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CALCIO ITALIANO

Miniera d’oro Atalanta

Dal momento in cui il progetto Atalanta è definitivamente esploso, cioè quattro stagioni fa, uno dei principali focus mediatici è stato quello sulla floridità del suo settore giovanile, che nel corso della storia della Dea – ma anche nel passato recente – è sempre riuscito a sfornare giocatori non solo tecnicamente validi, ma anche solidi e mentalmente pronti al professionismo.

Da quando i bergamaschi hanno cominciato a frequentare le coppe europee con frequenza, espandendo il proprio roster sia qualitativamente che quantitativamente, lo spazio nella rosa a disposizione di Gasperini per i CTP (Club Trained Players), come vengono definiti nelle liste UEFA, si è sensibilmente ridotto: al momento, i tre giocatori con queste caratteristiche sono tutti elementi di sfondo della rosa (Caldara e i portieri di riserva Sportiello e Rossi, più il giovane esterno Matteo Ruggeri, facente parte della lista under).

Tuttavia, l’influenza di questi elementi sulle strategie della squadra di Percassi non si è ridotta: ancora oggi sono utilissimi per le famigerate plusvalenze (vedasi Kulusevski e Amad Diallo Traoré) o per completare la rosa come riserve. In questo momento l’Atalanta ha molti giocatori prestati tra Serie A e Serie B che potrebbero tornare presto molto utili: tra prodotti del vivaio mandati a maturare, giovani acquistati e subito prestati e un jolly direttamente dall’attuale Primavera, ecco una potenziale Top 11 (premessa: sono stati scelti solo giocatori nati dall’1/1/1998 in poi, quindi sotto i 23 anni, per questo motivo il seppur ottimo Reca è escluso).

Portiere e difesa dell’Atalanta in prestito

Portiere: Marco Carnesecchi

Carnesecchi si sta mettendo in luce all’Europeo Under 21, dove ha salvato il pareggio degli azzurrini sia contro la Repubblica Ceca che contro la Spagna, in particolare con una doppia parata spettacolare contro le Furie Rosse. Classe 2000, è arrivato a Bergamo nel 2017 da Cesena, difendendo la porta dei nerazzurri che hanno vinto il Campionato Primavera 2018/2019 (la squadra con, tra gli altri, Kulusevski, Ebrima Colley, Colpani e Piccoli).

Alto 1.92 metri, ma con un fisico non compatto, quindi piuttosto slanciato, Carnesecchi è un portiere particolarmente reattivo ed elastico, che non disdegna la partecipazione al gioco con i piedi. L’esordio tra i professionisti è avvenuto l’anno scorso con la maglia del Trapani: 52 gol subiti in 33 partite, ma quantomeno 3 rigori parati su 11, con una buona % del 27%. Quest’anno il trasferimento nella seconda categoria è arrivato a gennaio, dopo un semestre di apprendistato con Gollini e Sportiello: destinazione Cremona.

Per ora il tabellino dice 10 gol subiti in 12 partite, con 5 reti inviolate: la Cremonese è una delle squadre più solide difensivamente, ma il suo contributo non manca. Degne di nota le prestazioni contro Reggiana e Virtus Entella – ripetutamente aiutato dai legni, va detto, in quest’ultima occasione. Se la crepa tra Gollini e Gasperini non dovesse rientrare, l’Atalanta potrebbe scegliere lui come nuovo portiere di quello che sarà molto probabilmente un nuovo corso.

Carnesecchi con la Cremonese: potrebbe tornare all'Atalanta?
Carnesecchi si esibisce in un’uscita alta contro la Salernitana (Foto: Daniele Buffa/Imago Images – OneFootball)

Terzino destro: Enrico Del Prato

Anche Del Prato è tra i protagonisti di questa prima fase dell’Europeo degli Azzurrini. Fedelissimo di Paolo Nicolato, che lo allena dai tempi dell’Under 18, il classe ’99 è un bergamasco DOC: entrato nel vivaio della Dea nel 2006, non ne è più uscito. Le prime due annate lontano da Bergamo sono state la scorsa, a Livorno, e quella in corso, a Reggio Calabria con gli amaranto.

Classico terzo di difesa made in Atalanta, predilige portare palla al piede e non si fa dispiacere nella distribuzione palla, anche se pecca un po’ di personalità e in marcatura; tuttavia, è perfetto per essere gasperinizzato, svecchiando un reparto, quello difensivo, che con Toloi, Djimsiti e Palomino sta cominciando a usurarsi e invecchiare. Di sicuro, il figlio d’arte – il padre Ivan ha militato a lungo in Albinese e Albinoleffe – avrà ottimi maestri da cui prendere spunto.

Del Prato in maglia azzurra
Del Prato segue Abel Ruiz nella sua seconda e ultima gara del girone nell’Europeo Under21, vista la squalifica per diffida (Foto: Vid Ponikvar/Sportida/MB Media/Imago Images – OneFootball)

Difensore centrale: Marco Varnier

Nonostante il momento delicato della sua carriera, è giusto menzionare un giocatore con le potenzialità di Varnier tra quelli che potrebbero tornare utili prima o poi alla causa nerazzurra. Varnier è stato acquistato da parte dell’Atalanta dal Cittadella nel 2018 all’età di vent’anni per un prezzo di 5 milioni di euro; a luglio dello stesso anno ha subito la rottura del legamento crociato destro, che l’ha costretto a saltare l’intera stagione 2018/2019.

Mandato in prestito a Pisa la stagione successiva, anche con i nerazzurri toscani si rompe il legamento crociato, però il sinistro; altro calvario e altra stagione mandata alle ortiche. Quest’anno, Varnier sta faticando a trovare spazi e tornare ai livelli pre-infortuni, ma una stagione di transizione dopo un doppio shock del genere è più che legittima; tuttavia, è sempre giusto credere in un giocatore con le sue qualità. Si tratta di un difensore fisicamente dominante, eccellente nell’anticipo e bravo a rilanciare l’azione, insidioso anche di testa nell’area di rigore avversaria. L’Atalanta nel corso degli ultimi anni è riuscita a recuperare anche giocatori in cui nessuno credeva fino in fondo, chissà se riuscirà a fare lo stesso con questo sfortunatissimo difensore.

Terzino sinistro: Davide Bettella

Se Del Prato viene paragonato – forse un po’ erroneamente, ad onor del vero – a Mattia Caldara, Bettella può essere considerato un difensore simile ad Alessandro Bastoni: perfetto per giocare come terzo di difesa perché bravo negli scivolamenti laterali, utile per giocare sul lungo e con il vizio del gol. Rispetto a Bastoni, la grande differenza sta, oltre ovviamente che nei gradi di livello che attualmente separano i due, nel piede preferito: l’interista usa il sinistro, il centrale attualmente in forza al Monza predilige il destro.

Bettella è alla seconda stagione in B dopo che era stato prelevato nel 2018 dall’Inter con un investimento di 7 milioni, inserito come contropartita tecnica – guarda il caso – nell’ambito dell’operazione che portò Bastoni a Milano. Delle ultime tre stagioni, solo nella prima metà della 2018/2019 il padovano classe 2000 è rimasto all’ovile: da gennaio 2019 a luglio 2020 a Pescara, mentre il ritorno in Lombardia è coinciso con il prestito biennale con opzione per il riscatto al Monza, che si tramuterebbe in obbligo al verificarsi di determinate condizioni. Per il futuro, dunque, Bettella sembra più indirizzato a Monza che a Bergamo, ma dovesse rimanere solo un’opzione non esercitata per i biancorossi brianzoli, tornerebbe anch’egli utile alla Dea.

Centrocampo orobico in prestito

Esterno destro: Raoul Bellanova

Tra tutti gli undici giocatori, Bellanova è probabilmente quello più indietro di tutti quanto a processo di crescita, ma ciò non toglie che i margini di miglioramento siano ampi, a patto che il giocatore attraversi un percorso lungo e travagliato: al momento, il suo principale difetto sembra essere nella testardaggine, ma i 21 anni della carta d’identità lasciano sperare che questa maturazione possa arrivare sul medio-lungo termine.

Cresciuto calcisticamente nel Milan, Bellanova nasce come terzino destro dalle spiccate qualità fisico-atletiche: velocità, facilità nel saltare l’uomo sullo slancio, bravura nell’1vs1 difensivo nonché nei recuperi profondi. Come l’Europeo Under 21 sta dimostrando, dal punto di vista tecnico è un giocatore ancora acerbo, proprio poiché punta principalmente su altre qualità e non riesce ancora a incanalarle su un binario di gioco organizzato. All’Atalanta, Bellanova è approdato nel gennaio 2020 dal Bordeaux, in prestito di 18 mesi con diritto di riscatto fissato a 5 milioni di euro; in estate, i bergamaschi l’hanno parcheggiato a Pescara, dove – come detto in precedenza – stanno emergendo pregi ma soprattutto difetti del ragazzo.

Tuttavia, l’intensità profusa nelle due fasi di gioco è piuttosto congeniale a quello che Gasperini cerca nei suoi tuttafascia, dei veri e propri casi di studio per come li riesce a sgrezzare e potenziare. Con Hateboer vicino ai saluti e un Mæhle in rampa di lancio, Bellanova potrebbe essere la perfetta riserva del danese, pronto a sua volta ad essere lanciato se e quando questi eventualmente abbandonerà Bergamo per altri lidi.

Centrale: Filippo Melegoni

Melegoni è uno di quei giovani di cui si aspetta da anni la definitiva maturazione, ma che per un motivo o per un altro è ancora nel limbo, almeno per ora. Basti pensare che ha esordito in Serie A nella vittoria per 1-0 contro la Sampdoria nella stagione 2016/2017 assieme ad Alessandro Bastoni; da quel momento, i percorsi dei due hanno preso tangenti totalmente differenti, col primo attualmente all’Inter e il secondo invischiato nelle sabbie mobili del Genoa, una squadra che dà spazio ai giovani sempre a singhiozzo (vedi Czyborra).

Le qualità di Melegoni sono evidenti, così come i limiti: spiccata tecnica di base, con cui si esibisce in precisi filtranti intelligenza tattica e tiro dalla distanza da un lato, lentezza e scarsa partecipazione alla fase di non possesso dall’altro. Sebbene, come dimostrato empiricamente, De Roon e Freuler siano tra i pochissimi inossidabili del ciclo quinquennale in corso, trovare delle riserve di valore che sappiano interpretare il ruolo aggiungendo tratti più puramente tecnici può essere un fattore per rinnovare anche l’impronta di gioco dell’Atalanta. Dovesse maturare a dovere, Melegoni sarebbe un doppione dell’attuale titolare svizzero.

Mezzala (Bonus): Emmanuel Gyabuaa

Gyabuaa è l’unico giocatore di questa formazione che attualmente fa parte del roster a disposizione di Gian Piero Gasperini, anche se solo in parte: il centrocampista di origini ghanesi nato a Parma è una delle punte di diamante della Primavera nerazzurra allenata da Massimo Brambilla, assieme al trequartista Alessandro Cortinovis, che però è un giocatore più compassato, tecnicamente validissimo ma ancora poco svezzato dal punto di vista atletico per essere inserito a freddo in una squadra intensa come la Dea.

Gyabuaa, invece, è un centrocampista a tutto tondo, un box-to-box dalla vena perlopiù offensiva ma che non si annulla del tutto in fase di non possesso. Un paragone congruo potrebbe essere quello col collega olandese Ryan Gravenberch: due giocatori esplosivi e tecnici, entrambi molto bravi in una caratteristica specifica – l’inserimento con o senza palla nel mezzo spazio – e completi in ogni aspetto del gioco. Fa specie pensare che Gravenberch, nato 9 mesi dopo Gyabuaa, sia un titolarissimo in una squadra ai quarti di finale di Europa League, mentre Gyabuaa è ancora invischiato in Primavera, anche facendo parte della squadra più avvezza all’inserimento dei giovani.

Gyabuaa nella sfida tra Atalanta ed Inter Primavera
Gyabuaa in azione nel match di cartello tra Atalanta e Inter Primavera (Foto: Daniele Buffa/Imago Images – OneFootball)

Esterno sinistro: Lennart Czyborra

Czyborra si è visto pochissimo nei sei mesi con la maglia dell’Atalanta, molto meno di quanto si potesse immaginare, vista la definitiva affermazione di Gosens, ma ha trovato più spazio a Genova, sebbene anche qui non sia un titolare fisso dell’undici di Ballardini. Costato a Percassi 4,5 milioni, il laterale mancino tedesco è arrivato dall’Heracles Almelo con un carico di aspettative significato, considerando i 20 anni e mezzo d’età.

Il giocatore cresciuto nello Schalke 04 si trova alla perfezione nel ruolo di tornante a tutta fascia, potendo contare su una discreta velocità di punta, e anche su un buon tiro (specializzato nella volée: ne ha segnata una sia in Olanda che nell’unico gol messo a segno finora in Serie A, al Crotone). Riesce ad essere un giocatore utile, nonché spesso chiamato in causa, per la risalita del pallone: al Genoa compie 44,3 passaggi p90 minuti, completandone il 74,5%, ma va notato che è un giocatore particolarmente ambizioso per le scelte. Sono, difatti, 0,38 i passaggi chiave compiuti nello stesso arco di tempo, un numero quasi da centrocampista centrale (gli stessi di Gonzalo Villar, per dirne uno).

Quest’anno a Gosens è spesso mancata una riserva che lo facesse rifiatare a dovere: il colombiano Johan Mojica si è mostrato a dir poco inadatto e il tedesco, costretto a fare gli straordinari, si è già fermato per qualche noia muscolare. Che sia da riserva o da titolare, Czyborra sarà presto utilissimo alla causa dell’Atalanta.

Trequarti ed attacco dell’Atalanta in prestito

Trequartista: Christian Capone

In questa formazione, Capone è indubbiamente il giocatore dal talento più puro, ma è quello che rischia più di tutti di rimanere nel limbo della Serie B. Si parla di un calciatore con una proprietà tecnica rarissima, un esterno che salta l’uomo con grande facilità e con altrettanta facilità riesce ad andare al tiro; destro di piede – ma se la cava anche con il mancino -, è un tipo di calciatore che in Italia fatica ad emergere, uno di quelli la cui assenza Gasperini – paradossalmente – lamentava nel post-partita di Real Madrid-Atalanta.

Dopo la trafila delle giovanili bergamasche, Capone è stato mandato in prestito nel 2017, a 18 anni, al Pescara, in cui è rimasto due stagioni. La prima, di ottimo valore, in cui ha messo a segno 6 gol, 3 assist e più in generale ha espresso lampi di grande talento; nella seconda, tormentata da un infortunio, non è arrivato nemmeno un gol. Nelle ultime due stagioni, le sue prestazioni sono state influenzate dal giocare in due ambienti difficili, con altrettante squadre che hanno vissuto un’annata horror: prima il Perugia retrocesso, ora il Pescara, che salvo grossi ribaltamenti dovrebbe incontrare lo stesso destino.

Seconda punta: Ebrima Colley

La stagione di Colley al Verona, la prima a pieno regime nel calcio professionistico, non è stata affatto facile per il momento, sia per una questione di adattamento che per problemi di infortuni; ma per un rookie, non dev’essere così scontato. Dopo i primi scampoli di Serie A lo scorso anno con l’Atalanta, in cui ha servito anche un assist, una stagione di apprendistato nel sistema replica di quello atalantino, a prescindere dai numeri totalizzati al termine, si sarà rivelato un ottimo modo di rimanere mentalmente a Bergamo pur cambiando maglia per un anno.

Attaccante a tutto tondo, Colley fa della velocità palla al piede il suo cavallo di battaglia, assieme ad un tiro preciso (destro di piede, ma non disdegna il mancino). L’unico gol della sua stagione è stato quello contro la Roma all’Olimpico, perlopiù da subentrato; ad oggi proprio la dimensione, appunto, da riserva di lusso sembra il suo habitat naturale, per caratteristiche tecniche e mentali. Se non l’anno prossimo, in cui Colley potrebbe continuare il percorso di crescita in un ambiente più ovattato come quello gialloblu, tra due anni potrebbe tornare più che utile nel duo d’attacco dell’Atalanta.

Colley esulta dopo il gol alla Roma: nella scorsa stagione ha giocato in maglia Atalanta
L’esultanza di Colley dopo la rete segnata alla Roma (Foto: Imago Images/Emmefoto – OneFootball)

Centravanti: Roberto Piccoli

Succede spesso, almeno in Italia, che da una nidiata di calciatori di valori sia il meno talentuoso ad emergere; qualità tecnica relativamente limitata da esprimere, ma altri valori che possono essere utili, specie se si gioca in una squadra che lotta per salvarsi. Piccoli non è certamente un elemento tecnicamente scarso di per sé, ma comparato ai suoi compagni della primavera di certo sfigura. Nonostante ciò, sta vivendo una rookie season che forse non era immaginabile nemmeno nelle sue più rosee aspettative.

Prima di questa stagione, Piccoli aveva giocato solo 62 minuti in Serie A, spalmati nelle scorse due stagioni, e si era guadagnato la soddisfazione della panchina nel quarto di Champions League contro il Paris Saint-Germain giocato ad agosto. In questa stagione con lo Spezia, Piccoli è riuscito a trovare spazio soprattutto grazie ai ripetuti problemi fisici di Galabinov e Nzola, le punte che lo precedevano nella gerarchia di mister Italiano.

Lui l’ha ripagato con gol più o meno pesanti, sia per avversario (Inter, Roma, Atalanta e Cagliari) sia per incidenza sul risultato (da un lato due gol della bandiera contro le due compagini nerazzurre, dall’altro la rete del vantaggio col Cagliari e quella del momentaneo pareggio all’Olimpico). La particolarità di queste reti è che sono arrivate tutte con tocchi di prima, gol da attaccante vero. Su 9 tiri totalizzati in tutto il campionato, di cui 7 diretti verso la porta, 4 si sono tramutati in gol; un rapporto gol/tiri del 44% che lo rende il migliore in Serie A in questa statistica.

 

La shotmap di Piccoli, in prestito dall'Atalanta allo Spezia
La shotmap di Piccoli relativa alla stagione in corso (Fonte grafico: Understat)

Con il percorso bergamasco di Duvàn Zapata che sembra volgere al termine, l’Atalanta potrebbe scegliere di inserire gradualmente Piccoli nelle rotazioni, quantomeno in partenza come riserva di una nuova punta; i centravanti dell’Atalanta negli ultimi 5 anni, cioè principalmente Zapata e Petagna, non sono arieti da area di rigore, ma punte che utilizzano il fisico per essere un polo attrattivo per i difensori e liberare spazi, come il triestino di scuola Milan, o che sprigionano la propria potenza in spazi più o meno ampi, come El Ternero, che sa essere una vera forza della natura.

Piccoli potrebbe rappresentare una nuova sfida, sia se Gasperini decidesse di indirizzarlo verso uno dei due modelli di giocatore precedentemente allenati, sia se decidesse di assecondare le trame di gioco alle sue caratteristiche, servendosi di un attaccante capace di allungare e abbassare la difesa avversaria.

Fonte dati: FBref

Autore

Classe 2001, calciofilo e sportofilo da sempre, cerco di analizzare i fenomeni sportivi scomponendoli in ogni loro aspetto sia in campo che extra-campo.

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