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Danilo Budite

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Una delle prime cose che si possono notare arrivando a Barcellona è sicuramente la peculiare impronta architettonica che la caratterizza. Il profilo energico e colorato della città si fonde alla perfezione col suo carattere gioioso e fresco. Il sole e il mare che si uniscono in una delle città più frizzanti del mondo. Da gustare come una bibita fresca. Barcellona è una carica di energia allo stato puro. È un’esplosione di colori e di gioia e ha un codice estetico tutto suo. Le linee ondulate e irregolari degli edifici. Le facciate vistose e a tratti pacchiane dei palazzi. E soprattutto la mano, onnipresente, di Antoni Gaudi.

Tra le potenze calcistiche europee, un ruolo fondamentale è sicuramente rivestito dalla Francia. Quello transalpino è un movimento peculiare all’interno del mondo del pallone, è forse l’unico grande stato europeo che ha una Nazionale il cui valore trascende quello delle squadre di club. Una dimensione simile più all’Argentina e al Brasile che al resto delle selezioni del Vecchio Continente. Se Italia, Inghilterra, Germania e Spagna hanno almeno una squadra – in molti casi di più – la cui storia supera, o quantomeno eguaglia, quella della Nazionale di riferimento, in Francia non c’è alcun club di questo livello globale. Alcune squadre sono uscite fuori in determinati periodi, dal Marsiglia al PSG degli arabi, ma nessuna ha una tradizione tale da essere comparata a quella della Nazionale francese.

Tra le città più incantevoli e ricce di suggestione dell’Italia, un posto speciale è occupato sicuramente da Palermo. Capoluogo e simbolo di un’isola come la Sicilia che ha sempre costituito una sorta di microcosmo rispetto al resto del paese, come se finisse per costituirsi in uno spazio e in un tempo diverso rispetto al “continente”. Non a caso, la Sicilia ha una storia peculiare che spesso differisce da quella del resto dell’Italia e anche dopo il raggiungimento dell’Unità, l’isola ha continuato a viaggiare sui propri binari. A scrivere le pagine del proprio diario. La Sicilia rappresenta un capitolo a parte nella narrazione italiana, ha i suoi tempi, i suoi modi, le sue tradizioni e tutto un bagaglio emotivo e culturale che differisce in maniera importante dalle altre regioni d’Italia. Palermo si fa simbolo di tutta questa diversità, batte bandiera del retaggio culturale della Sicilia e, all’interno della tradizione stessa dell’isola, assume un ruolo speciale e particolare.

Estate 2009. Il sole, il mare, il calciomercato. Le notizie come in ogni sessione estiva si moltiplicano, si diffondono a macchia d’olio e creano degli intrighi che spesso si risolvono in nulla di fatto. A volte ispirano sogni, suscitano ambizioni, ma provocano anche cocenti delusioni. Quasi sempre permettono di fantasticare, di immaginare scenari incredibili. Alcune volte, finiscono anche per realizzarli. È l’estate del 2009 e la notizia forse più sorprendente che circola in quelle settimane riguarda l’interessamento del Real Madrid per un centrocampista della Serie A, reduce da una stagione pazzesca. Gli spagnoli, stando a quasi l’unanimità delle fonti, hanno messo gli occhi su Gaetano D’Agostino, centrocampista in forza all’Udinese.

Per tutti gli appassionati di calcio, pochi paesi del mondo riescono ad esprimere il fascino che emana in maniera ipnotica l’Argentina. Uno dei poli calcistici più importanti del mondo, patria di alcuni dei massimi esponenti di questo sport e scenario di quella che, con tutta probabilità, è la rivalità più sentita e accesa del mondo: quella, chiaramente, tra River e Boca. L’Argentina è un paese dalle forti passioni. È la terra delle esagerazioni, dei sentimenti che imperversano come tempeste impetuose. Che bruciano come il sole sulle terre selvagge e incontrollabili. È uno stato tormentato, eppure costantemente innamorato. Capace di dimenarsi tra le passioni più asimmetriche, ma di mantenere sempre dritta la propria rotta. Alta la propria bandiera.

Con le sei gemme, mi basterebbe schioccare le dita”. Non c’è probabilmente un villain più iconico di Thanos nell’intera produzione cinematografica del secondo decennio degli anni Duemila. Nessuna missione è tanto inquietante quanto coinvolgente come quella intrapresa dal titano del Marvel Cinematic Universe per perseguire il suo folle piano di sterminare metà della popolazione dell’universo. Una marcia incessante e inesorabile, il cui successo è praticamente annunciato sin dall’inizio. Non c’è un momento, durante quello che è l’atto conclusivo del percorso di Thanos, ovvero Avengers: Infinity War, in cui si ha realmente l’impressione che il titano possa fallire. Nonostante debba fronteggiare i più grandi eroi della terra e non solo, la speranza che il suo piano naufraghi non si eleva mai a ottimistica previsione, ma rimane appunto una speranza, destinata inesorabilmente a restare tale e venire delusa.ù

Col sole alto nel cielo, nelle belle giornate di primavera, quei due passavano ore e ore fuori in giardino. I sabati e le domeniche, quando tutta la famiglia si riuniva per pranzare insieme, puntualmente nonno e nipote sparivano. Dalla finestra li si poteva scorgere intenti nel portare avanti il loro gioco preferito: l’uomo anziano tirava il pallone in aria con le mani e il piccolo attendeva che questo precipitasse dal cielo, per provare a colpirlo con le più contorte acrobazie. Erano in grado davvero di passare tutta la giornata così, col nonno che incitava il nipote a compiere la rovesciata perfetta.

L’arrivo a Parigi è emozionante come sempre.  È una città che lo ha sempre affascinato. Sarà per la storia sanguinosa che ha avuto. Per la forza delle idee che l’hanno plasmata. Per l’arte che si respira in praticamente ogni suo angolo. Saranno tante cose, fatto sta che l’atterraggio nella capitale francese gli porta sempre un sentimento di elettricità. Una scossa di felicità al cuore.

Da sempre, l’Italia è una delle mete maggiormente prese di mira dai viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo. Lo stesso concetto moderno di turismo nasce in relazione alla penisola italiana. Affonda le proprie radici nella pratica settecentesca del Grand Tour, un lungo viaggio che i rampolli delle ricche famiglie europee compivano alla scoperta dei luoghi di maggior bellezza e cultura del mondo, luoghi che in gran parte appartenevano proprio all’Italia. Questi giovani ragazzi dunque partivano da ogni angolo d’Europa e visitavano le più belle città d’arte e cultura italiane, col duplice obiettivo di arricchire il proprio bagaglio di conoscenze e di esperienze e di vivere gli ultimi anni della leggerezza giovanile, prima di iniziare a fare i conti con le incombenze dell’età adulta.

Il 27 aprile 2014 è in ballo il destino della Premier League. Il Liverpool di Brendan Rodgers, primo in classifica con tre punti di margine sul Manchester City, ospita il Chelsea di José Mourinho, tagliato ormai fuori dalla corsa al primo posto. Si tratta dell’ultimo grande ostacolo tra i Reds e un titolo che manca da più di venti anni. Quando il Liverpool ha vinto il campionato inglese l’ultima volta, quest’ultimo nemmeno si chiamava ancora Premier League. Era il 1990. Erano ancora i tempi della First Division. In mezzo i Reds hanno avuto i loro successi, tra cui soprattutto la Champions League del 2005 con la storica rimonta di Istanbul contro il Milan. Mai però sono stati i migliori in patria.

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