terribile incidente decide di aprire le porte del suo oratorio a quei ragazzi. Los Forzosos de Almagro possono giocare lì ogni volta che vogliono, in cambio devono solo presenziare alla messa della domenica.

Un impegno minimo per quei giovani assetati di pallone, che vengono così messi al riparo dalle strade e possono correre liberi e spensierati nel cortile della parrocchia. Il 1 aprile 1908 viene dunque fondato il San Lorenzo de Almagro, club che prende il nome proprio da quel prete. Ci sarà un motivo se il primo Papa sudamericano della storia è proprio un tifoso del San Lorenzo. È un disegno deciso a priori.

San Lorenzo
Tutta la passione dei tifosi del San Lorenzo (Photo by Marcelo Endelli/Getty Images – One Football)

I primi successi

Il calcio in Argentina si fa professionistico solo con l’arrivo degli anni ’30, quando il campionato viene organizzato e regolato dall’AFA (Asociacion del Futbol Argentino). Prima di quella svolta, il San Lorenzo de Almagro si afferma comunque come una delle squadre principali della scena nazionale, sulla scia di quei fortissimi ragazzi che hanno costituito il nucleo originario del club.

Quando l’AFA dà vita al primo torneo ufficiale, nel 1931, il San Lorenzo vanta già tre titoli nazionali. Il calcio in Argentina è appannaggio quasi esclusivo di Buenos Aires, che accoglie le due principali squadre del futbol albiceleste, ovviamente Boca Juniors e River Plate, ma anche tantissime altre big, come appunto il San Lorenzo.

I Corvi sono tra i protagonisti dei primi tornei ufficiali del calcio argentino. Nei primi anni, segnati dalla vittoria delle due grandissime, danno filo da torcere, ma finiscono dietro. Nel 1933, però, la musica cambia. Alla terzultima giornata il San Lorenzo ospita il Boca Juniors davanti a una folla sovrumana e, vincendo 2-0, balza al primo posto in classifica, superando proprio gli Xeneizes. Sembra la mossa definitiva per portarsi a casa il campionato, ma un turno dopo i Corvi cadono clamorosamente con l’Independiente, mentre il Boca supera agevolmente il Lanus. All’ultima giornata serve un miracolo e, per una squadra con una così spiccata componente religiosa, questa è la condizione ideale per realizzarsi.

Un River Plate con più nulla da chiedere al campionato batte il Boca Juniors 3-1. Contemporaneamente, il San Lorenzo supera 1-0 il Chacarita Juniors. È il sorpasso. È il trionfo. Il San Lorenzo de Almagro vince il suo primo campionato argentino ufficiale. Un successo miracoloso. Un desiderio espresso davanti a una stella che cade, o una preghiera verso un prete dal cuore d’oro.

Dalle stelle alle inferno

La storia del San Lorenzo vive due decenni decisivi tra gli anni ’70 e ’80. Tra il 1968 e il 1974 i Corvi vincono ben quattro campionati. Nel 1978 due giocatori rossoblu, Ricardo La Volpe e Jorge Olguin, sono nella rosa argentina che si laurea campione del mondo. Con l’arrivo degli anni ’80, però, si entra nella fase più oscura della storia del club.

Un bruttissima crisi economica porta il San Lorenzo alla retrocessione e soprattutto a perdere la propria casa. Per l’Argentina sono anni difficili, segnati dalla durissima dittatura militare del generale Jorge Videla e dalla tragedia dei Desaparecidos, ovvero le 30.000 persone scomparse nel nulla in quegli anni. Il San Lorenzo, come detto, incappa in una brutta crisi finanziaria e ciò offre lo spunto al governo per confiscare al club il suo stadio, destinandolo all’abbattimento. Sulle ceneri del Gasometro sorgerà un anonimo supermercato.

È una tragedia per il club. In una città enorme e calcisticamente stracolma come Buenos Aires, il tratto distintivo di ogni squadra è proprio il rapporto con i tifosi e col proprio ambiente. San Lorenzo ha da sempre un legame inscindibile col barrio Boedo. Camminando per le vie, ci s’imbatte costantemente in murales dedicati alla squadra. Si avvistano bandiere, sciarpe. Si respira la passione per la squadra. La tifoseria del San Lorenzo, La Gloriosa Butteler, è la terza più grande dell’Argentina. Dietro, nemmeno a dirlo, a Boca e River.

Il tifo del San Lorenzo ha una forte componente territoriale e identitaria e la perdita dello stadio che ha visto muovere i primi passi e vivere i primi trionfi del club è una ferita impossibile da rimarginare. I Corvi rimangono nomadi, senza una casa. La cercano a lungo e poi la trovano nel Bajo Flores, un altro quartiere di Buenos Aires. Qui viene costruito El Nuevo Gasometro, ma nulla torna come prima.

I tifosi del San Lorenzo affollano El Nuevo Gasometro
(Photo credit should read ALEJANDRO PAGNI/AFP via Getty Images – One Football)

La rinascita e il successo internazionale

La storia del San Lorenzo torna a farsi gloriosa con l’arrivo del nuovo secolo. Gli anni 2000 portano ai Corvi i primi titoli internazionali, innalzando di parecchio lo status del club. Nel 2001 la squadra vince la Coppa Mercosur, una competizione andata in scena dal 1998 al 2001, che vedeva coinvolte squadre argentine, brasiliane, cilene, paraguayane e uruguayane. Dopo aver raggiunto le semifinali nel 1998 e nel 1999, il San Lorenzo riesce a conquistare la coppa nel 2001, sconfiggendo il Flamengo ai rigori dopo il doppio confronto terminato in parità e ponendo fine al dominio delle squadre brasiliane, che avevano vinto le tre precedenti edizioni del torneo.

Nel 2002 la Coppa Mercosur e la Merconorte – che si giocava tra le squadre delle altre nazioni sudamericane – vengono rimpiazzate dalla Coppa Sudamericana. Dopo aver vinto l’ultima edizione della Mercosur, il San Lorenzo vince anche la prima della Sudamericana, sconfiggendo in finale i colombiani dell’Atletico Nacional con un complessivo 4-0.

A questo punto alla bacheca del San Lorenzo manca solo l’ultima gemma, la coppa più prestigiosa. Ovviamente, la Libertadores. La vittoria nel più prestigioso torneo sudamericano arriva per i Corvi nel 2014. I rossoblu superano il proprio girone insieme all’Union Espanola, facendo fuori Independiente del Valle e Botafogo. Ha inizio così un grande percorso a eliminazione diretta, col San Lorenzo che prima si libera ai rigori del Gremio dopo un doppio 1-0 e poi ai quarti supera il Cruzeiro, vincendo 1-0 in casa e pareggiando 1-1 in Brasile.

Le semifinali sono più facili, con gli argentini che annichiliscono 5-0 il Bolivar, per poi perdere 1-0 al ritorno. La finale è contro i paraguayani del Nacional e, dopo l’1-1 dell’andata, il San Lorenzo vince di misura il ritorno. Un 1-0 che regala la vittoria della Copa Libertadores, un successo atteso più di cinquanta anni.

La festa per la vittoria della Libertadores
Un popolo in festa (Foto: Juan Mabromata/AFP via Getty Images – OneFootball)

San Lorenzo: preghiere e stelle

È il 14 agosto 2014, quando il San Lorenzo supera il Nacional e vince la sua prima Copa Libertadores. Sono passati quattro giorni dalla Notte di San Lorenzo e chissà quanti tifosi in quell’occasione hanno alzato gli occhi al cielo e, ricordando l’1-1 di tre giorni prima, hanno chiesto a quelle stelle che come lacrime cadevano dal cielo di realizzare il loro sogno. Molti altri, invece, si saranno appellati a un’altra autorità, a un uomo che in fondo era uno di loro, anche se da circa un anno era anche qualcosa di diverso.

Quanti tifosi del San Lorenzo avranno rivolto le proprie preghiere a Papa Francesco, che poco più di un anno prima era stato eletto al soglio pontificio. Il primo Papa sudamericano della storia. Un’emozione unica. Lo stesso Francesco, quanto mai Jorge Bergoglio in quell’occasione, si sarà rivolto a Dio e avrà chiesto una piccola intercessione per la sua squadra. Quel desiderio è stato esaudito. Quella preghiera ascoltata. E in fondo non poteva essere altrimenti, per il club che porta il nome di un religioso e quello di una notte in cui è lecito credere che tutti i desideri possano essere esauriti.

Tifare San Lorenzo è una cosa speciale. Chiedere a Papa Francesco, ma anche a Viggo Mortensen, l’indimenticabile Aragorn del Signore degli Anelli, o al mitico scritto Osvaldo Soriano, uno dei più importanti narratori del futbol. Chiedere anche alla miriade di persone che compongono la terza tifoseria più numerosa dell’Argentina. Tifare San Lorenzo è un’esperienza mistica, come lo è l’intera storia del club.

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Autore

Romano, follemente innamorato della città eterna. Cresciuto col pallone in testa, da che ho memoria ho cercato di raccontarlo in tutte le sue sfaccettature.

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