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CALCIO ESTERO

Il primo Clásico di Gavi

Chi conosce la Spagna lo sa: il Clásico non è solo una partita di calcio. Ogni volta che Barcellona e Real Madrid scendono in campo per affrontarsi trascinano con loro un’eterno conflitto fatto sì di sport, ma anche di politica. E per tanti anni è stato anche il match che metteva l’uno contro l’altro i due più grandi giocatori di questo millennio. Ora che di GOAT non è rimasta neanche l’ombra, nuovi profili provano a prendersi la scena. Tra questi, Gavi.

Pablo Martín Páez Gavira, com’è registrato all’anagrafe, è l’ultima delle stelline sfornate dalla cantera blaugrana. In un periodo storico tanto delicato quanto suggestivo, a soli 17 anni e 2 mesi è chiamato a fare capolino nel palcoscenico più illustre del calcio iberico.

La luce in fondo al tunnel

Il prestigio del Clàsico è figlio anche della fama di chi ne ha preso parte: dal rettangolo di gioco all’area tecnica, Barça e Real sono soliti fare da asso pigliatutto e accaparrarsi i migliori al mondo. Nel giro di qualche stagione, però, hanno perso quelli che forse (ed è un forse di cortesia) sono stati i più grandi calciatori che abbiano mai giocato questa supersfida. La dipartita di Cristiano Ronaldo risale al 2018, quella inaspettata di Lionel Messi alla scorsa estate. Si è chiuso un capitolo ineguagliabile del Clásico e per entrambe le squadre è arrivato il momento di una rifondazione, seppur con tempistiche, modalità e disponibilità diverse.

Quanto spesso ultimamente leggiamo commenti come “è il Real Madrid più scarso degli ultimi tempi“? Tralasciando che la parola “scarso” non può mai essere usata nella stessa frase in cui appare quello dei Blancos, la realtà dei fatti vede il club intento a ringiovanire gradualmente una rosa che nell’ultimo decennio ha vinto tutto e che ora, naturalmente, è in fase calante. Il processo è entrato nel vivo con la crescita dei talentini brasiliani Rodrygo e Vinicius Jr, ma manca ancora qualcosa. Per completare il progetto potrà contare sulle sue casse sempreverdi. Checché Florentino Perez parli di emergenza e di sistema calcio in grave pericolo, il Real Madrid non ha mai smesso di spendere: 29 milioni di euro di commissione alla firma sul contratto e 19,5 annui per David Alaba, 31 milioni netti allo Stade Rennes per il cartellino di Eduardo Camavinga e oltre 180 milioni messi sul piatto a pochi giorni dalla chiusura del mercato per strappare Mbappé al PSG. Crisi? Aberrazione.

L’altro lato della medaglia è un Barcellona realmente in difficoltà. La gestione Bartomeu ha lasciato un rosso di 481 milioni di euro. Il nuovo presidente Joan Laporta, spalle al muro, è obbligato a fare cassa: le cessioni hanno fruttato 63,5 milioni, un bottino che non è stato minimamente toccato per rimpiazzare i partenti. Basti pensare che a colmare il vuoto lasciato da Griezmann è stato Luuk de Jong in prestito dal Siviglia. Tutti gli altri acquisti, Depay, García e Agüero, sono arrivati a parametro zero. Si sta cercando di costruire alla bell’e meglio una squadra intorno ai suo quatre capitans (Piqué, Jordi Alba, Busquets e Sergi Roberto). Nel frattempo il valore economico e tecnico del Barça crolla vertiginosamente.

Per uscire da queste sabbie mobili i catalani non possono che affidarsi a La Masía. Barcellona è sempre stata culla di grandi campioni e anche nella rosa attuale se ne intravede qualcuno. Il più chiacchierato è senz’altro Pedri, classe 2002 candidato al Golden Boy e già detentore del record di presenze in una singola stagione (72 nella 2020/21). Chi ai rumors si è ormai abituato è invece Ansu Fati, il predestinato che ha ereditato il regno e la numero 10 di Messi. Due dall’avvenire assicurato che il Laporta ha voluto blindare con una clausola miliardaria. Sullo sfondo c’è anche un terzo gioiellino, più piccolo di due anni e per questo ancora grezzo, ma la caratura affascina: Gavi è pronto a brillare.

Ansu Fati & Gavi - Foto David Ramos Getty Images OneFootball
Ansu Fati e Gavi sono il presente e il futuro del Barcellona – (Foto: David Ramos/Getty Images – OneFootball)

Exploit

Il 5 agosto 2021, mentre il Barcellona annunciava al mondo la dolorosissima separazione dal giocatore che più di tutti lo ha rappresentato nel corso della sua storia, Gavi spegneva diciassette candeline. Probabilmente chiudendo gli occhi avrà desiderato una stagione di successi con il Barcellona B con cui l’anno precedente aveva giocato solo 84 minuti spalmati su due presenze. A volte i sogni si realizzano, ma questo è banale. Altre volte la realtà supera di gran lunga i sogni. A fine mese fa il suo esordio con il Barça dei grandi e tre settimane più tardi serve un assist al bacio ad Araújo contro il Granada che gli regala la titolarità.

L’exploit di Gavi si completa in nazionale. Luis Enrique lo chiama al grande salto dalla selezione U18 alla prima squadra. Il tecnico ex Roma ha una considerazione immensa del ragazzo e contro ogni pronostico lo schiera titolare in Italia-Spagna, penultimo atto delle Finals di UEFA Nations League. Lo scenario che si è venuto a creare va oltre ogni aspettativa: neanche maggiorenne si ritrova ad esordire in nazionale a San Siro, la Scala del calcio, contro i campioni d’Europa in carica. Le gambe, però, dovrebbero tremare. A maggior ragione perché il piccolo Gavi è chiamato a marcare a uomo Marco Verratti. Quello che sulla carta era un chiaro mismatch, sul campo non si è rivelato tale; anzi, le gerarchie sembravano sovvertite, con l’andaluso a farla da padrone. Al triplice fischio Luis Enrique dirà ai microfoni:

È un piacere vederlo giocare, sembra che stia nel cortile di casa sua. È un giocatore unico, ha una personalità fuori dal comune, disumana. Il suo debutto è stato perfetto: è già il presente e il futuro della nazionale spagnola.

Gavi vs Marco Verratti - Foto Marco Bertorello Getty Images OneFootball
Gavi ha sorpreso tutti con una prova di personalità contro l’Italia di Marco Verratti (Foto: Marco Bertorello/Getty Images – OneFootball)

Se la prestazione contro l’Italia ha fatto rizzare le orecchie a mezza Europa, quella in finale con la Francia (nonostante la sconfitta) è stata la conferma che era nata una stella. Alla dirigenza culé l’onore e l’onere di preservarla.

Gavi nella gabbia blanca

Strano a dirsi perché il periodo è stato veramente breve, ma la sosta delle nazionali ha restituito al Camp Nou un nuovo Gavi. Il classe 2004 aveva risposto presente a Luis Enrique da giovane rivelazione ai primi calci tra i professionisti. Al rientro è già un punto fisso della Roja e questo porta con sé tanti vantaggi, soprattutto sul piano mentale. Se ce ne fosse stato bisogno, Gavi ha preso fiducia nei propri mezzi e ha capito che il rendimento eccelso di questo inizio di stagione può diventare il suo standard grazie ad impegno e dedizione.

Il Clásico di questo pomeriggio sarà una prova del nove. Ancelotti può schierare un centrocampo a tre o un rombo. In ogni caso non mancano né qualità con Modric, Kroos, Camavinga e Asensio, né la sostanza con Casemiro e Valverde. I presupposti per costruire una gabbia e aggredire il centrocampista blaugrana ci sono tutti. Per uscirne sarà richiesta precisione nei passaggi e velocità di pensiero, caratteristiche che non mancano a Gavi. Se diamo un’occhiata alle statistiche fornite da LaLiga, il rookie del Barça ha una media di 75 passaggi a partita, solo cinque in meno del compagno di reparto Sergio Busquets (80) che comanda questa speciale classifica nel campionato spagnolo.

E allora tutti sintonizzati per l’ennesima sfida tra Barcellona e Real Madrid, la prima di tante per Gavi.

Autore

Viterbese classe ’99, muove i primi passi con ai piedi un pallone e, neanche a dirlo, se ne innamora. Quando il calcio giocato smette di dare speranze, ci pensa giornalismo sportivo a farlo sognare. E se si fosse trattato di campo, essere riserva di lusso lo avrebbe fatto rosicare… alla tastiera non potrà che essere un valore aggiunto.

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