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CALCIO ITALIANO

Cinque giovani in rampa di lancio in Serie A

L’impoverimento tecnico che ha intaccato il campionato di Serie A (e più in generale il calcio italiano) negli ultimi tre lustri circa è un fatto pressoché assodato. Il grave calo del calcio nostrano si è acuito in particolare nella prima parte degli anni Dieci, per poi trovare un lento ma progressivo rialzo negli anni successivi. Nonostante ciò, il ritardo accumulato a causa di quegli anni bui costringe la prima serie del Belpaese a pagare ancora un ritardo rispetto alle migliori leghe europee, stazionando in una posizione di subalternità che spesso lo rende un mero trampolino di lancio per le carriere di calciatori dalle prospettive particolarmente rosee. Gli ultimi casi di elementi quali Molina, Scamacca, de Ligt, Hickey o Theate, tutti partiti nella sessione di mercato estiva verso società estere, sono emblematici del ruolo della A quale campionato di sviluppo per le qualità di questi forti giocatori che però vedono il campionato nato nel 1929 come una tappa di passaggio. In questo momento la cosa più saggia che possono fare molte squadre di Serie A è accettare questa condizione e comportarsi di conseguenza, coltivando al meglio il talento. In questo articolo analizziamo i casi di cinque calciatori, giovani in Serie A attesi alla riconferma per poter eventualmente affermarsi come calciatori dal sicuro futuro.

Premessa: tutti i calciatori considerati sono nati dal 1° gennaio 2002 in poi, e tutti affronteranno quello che nei college d’Oltreoceano verrebbe denominato sophomore year, ovvero il secondo anno da calciatori professionisti (qualcuno di loro aveva esordito in precedenza, ma non si era limitato che a qualche minuto sul terreno di gioco, passando la quasi totalità della stagione nel calcio giovanile).

Giorgio Scalvini

Il più giovane del quintetto, essendo nato a dicembre 2003 (ma forse, paradossalmente, il più maturo), Scalvini viene dalla scuola giovanile per eccellenza (uno dei tanti bresciani accaparrati dalla Dea) e segue la stirpe di difensori centrali venuta su con Gasperini, la quale ha poi avuto alterne fortune nelle esperienze successive (per un Bastoni tra i migliori d’Italia c’è un Caldara persosi nella bassa classifica, con Gianluca Mancini a metà del guado ma sicuramente tendente più verso il difensore interista). Scalvini è alto 1 metro e 94 centimetri, ma spesso in campo non si nota: un po’ per il suo utilizzo del corpo, sempre elegante e pulito, alla ricerca dell’intervento sul pallone con le sue lunghe leve, un po’ forse anche per quel numero 42 (somma delle date di nascite di tutta la sua famiglia) così grande che occupa tutto il retro-maglia e ne snellisce le spalle, piuttosto larghe in ogni senso, per essere nemmeno un diciannovenne.

I tempi di intervento sul portatore palla avversario sono una delle qualità più fulgide del centrale italiano, che nella fase puramente difensiva sembra essere migliore di quel Bastoni a cui spesso viene paragonato: la notevole struttura fisica da un lato lo rende un giocatore particolarmente aggressivo (è nel 97° percentile per azioni in pressione e interventi sugli avversari), in più gli permette di essere una garanzia quando il pallone si alza, primeggiando in molti duelli aerei (deve migliorare nel prendere posizione, ma è piuttosto fisiologico per un neo-pro). Alle necessarie qualità in fase di non possesso abbina un set di abilità molto interessante con il pallone tra i piedi, fondamentale per un terzino (o elbow back) dell’Atalanta (ha giocato sia sul centro-destra che sul centro-sinistra) e che hanno convinto Gasperini ad utilizzarlo anche nella coppia mediana: porta palla con una gran disinvoltura ed una discreta eleganza, cercando spesso di saltare l’avversario diretto con giochi di gambe forse prevedibili ma non semplici da intercettare, ed è piuttosto abile anche nel passaggio, dove preferisce giocare il pallone a terra (ma non disdegna il lancio). La sua maturità risalta proprio nella capacità di interpretare più funzioni sul terreno di gioco, occupando svariate zone di campo: il suo senso della posizione è a dir poco encomiabile. Con un ottimo inserimento ha trovato la prima rete nel calcio dei grandi (la zuccata della bandiera contro il Verona), con un altro stava per gonfiare la rete anche in Europa (una conclusione all’interno dell’area contro il Lipsia terminata sulla traversa). Ha già completato la trafila delle selezioni giovanili, ma non solo: Mancini l’ha fatto esordire con i grandi nella disfatta di giugno contro la Germania, tenendolo in gran considerazione anche nello stage di fine stagione. Duttile, intelligente e forte fisicamente: un patrimonio per l’Atalanta ed il calcio italiano.

Giorgio Scalvini porta palla in Italia-Germania
Scalvini ha fatto il suo esordio con la nazionale maggiore contro la Germania. La prima di tante? (Foto: Alexander Hassenstein – Getty Images)

Nicola Zalewski

Tra gli aspetti sottovalutati della carriera di José Mourinho, la sua capacità di trovare nuove sistemazioni ai suoi giocatori è una delle principali. Il caso specifico di Nicola Zalewski, però, è più peculiare: il classe 2002 nasce centrocampista offensivo, capace di agire centralmente come di partire dall’esterno sinistro in un attacco a tre. Nell’ultima stagione, quella che ha portato la Roma a vincere la Europa Conference League, il polacco, che è stato protagonista soprattutto nella competizione europea, è stato schierato esterno sinistro di un centrocampo a cinque, con facoltà (utilizzata spesso e volentieri) di tornare dentro al campo sul piede forte per rifinire e dare un ulteriore sfogo al gioco dei giallorossi. Viene immediato chiedersi cosa ci sia di così unico in questa situazione, e la risposta è presto detta: il desiderio, da parte di addetti ai lavori e tifosi, di rivederlo nelle zolle di campo che più gli competono, quantomeno in teoria. In molti rivorrebbero Zalewski come mezzala sinistra, trequartista o esterno “equilibratore” del 4-2-3-1 (qualora la Roma utilizzasse questo sistema), sebbene il natio di Tivoli non abbia affatto sfigurato nella posizione da tornante; al contrario, si è dimostrato più che adatto a giocare in questo particolare ruolo cucitogli dal tecnico di Setubal. I motivi in capo a questo sentimento possono essere molteplici. In primo luogo, il ritorno a pieni ranghi di Spinazzola sulla fascia mancina toglierà senza dubbio alcuno tanti minuti al nazionale polacco, che parte sicuramente qualche passo indietro rispetto ad un calciatore che, prima del grave infortunio subito durante Italia-Belgio, era esattamente nel prime della sua carriera, e vorrebbe ritornarci con prepotenza dopo una stagione vissuta ai box. In questo senso, le prime indicazioni tra il termine della scorsa stagione e il precampionato di questa sono stati più che positivi per il fulmine di Foligno. D’altro canto, oltre alla necessità di rivedere il numero 59 in zone di campo meno affollate numericamente, c’è la legittima curiosità per riscoprire le qualità di un giocatore che per caratteristiche è fatto per incidere nella metà campo avversaria: il talento cresciuto nelle giovanili giallorosse ha un ottimo controllo palla, che riesce a mantenere anche raggiungendo velocità elevate, ed è particolarmente dotato e fantasioso nel dribbling. In un sistema diretto come quello di Mou, le sue corse palla al piede possono essere un ulteriore fattore di pericolo per le difese avversarie, magari soprattutto nelle seconde frazioni di gioco. Ciò che è certo è che, nella prossima stagione, la Roma troverà in Zalewski un preziosissimo jolly, utilizzabile in più zone del campo, nonché un ulteriore interlocutore privilegiato da offrire a Paulo Dybala negli scambi nello stretto. Zalewski ha dimostrato da parte sua un attaccamento alla maglia viscerale, che non può che essere un elemento apprezzabile per un giovane.

Brandon Soppy

Dei cinque calciatori presi in considerazione, Soppy rappresenta in parte lo strappo alla regola per due motivi: da un lato questa sarà la sua terza stagione giocata interamente nei professionisti (la seconda in Serie A), dall’altro, ad eccezione di qualche sporadico lampo, la scorsa stagione non ha lasciato grandi aspettative nei suoi confronti. L’esterno destro dell’Udinese, prelevato dai friulani nell’estate del 2021 dal Rennes (bottega tra le migliori in Europa per quanto riguarda i giovani), ha vissuto la scorsa stagione nell’ombra di quel Nahuel Molina sopracitato proprio come perfetto esempio di giovane germogliato in Serie A. Troppo ingombrante la presenza dell’argentino: un contributo di gol, assist e creazione di occasioni vitale per l’Udinese, che dovrà rimpiazzare i numeri del nuovo esterno dell’Atletico Madrid spalmandoli su più uomini nella rosa a disposizione di mister Andrea Sottil. In questo senso, di sicuro ci si dovrà aspettare un maggior contributo dalle mezzali Makengo e Pereyra, ma ci sarà bisogno di un contributo non indifferente anche da parte del diretto sostituto sul lato destro del campo. L’esterno francese classe 2002 non parte pienamente sicuro del posto da titolare, dovendo contenderlo al neo-arrivato Ebosele, esterno nel giro della nazionale irlandese e con un campionato da titolare in Championship alle spalle. Nonostante ciò, c’è motivo di avere grandi aspettative sul campionato e più in generale sul futuro di Soppy: prima dell’approdo in bianconero, aveva esordito al Rennes, giocando da titolare anche in Champions League e attirando l’interesse di diverse squadre di alto livello, tra cui la Roma. In una stagione, quella precedente, perlopiù di apprendistato, il nazionale Under 20 ha comunque messo in mostra a tratti quelle che sono le sue qualità principali. Soppy è un esterno di interpretazione molto semplice: basta osservarlo pochi minuti per capire quali sono le sue migliori qualità (e di conseguenza, i suoi difetti più pericolosi). Calciatore istintivo ed esplosivo, il numero 93 possiede una falcata che riesce a mettere in difficoltà l’esterno opposto; spesso alla ricerca del dribbling (ne tenta 4 circa ogni 90 minuti, di cui gliene riescono la metà, entrambi dati tra i migliori d’Europa per ruolo), anche in maniera piuttosto barocca, a volte si infila in situazioni abbastanza difficili, da cui però prova sempre ad uscire per crearne superiorità numerica (una particolarità: effettua 0,35 tunnel, o nutmeg che dir si voglia, per 90 minuti). In poche parole, è esattamente quel tipo di calciatore per cui non va sprecata la definizione di cavallo pazzo. Di fronte ad una serie di qualità abbastanza chiare, toccherà a Sottil disciplinarlo in entrambe le fasi, sebbene non si parli di un elemento totalmente estraneo alla fase difensiva visto che al Rennes ha giocato anche da centrale difensivo. L’Udinese gli ha dato un anno d’ambientamento, adesso tocca a lui mettere in mostra le sue qualità, perfette per far esaltare sia tifosi che spettatori casual.

Matteo Cancellieri

Per gran parte della scorsa stagione Cancellieri è stato un mistero. L’esordio in Coppa Italia contro il Catanzaro, da esterno destro del centrocampo ibrido a 4 impostato da Di Francesco in cui fungeva praticamente da ala, e le prime partite di campionato col tecnico abruzzese, che gli aveva dato molta fiducia anche nel duetto di trequartisti alle spalle della punta. Contemporaneamente, le prime partite (con gol) con l’Under 21 di Paolo Nicolato, e in generale una gran fiducia nei suoi confronti. L’esonero dell’ex mister di Roma e Sampdoria ha segnato uno spartiacque della sua annata: tanta panchina con Tudor, qualche piccolo problema fisico e il Covid l’hanno tenuto abbastanza lontano dai campi, con il mister ex Udinese che gli ha concesso solo una manciata di minuti lungo tutto l’inverno. Cancellieri è riapparso sui nostri schermi e nelle nostre vite a primavera, con quel missile dai 25 metri contro l’Empoli grazie al quale ha messo a segno il suo primo gol in Serie A in carriera e riportato al pareggio l’Hellas Verona contro i toscani.

Le sue qualità non sono mai state in dubbio, ma il parco attaccanti degli scaligeri è stato semplicemente fuori scala nell’ultima stagione: rimarcare le prestazioni di Barak, Caprari e Simeone sembra quasi lapalissiano, ma basta ricordare che quello gialloblu è stato uno dei due tridenti ad andare in doppia cifra in Serie A assieme a quello del Sassuolo (Berardi, Raspadori e Scamacca). Certo, il tecnico croato avrebbe potuto riservare più spazio all’attaccante romano anche a partita in corso, ma ha evidentemente preferito rifugiarsi sull’usato sicuro, con Lasagna, Bessa e Kalinic (fino a febbraio) come alternative preferite al Mighty Trio che ha svoltato la stagione dei veneti. Le qualità di Cancellieri non sono, però, passate inosservate, visto che la Lazio ha deciso di prelevarlo dall’Hellas (che a sua volta l’aveva acquistato dalla Roma nell’estate del 2020 nell’ambito dell’operazione Kumbulla) in prestito con obbligo di riscatto, fissato a 7,5 milioni+1 di bonus. Una cifra piuttosto sostanziosa per un calciatore con poco più di 200 minuti giocati in Serie A, a dimostrazione di quanto sia intrigante il profilo del giovane cresciuto nelle giovanili giallorosse. Cancellieri è un esterno mancino, che preferisce partire dalla destra per rientrare centralmente e andare al tiro, ma non disdegna giocare anche sull’altro estremo del campo per cercare il fondo dove andare a crossare; la sua duttilità è dovuta anche all’ottimo utilizzo del piede debole, il destro, e non si ferma alle fasce. Il classe 2002, infatti, può anche giocare al centro dell’attacco, dove Sarri sta pensando di utilizzarlo come vice-Immobile. Una scelta abbastanza inaspettata, in realtà, visto che il nuovo attaccante biancoceleste è il classico esterno elettrico e verticale, che non sembra fatto per un lavoro spalle alla porta paziente e intelligente come quello richiesto dal tecnico toscano; tuttavia, se questi insisterà sul modello di gioco proposto l’anno scorso, che si fondava sì sul gioco di posizione ma proponendo non pochi repentini ribaltamenti di fronte, tale soluzione potrebbe rivelarsi piuttosto interessante. Più in generale, aver affidato un giovanissimo prospetto alle sapienti mani del coach ex Juventus e Chelsea, capace di plasmare e inquadrare il talento come pochissimi in Italia, sembra una scelta alquanto lungimirante, non solo per la società di Formello ma per il movimento calcistico italiano tutto.

Mattia Viti

Il profilo di Viti è, a livello di caratteristiche, il più antiquato, o classico per utilizzare un termine forse più morbido; del resto, nel calcio italiano non potrà mai passare di moda un difensore capace di difendere nella propria trequarti. In un gioco che si muove sempre più verso centrali di difesa aggressivi e dotati nell’anticipo, il classe 2002 dell’Empoli si distingue come un difensore più attendista, sebbene non disdegna anche la ricerca del contatto diretto con l’avversario. Cresciuto in una delle squadre che nell’ultimo decennio ha improntato una delle strutture di gioco dall’identità più forte in Italia, il difensore della compagine toscana rispecchia alla perfezione la difesa a zona attuata nel sistema azzurro, con una certa irruenza nell’intervento quando deve portare via la sfera all’avversario. Da buon difensore moderno, anche lui si trova a suo agio nel giocare la sfera, grazie ad un discreto mancino in particolare sul lancio. In base a queste caratteristiche, si potrebbe azzardare un paragonare con Pau Torres, il centrale spagnolo per altro molto desiderato dalla Juventus: qualora i bianconeri desiderino ancora un centrale con quelle caratteristiche ma non abbiano un budget sostanzioso, potrebbero ripiegare sul ragazzo di Borgo San Lorenzo. Non mancano i difetti, ovviamente, per un centrale della sua età: come già detto, una certa irruenza e alcuni cali di concentrazione, che l’hanno portato ad esempio a subire un’ingenua espulsione nella gara dello scorso campionato contro il Sassuolo.

Senza dubbio, le potenziali qualità superano di gran lunga i difetti di questo giovane centrale, che è stato inserito dal CIES al 26° posto nella graduatoria degli Under 20 di maggior valore nei cinque campionati principali europei. L’arrivo di mister Paolo Zanetti potrebbe essergli di ulteriore vantaggio: il nuovo tecnico dell’Empoli, l’anno scorso al Venezia, ha mostrato un calcio piuttosto propositivo, ma con una fase difensiva abbastanza prudente, che ben si sposa con le caratteristiche di Viti, il quale – tra i cinque calciatori presi in considerazione – sembra quello con le prospettive più sconosciute, sia a livello di caratteristiche che di ceiling. Di certo, la società del presidente Corsi continua a dimostrarsi da molti anni tra le migliori in assoluto nel far crescere il talento, e ha trovato nel gruppo 2001-2003 una nidiata d’oro che promette di conquistare il mondo: basti pensare a Samuele Ricci e Asslani tra quelli già ceduti (a cui va aggiunto Damiani, in B al Palermo, che potrebbe avere un percorso di crescita diverso ma interessante), mentre, tra quelli ancora in Toscana, i nomi con il maggior hype sono quelli dello stesso Viti e dei centrocampisti Fazzini, Degli Innocenti e Baldanzi. Come si suol dire, il futuro è adesso.

Autore

Classe 2001. Il calcio ha mille sfaccettature e a me interessano tutte

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