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Damiano Fallerini

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Onestamente, e senza esagerare nemmeno un tantino, sono convinto che Mislav Orsic – uno che di mestiere fa l’ala/trequartista/seconda punta della Dinamo Zagabria – sarebbe potuto essere uno dei migliori attori shakespeariani della nostra epoca, specialmente intrappolato nei personaggi più nichilisti. Sarebbe stato tra i miti delle interpretazioni teatrali, specie oggi che Sir Laurence Kerr Olivier non c’è più ed è tutto così diverso.

Usciva nelle sale del lontano 1986 ed è oggi il manifesto del genio di David Lynch, regista un po’ illuso, un po’ disilluso, un po’ tanto oscuro e tanto innovativo. Ora però, chiariamo in partenza, il film a cui mi riferisco prende il nome dalla celebre canzone Blue Velvet di Bobby Vinton, colonna sonora dell’opera, ma in Italia è conosciuta come “Velluto blu”. Quindi, se ci pensate bene, chiamare questo film “Velluto blu” come è stato distribuito in Italia, sarebbe un po’ come leggere “L’astronauta” per il titolo del biopic su Elton John oppure, peggio ancora, “Rapsodia boema” al film che narra i Queen. Perché le canzoni in inglese naturalmente conservano i titoli in lingua madre, e nell’Italia dei 60 milioni di allenatori il “Sottomarino giallo” è il Villareal, non di certo la popolare hit dei Beatles. I testi non cambiano di paese in paese da sempre.

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