fbpx
Autore

Danilo Budite

Ricerca

Au revoir, Shoshanna.

Una delle frasi più celebri del cinema moderno, che chiude la spettacolare sequenza iniziale di Bastardi senza gloria, pellicola firmata da Quentin Tarantino. Il faccione di Cristoph Waltz, nell’occasione lo spietato colonnello nazista Hans Landa, che dopo aver sterminato una famiglia di ebrei nella campagna francese assiste alla fuga dell’unica sopravvissuta, la giovane Shoshanna Dreyfus. Quell’arrivederci, che sa di minacciosa promessa, si ritorcerà poi contro ad Hans Landa e a tutti i nazisti, il cui stato maggiore verrà annientato nell’epilogo del film proprio dalla giovane ebrea, con Hitler, Goebbels e gli altri rappresentanti del Reich morti all’interno di un cinema in fiamme.

Diciotto anni. Un’attesa interminabile. Un tempo che ha faticato a scorrere, ma che è passato inesorabile. Quel pomeriggio del 17 giugno 2001 finalmente quei diciotto anni acquisiscono un senso, quel frenetico incedere del tempo si appiattisce, si cristallizza e spazza via quello snervante ritardo.

L’inchiostro nella pelle è uno dei modi migliori, e più in voga, per fregiare per sempre il proprio corpo con un ricordo indelebile. La moda del tatuaggio è letteralmente esplosa negli ultimi tempi, ma ci sono alcuni ambiente in cui è ormai da tempo piazzata nell’establishment culturale di quel mondo. Tra questi c’è quello del calcio, dove il tatuaggio è ormai un vero e proprio must. Dai calciatori ai tifosi, l’inchiostro scorre a fiumi sulla pelle di appassionati e addetti ai lavori, sigillando spesso l’amore personale per la propria squadra o per un calciatore.

Quel lunedì mattina di luglio sta iniziando una nuova settimana per milioni di italiani. Altri sette giorni di lavoro, di vacanze estive per i ragazzini, un’ulteriore trepidante attesa per il prossimo weekend, per un pranzo in famiglia o per una gita in campagna o al mare. Quel lunedì mattina, però, è molto diverso dagli altri: è contrassegnato da una leggerezza del tutto nuova, da una freschezza inaspettata. Nemmeno sembra lunedì, per molti in effetti non lo è. Pare una semplice appendice di una lunghissima domenica, di una nottata insonne passata a festeggiare. A celebrare una vittoria, un successo liberatorio, una giornata storica.

Sin dagli albori della propria esistenza, l’uomo ha temprato la propria vita nel rapporto col divino. L’evidente limitatezza della condizione umana, fatta di un inizio e una fine, una nascita e una morte, ha dovuto ponderarsi con l’idea di un’illimitatezza che potesse andare oltre la propria caducità, che rendesse l’uomo eterno, o quantomeno la sua esistenza significativa.

Estate 2010. Impazzano le temperature, cresce la febbre per un nuovo Mondiale, atteso con tantissima ansia in svariate parti del globo. L’Italia spera di rivivere i fasti di 4 anni prima, la Spagna aspira a coronare finalmente la propria ambizione e dare seguito al successo europeo del 2008, Francia e Germania cercano rivincita dopo la delusione del 2006 e le sudamericane vogliono ritrovare il proprio posto in uno scacchiere che le sta mettendo da parte. Ma l’attesa è trepidante soprattutto in Africa, perché quel Mondiale sarà il primo a essere disputato nel continente nero, precisamente in Sudafrica, dove parteciperà, tra le altre, anche il Ghana.

Troia, XVI secolo avanti Cristo. La calma della notte viene interrotta bruscamente. La folla si sveglia di soprassalto, il clangore delle armi risuona nella volta oscura del cielo. Usciti da un grosso cavallo di legno, i guerrieri greci stanno mettendo a ferro e fuoco la città, ponendo fine in maniera subdola a uno dei più grandi conflitti della storia dell’umanità. Da anni aspettavano quel momento. In ogni angolo della città la gente fugge impaurita, cerca di mettersi in salvo, di scampare all’ira degli invasori stranieri.

C’erano una volta – in un tempo ormai lontano – due famiglie, la cui rivalità ha scatenato una sanguinosa guerra civile, la quale ha dato alla luce una gloriosa dinastia. Non è l’incipit di una fiaba medievale, né di un dramma shakespeariano. È lo starting point della Guerra delle due rose, il conflitto civile inglese che ha portato all’avvento della dinastia dei Tudor sul trono d’Inghilterra nel XV secolo. È anche, però, l’incredibile e curiosa origine di una delle rivalità più sentite della tradizione calcistica inglese, quella tra Leeds United e Manchester United.

Top