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Endrick ha visto il Paradiso e non gli è piaciuto

Ambizioni vs aspettative

L’ambizione dovrebbe essere appena una silhouette – una sagoma in nero – di chiunque abbia un obiettivo immenso, soltanto 100 volte più grande di qualsiasi altra ombra. Per definizione, l’ambizioso deve vedere il suo sogno più grande di tutto il resto.

“Sì e no” secondo Douglas Sousa, il papino di Endrick Felipe Moreira de Sousa che oggi, per proteggere le ambizioni del figliolo  si ritrova a nascondere le aspettative della gente, pericolosissime, dietro a mobili ed armadi. Ma saranno quelli del trasloco in Spagna – Real Madrid 2024.

Però Endrick quando gioca a Calcio non è proprio un bluff.

Praticamente, Endrick è speciale come lo è una tigre della Tasmania. Una specie di quelle già estinte come si annunciava negli anni ’40 dello scorso secolo. Ne erano tutti sicuri e nel 2011 era piombato nei cinema “The Hunter“, pellicola con Willem Dafoe nei panni d’un antipaticissimo cacciatore alla ricerca dell’ultima individuo di “tilacino” (questo è il nome “esatto” della tigre), obiettivo lo sterminio della specie. E invece il film per la sensibilizzazione su un “animale morto” da decenni, viene immediatamente contraddetto 11 anni dopo. Nel mese di febbraio del 2022 l’ormai estinta tigre della Tasmania si fa un giretto in un centro abitato nei pressi di Melbourne, Australia. E naturalmente viene ripresa da un telefono, subito virale su Tik Tok. Il più straordinario dei non vi siete ancora liberati di me, sono ancora qui.

Endrick, che è nato il 21 luglio 2006 e sta per compiere “16 anni e mezzo”, fa un po’ così. Sbuca nel 2022 e già porta sulle spalle paragoni con tanti “morti”, almeno nei campi da calcio, calciatori che non si potrebbero ri-trovare né nelle strade né sul sintetico.

Endrick con la maglia del palmeiras
È solo l’inizio di un lungo rapporto tra Endrick e gli applausi (Photo by NELSON ALMEIDA/AFP via Getty Images – OneFootball)

Nel giochino del “lui somiglia a lui ed ha un po’ di lui e quando si muove in quel modo sembra quell’altro”, praticato soltanto per spiegare “che giocatore è” a chi non lo ha mai visto giocare, Endrick di tutto il mondo è quello con più parentele da campo. Detiene un certo albero genealogico di antenati, avi, zii e prozii, ascendenti, progenitori, padri e affini con cifre molto più elevate di qualsiasi famiglia di ceto nobile del XIX secolo. Ma quei tipi lì dovevano imparentarsi, per dovere. Ecco che se tutti gli umani hanno la certezza che la famiglia, alla nascita, sia qualcosa di totalmente naturale, intorno ad Endrick si è creata una famigliola artificiale.

Questo giochino delle similitudini, per quanto divertente, è anche piuttosto rischioso. Le ambizioni tramutano in aspettative degli altri, e le aspettative non devono mai diventare grandi quanto o più delle ambizioni, come detto in apertura. Altrimenti, si tende a catalogare Endrick come “normale”, perché Endrick vale addirittura 72 milioni di euro e quindi è normale attendersi un certo tipo di statistiche.

È troppo presto, ma oggi Endrick è uno per cui Drake sarebbe disposto, forse, a scommettere 8 milioni di dollari per un suo futuro Pallone d’Oro.

Insomma, il talentino del Palmeiras sembra già essere destinato a diventare Uno di Quei Calciatori, ed ora ha appena 16 anni. Davvero, troppo presto per essere un uomo. Eppure è considerato una tigre della Tasmania, qualcosa di unico.

La povertà. La fuga. La leggenda

In origine, l’ambizione – quella pura e candida che si ha da bambini – non è mai mancata in casa Endrick. Non che lui da piccoletto, per ispirazione, passeggiasse per Broadway o sulle stelle della Hollywood Walk of Fame.

Il padre del 2006 ha raccontato che lui e la mamma si lamentavano perché erano poveri, perché mangiavano appena, perché non riuscivano a fare di più. Endrick già a 10 anni guarda fisso i suoi genitori come solo Lee Van Cleef in uno stallo alla messicana, e ripete, con una lacrima sul viso e tanto ottimismo: “Tranquilli. Ci penserò io quando diventerò un calciatore.”

Paradossalmente, il nome della zona dove è situata la casa del ragazzo è “Valparaíso“, che naturalmente è la contrazione delle parole “valle” e “paradiso”, in italiano. Un nome che è una bugia, perché se il paradiso è lì, beh, diciamo che io mi impegno per finire al purgatorio. Siamo nel cono meridionale del Distretto Federale nei pressi di Brasilia, la gente è tanta ed i soldi sono pochi, con tutta sincerità le strade regalano spesso un odore poco delicato, in molti nemmeno riescono ad avercela una casa. Perlomeno, la famiglia di Douglas Sousa non è più povera di quelle intorno. Al babbo tutto questo importava eccome, e allora ha fatto a modo suo. Che curiosamente era anche il modo del figlio, Endrick.

Endrick in azione durante il brasileirao
Se dovessi dare un titolo a questa immagine sarebbe “Dedizione” (Photo by NELSON ALMEIDA/AFP via Getty Images – OneFootball)

Come uno dei tanti “nuovi Messi” dell’Arabia Saudita finiti su Internet, come un giovanissimo Pistol Pete Maravich che palleggiava il pallone da basket in un’automobile in movimento su consigli paterni, come le sorelle Williams con King Richard, Endrick trova un papà che vuole capire il suo sport, che vuole migliorarlo, che vuole farlo conoscere, che vuole aiutarlo a crescere con un pallone vicino. È lui la sua figura di riferimento.

La soluzione non tarda a presentarsi: un account su YouTube, un telefonino che riprende, i video del ragazzino di 10 anni che muove la palla, accelera, dribbla, esulta, tira contro i coetanei, in pochi giorni, finiscono per spopolare sul web. Ma Endrick rimane una star da schermo per poco, perché per colpa dei video papà riceve offerte da 7 club diversi e quindi decide di visitare i centri sportivi di ogni squadra, con il fine di contrattare e scegliere la soluzione migliore.

Di questi, 3 gli offrono “solo” la possibilità di allenarsi, 4 aggiungono agli allenamenti delle offerte come casa, studio e pasti pagati. Chi si spinge più in là delle altre è il Palmeiras, club che accetta ogni richiesta di papà. Così tutta la famiglia si trasferisce a São Paulo, sull’Oceano Atlantico, nel sud-est del Brasile. Lontano dal Paradiso, al babbo viene permesso anche di lavorare nello staff della squadra, per stare vicino al suo ragazzo.

A proposito, di recente Douglas Sousa si è levato anche i propri “sassolini” dalle scarpe. Ha rivelato che il Palmeiras, sapendo dell’interesse di altri club, aumentò immediatamente, e sensibilmente, la propria offerta. Al contrario, Corinthians e São Paulo rimasero “appena” ad un contratto di 150 dollari a settimana.

Dall’accordo con il Palmeiras, niente ha più fermato Endrick: sempre con lo stesso spirito, con la stessa fame, con la stessa umiltà, come se non avesse altro di cui vivere (ed è così, in effetti). Torneo dopo torneo, partita dopo partita, gol dopo gol, 170 reti in 176 partite con le giovanili dell’Academia de Futebol, tutti anticipati da un leggendario gol in rovesciata al debutto (uno dei tanti).

Endrick Begins

Di aneddoti incredibili nelle partite più importanti dei tornei giovanili ce ne sono troppi, il suo percorso con le varie juniores è già mito e leggenda. Tra 50 anni, con tutta probabilità, ne scopriremo di nuovi. Comunque, Endrick è un po’ il 9 di Steven Spielberg – il regista “buonista” -, tipico giocatore che sul risultato di 0-0 è capace di smarcarsi tutti gli avversari con entusiasmo al 90′ facendo il pallonetto di rabona con tunnel al difensore, o quello che può segnare in rovesciata di tacco nel corso di un salvataggio sulla propria linea di porta.

Spoiler: probabilmente l’ultima testimonianza non è vera.

Quel che è certo è che Endrick è il più grande marcatore delle giovanili del Palmeiras, che ha segnato 6 gol nell’importantissima Copinha (record) e che 2 di questi sono stati finalisti per il premio di “Gol del Torneo”, che ha firmato un contratto da professionista con il Palmeiras appena compiuti i necessari 16 anni d’età, che prima ne aveva firmato un altro con Nike, che ha giocato sempre tra i più grandi – prima in U15 poi in U17 e infine con l’U20 del “Verdao” -, che è il più giovane marcatore della storia della prima squadra del Palmeiras, che ha segnato 3 gol in 3 partite da titolare in Brasileiro Serie A.

L'esultanza al primo goli in Brasileiro
L’esultanza al primo gol in Brasileiro Serie A (Photo by Heuler Andrey/Getty Images – OneFootball)

Ma anche che è stato appena acquistato dal Real Madrid per 60 milioni di euro (era la clausola) più 12 di tasse, che potrà giocare in Europa solo nel 2024 a 18 anni come ordina la legge, e che Felipe Melo e Luiz Adriano (2 ex del Palmeiras) lo hanno messo in contatto con un’azienda di articoli sportivi, per sponsorizzazioni.

Non sorprende che, da più piccolo, più basso e più promettente di tutti, Endrick sia diventato il preferito tra i compagni di squadra. E poi, in questo glorioso Palmeiras di coach Abel Ferreira. Club che, forse ho dimenticato di scriverlo, ha raggiunto una Copa Libertadores nel 2020 ed ha bissato il trofeo nel 2021.

Eppure per Endrick, abituato ai record, da poco qualcosa è cambiato: aspettative, ambizioni, 72 milioni di euro pagati dal Real Madrid. Solo per lui, le aspettative. Le aspettative sono quelle di chi deve diventare il brasiliano più importante della propria generazione. È certo che il ragazzino abbia il cuore del campione ed il passato del campione, inoltre che impari davvero in fretta, che gli appartenga l’entusiasmo di chi esulta come se avesse segnato appena 1 gol ogni 38 partite (anche se la media reale è praticamente di 1 gol a partita): ma tutti questi, in fin dei conti, dettagli, sembravano già essere scritti. Come anche il futuro di Endrick che sembra essere già scritto, in Brasile. È come se abbia già un suo destino per colpa delle aspettative, tanto che da São Paulo al resto del Paese sono convinti: Endrick è l’eletto del popolo brasiliano.

Anche se è molto presto per questo 2006, è risaputo che i brasiliani abbiano un certo modus hoperandi con i grandi talenti: dai tempi di Pelé attendono un altro che sia per davvero, o quasi, suo pari, e poi hanno attese sconsiderate per i più importanti wonderkids. Ora che O Rei ci ha lasciati, il popolo verdeoro attenderà un “redentore”, e più intensamente di prima.

I brasiliani pensano ai Mondiali che verranno, e vedono in Endrick – ripeto, deve essere scritto in qualche testo sacro/profetico – il loro eroe in formazione, un futuro traghettatore verso la Coppa del Mondo, o meglio, le Coppe del Mondo, plurale. Uno spirito-guida che libererà il popolo verdeoro dagli, almeno, 24 anni di digiuno, senza un Mondiale.

Tutto ciò rende Endrick, praticamente, Lisan al-Gaib, il giovane messia di “Dune” giunto a conoscenza dei propri poteri, venuto per liberare i Fremen, sceso su Arrakis per ripristinare un nuovo ordine dell’universo come annunciato dalle Scritture. In Brasile ne sono già sicuri.

Gato, Novo Romario, o Lukakinho?

Eccoci, siamo ancora qui, un altro giorno alla ricerca del perché Endrick sia tanto speciale su un campo da calcio, sforzandoci di non accettare la parolina “tutto” come risposta. Senza provare a capire dove potrà arrivare nei Mondiali del futuro.

Sono sicuro che nei tantissimi soprannomi di Endrick si nasconde l’essenza del suo stile di gioco. Ogni nickname contiene qualcosa di Endrick e sommandoli si può arrivare ad una conclusione. Infatti, per nostra fortuna, sono tutti, o quasi, nomi nati per paragoni tecnici. Ad eccezione di uno, Gato.

Così lo chiama il padre: “gatto”, con affetto. Come ha spiegato in un’intervista: “Lo chiamo Gato perché ogni gatto è bello.” Che in poche parole è anche la spiegazione del perché “Gato” non abbia riscosso il successo degli altri soprannomi in patria. Ho provato ad annunciarvelo senza pregiudizi, ma la verità è che è davvero-davvero terribile, specialmente la spiegazione, per un calciatore che deve diventare un motociclista (veloce e prepotente) da Liga, uno tosto. Cioè, questo è un soprannome da famiglia, non da campo. Ma c’è comunque qualcuno che non conosce il ragazzino di persona eppure lo chiama Gato, e per giustizia anche questo va citato.

N.B. Non so se occorre sottolineare che gli accostamenti sono solo per il “modo” in cui Endrick interpreta le partite, il ragazzo non è Romario come non è Ronaldo, ha soltanto degli aspetti similari.

Il secondo nomignolo, “O Novo Romario” (naturalmente “Il Nuovo Romario”) è più un epiteto o un’apposizione, non tanto un soprannome. Dell’ex Barcellona lui riprende l’altezza – infatti Endrick è alto appena 173 centimetri anche se potrebbe crescere ancora – ma soprattutto gli appartiene quella letalità leggendaria e più in generale l’essere sempre attivo, in movimento, in area di rigore. Come un predatore genuino. Oltre a queste analogie somatiche si aggiungono dettagli come la velocità di esecuzione, con pochi metri o con il corpo in condizioni precarie o, semplicemente, l’arte che hanno pochi attaccanti di saper concludere prima di dire “subito”.

Il ragazzo del Palmeiras è un bomber di razza, non dorme mai ed è sempre in agguato, non si spegne durante le partite. La sua tecnica di tiro è asciutta, incisiva, i gol si alternano tra conclusioni di rapina, reti spettacolari e bordate da fuori. Ma se Endrick è certamente agile palla al piede, lo è in una maniera sicuramente molto diversa da come lo era Romario, uno con le gambe forti, ma con grandi differenze. E forse Endrick è anche più veloce. Dell’ex bomber campione del mondo di USA 94, in definitiva, si ritrovano i tratti che fanno del figlio di Douglas Sousa un realizzatore, oltre alla pura abilità di “finalizzazione” ed ai non troppi centimetri.

Ma il paradosso che ha fatto innamorare il mondo intero del classe 2006 è che, a discapito di un’altezza da piccoletto, Endrick non rientra nella categoria della punta brevilinea. E da qui viene il soprannome di Lukakinho, che ha trovato molto spazio in Brasile e zero in Europa. Può sembrare strano questo accostamento, del resto con Endrick non c’è nulla di solito, normale, classico. Può sembrare strano perché in effetti è molto strano.

Una delle tante corse ad ostacoli di Endrick, palla al piede (Photo by NELSON ALMEIDA/AFP via Getty Images – OneFootball)

Il termine moderno che oggi distingue ogni grande atleta, come lo è lui, è “freak“. Lo avrete sentito sicuramente. I 68 kili di peso – che sembrano già tantini per una punta bassina – non spiegano niente. Essere un freak significa essere un’eccezione della natura, un bello scherzo. Significa che equazioni con termini come massa, peso, forza e velocità non possono significare nulla. Significa, per uno sportivo, avere dei vantaggi evidenti sugli altri, a causa di un atletismo che incontra l’irrazionale. Haaland che è alto quasi due metri e corre a quella velocità, con quella cinica padronanza di un corpo composto, è un freak. Idem Mbappè, che quando agita le gambe siano 2 o 20 metri dietro, diventa irraggiungibile per qualsiasi essere umano. Endrick è unico perché è freak, e come da definizione di “unico”, non è un freak alla loro maniera.

Sebbene il soprannome “Lukakinho” non tenga conto delle fatiche incontrate fin qui da Endrick spalle alla porta, pezzo forte del collega belga e punto debole ancora da studiare per il giovane brasiliano, il paragone tra il futuro giocatore del Real Madrid e Romelu Lukaku (191 cm e 94 kg) sottolinea soltanto le doti fisiche del classe 2006, un giocatore “piccoletto” sui dati, ma che in campo sembra tutt’altro. L’esplosività di Endrick nel muoversi, fingendo di avere un corpaccione (anche se comunque è molto robusto) è irreale. È un mistero della natura, qualcosa da freak.

Per quanto lo spingano, lo strattonino, tentino di tirarlo giù, Endrick insisterà sempre a mantenere il corpo avanti, senza prendere in considerazione una caduta a terra, con un’agilità mistica in corsa. Poi sì che è è veloce, molto molto veloce, ma quella testardaggine ad insistere prepotentemente, senza spostare il corpo, è davvero quanto di più impressionante esista nel campionato brasiliano, ad oggi. Ad un’età in cui i muscoli, poi, dovrebbero ancora formarsi in maniera più evidente, questo strapotere fisico risulta davvero inspiegabile. Per tutti i brasiliani è chiaramente un segnale. Quindi, sul primo controllo di Endrick non sempre c’è da giurare, ma dal secondo tocco in poi il ragazzo del Paradiso ha già dimostrato a più riprese di diventare incontrollabile. E non si ferma più e prende metri in corsa, allargando il volume del corpo e le spalle.

Un po’ come quando chiesero a Vincenzo Montella: “Come fermare Alexis Sanchez?” E il mister di Pomigliano d’Arco, allora al Siviglia, rispose: “Lo so: con una corda!”

E non è finita qui. A tutto ciò aggiungiamo una grande coerenza all’etica del lavoro, ad esempio quando c’è da recuperare palla. Vere corse in pressing furioso, di chi non si sente una star, di chi vuole faticare più degli altri, arrivare prima degli altri, mettersi in discussione per primo. Finora Endrick è stato un giocatore umile, e qualche settimana fa i tempi sono cambiati, ma non è proprio uno dei soliti attaccanti razza fenomeno che “aspetta” la palla. Lui li sfiata fino allo sfinimento i difensori avversari che ha davanti, e con l’irrefrenabile entusiasmo di chi gioca a 16 anni.

Una dimostrazione di ferocia del giovane brasiliano
Immagine tratta da uno dei 3 gol segnati in Serie A brasiliana: recupero palla sul difensore dell’Avaì, poi dritto verso la porta (Photo by Alexandre Schneider/Getty Images – OneFootball)

Per finire, altri soprannomi spesso proposti, che combacino con il cognome della punta del Palmeiras sono “O Novo Adriano”, “O Novo Rivaldo” e “O Novo Ronaldo” (l’ex Inter). Personalmente, per quanto diversi per stazza e skills, Ronaldo mi sembra quello che – anche se sono decisamente diversi – più si avvicina ad Endrick.

È difficile trovare qualcuno simile ad Endrick: ci sono molti brasiliani più appariscenti per colpi di tacco e finte con la palla tra i piedi, allo stesso tempo in patria nessuno fa i gol impossibili che fa lui. Eppure R9, come sembra essere intenzionato Endrick, ha saputo coniugare alla grande forza fisica, agilità, potenza. E divorava il campo. Certamente Endrick si presenta con un’arsenale minore per i dribbling ed ha una maniera tutta sua di portare avanti la palla, qualcosa che deve ancora maturare per intero, ma è diverso anche per come vive la partita o per come finalizza (in questo ultimo aspetto, tornerei su Romario). Lukaku, sinceramente, è soltanto un eufemismo che crea un grande effetto “per dare l’idea”.

Real Madream

Magari molti fin qui non hanno creduto a questa cosa del destino, ma il trasferimento di Endrick nella Madrid blanca non può essere soltanto un caso del suo percorso. E poi, i rumors di mercato non si sono mai fermati sul Real Madrid e basta. Naturalmente era stato già segnalato l’interesse di molti altri grandi club europei, prima della recente fumata bianca i giornali avevano insistito sul Manchester United, sul Liverpool, sui rivali del Barcellona.

È molto interessante l’intervista rilasciata dal brasiliano a “Marca“, noto quotidiano spagnolo, in data 01/02/2022, quando Endrick aveva un anno ed una casella da calciomercato in meno sulla carta d’identità. Lukakinho si era raccontato ringraziando Dio, da buon cristiano, e come sempre si era espresso tra ambizioni ed attese.

Si parte con le riflessioni sulla Copinha vinta da MVP, si prosegue con l’onore di essere in prima pagina sul giornale e con Mbappè come modello attuale, il sogno di giocare in Europa, la gratitudine al Palmeiras e la personale promessa alla famiglia di diventare un calciatore, poi, una rapida descrizione del proprio stile di gioco: “Provo sempre a fare le cose più difficili. Voglio essere decisivo ed aiutare i miei compagni, così quando segno 1 gol voglio il secondo, se sono 2 ne voglio 3. Ho carattere, non mi fermo mai. Ho giocato da esterno e segnato tante volte, però preferisco essere posizionato come punta.”

La parte più interessante dell’intervista, però, è senz’altro quando Endrick si pronuncia sui due club spagnoli più accostati a lui, Real Madrid e Barcellona. Ma il 2006 di Brasilia non dà le solite mezze risposte, non si nasconde, ha una netta preferenza: “Provo molto amore per il Real, un club che ho sempre seguito a causa di un uomo spettacolare, il mio idolo Cristiano Ronaldo, che lì ha vinto 4 Champions League. Un club con storia ed in generale un’ottima squadra. Ma devo fare di più, non è abbastanza, devo dare di più. Poi anche il Barcellona è una grande squadra, ha avuto grandi giocatori come Messi, Xavi e Iniesta, sono grato per il loro apprezzamento,”

Tutto riproposto nell’intervista del 29 dicembre, già da futuro calciatore del Real Madrid, sempre su “Marca”: “Ho scelto il Real Madrid perché Cristiano Ronaldo è il mio idolo, è il club più importante al mondo. Anche Vincius è un amico, mi ha dato tantissimi consigli. Continuo ad essere con i piedi per terra, non ho ancora vinto nulla ma so che questa è la scelta giusta: faccio il tifo per il Real!”

Quel che è certo è che noi attenderemo il 2024 con pazienza, sentiremo parlare sempre più di lui, il brasiliano del 2006, in patria. Ad oggi Endrick, sotto queste meravigliose telecamere, deve ancora imparare a difendere il pallone ed a posizionarsi spalle alla porta, per quanto generoso deve crescere nella capacità di coinvolgere i compagni, deve ancora istruire il suo gioco tatticamente (anche se lascia intravedere miglioramenti netti di mese in mese), deve fare di più, molto di più – come dice lui – prima di diventare “O Novo… Mister X”.

Anche perché se mai lo diventerà, nessuno lo chiamerà così: basterà essere “Endrick”, il ragazzo scappato dal poverissimo Valparaíso con una promessa ed una preghiera.

“Io diventerò un grande campione papà, cambierò tutto se Dio mi assisterà, te lo posso giurare adesso.”

Ed a quel punto, anni dopo, qualcun altro potrebbe diventare “O Novo Endrick”. Però sarebbe complicato, perché di giocatori così, a 16 anni, non ne avremmo mai visti nei primi 150 anni di gioco del calcio.

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Sono stanco di guidare gli ufo la notte.

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