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CALCIO ITALIANO

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Ieri, sabato 24 agosto, è finita l’agonia di milioni di italiani: è tornata la nostra tanto amata Serie A, offrendoci, subito dopo l’esordio al Tardini della Juventus contro il Parma, un match “di cartello”, ovvero quello tra Fiorentina e Napoli.

Non stavo più nella pelle, avrò studiato il calendario a memoria almeno cinque o sei volte, e alle 18:30, la mia posizione era lì, sul divano, ad aspettare il primo di una lunga serie di calci a quel pallone (brutto, davvero brutto quest’anno) che ci accompagnerà per altri nove lunghissimi mesi. Poi però quello che non doveva più accadere, è accaduto di nuovo. Rovinando tutto, irrimediabilmente.

Se non ve ne foste accorti da soli, e sarebbe un problema, la Serie A è tornata. Tutto tornerà alla normalità, rientrando nella routine che tanto amiamo e disprezziamo allo stesso tempo. Tra countdown televisivi, raffiche di notifiche sui telefonini e (pseudo)maestri del fantacalcio intenti a spacciarti i loro segreti per diventare milionari, possiamo concordare su tre punti: l’estate sta finendo, il calciomercato fino a settembre è una forzatura e il caso Icardi sta durando più del governo. Ma poco importa, torna il campionato…

…E lo fa alla grande, con due botti di mercato che vanno a rimescolare le carte in tavola: Franck Ribery e Hirving Lozano. Fiorentina e Napoli aggiungono due top alla già lunga schiera, aumentando la competitività e l’appeal all’estero. Siamo in crescita e questo è un bene, ora rimane da modernizzare le strutture per avvicinarsi al top europeo e mondiale: Inghilterra e Spagna.

La stazione è affollata: venti binari ma diversi passeggeri che cercano di salire sul treno del binario 1. Poi c’è un gruppo affollato che circola attorno ai binari 4, 5 e 6. Ci credo: quelle locomotive fanno il giro dell’Europa.. Aspettate un attimo. Ho visto dei passeggeri nuovi: sembrano gentili, cercano di spostarsi dagli ultimi tre binari, quelli che non vuole nessuno. Hanno fatto un bel viaggio per arrivare fino alla stazione: Brescia e Lecce ci hanno messo poco, sono qui da inizio maggio. Il treno del Verona ha fatto ritardo, ma finalmente anche lui è arrivato.

Si portano dietro tre ragazzi, possenti e muscolosi. Uno sembra più grande degli altri: conosce perfettamente la stazione, sa come muoversi. I restanti due sono inesperti, ma impareranno in fretta: andiamo a conoscerli assieme.

Qualche settimana fa, sui profili social della Lega Serie A Tim (i vari Facebook, Instagram e Twitter) e sulle pagine della Gazzetta Dello Sport e del Corriere Dello Sport, è iniziata a girare una foto ritraente la tribuna fatiscente di uno stadio, senza seggiolini e una scritta abbastanza grossa in sovrimpressione all’unico tifoso in foto: “La pirateria uccide il calcio”, con tanto di hashtag #stoppiracy. Ma è davvero così? Il problema più grande del calcio moderno, è davvero la sempre più diffusa pirateria delle pay-tv come sostengono ai piani alti? Assolutamente no.

Il 7 maggio 1999, Marco Materazzi si trova a Liverpool, sulla sponda dipinta di blu del fiume Mersey. Ha la numero 15 dell’Everton, che non ha indossato nelle ultime tre gare di campionato: non lo convocano, forse sarà per la sua attitudine a farsi sbattere fuori prima del 90′. Il giorno dopo i Toffies ne rifilano 6 al West Ham, ma Marco non è della partita. Chissà se quel giorno ha visto la première dell’ultima pellicola dei fratelli Wachowski: di questo Matrix ne sentirà parlare spesso..

Il countdown è agli sgoccioli, la clessidra sta per versare l’ultimo granello di sabbia e tutta Europa potrà respirare nuovamente calcio. Un infinito e stancante conto alla rovescia che si scontra con il desiderio delle società di non far finire più la sessione: l’eterna lotta tra preda e predatore si potrarrà fino alla mezzanotte del 2 settembre, quando i club saranno costretti a tirare le somme. Da una parte i DS che fiutano lo sconto e l’occasione, dall’altra quelli costretti a vendere cercando di limitare i danni.

La settimana di calciomercato tramonta, il grande calcio sorge. Si parte con la magia e l’imprevidibilità della Premier dove Liverpool e City riprendono subito il testa a testa mozzafiato. Nove gol segnati, tridenti caldi e tanto spettacolo. Al via anche la Ligue 1 che ci conferma le sensazioni avute in questi ultimi frenetici giorni: Neymar non convocato e sul mercato, con (presumibilmente) Real e Barça in pole position.

Per la Serie A tenete duro, ci separano ancora 14 interminabili giorni al Day One. L’attesa è tanta, la voglia di mettersi in gioco anche. E se in Europa si spendono fior di milioni per la tecnica e la bellezza, nello stivale si delinea una filosofia coerente per tante squadre: garra, garra, garra, garra e fiscità. Per correttezza, quindi, vi proponiamo tre nomi che non potrebbero essere più in linea con quanto appena detto.

Mozart, Van Gogh, Pollock.. artisti, innovatori, scolpiti nella storia della cultura mondiale. Due parole per descriverli: genio e sregolatezza. Nonostante il loro intelletto, la scaltrezza e l’estro creativo, non sono mai riusciti a limitare i propri eccessi ed i propri vizi. Un po’ come successo ad uno dei talenti calcistici più sopraffini degli ultimi 10 anni; forse un po’ meno “genio” e decisamente più “bomber”, ma in ogni caso accomunato ai mostri sacri citati in precedenza per la sua sregolatezza: Mario Balotelli.

(Quasi) nessuno lo conosceva quel sabato 22 luglio di due anni fa; a Shenzhen, il Milan batteva per 4-0 il Bayern di papà Carlo Ancelotti: esordiva Bonucci ed i nuovi acquisti Kessie e Çalhanoğlu facevano illuminare gli occhi dei tifosi rossoneri. Il protagonista di quell’amichevole di fine luglio, però, era un altro. Veniva dalla Primavera ed era un vero Diavolo, con il rossonero che scorre nelle vene: il figliol prodigo, Patrick Cutrone.

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