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CALCIO ESTERO

Iago Aspas si è legato al velluto blu

Usciva nelle sale del lontano 1986 ed è oggi il manifesto del genio di David Lynch, regista un po’ illuso, un po’ disilluso, un po’ tanto oscuro e tanto innovativo. Ora però, chiariamo in partenza, il film a cui mi riferisco prende il nome dalla celebre canzone Blue Velvet di Bobby Vinton, colonna sonora dell’opera, ma in Italia è conosciuta come “Velluto blu”. Quindi, se ci pensate bene, chiamare questo film “Velluto blu” come è stato distribuito in Italia, sarebbe un po’ come leggere “L’astronauta” per il titolo del biopic su Elton John oppure, peggio ancora, “Rapsodia boema” al film che narra i Queen. Perché le canzoni in inglese naturalmente conservano i titoli in lingua madre, e nell’Italia dei 60 milioni di allenatori il “Sottomarino giallo” è il Villareal, non di certo la popolare hit dei Beatles. I testi non cambiano di paese in paese da sempre.

Quindi, nel film Blue Velvet – non “Velluto blu” – la lenta musica anni ’60 si fa strada per 120 minuti su uno schermo scabroso, buio, onirico, in una contrapposizione tra un sogno incantato di Lewis Carroll ed un noir appena sceneggiato da Francisco Goya. È proprio in queste vicende tenebrose ed antirealiste che, nel contrasto dei colori, il testo della melodia Blue Velvet ottiene risalto: in un universo colmo di cose effimere, dove la trama si fa largo tra sconvolgimenti e accelerazioni da montagne russe, soltanto le parole di una canzone non cambiano, conservandosi identiche per la durata dell’intero film. Perché nell’opera lynchiana i personaggi possono scomparire, innamorarsi, rivelarsi, tradirsi, litigare o farsi del male, ma le parole di “Blue velvet” rimarranno sempre lì, ed Isabella Rossellini andrà avanti cantando “she wore blue velvet/ bluer than velvet were her eyes/ warmer than May her tender sighs.”

Tra poco mi crederete: tutto ciò che vale per Blue Velvet è anche per l’immenso Iago Aspas, eroe sempiterno del Celta Vigo, fresco di rinnovo di contratto fino al 2025. Ed innanzitutto, perché si ha un po’ l’impressione che il tema di Blue Velvet cada nei momenti sbagliati della pellicola (la musica volontariamente “imbranata” è un marchio di fabbrica del cinema di Lynch) , un po’ come il nostro Aspas al Celta Vigo.

Iago Aspas, eroe di Vigo

Iago Aspas nasce il 1 agosto del 1987 ed è (quasi) calcisticamente inchiodato alla Galizia dal 1995, quando all’età di 8 anni si allenava nel settore giovanile degli Olivicos di Vigo con cui oggi vanta 420 presenze e 186 gol, numeri importanti che si rafforzano sotto le statistiche relative al suo posizionamento in campo: infatti, i primi anni non gioca da centravanti quanto più come ala. Come conseguenza le cifre più tarde, agendo soltanto da prima punta nel periodo recente, testimoniano lo splendore di 257 presenze condite da 137 gol con la maglia del Celta.

Il debutto di Aspas in prima squadra si fa attendere 13 anni tra settori giovanili e Celta Vigo B, ma la prima volta con il Celta non avviene nel campionato dei giovani Lionel Messi e Sergio Aguero bensì nella Liga BBVA dove il calcio dista un solo gradino dai club spagnoli più titolati d’Europa. Dopo un decennio di avanzamenti interessanti in Coppa UEFA, il ciclo del Celta Vigo sembrerebbe essersi interrotto. Dalla retrocessione del 2007, Aspas assaggia appena il campo con 4 presenze complessive in due anni, non degli anni duri, ma normalissimi anni di gavetta con il Celta, la squadra di cui è tifoso da bambino. La cabeza del ragazzo volge alla squadra di Vigo e non trova solo motivi regionali: infatti Aspas è cresciuto a Moaña, città sul lato ovest della Spagna separata da Vigo soltanto dal Ría de Vigo, una piccola insenatura oceanica. Il supporto per i Celtarras si fortifica perché la star del calcio, in casa, sembrerebbe esserci già: suo fratello Jonathan ha appena accumulato 64 presenze con il Celta, ma ha salutato per approdare nel Piacenza. Che poi, curiosità: il fratello oggi quarantenne milita nelle file della Bobbiese, nel girone A di Promozione dell’Emilia Romagna.

Tornando sul fratello minore, dal 2009 al 2011 Aspas tocca una trentina di presenze per campionato e rincorre un massimo di 6 gol nella seconda divisione spagnola. Evidentemente, non è stato ancora percepito il suo potenziale realizzativo ed i tecnici alternati sulla panchina del Celta insistono a schierarlo come ala destra o comunque dietro qualsiasi punta. Comunque in queste stagioni, rimanendo al Celta Vigo, Iago Aspas non ha sfiorato ancora i palcoscenici più importanti d’Europa ma già conosce discretamente il mondo del calcio; da bambino ha fantasticato sul padre di Jordi Crujff, il figlio centrocampista che vedeva allenarsi con il Celta, così come ha osservato David Silva palleggiare nel suo centro sportivo oppure Mido, il promettente attaccante egiziano ex Ajax che divideva lo spogliatoio con Ibrahimović, infine si era anche allenato con Diego Costa nella stagione d’esordio, proprio l’attaccante che ricorderete con la maglia dell’Atleti.

Il giovane Iago Aspas impara dai suoi errori (Foto: Jose Jordan/AFP/GettyImages – OneFootball)

Finalmente nella stagione 2012/13 il Celta Vigo si ritrova nella Liga, la massima divisione spagnola, a seguito della seconda poltrona dell’anno precedente in Segunda. Qui Iago Aspas è un attaccante di 25 anni già maturo, così quando il mister Abel Resino lo prova più avanzato sul fronte d’attacco, il nativo di Moaña dimostra di non soffrire il cambio di categoria. Il Celta chiude un campionato thriller da posizione numero 17, ma Aspas è capocannoniere dei suoi con 12 gol. Specialmente nel finale di stagione, da seconda punta, ha mostrato qualcosa di interessante non solo al giudizio dei galiziani. Dopotutto, pensa Aspas, si può osare verso squadre che possano avere ambizioni maggiori. Ma l’attaccante spagnolo si sarebbe pentito presto.

Così, di mezzo nella sua carriera, si fotografano due vite brevi da Aspas dimenticato: la stagione 2013/14 da comparsa con il Liverpool, 378 minuti ed un infortunio alla coscia nel mese di ottobre che segna immancabilmente il “non ambientamento” del Mago di Moaña, ed un’esperienza fallimentare da 16 presenze e 416 minuti in Andalusia con il Siviglia nella Liga 2014/15. Senza troppe analisi, la missione di Aspas risultava troppo complicata: quelle due squadre schieravano Luis Suárez ed il miglior Carlos Bacca nel ruolo di centravanti, e le gerarchie erano già occupate. Di lì a poco, anno 2015, Iago Aspas compra un biglietto di sola andata per Vigo, dove gli allevamenti di anguille locali odorano di casa, ma con un marchio sulla pelle, quello di centravanti “flop” per i top club europei. Eppure oggi potremmo intendere che a sbagliarsi di più non fu la punta galiziana.

Iago Aspas in azione con il Liverpool
Iago Aspas con la maglia del Liverpool (Photo by Stu Forster/Getty Images – OneFootball)

Veni, vidi, ma non vinsi, o Vigo

A distanza di pochi minuti di gioco, Iago Aspas saluta i 300.000 abitanti di Vigo, dopotutto gente come lui: galiziani, amanti dei piatti a base di polpo, tifosi del Celta. Da allora niente ha più diviso Aspas dalla città spagnola. Ma l’attaccante di ritorno dal Liverpool e dal Siviglia ora capisce di non poter sempre vincere e, anzi, di avere ambizioni molto limitate per i titoli. Del resto storicamente, la bacheca del Celta Vigo conta solo una Coppa Intertoto guadagnata nel 2000, ma almeno i suoi non rischiano più di galleggiare tra Liga e Liga2; il club ha delle qualità più solide nella rosa.

Sono quattordici, diciannove, ventidue, venti. Sono le marcature stagionali per ogni Liga disputata, venendo posizionato come punta brevilinea di riferimento o saltuariamente da trequartista. E quindi, con un ruolo tanto affine alle sue caratteristiche e tante responsabilità sul groppone, Iago Aspas sostiene tutti i rappresentanti del teorema “non mi interessa cosa fa la punta, basta che segni”, ma anche i teorici del “la punta deve aiutare la squadra” o quelli del “voglio una punta che sappia impostare”.  Aspas fa un po’ tutto e da allora trascina la carretta del suo Celta, tanto che nel 2015 i suoi toccano il traguardo di una sesta posizione finale. Tra reti d’autentica freddezza come uncinate da area di rigore e zampate da punta in area, ma conseguendo con successo il corso a pieni voti per le traiettorie fantasiose dal limite e la ricerca degli angolini bassi (è uno specialista in questa disciplina), Iago Aspas non è mai cambiato da allora. È rimasto il volto che metteva la faccia sentendosi responsabile per le sconfitte come nell’amaro pareggio per 1-1 contro il Manchester United nelle semifinali di Europa League della stagione 2016/17, l’unica coppa europea a cui il galiziano ha partecipato dal giorno del ritorno a Vigo, giurando fedeltà ad una squadra che poteva stargli strettina per le sue indubbie qualità. Perché venti gol non sono proprio pochino per un giocatore del Celta Vigo, lo pensano anche i tifosi dei Celtarras.

Iago Aspas è rimasto lo stesso anche dopo il Mondiale 2018 quando, a seguito di una competizione giocata a livelli assolutamente positivi con la Nazionale spagnola, fu lui lo sfortunato a presentarsi ai calci di rigore contro la Russia, ed a sbagliare l’ultimo penalty della giornata, mandando le Furie Rosse a casa. Aspas non ha mai dubitato del Celta Vigo nemmeno nella pazza stagione 2018/19, quando il suo Celta fino a dicembre lottava per una posizione nelle coppe europee, quando lo stesso bomber con la 10 subì un infortunio che lo frenò da Natale al mese di aprile e, di ritorno, il Celta rimaneva nei bassifondi della classifica, a rischio retrocessione. Fu Aspas a salvare la città di Vigo, trascinandola fuori dalla penultima posizione, chiudendo da diciassettesimo nonostante i 20 gol in 27 partite. Perché nonostante tutto, nelle ultime due stagioni Aspas ha bissato due campionati da 14 gol e questa stagione si è presentato con 2 gol in 2 presenze, l’ultima su rigore perdendo 1-4 contro il Real Madrid. Aspas è rimasto lo stesso nonostante i partner d’attacco: Nolito, Guidetti e Santi Mina o addirittura “Pepito” Rossi, quest’anno le gerarchie contano Paciencia e Carles Perez.

Iago Aspas dopo aver fallito il rigore contro la Russia
Il peso del mondo sulle spalle (Foto: Kirill Kudryavtsev/Getty Images – OneFootball)

Oggi, a 35 anni suonati tra invenzioni da campo e prove da autentico trascinatore, Iago Aspas rinnova con il suo Celta ed ha una consapevolezza accanto: avrebbe meritato più vittorie, più trofei, più successo personale, è stato un giocatore sottovalutatissimo per la vita ma è, romanticamente, in un calcio che non è romantico, un po’ come la sdolcinata Blue Velvet immersa in un’atmosfera macabra di morbosità malate, il giocatore-bandiera del Celta Vigo (ormai casa). Perché è romantico ed è fuori posto. Nel panorama del grande calcio, tra le assenze di Maldini o Totti o Del Piero, Aspas non può colmare quel vuoto, come ad esempio in Italia non ci riuscì un grandioso Totò Di Natale. E Iago Aspas si è interfacciato per una vita con Cristiano Ronaldo o Lionel Messi, sentendo il compito di coprire un grande posto calcistico, ma non poteva ricoprire lo spazio lasciato vacante dalla bandiera dei Blancos Raùl, né probabilmente quello di Suárez al Liverpool nella sua unica esperienza all’estero. Il suo ruolo da leader tecnico e carismatico combacerebbe più con quello dell’idolo di Bilbao, Aritz Aduriz ad esempio. E così è andata.

Secondo Lynch tutto cambia ma Aspas no

In un fútbol dove c’è chi sceglie i soldi e c’è appena qualcuno che sceglie la fama, Iago Aspas sceglie semplicemente di rinnovare fino al 2025 con il suo club, Celta Vigo, dolcemente casa. Ed anche l’anno prossimo l’obiettivo del Celta, squadra normale con giocatori molto normali, sarà quello di non retrocedere. Ed anche l’anno prossimo al buio di un campo che non è del Liverpool o del Siviglia, Aspas proverà a trascinare il suo club lontano dai bassifondi della classifica, come ha sempre fatto in vita.

La firma di Iago Aspas su quel contratto significa “Qualunque cosa succede al Celta Vigo, io ci sono”, un po’ come fa la melodia di Blue Velvet. Perché il tempo passa ma Blue Velvet non cambia. Perché cambiano le stagioni, ma il testo delle canzoni e la squadra di Iago Aspas no.

Through the years

And I still can see blue velvet

Through my tears.

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