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Gianluca Losito

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Nel corso degli ultimi anni, l’influenza di Edin Dzeko sul gioco della Roma è risultata sempre più pesante. A partire dal primo anno targato Garcia-Spalletti, i tecnici che si sono susseguiti sulla panchina giallorossa (Di Francesco, Ranieri e Fonseca, nell’ordine) hanno pensato e talvolta provato a implementare nuove soluzioni per lo slot di punta dell’attacco giallorosso, scontrandosi però con l’egemonia tecnica del Cigno di Sarajevo, che ha portato ogni allenatore a pensare compromessi tattici rispetto alla sua idea di gioco originaria.

Dal momento in cui il progetto Atalanta è definitivamente esploso, cioè quattro stagioni fa, uno dei principali focus mediatici è stato quello sulla floridità del suo settore giovanile, che nel corso della storia della Dea – ma anche nel passato recente – è sempre riuscito a sfornare giocatori non solo tecnicamente validi, ma anche solidi e mentalmente pronti al professionismo.

Spesso per tratteggiare le caratteristiche della personalità umana si usa il gioco degli opposti: furbo/ingenuo, intelligente/stupido, onesto/ipocrita, umile/superbo. Una delle dicotomie più sottili e sfumate è quella che contrappone la timidezza alla spavalderia. Mentre altri tratti personali sono in un certo senso immanenti, parte fondante della persona, il timido e lo spavaldo possono ritrovarsi nello stesso corpo a seconda dei momenti e delle situazioni.

L’addio del Papu Gomez all’Atalanta colpisce gli appassionati calcistici, anche quelli non coinvolti da questioni di tifo, sotto diversi aspetti. Superficialmente, la cessione di un calciatore molto forte nonché importante da un punto di vista tattico e di leadership è un colpo di scena, se si pensa a quello che era il rapporto tra il tecnico della Dea Gasperini e il fantasista argentino solo due mesi fa.

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