RISERVA AL FUTURO

Riserva al Futuro: Eder, Portogallo-Francia 1-0

Outsider ‹autsàidë› s. ingl. [der. di outside «di fuori, esterno»] (pl. outsiders ‹autsàidë›), usato in ital. al masch. e al femm.: chi abbia conseguito la vittoria in una gara o in un campionato, pur non trovandosi fra coloro che erano considerati come probabili vincitori. La Treccani ci viene in aiuto, ma forse per la definizione del termine avremmo potuto chiedere anche a Eder, eroe lusitano in una domenica 10 luglio che presagiva tricolori francesi pronti a sventolare per tutta la notte.

Un percorso da imbattuta, quello della Francia di Didier Deschamps padrona di casa: superato il gruppo A con Romania (2-1), Albania (2-0) e Svizzera (0-0), i transalpini avevano avuto la meglio anche su Irlanda, Islanda e Germania, campione del mondo in carica. La finale con il Portogallo, in uno Stade de France ebbro di gioia, era solo una virgola superflua in un romanzo già scritto e mandato in copisteria.

E gli avversari? Sì, perché nella narrazione da favola immaginata nello spogliatoio francese, con tanto di Marsigliese già ad ampi decibel nelle orecchie di giocatori, staff e tifosi, il Portogallo sembrava non esserci. Sparito, nonostante un fenomeno là davanti con la numero 7. Beh, i lusitani, dal canto loro, avevano compiuto un discreto cammino fino all’atto conclusivo del 10 luglio.

Qualificatasi come miglior terza dei gironi, alle spalle dell’Islanda e della sorprendente Ungheria, la squadra allenata da Fernando Santos era riuscita a superare agli ottavi di finale la Croazia (1-0 con un gol al 117′ di Quaresma), ai quarti la Polonia (ai calci di rigore) ed in semifinale il Galles di Bale e Ramsey, con le marcature di Cristiano Ronaldo e Nani. La Francia, però, con quell’atmosfera ed il suo organico, pareva un ostacolo fin troppo massiccio da spostare.

Pour la France

Il cammino verso la fase finale ha plasmato entrambe le compagini con degli undici titolari ormai affiatati anche ben più del dovuto. Da una parte la Francia e le sue stelle, confermate in mediana (Pogba) e dietro l’unica punta, Giroud (Griezmann). Dall’altra, un Portogallo che lega certezze indissolubili (CR7 davanti e Pepe dietro, oltre alla saracinesca Rui Patrício) a scommesse intriganti: nell’atipico 4-1-3-2 dei lusitani, gli esterni alti Joao Mario e Renato Sanches, infatti, hanno disputato un Europeo di tutto rispetto. Suonano gli inni, i 75.000 dello Stade de France sono pronti ad un epilogo trionfale.

L'eccitazione francese prima del fischio d'inizio (Foto: Clive Rose/Getty Images - OneFootball)
L’eccitazione francese prima del fischio d’inizio (Foto: Clive Rose/Getty Images – OneFootball)

Le squadre si stringono la mano (altri tempi, indubbiamente) e si dispongono scolasticamente nella foto di rito, prima che inizi la festa. Mark Clattenburg fischia il calcio d’avvio e Nani tocca il primo pallone della gara: è iniziata la finale di Euro 2016, ma gli applausi, visto che il possesso è nei piedi dei “padroni di casa” (almeno secondo il tabellino), si trasformano repentinamente in una grandinata di fischi.

Le due compagini iniziano con il freno a mano tirato, come se gli attori sul terreno di gioco si fossero scordati il copione dietro le quinte. I 22 uomini in campo, equamente suddivisi in divise blu e rosse, cercano di studiarsi, tentando solo in poche occasioni l’agguato all’area avversaria; in particolare, sono due, una per parte: un tiro sparato alle stelle di Nani dopo un bel lancio di Cedric Soares ed un colpo di testa alla Van Persie in Spagna-Olanda di Griezmann, con l’estremo difensore dello Sporting Lisbona che si fa trovare pronto. Ad un certo punto, il fattaccio: Payet entra scomposto su Ronaldo, che si accascia.

Cristiano Ronaldo dolorante a terra (Foto: Alex Livesey/Getty Images - OneFootball)
Cristiano Ronaldo dolorante a terra (Foto: Alex Livesey/Getty Images – OneFootball)

Il fuoriclasse del Real Madrid, faro dei suoi, tenta di rimanere in campo, ma al 25′ deve alzare bandiera bianca: al suo posto entra Quaresma. Se alla vigilia della finale la vittoria contro il Portogallo pareva una virgola, ora per la Francia non c’è nemmeno bisogno di intingere il calamaio: non sono ammessi risultati differenti dal trionfo.

Gli uomini di Deschamps se ne rendono conto, comprendono di possedere l’inerzia della gara tutta dalla loro parte: all’attacco, indistintamente. Ci prova prima Sissoko, liberatosi a seguito di un tacco magistrale, con destro di potenza; poi, nel secondo tempo, è Griezmann a sfiorare il gol, prima con un rasoterra mancino e poi, soprattutto, con un colpo di testa indisturbato. La palla esce, il Portogallo è inspiegabilmente vivo.

Out of nowhere, Eder

Passano i minuti e la tensione sul volto dei tifosi francesi sugli spalti si fa sempre più palese ed esplicita. Giroud avrebbe l’ennesima occasione per portare i suoi avanti, ma Rui Patrício non vuole alzare la serranda nel giorno festivo. Fernando Santos, coadiuvato da Cristiano Ronaldo, trasformatosi nell’allenatore in seconda più talentuoso della storia (Zidane con Ancelotti permettendo), prova il tutto per tutto: con una mossa alquanto audace, aumenta l’artiglieria e butta nella mischia Eder.

L'ingresso in campo di Eder (Foto: Anthony Bidard/FEP/Imago - OneFootball)
L’ingresso in campo di Eder (Foto: Anthony Bidard/FEP/Imago – OneFootball)

L’attaccante del Lille, riscattato nel maggio precedente dallo Swansea, ha dunque una decina di minuti a disposizione per sfruttare un’occasione da once in a lifetime. Il suo ingresso in campo, però, non incide nei meccanismi del match, con la Francia che si dimostra sempre più pericolosa rispetto agli avversari: Sissoko ci ritenta con un missile dai 25 metri e Gignac si libera abilmente di Pepe, calciando senza esitare mentre Rui Patricio esce alla Manuel Neuer. Palo.

I minuti a disposizione per Eder, una volta arrivato il triplice fischio del direttore di gara britannico, diventano quaranta: si va ai tempi supplementari, con la Francia psicologicamente a pezzi ed il Portogallo aggrappato ad un barlume di speranza e quadrifogli sparsi per il manto erboso. La differenza tra i tassi tecnici delle due Nazionali, ora che i portoghesi non possono più disporre di CR7, è troppo elevata: serve un coniglio fuori dal cilindro, un fulmine a ciel sereno nella serata senza nuvole di Parigi.

Beh, la richiesta sembra essere esaudita in tre occasioni distinte. Le prime due nel primo tempo supplementare, con i colpi di testa di Quaresma ed Eder che finiscono rispettivamente a lato della porta transaplina e tra i guantoni di Lloris; la terza nella quarta frazione di gioco, con la punizione di Raphaël Guerreiro (nato nello stesso dipartimento che ospita lo Stade de France, ironia della sorte) che si stampa sulla traversa. E poi…

Il tiro dalla distanza di Eder (Foto: Alex Livesey/Getty Images - OneFootball)
Il tiro dalla distanza di Eder (Foto: Alex Livesey/Getty Images – OneFootball)

…109′. Joao Moutinho serve Eder, che con il fisico si libera della marcatura di Koscielny. Le nubi giungono in aiuto, il cielo si fa offuscato sopra il palco che ospita la finale: tuoni, lampi ed un destro dalla distanza. Il fulmine a ciel sereno non squarcia il prato, ma i cuori e le speranze dei tifosi di casa: Lloris non può nulla, il 9 entrato alla disperata ha portato in vantaggio i suoi.

Cristiano Ronaldo è in totale trance agonistica: piange, salta, strattona i suoi e subito dopo li riporta alla calma. Potrebbe tornare in campo nello stesso istante, nonostante la fasciatura alla coscia sinistra: il Portogallo, anche senza di lui, ce la fa. I francesi hanno le mani nei capelli, non vogliono passare una nottata sotto le coperte, con i piani della vigilia alquanto diversi: i festeggiamenti per le strade di Parigi, però, bisogna rimandarli ad un paio di anni dopo, quando la campagna di Russia porterà un oro mondiale.

Eder l’ha vinta per la sua squadra, la sua Nazione, il suo Portogallo. Quando vi serve una definizione di “outsider“, sapete a chi chiedere: non importa che non stia dietro ad una cattedra, ha dimostrato di poterci salire senza patemi.

I festeggiamenti di Eder (Foto: Lars Baron/Getty Images - OneFootball)
I festeggiamenti di Eder (Foto: Lars Baron/Getty Images – OneFootball)

Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi. Ama gli sport che racconta, il calcio e la pallacanestro.

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