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Lorenzo Masi

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Sangolquí, Rey de Copas, José Terán. Sono parole che rappresentano la triade fondante del Club de Alto Rendimiento Especializado Independiente del Valle, fiore all’occhiello del calcio ecuadoriano degli ultimi sei anni. Il club, promosso nel 2010 in prima divisione e storicamente finalista di Copa Libertadores nel 2016, si è consolidato negli anni come una delle più importanti fucine di talenti del sudamerica ma non solo. Arricchendo il gran lavoro di formazione con una Sudamericana nel 2019 e un primo storico campionato nazionale nel 2021. Quest’anno, dopo una spettacolare cavalcata, l’Independiente vuole riprovarci: perché il primo ottobre, a Córdoba, si giocherà propria la finale di Copa Sudamericana che vedrà opposto il Tornado al San Paolo. L’ennesima occasione per fare, ancora una volta, la storia.

Dopo 83 anni d’assenza, e nella sua seconda storica presenza in prima divisione, il Casa Pia Atlético Clube ha ritrovato i piani alti del calcio portoghese. Ergendosi a terza forza capitolina e tornando a far conoscere, ai più giovani, la storia centenaria che nel 1920 aveva portato un gruppo di ex orfanelli a fondare un club già in auge dal 1893. Trasformandosi sì negli anni, con una nuova proprietà e una solida idea di sviluppo, ma rimanendo sempre e comunque attaccato ai valori e la tradizione di un club unico nel suo genere e nella sua costruzione. 

Nella notte si sono conclusi i quarti di finale di Copa Libertadores: se è vero che si tratta di una competizione spesso sottovalutata e guardata in maniera parziale alle nostre latitudini, essa permette di avere un quadro veritiero di quello che sta succedendo nel calcio sudamericano. E di come, nonostante un atavico e quasi innato dualismo tra Brasile e Argentina, i primi stiano davvero tentando di monopolizzare il paese con società capaci di ritrovare l’appeal e il potere economico di un tempo e di piazzarsi nel panorama mondiale come solide alternative a tante squadre del vecchio continente. Tant’è che in semifinale ci saranno tre squadre verdeoro ed una sola albiceleste.

In un calcio francese che sta decimando i suoi più nobili colossi, c’è una squadra che ha indefessamente deciso di lottare contro il corso delle cose ergendosi a salvaguardia: si tratta dell’Association de la Jeunesse Auxerrois, da tutti noto come Auxerre, una società in cui il nome e particolarità di fondazione altro non sono che l’iceberg di una parabola fantastica, nostalgica e romantica che ritroverà la massima divisione francese dopo ben 10 anni d’assenza. Il tutto grazie ad un progetto che ha evitato di fare voli pindarici per migliorare progressivamente e tornare a regalarsi notti magiche.

Un tempo sicura fucina di talenti mondiali, il Boca Juniors ha attraversato un periodo di magra quanto a calciatori divenuti fenomeni nell’ultimo quinquennio. Se la sconfitta nella “Final del Mundo” contro il River Plate del 2018 ha tolto tranquillità nel poter lavorare con una certa progettualità e senza pressioni, ciò che più colpiva nella Buenos Aires sponda xeneize era la mancanza di un vero e proprio talento chiamato a ridare lustro e rimescolare le gerarchie del calcio argentino. Oggi, con il ritorno al timone, seppur da vice presidente, di Juan Román Riquelme e con un periodo segnato dalla volontà di lanciare tanti giovani in prima squadra guidati in panchina dal calciatore più vincente della storia del club Sebastian Battaglia, il Boca sembra aver ritrovato un astro nascente. “El Changuito” Exequiel Zeballos, già nel mirino di tante grandi d’Europa.

Nonostante la yerba mate sia da più di un secolo la bevanda più consumata in gran parte del Sudamerica (seppur in formati e preparazioni diverse), nell’ultimo decennio tale rito si è totalmente sdoganato alle nostre latitudini grazie soprattutto ai social. Ogni giorno tantissimi calciatori mostrano la propria intimità, spesso accompagnati da questo tè e dal suo riconoscibile contenitore, incuriosendo chi non ne conosce i costumi tanto da chiedersi: cosa può avere il mate di così speciale e perché per tantissimi calciatori si tratta ormai di un prolungamento naturale del braccio? Proviamo a ripercorrerne assieme l’evoluzione degli ultimi anni.

Nell’incertezza finale che caratterizza tutto il campionato di Ligue 1 ad esclusione del PSG vincitore, colpisce vedere sul fondo della classifica due compagini storiche come Saint-Étienne e Bordeaux, rispettivamente penultima ed ultima prima dell’ultima giornata di campionato in programma sabato sera, con questi ultimi non condannati solo dall’aritmetica.. Per motivi simili sul campo ed opposti fuori, le 9 volte vincitrici del titolo francese (3 Les Verts, 6 i Girondins) rischiano di finire nel baratro della Ligue 2 o ancor peggio di dover ricominciare dagli amatori. In quella che sarebbe una delle più gravi perdite di tutto il calcio francese, in aggiunta alla retrocessione di un’altra grande come il Nancy, simbolo di tutta la Lorena, matematicamente in National (terza divisione), da sabato scorso.

Se in Alsazia avessero raccontato una storia come questa, in tanti non ci avrebbero creduto. Favole in stile fratelli Grimm, che nella dirimpettaia Germania fecero le gioie di grandi e piccini più di un secolo fa. Perché quella del Racing Club de Strasbourg, uno dei club più storici e intrinsecamente mitici di Francia, poteva non esserci più già da un decennio. Mentre oggi si ritrova in Ligue 1 a lottare per la Champions League e a festeggiare uno dei periodi più lunghi d’imbattibilità della sua storia, ben tre mesi. Il tutto non solo grazie allo splendido lavoro del nuovo allenatore Julien Stephan e di una squadra ben assortita, ma anche ad una maniera di concepire il calcio nella regione che non ha eguali e che ha permesso alle cicogne azzurre di riprendersi da qualsiasi situazione.

Risulta difficile non essere demagogici nei confronti del calcio italiano e delle reali possibilità concesse ai giovani. Soprattutto se la storia in questione è quella di Umar Sadiq, un talento messo in vetrina sin dagli albori nelle giovanili della Roma che in Italia non è riuscito a ritagliarsi il suo spazio. Dovendo quindi emigrare in Serbia, al Partizan, e poi in Spagna, all’Unión Deportiva Almería,  per tornare ad essere quell’attaccante che sposta gli equilibri di una squadra ma anche di un campionato. In Andalusia Sadiq è diventato fondamentale, la chiave di volta della squadra biancorossa per provare a sognare il ritorno in Liga dopo 7 lunghi anni. In tutto ciò, il ragazzo di Kaduna può avere un’altra possibilità alle nostre latitudini?

Ultimo in Liga da mesi, il Levante di Alessio Lisci ha ritrovato fiducia nelle ultime settimane dopo una grande vittoria a Madrid contro l’Atletico. E se il recupero della speranza nel provare a giocarsela è ritornato vivido, ai Granotas manca adesso un tassello importante: rendere possibile e reale una delle salvezze più incredibili della storia della Liga. Viaggio nella Valencia sconosciuta, in quella di acquitrini e leggende storiche che dopo 7 anni vuole continuare a vibrare nella massima divisione al grido di “Macho Levante“, uno slogan che i calciatori indossano dietro al colletto della divisa ogni qual volta onorano la maglia granata e blu.

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