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CALCIO ESTERO

La silenziosa rivoluzione di Abel Ferreira

Una Copa Libertadores conquistata l’anno scorso e un’altra in fase di completamento in quello in corso, è ora di dare ad Abel Ferreira l’attenzione che merita.

“Ci sono cose che non mi spiego, alle volte sembra che nel calcio esista solo questa parte del mondo”

Questo esclamava stupito Pep Guardiola quando, nell’ottobre del 2019, gli argentini di TNT Sports lo intervistavano in quanto nominato al premio “allenatore dell’anno”. In quell’occasione, e dopo aver guardato dal vivo la finale di Copa Libertadores dell’anno precedente tra River e Boca, giocatasi eccezionalmente a Madrid, l’allenatore del Manchester City faceva riferimento all’assenza tra i nominati di Marcelo Gallardo, un’icona con i Millonarios e considerato uno dei migliori allenatori del momento a livello mondiale. L’assenza del Sudamerica da qualsiasi riferimento e premio a livello mondiale è ormai consuetudine, a causa di problemi socio economici che non hanno permesso a tante società di mantenere il livello di un decennio fa.

Eppure in Brasile, negli ultimi tempi, il trend sembra esser cambiato, con alcuni allenatori portoghesi che hanno deciso di fare il percorso al contrario e provare l’esperienza nel paese carioca. Tra questi, ricordiamo le recenti gesta di Jorge Jesus sulla panchina del Flamengo e, soprattutto, l’incredibile 2021 vissuto da Abel Ferreira, attuale allenatore del Palmeiras campione in carica di Copa Libertadores: colui che, seppur non conosciutissimo in patria, ha già vinto una coppa di Brasile ed ha riportato per il secondo anno consecutivo il Verdão in finale. Ma chi è Abel Ferreira e su cosa ha costruito silenziosamente la sua piccola rivoluzione?

A criança de Penafiel

Che il vissuto di Abel Ferreira sia legato a doppia mandata con il mondo del calcio lo si evince sin dai primi anni grazie a sottili indizi. La piccola cittadina di Penafiel, un comune settentrionale non distante dalla più conosciuta Porto, è per lo più nota per il settore tessile e quello vinicolo, essendo una delle zone più importanti per la produzione del Vinho Verde, un particolare tipo di vino. Come riportato da un reportage di Globo Esporte, il giovane portoghese nasce qui, in una stradina chiamata Rua do 33, di fronte al Municipal 25 de Abril, la casa del Futebol Clube de Penafiel.

Ha carattere e personalità ma allo stesso tempo si rivela un ragazzo intelligente, ordinato e con le idee molto chiare, tanto che qualche anno dopo, all’età di 22 anni, sarebbe diventato la vendita record del club per circa 100 mila euro, quando passa al Vitoria Guimarães. La carriera da calciatore si rivelerà positiva ma piuttosto lineare: Ferreira si farà conoscere come un terzino destro ordinato e bravo nella marcatura, un prospetto vecchio stile più vocato alla fase difensiva rispetto alla spinta frenetica verso l’attacco. Dopo il Vitoria passerà dal Braga e dallo Sporting Lisbona, dove si ritirerà a soli 33 anni dopo un infortunio al ginocchio, togliendosi però la soddisfazione di vincere due coppe nazionali e di partecipare alla fase a gironi di Champions League marcando anche un gol contro il Manchester United.

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Gli inizi di carriera con le giovanili dello Sporting Lisbona. (Foto: Bryn Lennon/Getty Images – OneFootball)

A Lisbona Abel Ferreira inizierà a costruire la propria carriera da allenatore, passando tutta la trafila che conduce fino alla squadra B dei Leões.

Abel Ferreira nella storia dello Sporting Braga

Spiazzando tutti, ma capendo evidentemente quali possibilità gli si aprivano di fronte, Ferreira passa alla squadra B dello Sporting Braga: sarà una delle prime volte in cui il nativo di Penafiel saprà scorgere prospettive prima di tanti altri. Perché quella che sembra una vera e propria retromarcia di carriera si trasformerà in un’occasione irripetibile quando nella primavera 2017 si ritroverà da perfetto sconosciuto sulla panchina della prima squadra. Le ultime quattro giornate di campionato si riveleranno piuttosto negative, con una sola vittoria in quattro partite, ma assicureranno il quinto posto ed una riconferma per l’annata successiva da organizzare con molta più calma.

L’anno dopo il Braga terminerà il campionato al quarto posto, ottenendo il record assoluto di vittorie (33) di punti ottenuti (75) e di gol segnati (101). Oltre ad entrare nella storia del club grazie alla percentuale di vittorie, Ferreira imprime il proprio stile distaccandosi dai crismi della nouvelle vague di allenatori osservata sulla scena europea negli ultimi anni. Il suo Sporting Braga è una squadra quadrata ed organizzata in difesa, che chiude le linee in maniera perfetta ed aggressiva riuscendo poi a ripartire con efficacia, senza perdersi nel possesso e nella costruzione bassa ma portando tanti uomini nella metà campo avversaria.

Salonicco-San Paolo volo diretto

Rispecchiando il suo modo di esser stato calciatore ed ispirandosi ai grandi maestri passati sotto i suoi occhi durante la carriera, Ferreira sarà capace di ripetersi l’anno dopo con un altro quarto posto. Quando fa ormai parte della storia del club decide però di spiazzare di nuovo tutti cercando di consolidarsi in Grecia, con il PAOK. Pur dovendo lottare contro squadre ben più strutturate del club di Salonicco, in una sola stagione i bianconeri si trasformano nello spauracchio della lega greca rispecchiando l’idea di Ferreira di una squadra compatta, a tratti ripiegata nella propria metà campo, ma sempre rapida nel far male all’avversario. La masterclass di Abel Ferreira si consumerà il 14 settembre 2020, quando il ragazzo di Penafiel sarà capace di sconfiggere il Benfica di Jorge Jesus, considerato un vero e proprio maestro per il calcio portoghese, nel terzo turno preliminare di Champions League.

Seppur di carattere mite e poco sopra le righe, Ferreira ha sempre posseduto una spiccata personalità che gli ha permesso, negli anni, di prendere decisioni brusche ma convinte senza voltarsi indietro, un po’ come quando da ragazzo stava per lasciare il club della sua cittadina per delle incomprensioni con l’allenatore. Così, nel mentre della sua seconda annata a Salonicco e con una campagna di Europa League in fase clou, accetta l’offerta del Palmeiras nell’ottobre 2020 e si trasferisce a San Paolo in piena pandemia per sostituire un colosso del calcio carioca come Vanderlei Luxemburgo. La scelta dei brasiliani appare controversa per varie ragioni. Luxemburgo era tacciato di non dare alla squadra una fase offensiva vivace ed i papabili sostituti erano stati inquadrati in figure come gli argentini Ariel Holan o Sebastián Beccacece e lo spagnolo Miguel Ángel Ramírez, tutti allenatori con un profilo ben diverso da quello di Ferreira.

Eppure, con un incredibile spirito combattivo ed un periodo di adattamento praticamente nullo, il portoghese prende in mano la squadra dagli ottavi di finale di Copa Libertadores nel novembre 2021 costruendo un miracolo di tre mesi e conducendo il Palmeiras alla vittoria in Copa Libertadores. Senza stravolgere le cose, ma dando quel giusto tocco di pragmatismo e tattica tutto all’europea, il Verdão torna sul tetto continentale grazie ad una storica vittoria contro il River Plate, per 0-3 a Buenos Aires, e ad una finale giocata in maniera intelligente e sbloccata nel finale contro i connazionali del Santos.

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L’incredibile cavalcata in Copa Libertadores. (Foto: Ricardo Moraes – Pool/Getty Images – OneFootball)

Il pensiero di Abel Ferreira lungo il Sudamerica

Come a Braga qualche anno addietro, Ferreira riesce a ripetersi anche quest’anno, cambiando pochissimi interpreti e rimanendo saldo al suo calcio concreto ed incisivo che gli permetterà di eliminare avversarie con allenatori dalle visioni diametralmente opposte. Come il Gremio di Renato Portaluppi in finale di Copa do Brasil o come il San Paolo di Hernan Crespo e l’Atletico Mineiro di Cuca nei quarti di finale e nelle semifinali di Copa Libertadores. Sapendo poi ritrovare un Felipe Melo capitano e guida spirituale della squadra dandogli un ruolo di spicco nell’undici titolare tale da renderlo un faro per i nuovi innesti del club.

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In un anno, Ferreira è diventato una guida per i tanti giovani del Verdão(Foto: Marcelo Endelli/Getty Images-OneFootball)

Oltre a rivelarsi estremamente perspicace, il ruolo assunto da Abel Ferreira negli ultimi tempi sembra quello di un giovane profilo di allenatore capace di incarnare il pragmatismo europeizzante unendolo però alle nuove richieste che il calcio moderno esige a qualsiasi latitudine. E senza strafare in vistosità ed arzigogoli schematici, il suo modello sembra ad oggi il più innovativo non solo del calcio brasiliano, ma di tutto il movimento sudamericano.

Con Ferreira il calcio sembra esser tornato una cosa semplice, un mondo in cui gli schemi cervellotici vengono sostituiti da un’ottima organizzazione di gioco che non detestano ed anzi ben si sposano con l’estro e la fantasia degli interpreti in campo, soprattutto in un paese come il Brasile. Tanti giovani calciatori del Palmeiras hanno accettato il suo credo e si ritrovano oggi a giocarsi una storica seconda finale di Copa Libertadores sognando il futuro in grandi squadre. Nella sua semplicità, Ferreira afferma con forza e vigore che anche in questa parte del mondo si può costruire qualcosa di importante diventando grandi allenatori.

 

Autore

Nato in Italia, girovago per studi tra Francia e Spagna, poi Argentina per passione: scrivo per amore innato verso questo sport e per la necessità di esprimermi condividendo le mie idee. Amo raccontare storie particolari e poco conosciute, da quelle legate al calcio francese o agli angoli più remoti dei confini argentini.

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