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CALCIO ESTERO

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Sabato sera: allo stadio Olimpico di Torino va in scena un Torino-Inter che vedrà i nerazzurri di Antonio Conte ottenere i tre punti con un netto tre a zero; una normale partita di campionato, mentre nello stesso momento, dall’altra parte del mondo, più precisamente a Lima, in Perù, alloEstadio Monumental” va in scena una delle partite più belle e affascinanti della storia del calcio: la finale di Copa Libertadores. Ma come mai siamo cosi affascinati dal calcio sudamericano?

Nel luccicante e scintillante calcio di copertina fatto di pop star più che atleti, la normalità fa più effetto dell’originalità. La morbosa ricerca dell’esagerazione schiava del commercio di immagine ha scambiato i significati di normale e diverso, con l’esuberanza di stili stravaganti che ormai è convenienza diffusa e la regolarità che invece è diventata un concetto raro. Nella nuova generazione del pallone fatta di sgargianti treccine e di fisici statuari diventati tele per tatuaggi, l’incontaminata frangetta e l’adolescenziale acne di Joao Felix sublimano il portoghese alla stregua di una Pleria Sterna, perla normale all’apparenza ma rara e selvaggia nell’essere.

È il 31 Ottobre del 1997 e le radio di tutto il mondo passano senza sosta il singolo dei Queen Bohemian Rhapsody in occasione del suo ventiduesimo anniversario. Freddie Mercury se ne era andato appena sei anni prima, ma quel pezzo continuava ad essere l’emblema del rock’n’roll; l’eco di quel successo arriva fino ai giorni nostri, essendo la canzone incisa nel XX secolo più ascoltata di sempre in streaming con ben 1,6 miliardi di riproduzioni. E chissà quante volte l’avrà riprodotta Marcus Rashford, nato proprio in quella data a Manchester mentre sulle note di Bohemian Rhapsody i bambini mascherati giravano per le case ripetendo “trick or treat?” e riempendosi lo stomaco di dolcetti.

Ha sempre avuto un’aura mistica, quasi divina. Fin dagli inizi in Liguria, la consacrazione a Milano e le conferme a Roma. Bisagno, Naviglio e Tevere improvvisamente accomunati dalla stessa somiglianza con il Nilo, solo nei momenti in cui sulle loro sponde accelerava il Faraone. Forse l’acconciatura, forse il sorriso stampato sul volto dopo aver insaccato la rete, forse il dribbling che mandava in estasi il popolo; che fosse rossoblù, rossonero o giallorosso non importa: il Faraone bisognava venerarlo in ogni caso.

Dopo l’ennesimo gol dal dischetto con la maglia della nazionale, Jorginho e compagni sono stati ricevuti al Vaticano e proprio in quell’occasione è arrivata una stretta di mano che ha fatto impazzire i social. Per i tifosi del Chelsea non c’è dubbio: deve essere lui il rigorista fisso dei Blues d’ora in poi, Jorginho “rigorista di Dio” e benedetto da papa Bergoglio. La loro petizione non può passare inosservata dalle parti di Stanford Bridge. Lampard è all’angolo, ma magari vedendo i numeri dell’italo-brasiliano si convincerà…  

Marchio di fabbrica

Riavvolgiamo il nastro fino a sabato scorso, 12 Ottobre, e spostiamoci allo Stadio Olimpico di Roma. Contro una Grecia in crisi l’Italia ha il match point per qualificarsi a EURO 2020, ma la partita è bloccata e gli azzurri faticano a trovare spazi. Al minuto 63’ ecco l’occasione giusta: Mpouchalakīs ferma con il braccio un tiro di Lorenzo Insigne, sarà calcio di rigore! A prendersi la responsabilità è Jorginho. Solita rincorsa, saltello e portiere spiazzato. Gli uomini di Mancini ce l’hanno fatta, sono finalmente avanti. Vinceranno quella partita 2-0, rimanendo a punteggio pieno nel girone e staccando il pass per la fase finale dei prossimi campionati europei.

Jorginho - Riserva di Lusso

Torniamo ad oggi e concentriamoci sui numeri di Jorginho. Dal dischetto è una sentenza: l’unico errore nell’arco dei tempi regolamentari risale al 26 Novembre 2017, quando vestiva la maglia del Napoli e alla Dacia Arena di Udine Simone Scuffet respingeva il suo piattone (per la cronaca, lo stesso Jorginho aveva poi ribadito in rete firmando il gol vittoria). Per il resto 15 penalty vincenti tra Hellas Verona, Napoli, Chelsea e Italia. Impressionante.

In realtà Scuffet non è l’unico portiere ad aver ipnotizzato lo specialista: l’ultima finale di Carabao Cup tra Chelsea e Manchester City si è prolungata fino alla lotteria dei rigori, dove Ederson ha parato i tiri di David Luiz e lo stesso Jorginho.

Mai togliere il pallone a Jorginho

Se l’arbitro comanda un rigore e Jorginho è in campo con te, sai cosa fare: dagli quella palla! Tutti lo sanno, tranne Ross Barkley; o meglio, forse lo sa ma preferisce fare di testa sua. Nella giornata d’esordio della Champions League 2019/20, con il Chelsea sotto 0-1 in casa contro il Valencia e un rigore a favore appena concesso dopo l’on field review, il 25enne inglese ha deciso che quella volta l’ex-Napoli avrebbe dovuto farsi da parte: sarebbe stato lui l’eroe dei tifosi. Peccato che il suo destro sia finito sulla traversa. Triplice fischio, sconfitta e fischi scroscianti. C’è chi lo chiama karma. Chissà se avrà imparato la lezione…

Ross Barkley & Jorginho - Riserva di Lusso

Nel post partita Frank Lampard ha voluto zittire le polemiche confermando Barkley come rigorista della squadra:

E’ lui il rigorista. Lo è dalla pre-season e ne aveva già segnati un paio. La storia è facile.

Ma se il ragazzo di Liverpool ha avuto questo compito dal giorno zero, perché sia in Supercoppa UEFA che in Premier League dagli undici metri si era sempre presentato Jorginho? Qualcosa non torna Frank… 

Se da un rigore dipendesse il futuro dell’umanità, non c’è capriccio che tenga: sarebbe Jorginho a calciarlo. D’altronde ha stretto la mano de Dios, ci salverà.

 

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