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CALCIO ESTERO

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(Quasi) nessuno lo conosceva quel sabato 22 luglio di due anni fa; a Shenzhen, il Milan batteva per 4-0 il Bayern di papà Carlo Ancelotti: esordiva Bonucci ed i nuovi acquisti Kessie e Çalhanoğlu facevano illuminare gli occhi dei tifosi rossoneri. Il protagonista di quell’amichevole di fine luglio, però, era un altro. Veniva dalla Primavera ed era un vero Diavolo, con il rossonero che scorre nelle vene: il figliol prodigo, Patrick Cutrone.

Prime uscite stagionali per le big d’Italia e per i rispettivi, nuovi, allenatori: Sarri e Conte, subito agli opposti. Dal bianco al blu, dalla ricerca del bel gioco all’estremizzazione della pragmaticità con una sola cosa in comune…la difficoltà nel disputare buone partite in questa nuova edizione dell’ICC. La noia regna suprema, le emozioni vengono soffocante dall’umidità orientale e la partita si risolve grazie a un autogol e a un tiro deviato.

Il tempo scorre incessante, i ritiri proseguono e le grandi d’Europa si imbarcano per dare il via alle tournèe oltre oceano. Mentre Agosto si avvicina e gli appassionati si sfregano le mani, il Torino si appresta ad intraprendere il cammino che lo condurrà ai gironi d’Europa League: primo sfidante il Debrecen. Una preparazione iniziata con qualche giorno d’anticipo, uno Zaza ritrovato e una squadra pressochè identica allo scorso anno. I granata sono un caso sui generis, un gruppo che sembra voler confermare quanto di buono fatto, dando continuità sia al progetto che alla rosa a disposizione. Magari un acquisto verrà perfezionato durante il calciomercato, ma si sa “squadra che vince, non si cambia“.

Di settimana, in settimana. Sempre con voi per raccontarvi il calciomercato. La nostra rubrica prosegue, mentre arrivano al capolinea le ferie dei calciatori. Dal mare si passa alla fresca brezza della montagna, dai cocktail a macinare chilometri, dalle camicie di lino ai completini da gioco. Luglio è un mese cruciale, una “primavera” in cui rinascere, preparare la stagione e lavorare sulla condizione fisica.

Se i giocatori e lo staff tornano in campo, i dirigenti non si sono mai riposati. Telefoni bollenti, esuberi da sistemare e allenatori da accontentare: l’estate, per loro, è sempre infernale.

L’apparenza inganna. Quasi sempre. E’ vero, siamo naturalmente portati ad agire e a crearci opinioni su ciò che vediamo ma questo comportamento resta sbagliato. Sì perché spesso dietro il primo e semplice strato dell’apparenza, si nasconde il secondo e veritiero lato della realtà, quello più difficile da scoprire. Prendiamo per esempio una componente come il raggiungimento del successo, più in particolare l’essere calciatori famosi. Lo status del calciatore professionista, da un occhio superficiale, è visto come una sorta di condizione paradisiaca frutto della classica e banale ricetta: soldi più fama uguale a felicità.

Vale la pena bramare ardentemente l’arrivo dell’estate per cinque giorni di vacanza? Il sole, il mare, le feste, le hit estive e, soprattutto, il caldo estenuante. Ti godi le ferie altrui passate tra barche, acque cristalline e posti extra-lusso, chiudi Instagram e metti il telefono in tasca. Alzi lo sguardo e ti ricordi di essere in un tram pieno di gente, dove nessuno balla reggaeton in costume. In un clima da foresta amazzonica, dribbli colpi di tosse e persone e, tra sudate e sudori, tra odori poco gradevoli e camminate sotto il sole condite dal calore dell’asfalto, arrivi a lavoro/università. L’unica gioia è rappresentata dal lento oscillare del ventilatore che solletica la schiena, donando una frazione di secondo di freschezza. Come se non bastasse i grandi campionati sono fermi, il fantacalcio è concluso (probabilmente in malo modo) e la TV offre frivoli varietà difficilmente guardabili.