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CALCIO ESTERO

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Le mezze stagioni non ci sono più, si stava meglio quando si stava peggio e i 31 anni di oggi non sono più quelli di ieri. Robert Lewandowski, venerdì sera, ha polverizzato la difesa dell’Hertha infilando la consueta doppietta e dimostrando che l’età è solo un numero. Scatti, bordate, cattiveria, reattività ed estrema lucidità: il polacco, superata la soglia dei 30, non sembra aver perso il suo smalto, ma, nolente o volente, dovrà iniziare a fare i conti con l’avvicinarsi del periodo di declino, con gli ultimi due-tre anni della sua carriera da top player.

I 17 trofei (tanti, tantissimi) di squadra “bastano” a consacrarlo fra i migliori giocatori del ventunesimo secolo? O forse, solo forse, il palmares di Robert cela un lato oscuro mascherato e insabbiato dai fiumi di gol siglati ogni anno?

La settimana di calciomercato tramonta, il grande calcio sorge. Si parte con la magia e l’imprevidibilità della Premier dove Liverpool e City riprendono subito il testa a testa mozzafiato. Nove gol segnati, tridenti caldi e tanto spettacolo. Al via anche la Ligue 1 che ci conferma le sensazioni avute in questi ultimi frenetici giorni: Neymar non convocato e sul mercato, con (presumibilmente) Real e Barça in pole position.

Per la Serie A tenete duro, ci separano ancora 14 interminabili giorni al Day One. L’attesa è tanta, la voglia di mettersi in gioco anche. E se in Europa si spendono fior di milioni per la tecnica e la bellezza, nello stivale si delinea una filosofia coerente per tante squadre: garra, garra, garra, garra e fiscità. Per correttezza, quindi, vi proponiamo tre nomi che non potrebbero essere più in linea con quanto appena detto.

Mozart, Van Gogh, Pollock.. artisti, innovatori, scolpiti nella storia della cultura mondiale. Due parole per descriverli: genio e sregolatezza. Nonostante il loro intelletto, la scaltrezza e l’estro creativo, non sono mai riusciti a limitare i propri eccessi ed i propri vizi. Un po’ come successo ad uno dei talenti calcistici più sopraffini degli ultimi 10 anni; forse un po’ meno “genio” e decisamente più “bomber”, ma in ogni caso accomunato ai mostri sacri citati in precedenza per la sua sregolatezza: Mario Balotelli.

(Quasi) nessuno lo conosceva quel sabato 22 luglio di due anni fa; a Shenzhen, il Milan batteva per 4-0 il Bayern di papà Carlo Ancelotti: esordiva Bonucci ed i nuovi acquisti Kessie e Çalhanoğlu facevano illuminare gli occhi dei tifosi rossoneri. Il protagonista di quell’amichevole di fine luglio, però, era un altro. Veniva dalla Primavera ed era un vero Diavolo, con il rossonero che scorre nelle vene: il figliol prodigo, Patrick Cutrone.

Prime uscite stagionali per le big d’Italia e per i rispettivi, nuovi, allenatori: Sarri e Conte, subito agli opposti. Dal bianco al blu, dalla ricerca del bel gioco all’estremizzazione della pragmaticità con una sola cosa in comune…la difficoltà nel disputare buone partite in questa nuova edizione dell’ICC. La noia regna suprema, le emozioni vengono soffocante dall’umidità orientale e la partita si risolve grazie a un autogol e a un tiro deviato.

Il tempo scorre incessante, i ritiri proseguono e le grandi d’Europa si imbarcano per dare il via alle tournèe oltre oceano. Mentre Agosto si avvicina e gli appassionati si sfregano le mani, il Torino si appresta ad intraprendere il cammino che lo condurrà ai gironi d’Europa League: primo sfidante il Debrecen. Una preparazione iniziata con qualche giorno d’anticipo, uno Zaza ritrovato e una squadra pressochè identica allo scorso anno. I granata sono un caso sui generis, un gruppo che sembra voler confermare quanto di buono fatto, dando continuità sia al progetto che alla rosa a disposizione. Magari un acquisto verrà perfezionato durante il calciomercato, ma si sa “squadra che vince, non si cambia“.

Di settimana, in settimana. Sempre con voi per raccontarvi il calciomercato. La nostra rubrica prosegue, mentre arrivano al capolinea le ferie dei calciatori. Dal mare si passa alla fresca brezza della montagna, dai cocktail a macinare chilometri, dalle camicie di lino ai completini da gioco. Luglio è un mese cruciale, una “primavera” in cui rinascere, preparare la stagione e lavorare sulla condizione fisica.

Se i giocatori e lo staff tornano in campo, i dirigenti non si sono mai riposati. Telefoni bollenti, esuberi da sistemare e allenatori da accontentare: l’estate, per loro, è sempre infernale.