fbpx
Autore

Stefano Masini

Ricerca

Se la Danimarca del 1992 viene ricordata come “dinamite danese“, Peter Schmeichel era la sua miccia. Il paragone è totalmente azzeccato, visto il carattere fumino e la forza esplosiva che aveva tra i pali. All’ingresso in campo gli avversari avevano solo due pensieri: il primo era una speranza, quella di non doversi trovare uno contro uno con quel colosso; il secondo era un brutto presentimento, sapevano che fargli gol non sarebbe stato affatto facile.

Nella sua storia ultracentenaria sono state più le delusioni che le gioie per la nazionale norvegese. Solo tre partecipazioni alla Coppa del Mondo e una agli Europei sono davvero troppo poche, ma sulla penisola scandinava sembra essere arrivato un vento nuovo che i piccoli vichinghi sono pronti a cavalcare. Il c.t. Lars Lagerbäck ha arruolato una generazione di futuri campioni capitanata da Haaland. Ora la Norvegia fa sul serio.

Nell’estate 2019, ancora lontani dall’emergenza sanitaria, il Manchester United si è assicurato le prestazioni di Harry Maguire versando 87 milioni di euro nelle casse del Leicester. Oggi il centrale classe ’93 veste la maglia numero 5 dei Red Devils e sfoggia la fascia da capitano sul braccio sinistro. Qualcuno mugugna dalle parti di Old Trafford. Perché? Il povero Harry porta la divisa che un tempo fu di Rio Ferdinand, non un giocatore qualunque per i tifosi…

Sul finire del XIX secolo il compositore russo Čajkovskij diede vita a Il lago dei cigni, un balletto destinato a prendersi la scena nelle sale di tutto il mondo. Un centinaio di anni più tardi, un altro cigno, altrettanto candido ed elegante, portò quel balletto al suo massimo splendore decidendo di danzare con un pallone. Il suo palcoscenico non era in legno massello, ma in erba. Il suo pubblico non reggeva un binocolo da teatro, ma sciarpe e bandiere. Questa è la storia di Marco van Basten, il Cigno di Utrecht.

Noi crediamo in Robert De Niro, nella Tigre di Mompracem.
Nella storia che sanno tutti, 
Maradona è megl’ ‘e Pelé
È megl’ ‘e Pelé.

Si conclude con questo atto di fede il ritornello di Maradona y Pelé. Son gusti, il mondo è bello perché vario. In questo caso Tommaso Paradiso a nome dei Thegiornalisti ha espresso il proprio favore, ma dati alla mano potrebbe ricredersi. Nessuno ha segnato più di O Rei: 1281 gol in carriera riconosciuti dalla FIFA. Altrettanti, se non di più, sono i motivi per i quali il titolo di icona gli appartiene. Non possiamo elencarli tutti, ma nel nostro piccolo cercheremo di delineare la figura di sua maestà Pelé.

Continua la striscia di risultati utili per la Nazionale, ma niente spremuta d’Orange: questa volta l’Olanda di Frank de Boer si rivela un fuori menù per l’Italia di Mancini. Al Gewiss Stadium finisce 1-1 con le reti di Lorenzo Pellegrini e Donny van de Beek. Ne approfitta la Polonia che scavalca gli azzurri e guida il gruppo A1 di UEFA Nations League.

Il protagonista di questo pezzo è alto a malapena 170 centimetri e balla con la numero 10 sulle spalle ma no, non è Lionel Messi. Eppure ha estro, classe, tecnica, rapidità d’esecuzione e tra le tantissime frecce al suo arco vanno segnalate l’umiltà e la fedeltà, valori che fanno di lui un’icona. Signore e signori, oggi si parla di Antonio Di Natale, il Totò di Udine.

Dietro ai grandi progressi e ai recenti successi della nazionale ucraina c’è la mano di Andriy Shevchenko. Un ottimo inizio di carriera manageriale per chi l’Olimpo del calcio se l’è già conquistato indossando gli scarpini. Chi ha avuto la fortuna di vederlo in azione lo sa: guai a concedergli quel metro di troppo, era letale da ogni posizione e non c’era differenza tra sinistro e destro.

Da bambini sogniamo un po’ tutti di fare il calciatore: siamo lì, tra la poltrona e il tavolo, a giocare con una una palla di gommapiuma finché non rompiamo il souvenir che lo zio aveva portato alla mamma da qualche posto sperduto in giro per il mondo. Ma a noi in quel momento interessa solo realizzare il gol della vita, disegnando una parabola degna di Dejan Savicevic. Che bello sarebbe ripetere le sue imprese… Chissà com’è giocarsi una finale di Coppa dei Campioni, vincerla e farlo per ben due volte con due squadre diverse. Tutti vorrebbero essere come lui, o no?

Top