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Danilo Budite

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Amburgo è una città dal sapore particolare. Da sempre crocevia di popoli, molo commerciale, centro vivace e movimentato. Ogni mattina le navi arrivano, scaricano i propri container nello sconfinato porto cittadino e ripartono alla volta della distesa blu innanzi a loro. Piano piano tutta la città si sveglia, i quasi due milioni di abitanti che la popolano riprendono la propria vita frenetica sulle sponde dell’Elba. Si percepisce quel nobile retaggio che anima la sua gente, quell’orgoglio di essere una punta di diamante del Vecchio Continente. Uno dei nodi cruciali della Lega Anseatica, un punto di riferimento per l’intera economia mondiale.

È il 16 ottobre 1968. Si sta trascinando verso la sua fine un anno esplosivo, sotto molti punti di vista. Il ’68 viene considerato come una sorta di spartiacque ideologico nel XX secolo, anche se alla fine dei conti la percezione che si viveva al tempo di poter cambiare il mondo era molto più ampia di quanto poi effettivamente questo mondo sia stato cambiato.

Genova, città di mare, di vicoletti, di pescatori, di passione e di nostalgia. La storia di Genova è legata a filo stretto con i tumulti e l’indomabilità di quella distesa blu che tocca le sue sponde, che ha temprato nei secoli il carattere di un popolo che da sempre ha organizzato la propria vita intorno a quella forza indomabile e trascinante che è il mare. Proprio di fronte all’acqua, nel quartiere di Pegli, nasce il 18 febbraio 1940 colui che darà voce a tutti quei sentimenti che animano la città, imponendosi come un vero e proprio simbolo non solo di Genova, ma di un’intera generazione. Nasce Fabrizio De André, 47 anni dopo la fondazione della più longeva squadra di calcio italiana, il Genoa, con cui il cantautore instaurerà un legame profondo e tormentato, tipico delle relazioni intense vissute da Faber.

Nella sua lunga storia l’Inghilterra ha da sempre costituito il centro geograficamente sbilanciato dell’Europa. Dalla sua posizione apparentemente marginale, staccata dal resto del Vecchio Continente, ha invece dominato le vicende della storia occidentale sotto diversi punti di vista, da quello politico a quello culturale. Un ruolo trainante guadagnato proprio grazie a questa collocazione geografica, col dominio sull’Atlantico e la propria ombra gettata costantemente sulla vicina Francia. Una posizione di spicco assunta proprio in virtù di questo disequilibrio geografico. Lo squilibrio è ciò che ha caratterizzato con sempre maggiore ampiezza l’Inghilterra anche nel mondo del calcio, un universo decisamente sproporzionato rispetto ai corrispettivi europei. Un mondo che si regge su un flusso di denaro quantitativamente strabiliante, che garantisce al calcio inglese una stabilità e una visibilità irraggiungibile dagli altri concorrenti europei.

Da una delle regioni più magiche dell’Argentina, la Patagonia, a Roma, un viaggio che ha portato Cristian Ledesma a essere uno degli ultimi registi puri del nostro calcio. Dai primi passi in patria all’arrivo al Lecce fino alla Lazio, squadra a cui il centrocampista ha legato il proprio nome diventandone una bandiera. Ai nostri microfoni si è raccontato l’ex centrocampista biancoceleste, rievocando le tappe più significative della sua carriera da calciatore.

Il caldo sta raggiungendo i suoi picchi nella Capitale. È giugno inoltrato, ci si avvicina ai mesi torridi, in cui Roma si svuota e diventa un guscio incandescente, privo della solita ressa che anima la città. Giugno è quel mese di passaggio che porta i romani verso il mare, verso le coste tirreniche, a cercare un po’ di sollievo nell’acqua e nel vento che soffia dalla costa. Nel giugno del 2006 però in pochi cercano sollievo nel fresco, in pochi si rendono conto della sofferenza che quelle temperature stanno per provocare. La Capitale, come tutto il paese, è in fermento. Qualcosa sta prendendo forma, una suggestione, per alcuni un’idea, per i più sfrontati una convinzione. Sussurri tra le strade, nei bar, all’interno delle case. Sogni e speranze. Sofferenze e aspettative non riguardano la torrida stagione in arrivo, ma solo un rettangolo verde e un pallone che vi rotola inesorabilmente.

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