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CALCIO ESTERO UCL

Come cambia il Porto senza Otavio

Se qualificazione sarà, quel settantottesimo minuto di Inter-Porto rischia di diventare uno degli
eventi decisivi. Sospinto da un San Siro in veste da grande occasione, Çalhanoğlu attraversa, saltellando sul piede destro che accompagna il pallone e quello sinistro dietro, trascinato quasi come servisse solo da contrappeso, la trequarti avversaria. Un generoso Otávio si lancia ingenuamente, con la gamba destra lanciata a mo’ di fioretto, alla ricerca del pallone. Ma è completamente in ritardo e prende solo l’uomo. Cartellino giallo. È il secondo. Rosso. Il Porto finirà in 10, ma soprattutto dovrà fare a meno del suo vice-capitano nella ancor più importante gara di ritorno.

L'espulsione di Otavio nella sfida del Porto a San SIro
Quello che potrebbe rivelarsi il momento chiave della doppia sfida tra Inter e Porto (Photo by MARCO BERTORELLO/Getty Images – OneFootball)

Il jolly, l’equilibratore, l’assente

La brutta notizia per l’Inter è che il Porto ha sempre fatto bene anche senza Otávio. Nelle ultime due stagioni è successo quattordici volte in tutte le competizioni. I Dragões non hanno mai perso. L’ultima sconfitta senza Otávio fra i convocati risale al 19 gennaio 2021, in coppa contro lo Sporting: 2-1, doppietta di Jovane Cabral, sì, quello della Lazio. La buona notizia è che questa è una statistica del tutto casuale. Otávio è uno dei giocatori più importanti della rosa, uno di quelli di cui Conceição non vorrebbe mai fare a meno. È uno dei giocatori più esperti (gioca nel club dal 2016) ed è l’esatta rappresentazione in campo delle idee del suo allenatore, una sorta di cholismo 2.0, che muta e si adatta ad avversari e a situazioni: chiuso, attento, rognoso con chi è più forte; spavaldo, offensivo, ma sempre concreto coi più deboli o quando, banalmente, bisogna recuperare il risultato; cangiante, ma con principi solidi, radicati, e meccanismi sia offensivi che difensivi ormai applicati a memoria da chiunque scenda in campo.

Otávio è l’equilibratore del centrocampo a 4 del Porto, quello che ringhia in ogni parte del campo, ripiega e corre per 90 minuti, ma che attacca anche con enorme qualità, concretezza ed efficacia: 28 gol e 73 assist nelle sue sette stagioni con la maglia azul e branca, 5 e 14 nella scorsa stagione, già 4 e 11 in quella attuale nonostante diverse assenze. Otávio è il jolly di Conceição: può giocare sia a destra che a sinistra nella linea a quattro del centrocampo dei Dragões, può fare la mezzala se si vuole passare a 3, o il trequartista, può fare il terzino se si vuole inserire un altro giocatore offensivo, può fare anche il mediano in occorrenza. Lo ha fatto nell’ultimo Clássico giocato contro il Benfica in autunno, quando l’espulsione di Eustáquio nel primo tempo aveva obbligato Conceição a ridisegnare la squadra dal centrocampo in su, spostando Otávio al centro e abbassando Taremi a fare l’esterno alla Eto’o. Fece un partitone, neanche a dirlo, anche se non bastò: il Porto perse 1-0 con gol di Rafa Silva. Per intenderci, questa è la sua heatmap stagionale in Liga Portugal (dati di Sofa Score). È ovunque.

La heatmap di Otavio con il Porto
L’impressionante heatmap stagionale di Otavio (Fonte: Sofascore)

Oggi, però, Otávio non ci sarà e non c’è in rosa un altro giocatore in grado di condensare tutte le sue caratteristiche in un solo corpo. Conceição dovrà quindi fare una scelta e da questa scelta dipenderà quanto offensivo sarà l’assetto che si presenterà di fronte all’Inter questa sera. Inoltre, la presenza di altri due giocatori chiave è in dubbio e, anche se all’andata si era presentata una situazione simile e si era poi rivelata solo pre-tattica, la formazione del Porto rischia di diventare un rebus. Si tratta della punta Evanilson e del terzino destro João Mário, che venerdì è uscito molto dolorante al 55’ di Porto-Estoril a causa di una distorsione al ginocchio. Il brasiliano è tornato ad allenarsi ieri, il portoghese no e nella conferenza stampa Conceição lo ha dichiarato assente. Le certezze, invece, si chiamano Galeno, Pepê e Taremi. Li ha fatti riposare contro l’Estoril e saranno loro tre che cercheranno di mettere in affanno la difesa nerazzurra, alla ricerca del, o dei, gol qualificazione. Manca però un tassello per completare il quartetto offensivo dei Dragões e quel tassello normalmente sarebbe Otávio. In conferenza stampa l’ex giocatore di Lazio, Parma e Inter si è detto preoccupato di riempire bene il corridoio centrale, perché è lì che l’Inter può andare in superiorità numerica, e di volerlo fare o con un esterno che venga dentro il campo o con una punta che si abbassi. Otávio sarebbe stato perfetto. Non stasera, però. Stasera Conceição ha due opzioni, una più conservativa e una invece più spregiudicata.

L’ipotesi conservativa: André Franco, il palleggiatore decentrato

Nella formazione ideale per Conceição, il 4-4-2 classico con due esterni e due punte, l’alternativa a Otávio (e allo stesso Galeno) è Pepê. I due sono molto simili, oltre che fisicamente, anche per caratteristiche. Potete confrontare l’heatmap di Pepê con quella di Otávio poco sopra.

Qui il sostituto “naturale” di Otavio (Fonte: Sofascore)

Amano non dare riferimenti e spaziare per tutto il campo, alla ricerca del dialogo con Taremi e con l’altro esterno, che in genere è appunto Galeno. Hanno anche lo stesso numero di gol e assist in campionato: rispettivamente 4 e 5. L’ex Grêmio è però leggermente più brasiliano nell’interpretazione del ruolo. D’altronde è arrivato in Europa con 5 anni di ritardo rispetto al compagno di squadra (a 24, contro i 19 di Otávio). Dribbla di più, e quindi sbaglia anche di più. È meno concreto e preciso in fase di rifinitura. È però nel recupero palla alto che Otávio è maestro, qui nonostante la tanta buona volontà e disponibilità al sacrificio, Pepe non ci si avvicina nemmeno: 1 tackle riuscito a partita contro 2,6, 0.9 palle recuperate in zona offensiva contro 1,3, 52% di contrasti vinti contro 57%.

È per questo che spesso, soprattutto nei big match, Conceição preferisce inserire André Franco. Il classe ’98 portoghese, arrivato in estate dall’Estoril, ha caratteristiche completamente diverse dai due brasiliani, ma ugualmente efficaci per dare, a suo modo, equilibrio alla squadra. È un regista prestato alla fascia destra: molto meno intraprendente e molto meno decisivo in fase offensiva (solo due gol in stagione), è però molto più bravo in fase di palleggio e gestione della palla (91% di precisione nella propria metà campo, 75% in quella avversaria, 100% nei passaggi lunghi), senza accentrarsi troppo, come evidente dalla sua heatmap: un vero e proprio regista decentrato.

La heatmap di Franco con il Porto
E infine l’alternativa offensiva Franco (Fonte: Sofascore)

Inoltre, e questo non c’è nessuna statistica che ce lo possa dire, la sua presenza è fondamentale per João Mário. Il terzino destro classe 2000, diventato il migliore del campionato dopo la partenza di Porro per Tottenham, è bravissimo in fase offensiva, ma concede ancora qualcosa in quella difensiva. Guardando una partita del Porto si rimarrà colpiti da come lui e André Franco (che tra l’altro da lontano si assomigliano particolarmente) corrano praticamente in coppia. L’ex Estoril crea quindi una costante superiorità numerica in fase offensiva, mentre evita che si crei una inferiorità in fase difensiva. Questo è vero soprattutto contro le squadre che giocano con la difesa a tre come l’Inter, per evitare che João Mário venga preso in mezzo fra Dimarco e la mezzala di turno (Çalhanoğlu o Mkhitaryan). Potremmo prendere ad esempio l’ultimo Clássico giocato e vinto, contro lo Sporting lo scorso 12 febbraio. Quella di sinistra è la catena più offensiva nel 3-4-2-1 dei Leões, con Matheus Reis braccetto sinistro che spesso si sgancia in proiezione offensiva, il giovanissimo Fatawu Issahaku – che è praticamente un attaccante – a tutta fascia e Trincão sulla trequarti. Risultato: da quei tre, e dai loro sostituti (Diomande, Nuno Santos e Paulinho) è arrivato un solo tiro, nessuno nello specchio della porta difesa da Diogo Costa.

Con Franco a destra, Pepê va a fare la seconda punta a supporto di Taremi. Può così spaziare per tutto il campo, anche se spesso parte da sinistra, creando una pericolosissima coppia tutta brasiliana con Galeno. Non è nemmeno da escludere l’inserimento di Eustaquio, per creare densità in mezzo al campo. È un’opzione percorribile e l’ex Paços de Ferreira ha caratteristiche abbastanza simili all’ex Estoril, ma quest’ultimo è stato schierato più volte largo a destra, specialmente negli ultimi tempi, e questo ci fa pensare che possa essere lui il prescelto.

L’ipotesi offensiva: il 4-4-2 puro del Porto

A tutto questo. c’è un però. Anzi ce ne sono tre: il primo è che il Porto deve recuperare un gol e quindi fare una partita offensiva; il secondo è che la presenza di João Mário è tutt’altro che certa, anzi, a meno che davvero non si tratti di pre-tattica, non ci sarà; il terzo è che André Franco ha zero presenze in Champions League.

La seconda ipotesi, molto più probabile a partita in corso, è il 4-4-2 puro, con due punte vere e proprie. In questo caso Pepê tornerebbe a destra, nel suo ruolo naturale, per far spazio ad Evanilson, condizioni fisiche permettendo, o in alternativa a Toni Martínez. Anche se all’andata lo si è visto poco, Evanilson è un attaccante fastidiosissimo da affrontare (chiedere ai tifosi del Milan). È ben piazzato e difficile da spostare quando prende posizione, è grintoso e sempre pronto a pressare il portatore di palla o a contendere ogni pallone ai difensori. Anche se forse è la caratteristica che si nota meno, ha un’ottima tecnica di base: il pallone rimane sempre attaccato al piede quando lo stoppa, il che gli consente di andare subito al tiro, guadagnando un tempo su difensori e portiere.

Non pochi dilemmi per l’allenatore del Porto (Foto: MIGUEL RIOPA/Getty Images – OneFootball)

Per l’alternativa, invece, si può chiedere ai tifosi della Lazio. Toni Martinez è un attaccante completo, che si mette al servizio della squadra, meno tecnico rispetto al brasiliano, ma più forte di testa. Una sua doppietta è stata decisiva, nel febbraio 2022, a eliminare i biancocelesti dall’Europa League. Ultimamente, in assenza di Otávio questa opzione viene presa in considerazione solo contro le piccole o a partita in corso. Se però João Mário non dovesse farcela, diventerebbe un’opzione molto più appetibile. Il suo sostituto è infatti Rodrigo Conceição, il secondo dei tre figli di Sérgio, l’unico attualmente al Porto. Coetaneo di João Mário, offre molte più garanzie in fase difensiva, ma il suo apporto offensivo è quasi nullo. Questo consentirebbe a papà Sérgio di far giocare Pepê a destra. Il brasiliano è meno difensivo rispetto a Franco per caratteristiche, ma non meno generoso nei ripiegamenti e, senza di lui, la catena di destra acquisterebbe la sola funzione di catena di contenimento, rinunciando ad attaccare con imprevedibilità e pericolosità.

Anche a causa delle tante, certe, probabili o possibili assenze, l’11 che si ritroverà ad affrontare l’Inter questa sera è ancora del tutto indecifrabile. Una cosa, però, è certa: l’assenza di Otávio è un enorme vantaggio per i nerazzurri. Spetta a Inzaghi sfruttarlo al meglio.

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