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Lorenzo Masi

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Nell’incertezza finale che caratterizza tutto il campionato di Ligue 1 ad esclusione del PSG vincitore, colpisce vedere sul fondo della classifica due compagini storiche come Saint-Étienne e Bordeaux, rispettivamente penultima ed ultima prima dell’ultima giornata di campionato in programma sabato sera, con questi ultimi non condannati solo dall’aritmetica.. Per motivi simili sul campo ed opposti fuori, le 9 volte vincitrici del titolo francese (3 Les Verts, 6 i Girondins) rischiano di finire nel baratro della Ligue 2 o ancor peggio di dover ricominciare dagli amatori. In quella che sarebbe una delle più gravi perdite di tutto il calcio francese, in aggiunta alla retrocessione di un’altra grande come il Nancy, simbolo di tutta la Lorena, matematicamente in National (terza divisione), da sabato scorso.

Se in Alsazia avessero raccontato una storia come questa, in tanti non ci avrebbero creduto. Favole in stile fratelli Grimm, che nella dirimpettaia Germania fecero le gioie di grandi e piccini più di un secolo fa. Perché quella del Racing Club de Strasbourg, uno dei club più storici e intrinsecamente mitici di Francia, poteva non esserci più già da un decennio. Mentre oggi si ritrova in Ligue 1 a lottare per la Champions League e a festeggiare uno dei periodi più lunghi d’imbattibilità della sua storia, ben tre mesi. Il tutto non solo grazie allo splendido lavoro del nuovo allenatore Julien Stephan e di una squadra ben assortita, ma anche ad una maniera di concepire il calcio nella regione che non ha eguali e che ha permesso alle cicogne azzurre di riprendersi da qualsiasi situazione.

Risulta difficile non essere demagogici nei confronti del calcio italiano e delle reali possibilità concesse ai giovani. Soprattutto se la storia in questione è quella di Umar Sadiq, un talento messo in vetrina sin dagli albori nelle giovanili della Roma che in Italia non è riuscito a ritagliarsi il suo spazio. Dovendo quindi emigrare in Serbia, al Partizan, e poi in Spagna, all’Unión Deportiva Almería,  per tornare ad essere quell’attaccante che sposta gli equilibri di una squadra ma anche di un campionato. In Andalusia Sadiq è diventato fondamentale, la chiave di volta della squadra biancorossa per provare a sognare il ritorno in Liga dopo 7 lunghi anni. In tutto ciò, il ragazzo di Kaduna può avere un’altra possibilità alle nostre latitudini?

Ultimo in Liga da mesi, il Levante di Alessio Lisci ha ritrovato fiducia nelle ultime settimane dopo una grande vittoria a Madrid contro l’Atletico. E se il recupero della speranza nel provare a giocarsela è ritornato vivido, ai Granotas manca adesso un tassello importante: rendere possibile e reale una delle salvezze più incredibili della storia della Liga. Viaggio nella Valencia sconosciuta, in quella di acquitrini e leggende storiche che dopo 7 anni vuole continuare a vibrare nella massima divisione al grido di “Macho Levante“, uno slogan che i calciatori indossano dietro al colletto della divisa ogni qual volta onorano la maglia granata e blu.

Leggendo il tabellino dell’ultimo incontro del Rennes, vinto ieri per 4-1 contro il Troyes, le ultime due reti potrebbero sembrare inutili e superflue ma nascondono l’essenza dei bretoni quest’anno. Il perché è molto semplice. Sono state realizzate da Martin Terrier e Gaëtan Laborde, che da qualche settimana non solo stanno facendo le fortune dei rossoneri ma vanno anche di pari passo nella classifica marcatori di Ligue 1, a quota 24 gol, 12 a testa. Cosa ha unito la carriera di un fantasista del nord etichettato come giovane promessa sin dai primissimi calci con quella di un attaccante aquitano che ha dovuto sudare le fatidiche sette camicie per essere considerato un gran calciatore in patria? Scopriamo insieme la storia dei gemelli diversi di Roazhon Park.

Dopo quasi quarant’anni di predominio della città di Istanbul, il campionato turco sembra ormai pronto ad uscire dalla capitale per accogliere il nuovo campione. Perché ad eccezione della parabola epica del Bursaspor nel 2009-2010, in tanti hanno sfiorato il sogno di togliere lo scettro alle quattro potenze di Istanbul ma nessuno è davvero riuscito nell’impresa. Il Trabzonspor Kulübü, in testa alla Süper Lig con potenzialmente quasi dieci punti sulle inseguitrici, ha praticamente annichilito il campionato quasi dall’inizio. Grazie al giusto mix di calciatori d’esperienza (tanti ex Serie A), e giovani dalle ampie prospettive, i celeste-bordeaux di Trebisonda guidano il gruppetto delle prime quattro compagini che, stranamente, non include alcun colosso capitolino. Il trionfo sul Galatasaray, lo scorso 23 gennaio (1-2 alla Turk Telekom Arena, ndr) ha sublimato tale predominio, mentre il match di oggi contro il Kasımpaşa, nonostante le 14 giornate alla fine della lega, sembra già poter essere l’incontro chiave per la cavalcata dei Karadeniz Firtinasi (la tempesta del Mar Nero).

Arrivato quasi in sordina quest’inverno a cifre tutt’altro che basse (14 milioni), Jonathan Ikoné è da qualche settimana un nuovo calciatore della Fiorentina. La volontà dell’ex Lille di mettersi alla prova con la maglia viola ha prevalso sulla possibilità di continuare il percorso europeo con i campioni di Francia. Come ha fatto la Fiorentina per vincere sulle concorrenti che cercavano Ikoné? Quali sono le possibilità che il nativo di Bondy ha intravisto al Franchi ed in cosa il talento del neo nazionale francese potrà arricchire un reparto offensivo così strutturato e organizzato come quello di Vincenzo Italiano? Sono queste alcune delle domande alle quali proveremo a rispondere.

Da alcuni anni il vero significato delle coppe nazionali sembra essersi diluito in una mera perdita di tempo settimanale. In cinquant’anni tali competizioni hanno visto mutare la propria importanza da titolo chiave, che valorizzava il predominio in un certo paese, a torneo per “scappati di casa” destinato a dar minutaggio alle riserve dalle sporadiche possibilità di diventare titolari. Tale preoccupazione, che non ingloba un’Inghilterra da sempre attenta a mantenere lo status della FA Cup, investe in particolare Francia, Spagna e Italia. Ma mentre la Coppa Italia fa tanta fatica a cambiar pelle, i vicini sembrano aver trovato la chiave di volta per ridare interesse nazionale a due prodotti come Coupe de France e Copa del Rey. Il tutto tramite formule organizzative semplici che hanno riavvicinato i tifosi ad un calcio forse più genuino e sicuramente più accattivante.

Dopo la conquista di un titolo francese che rimarrà nella storia, le incognite inerenti a quello che sarebbe stato il cammino del Lille Olympique Sporting Club da campione in carica erano tante. Gli interrogativi non riguardavano solo il lato sportivo, ma anche quello dirigenziale. Il primo aveva una doppia causa: l’addio di Christophe Galtier ed il presunto “esodo” di talenti che avrebbero lasciato la città del Beffroi. Il secondo era invece incentrato sul cambio di rotta iniziato nel dicembre 2020, quello che aveva portato Olivier Létang a diventare presidente del club dopo Gérard Lopez. A sei mesi di distanza, fra traguardi storici e scelte discutibili, risulta ancora faticoso valutare il nuovo LOSC per poterne delineare il percorso futuro. Viaggio tra le mille sorprese che Les Dogues potrebbero regalarci in questa stagione.

Da qualche anno la nazionale canadese viene annoverata tra le squadre più promettenti e piene di talento in chiave futura, proiettandosi soprattutto in vista dei mondiali del 2026 che proprio in Canada ospiteranno tre sedi. L’interesse verso la nazionale parte anche dalla presenza di giovani talenti consacrati come Alphonso Davies e Jonathan David che, seppur con traiettorie diverse, sono partiti da Vancouver e Ottawa prima di spiegare le ali alle nostre latitudini. Cosa è cambiato in questi anni e qual è stata la scintilla che ha permesso tale cambiamento? La neonata Canadian Premier League, il nuovissimo campionato canadese che ieri ha concluso la sua terza stagione appena, può aiutarci a comprendere l’importanza che il soccer sta prendendo nel paese della foglia d’acero.

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