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CALCIO ITALIANO

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La stazione è affollata: venti binari ma diversi passeggeri che cercano di salire sul treno del binario 1. Poi c’è un gruppo affollato che circola attorno ai binari 4, 5 e 6. Ci credo: quelle locomotive fanno il giro dell’Europa.. Aspettate un attimo. Ho visto dei passeggeri nuovi: sembrano gentili, cercano di spostarsi dagli ultimi tre binari, quelli che non vuole nessuno. Hanno fatto un bel viaggio per arrivare fino alla stazione: Brescia e Lecce ci hanno messo poco, sono qui da inizio maggio. Il treno del Verona ha fatto ritardo, ma finalmente anche lui è arrivato.

Si portano dietro tre ragazzi, possenti e muscolosi. Uno sembra più grande degli altri: conosce perfettamente la stazione, sa come muoversi. I restanti due sono inesperti, ma impareranno in fretta: andiamo a conoscerli assieme.

Qualche settimana fa, sui profili social della Lega Serie A Tim (i vari Facebook, Instagram e Twitter) e sulle pagine della Gazzetta Dello Sport e del Corriere Dello Sport, è iniziata a girare una foto ritraente la tribuna fatiscente di uno stadio, senza seggiolini e una scritta abbastanza grossa in sovrimpressione all’unico tifoso in foto: “La pirateria uccide il calcio”, con tanto di hashtag #stoppiracy. Ma è davvero così? Il problema più grande del calcio moderno, è davvero la sempre più diffusa pirateria delle pay-tv come sostengono ai piani alti? Assolutamente no.

Il 7 maggio 1999, Marco Materazzi si trova a Liverpool, sulla sponda dipinta di blu del fiume Mersey. Ha la numero 15 dell’Everton, che non ha indossato nelle ultime tre gare di campionato: non lo convocano, forse sarà per la sua attitudine a farsi sbattere fuori prima del 90′. Il giorno dopo i Toffies ne rifilano 6 al West Ham, ma Marco non è della partita. Chissà se quel giorno ha visto la première dell’ultima pellicola dei fratelli Wachowski: di questo Matrix ne sentirà parlare spesso..

Il countdown è agli sgoccioli, la clessidra sta per versare l’ultimo granello di sabbia e tutta Europa potrà respirare nuovamente calcio. Un infinito e stancante conto alla rovescia che si scontra con il desiderio delle società di non far finire più la sessione: l’eterna lotta tra preda e predatore si potrarrà fino alla mezzanotte del 2 settembre, quando i club saranno costretti a tirare le somme. Da una parte i DS che fiutano lo sconto e l’occasione, dall’altra quelli costretti a vendere cercando di limitare i danni.

La settimana di calciomercato tramonta, il grande calcio sorge. Si parte con la magia e l’imprevidibilità della Premier dove Liverpool e City riprendono subito il testa a testa mozzafiato. Nove gol segnati, tridenti caldi e tanto spettacolo. Al via anche la Ligue 1 che ci conferma le sensazioni avute in questi ultimi frenetici giorni: Neymar non convocato e sul mercato, con (presumibilmente) Real e Barça in pole position.

Per la Serie A tenete duro, ci separano ancora 14 interminabili giorni al Day One. L’attesa è tanta, la voglia di mettersi in gioco anche. E se in Europa si spendono fior di milioni per la tecnica e la bellezza, nello stivale si delinea una filosofia coerente per tante squadre: garra, garra, garra, garra e fiscità. Per correttezza, quindi, vi proponiamo tre nomi che non potrebbero essere più in linea con quanto appena detto.

Mozart, Van Gogh, Pollock.. artisti, innovatori, scolpiti nella storia della cultura mondiale. Due parole per descriverli: genio e sregolatezza. Nonostante il loro intelletto, la scaltrezza e l’estro creativo, non sono mai riusciti a limitare i propri eccessi ed i propri vizi. Un po’ come successo ad uno dei talenti calcistici più sopraffini degli ultimi 10 anni; forse un po’ meno “genio” e decisamente più “bomber”, ma in ogni caso accomunato ai mostri sacri citati in precedenza per la sua sregolatezza: Mario Balotelli.

(Quasi) nessuno lo conosceva quel sabato 22 luglio di due anni fa; a Shenzhen, il Milan batteva per 4-0 il Bayern di papà Carlo Ancelotti: esordiva Bonucci ed i nuovi acquisti Kessie e Çalhanoğlu facevano illuminare gli occhi dei tifosi rossoneri. Il protagonista di quell’amichevole di fine luglio, però, era un altro. Veniva dalla Primavera ed era un vero Diavolo, con il rossonero che scorre nelle vene: il figliol prodigo, Patrick Cutrone.

Prime uscite stagionali per le big d’Italia e per i rispettivi, nuovi, allenatori: Sarri e Conte, subito agli opposti. Dal bianco al blu, dalla ricerca del bel gioco all’estremizzazione della pragmaticità con una sola cosa in comune…la difficoltà nel disputare buone partite in questa nuova edizione dell’ICC. La noia regna suprema, le emozioni vengono soffocante dall’umidità orientale e la partita si risolve grazie a un autogol e a un tiro deviato.

Il tempo scorre incessante, i ritiri proseguono e le grandi d’Europa si imbarcano per dare il via alle tournèe oltre oceano. Mentre Agosto si avvicina e gli appassionati si sfregano le mani, il Torino si appresta ad intraprendere il cammino che lo condurrà ai gironi d’Europa League: primo sfidante il Debrecen. Una preparazione iniziata con qualche giorno d’anticipo, uno Zaza ritrovato e una squadra pressochè identica allo scorso anno. I granata sono un caso sui generis, un gruppo che sembra voler confermare quanto di buono fatto, dando continuità sia al progetto che alla rosa a disposizione. Magari un acquisto verrà perfezionato durante il calciomercato, ma si sa “squadra che vince, non si cambia“.