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NAZIONALI

Un nuovo corso per l’Italia Under-21

Tra le varie conseguenze del calcio moderno, una di quelle che può risultare un’arma a doppio taglio è la grande pressione ed attenzione che si pone sui giovani. Un hype che riguarda anche le nazionali giovanili, ormai da diversi anni sempre più tenute d’occhio sia dagli appassionati che dagli addetti ai lavori. A capo di queste selezioni vi è la più esperta, anagrafe alla mano: l’Italia Under-21. Dopo l’Europeo di Ungheria e Slovenia, conclusosi con un’eliminazione ai quarti contro i pari età portoghesi, la nazionale presieduta da Paolo Nicolato ha iniziato un nuovo ciclo biennale, che parte dai 2000-2001 in giù. Ad inizio settembre il nuovo gruppo ha esordito nel girone di qualificazione all’Europeo di categoria 2023, che si disputerà in Georgia e Romania, per le sfide contro Lussemburgo e Montenegro. Quali indicazioni si possono trarre da queste prime gare?

Prima di avventurarsi nell’analisi del doppio impegno settembrino, è opportuno fare un passo indietro. Ci eravamo lasciati a fine maggio con la locura della sfida contro i lusitani, terminata per 5-3 alla fine tempi supplementari dopo che gli azzurrini avevano rimontato il doppio svantaggio nei 90 minuti regolamentari, da 3-1 a 3-3. Le quattro sfide disputatesi tra marzo e maggio hanno messo in luce in particolare il talento di due elementi dall’immenso potenziale: il portiere Marco Carnesecchi, di proprietà dell’Atalanta in prestito alla Cremonese, e la punta Jack Raspadori, che ha sfruttato la vetrina della competizione continentale per trasmigrare subito con i grandi e andare a conquistare l’Europeo maggiore, stimolo perfetto per lanciarsi al meglio nella stagione corrente. Ambedue classe 2000, potrebbero essere utilizzati entrambi nel biennio che verrà.

Tuttavia, mentre Carnesecchi è potuto rimanere, vista l’abbondanza tra i pali nei grandi, Raspadori ormai è un elemento stabile della truppa di Mancini, grazie alle sue caratteristiche uniche e utilissime a cavallo tra la trequarti e l’area avversaria. Il portiere cresciuto a Zingonia non è l’unico reduce del ciclo precedente. Accanto a lui, oltre al suo secondo Plizzari (terzo portiere del Milan ad oggi), il terzino destro Raoul Bellanova, in prestito al Cagliari dal Bordeaux, i centrali di difesa Lovato (Atalanta) e Pirola (Monza in prestito dall’Inter), infine i centrocampisti Sandro Tonali, Nicolò Rovella e Samuele Ricci, il primo milanista, il secondo al Genoa in prestito dalla Juventus, l’ultimo perno della mediana dell’Empoli.

Fino al centrocampo si percepisce una certa continuità, quantomeno a livello di uomini. Ad essere precisi, solo Carnesecchi, Lovato e Tonali erano titolari (sotto età) della squadra che si era formata nel 2019. Dalla trequarti in su è evidente la volontà evolutiva che muove il ct Paolo Nicolato, che ha individuato alcune criticità nel ciclo precedente e intende eliminarle in quello appena iniziato. Per riassumere il progetto transitorio dalla squadra precedente a quella attuale è doveroso tornare indietro al 2019, quando in Polonia la spedizione azzurra Under-20 – all’epoca allenata dallo stesso Nicolato – raggiunse la semifinale del Mondiale di categoria, venendo eliminata dall’Ucraina prima, e sconfitta poi dall’Ecuador nella finalina per il 4° posto finale.

Quella squadra, che ottenne quel risultato con un calcio speculativo e prudente, si sistemava in campo con un 3-5-2 in cui la struttura fondante prevedeva un blocco basso con centrali e esterni, una mediana che spiccava per corsa e generosità (le mezzali erano Frattesi e Luca Pellegrini) e si affidava tecnicamente quasi interamente al binomio offensivo composto da Scamacca e Pinamonti per creare pericoli nella metà campo avversaria. I due attaccanti del ’99 erano ideali per quel tipo di gioco essendo entrambi molto capaci ad abbassarsi per aiutare la circolazione e cercare tracce verticali, in particolare il centravanti cresciuto nella Roma. Se si tiene conto che diversi elementi di quella squadra sono stati pilastri del biennio appena concluso, è stata quantomeno una scelta legittima quella di Nicolato, in particolare se si considera che nelle prime uscite aveva presentato un 4-3-3o 4-2-3-1 in base alla posizione occupata dalle mezzali – poi messo in soffitta a causa della dipartita di Locatelli e Kean, che sapevano legare i reparti con filtranti o in transizione.

Scamacca in azione durante la partita tra Italia Under 21 e la rispettiva selezione portoghese
Gianluca Scamacca, croce e delizia dell’ultimo biennio dell’Italia Under 21 (Foto: Daniele Buffa/Imago Images – OneFootball))

Il 3-5-2 con cui l’Italia Under-21 si è approcciata all’Europeo di categoria era una scelta coerente col materiale umano scelto da Nicolato, se si considerano anche le esclusioni di Sottil, alle prese con problemi fisici, e quella meramente tecnica di Vignato. Tuttavia, è innegabile l’aridità di quella squadra in fase avanzata. Per non incappare più nello stesso problema, questa Under si presenta ai nastri di partenza con un approccio ben diverso, grazie anche ad un materiale diverso.

Cosa vuol essere la nuova Italia Under-21

Le prime due uscite hanno visto l’undici di Nicolato affrontare prima il Lussemburgo e poi il Montenegro. Specificare le avversarie è il giusto disclaimer per mettere tutti quanti sull’attenti e sospendere il giudizio sull’effettivo valore della squadra (le compagini più insidiose del raggruppamento sono Svezia e Irlanda), pur traendo spunti quantomeno sulla scocca della squadra, prima ancora di giudicare l’effettiva capacità del motore. Per questa doppia sfida, Nicolato ha dovuto fare a meno di Sebastiano Esposito e Emanuel Vignato, infortunati. Questo ha portato a diverse riconsiderazioni sul reparto avanzato: i due calciatori in forza a Basilea e Bologna sarebbero dovuti essere i due esterni con licenza di accentrarsi, sia con che senza il pallone, per colpire dalla media distanza (soprattutto Esposito) oppure cercare i compagni con rasoterra in profondità (soprattutto Vignato). Al loro posto è stato convocato Eddie Salcedo, utilizzato solo contro il Lussemburgo a partita in corso.

Contro i Leoni, Nicolato ha presentato un 4-3-3 diverso dal solito, con Colombo, Piccoli e Cancellieri come terzetto offensivo, in una sorta di tridente atipico in cui Colombo, partendo da destra poteva rientrare in quanto mancino naturale, Piccoli fungeva da riferimento centrale e Cancellieri, schierato sulla fascia del suo piede forte, creava superiorità sulla sinistra. In verità, Colombo stazionava spesso sul centro-destra, alternando con Piccoli i compiti da punta centrale – ricerca della profondità e supporto alla manovra sulla trequarti, guadagnando anche falli per aiutare la squadra a salire – presentando così una squadra che cercava di costruire a sinistra per penetrare centralmente o sulla destra. Così è stato, in un certo senso. Da due punizioni guadagnate da Cancellieri sono nate le due reti segnate dall’Italia nella prima frazione, con il colpo di testa di Pirola e l’autogol propiziato da Piccoli (la terza e ultima rete è arrivata da uno slalom di Cancellieri nella ripresa). Nel primo incontro questo gruppo ha già espresso una delle sue qualità principali, cioè la pericolosità sui piazzati, grazie a diversi calciatori di grande spessore fisico, sia tra i titolari che tra le riserve (ma ci arriviamo).

In assenza di un’ala destra vera e propria, è toccato a Raoul Bellanova coprire quella zona in fase offensiva. Il laterale scuola Milan ha dimostrato ancora diverse lacune, perlopiù quanto a tecnica pura a cui cerca di sopperire con l’atletismo ed il fisico, eppure, nonostante queste in entrambe le partite ha cercato più volte soluzioni non banali palla al piede, provando ad entrare dentro al campo per crearsi corridoi più interessanti. Partendo dal presupposto che la tecnica nel calcio fa da padrona, il calcio moderno insegna che ci vogliono personalità e coraggio per cercare la profondità sia con che senza il pallone.

Bellanova con l'Italia Under 21 in una delle ultime apparizioni
Pur non dotato di una tecnica sopraffina, Raoul Bellanova rappresenta uno degli elementi più interessanti di questa Italia Under 21 (Foto: Ettore Grifoni/Imago Images – OneFootball)

Un attacco finalmente valido e vario

Al termine della prima frazione, Piccoli è stato costretto ad uscire per infortunio, lasciando poi il ritiro della Nazionale. Al suo posto Nicolato ha scelto Kelvin Yeboah, italo-ghanese nipote di Tony (vi abbiamo raccontato la sua storia), il quale è stato poi schierato titolare anche contro il Montenegro. Yeboah è un attaccante che svaria molto in tutta la zona offensiva, tecnico e agile nel dribbling, veloce e furbo, bravo a sbucare alle spalle dei difensori ma ancora troppo acerbo sotto porta. Sebbene da professionista abbia giocato quasi sempre da centravanti, probabilmente ad un livello più alto – finora ha giocato solo in Austria, con le maglie di Swarowski Tirol e Sturm Graz – renderebbe meglio da esterno destro, giocando anch’egli sul suo piede forte. In questo scenario, avere due ali come Yeboah e Cancellieri in grado di scendere sul fondo e crossare rappresenterebbe un’ottima soluzione con un riferimento centrale forte di testa come Piccoli o Lucca, in perfetta alternativa ai precedentemente citati Esposito e Vignato, calciatori diametralmente opposti nell’interpretazione di ruolo.

A tutti i giocatori citati va aggiunto Samuele Mulattieri, aggregatosi alla nazionale per la partita contro il Montenegro assieme a Lorenzo Lucca. Mentre Lucca, arrivato al Pisa in estate da Palermo, è una punta purissima – 201 centimetri di centravanti, ma nonostante ciò abbastanza mobile ed elegante nei movimenti – Mulattieri (ultima stagione al Volendam, ora al Crotone in prestito dall’Inter) è un attaccante più opportunista, che lavora tantissimo sia con la palla caricando a testa bassa che in fase di pressing, pur non avendo né una spiccata tecnica di base (seppur buona) né un fisico importante: il classico calciatore che sa fare tutto bene ma nulla benissimo. Il suo vero punto di forza sta nel set di movimenti all’interno dell’area con cui riesce a liberarsi delle marcature avversarie, ma, come detto, non è solo un animale da area di rigore, data la sua attiva partecipazione alla manovra. Vale per lui il discorso fatto precedentemente su Bellanova: spesso opta per soluzioni apparentemente oltre il suo livello tecnico, ma grazie a testardaggine e concentrazione riesce nel suo intento.

Colombo durante il match tra Italia Under 21 e Montenegro
Al momento Colombo sembra l’unico sicuro del posto, grazie alla continuità di prestazioni impreziosita dalla rete decisiva per l’1-0 contro il Montenegro (Foto Claudio Furlan – LaPresse/Imago Images – OneFootball)

Lo scenario offensivo, dunque, è particolarmente florido, nonché molto vario: non doppioni, ma calciatori che permettono di essere imprevedibili e veloci. Spicca un nome tra i potenziali esclusi, quello di Pietro Pellegri. Il numero nove classe 2001 di scuola Genoa, appena approdato al Milan, sta avendo molte difficoltà dal punto di vista fisico, ma se riuscisse a stabilizzarsi e a dare continuità potrebbe candidarsi anch’egli per uno spazio in questa nazionale.

Il centrocampo dell’Italia Under-21 è bello ma problematico

Tonali, Ricci e Rovella riprendono il discorso iniziato nello scorso biennio, ereditando la mediana da Frattesi, Maggiore e Pobega. La differenza tra il primo terzetto ed il secondo è evidente. I primi tre sono calciatori di palleggio e interdizione, perlopiù abili nelle letture senza palla ma poco smaliziati col fisico, mentre i secondi sono mezzali pure che giocano quasi sempre in avanti e sanno sgomitare se necessario. Nei due incontri iniziali i tre palleggiatori hanno evidenziato quella che potrebbe essere la carenza principale di questa mediana: una similitudine tecnica fin troppo accentuata, che troppo spesso li ha portati ad essere piatti sia orizzontalmente che verticalmente, senza quindi occupare adeguatamente i corridoi offensivi.

Per rimediare Nicolato ha due soluzioni: istruire Tonali ad una maggior partecipazione offensiva, anche con gli inserimenti senza palla, oppure pescare tra la panchina (dove Brescianini può offrire più aggressività e presenza offensiva) e l’Under-20 (tra i nomi, due particolarmente validi potrebbero essere Gyabuaa o Tongya). Profili come Fagioli e Ranocchia, i due juventini in prestito rispettivamente a Cremonese e Vicenza e facenti parte del primo gruppo di convocati, sembrano invece troppo simili ai titolari.

L’enigma difesa

Detto della zona avanzata, e premesso che sprecare parole su un elemento come Carnesecchi è a dir poco superfluo (ne basta una: fenomeno), va preso in rassegna il reparto difensivo, che ad oggi è quello su cui Nicolato deve lavorare maggiormente, sia in relazione ai singoli che come movimenti di squadra. In due partite semplici come quelle contro Lussemburgo e Montenegro la difesa ha sofferto le palle lunghe, faticando a rincorrere gli attaccanti avversari. Sulla destra, Bellanova escluso, sembra esserci davvero poco su cui puntare (Ferrarini, la sua riserva, è panchinaro a Perugia). Un nome potrebbe spuntar fuori addirittura dalla Serie C, dove sono diversi i laterali destri di difesa interessanti. Tre nomi in particolare stuzzicano la fantasia, tutti classe 2001: Francesco Donati, in prestito alla Juve Stabia dall’Empoli, completo tecnicamente e con un buon tiro; Federico Bergonzi e Davide Ghislandi, entrambi di proprietà dell’Atalanta, il primo alla Feralpisalò (spicca nell’uno contro uno difensivo) e il secondo alla Turris (esterno di centrocampo puro in stile atalantino, all’occorrenza capace anche di figurare in una difesa a 4).

Campione d’Italia Primavera con l’Empoli, Donati si sta facendo le ossa in Serie C (Foto Fabrizio Andrea Bertani)

Al centro vi sono più certezze. Lovato, Carboni, Pirola e Okoli si giocano tre posti, con i primi due, con tante partite in Serie A sulle spalle che partono ovviamente favoriti. Ma attenzione a Pirola, già ampiamente lodato da Antonio Conte lo scorso anno in ritiro. Sulla sinistra ci sono addirittura tre possibilità: Destiny Udogie (Udinese), Riccardo Calafiori (Roma) e la sorpresa dell’estate Andrea Cambiaso, che al Genoa si è guadagnato il posto sull’out sinistro e si è segnalato per un ottimo piede sui cross.

Italia Under-21: le prospettive

Nonostante sia stata accolta da un certo scetticismo per la mancanza di esperienza in Serie A – solo sei calciatori hanno, ad oggi, 10 o più presenze nel massimo campionato italiano: Lovato, Carboni, Tonali, Rovella, Salcedo e Piccoli – questa nazionale ha talento e abbondanza che non si vedevano da tempo. Il dato sulle presenze è sì oggettivo, ma non considera i diversi giocatori che si stanno prendendo il posto in A proprio ora. Vedasi Samuele Ricci, Cancellieri, Udogie, più Calafiori che troverà sicuramente spazio in Conference League e Yeboah che gioca sì in Austria, ma godrà anche lui dell’esperienza europea, per altro nel girone più bello di Europa League (contro Monaco, PSV Eindhoven e Real Sociedad).

Qualificarsi all’Europeo e raggiungere un risultato di livello sarebbe più che mai importante, a maggior ragione considerando che le semifinaliste si qualificheranno ai Giochi Olimpici di Parigi del 2024, a cui l’Italia manca dall’edizione di Atene nel 2004. Un ulteriore stimolo a fare bene, anche se, vista l’importanza data a questi ragazzi negli ultimi anni, non sono i riflettori che mancano.

Autore

Classe 2001, calciofilo e sportofilo da sempre, cerco di analizzare i fenomeni sportivi scomponendoli in ogni loro aspetto sia in campo che extra-campo.

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