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CALCIO ESTERO

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Coppa che vai, e(o)rrore che trovi: se pensavamo che la rubrica “Chiacchiere da b(v)ar” potesse rimanere ancorata alla nostra Serie A e ai suoi arbitri italiani, beh, ci sbagliavamo di grosso. Ieri sera infatti, l’Inter di Conte al Camp Nou ha disputato una partita fantastica, dominando in scioltezza i primi quarantacinque minuti, e lasciando qualche spazio in più nel secondo tempo: spazi che una squadra come quella di Ernesto Valverde può trasformare in oro grazie a un esecutore d’eccezione come Suarez. Sua è stata la doppietta che ha piegato immeritatamente i nerazzurri che escono dallo stadio delusi per la sconfitta ma con la consapevolezza dei propri mezzi. Peccato però che ieri sera, le cose sarebbero potute andare in maniera diversa se non fosse stato per un errore clamoroso dell’arbitro Damir Skomina.

Una decisione senza sens(i)o

Siamo al minuto 55° della gara: Handanovic e compagni sono ancora in vantaggio, ma il Barcellona sta crescendo, iniziando a diventare pericoloso. Ad attaccare però adesso è l’Inter, con Sensi che si ritrova a rincorrere un pallone in area di rigore: il centrocampista si avventa su di esso, ma ecco che piomba in anticipo anche Arthur, che però prima di toccare il pallone prende il piede di Sensi. L’interista si lascia un po’ andare, ma il contatto necessario al calcio di rigore c’è tutto. A non pensarla come noi però è Skomina, che talmente scuro della sua decisione, decide di non andare nemmeno a rivedere le immagini. Errore grossolano per un arbitro di fama internazionale, che salvo risultati favorevoli all’Inter, potrebbe avere sulla coscienza l’eliminazione dei nerazzurri, che con un ipotetico 0-2, difficilmente avrebbero perso. Mentre noi tutti dovremmo continuare a crederci perché diamine questa Var non venga usata in ogni occasione.

Shop riserva di lusso

Nella vita di un genitore un qualcosa del genere sarà sicuramente capitato: passi con il tuo primogenito davanti ad una vetrina piena di giocattoli e non puoi far altro che varcare quella porta. “Papà, papà, voglio l’ultima edizione dei Transformers! Ti prego!”, con annessa faccia disperata e coperta da fiumi di lacrime: che fai papà, non lo accontenti il figliolo? Prendete questo esempio e provate ad immaginare a due scambi di persona: il ruolo del genitore viene interpretato da Massimo Moratti, mentre l’odioso (per molti non solo in quest’occasione) bambino è Josè Mourinho. Nessun negozio di giocattoli, è il cocente Appiano Gentile dell’estate 2008.

Sarà successo a tutti, almeno una volta nella vita: un pomeriggio torrido, sotto il sole cocente di metà agosto, non hai voglia di fare molto. Morale della favola, rovini i piani dei tuoi amici, che quel giorno volevano passare il proprio tempo libero nell’oratorio del paese. Vieni catalogato come il guastafeste, ma tu, semplicemente, non avevi voglia di morire di caldo: sei “atipico”, questo sì. Semmai dovessero leggere queste righe, siamo certi che gli amici di Christian Pulisic potrebbero rispecchiarsi alla perfezione nella situazione appena citata.

Palleggiare: un’azione immortale, che passa nel corso dei millenni. Con molta immaginazione, possiamo vedere perfettamente nella nostra mente un Uomo di Neanderthal che palleggia con una palla di foglie accartocciate una sulle altre. Oppure, spostandoci ad epoche più affini alle nostre, ci immaginiamo Renzo, che tra una peripezia e l’altra nel suo tortuoso percorso verso il matrimonio con Lucia, inizia a palleggiare sulle sponde del Lago di Como. C’è un piccolo ragazzo biondo che palleggia, nel 1991: è a Zara, in Croazia, rifugiato nell’Hotel Kolovare. In mezzo ai palloni, però, gli capita di palleggiare anche con delle bombe, che piovono dal cielo sopra di lui.

Ultimo, caotico, giorno di calciomercato. E potrebbe essere uno dei più movimentati degli ultimi anni. La difficoltà nel cedere, di cui abbiamo parlato più volte, ha condizionato pesantemente le settimane precedenti, costringendo le società ad aspettare il lunedì più bollente dell’estate: il 2 settembre. Con l’attenzione di un falco e la pazienza di un Condor, non Galliani, i direttori hanno sfiancato i loro “avversari” portandoli a cedere proprio sul più bello. Sono già diversi i nuovi e i prossimi arrivi, con Roma e Milan scatenate: Kalinic, Rebic e Mkhitaryan

Tentare solamente di spiegare cosa voglia dire la rivalità tra River Plate e Boca Juniors è qualcosa di veramente difficile; riuscirci invece è dannatamente impossibile, a meno che voi non siate argentini di nascita o quanto meno di adozione. Solo “vivendo” nella “tierra de amor y venganza” è infatti possibile capire sulla propria pelle, cosa voglia dire davvero assistere o addirittura giocare un superclàsico.

Tempo e rimpianto. Due concetti che scandiscono la vita dell’uomo. Distanti ma vicini. Diversi ma così uguali. Il secondo deriva, in un certo senso, dal primo come risultato di un cocktail fatto di indecisione, scelte sbagliate e sfortuna. Tempo e rimpianto. Del primo ne hai un tremendo bisogno, del secondo vorresti decisamente farne a meno. Entrare nell’infinito tunnel dei “se” e dei “ma”, infatti, bolla l’uomo come incompiuto, debole o sfortunato, aggettivi e sentenze che nessuno vorrebbe vedere accostato alla sua persona. Tempo e rimpianto. Due concetti che Alexandre Pato conosce bene, odia e detesta con tutto il cuore.

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