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massimilianobogni

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La nostalgia ha la chiusura di un cerchio nella propria natura. La radice del termine affonda nel greco νόστος, “ritorno”. Sarebbe lo stato d’animo causato da un qualcuno o un qualcosa che è lontano, che aspira a porre la parola fine a una trama lunga, dalla sceneggiatura cinematografica, ricca di colpi di scena, ma che possiede un fotogramma definitivo e titoli di coda. Può esserci un plot twist impronosticabile, un’ultima scena memorabile, una conclusione che nessuno dei dialoghi, delle inquadrature e delle stagioni di Serie A potevano comprensibilmente suggerire.

Sarà la nostra visione occidentalocentrica, sarà la scarsa voglia di approfondire e comprendere più a fondo culture lontane dalla nostra, sarà quel che sarà. Se dovessimo associare delle caratteristiche generiche, al limite delle stereotipiche, al popolo sudcoreano, quali sarebbero? Omogeneità, integrità, equilibrio. Pace, rappresentata dal fondo bianco e dal Tae-Geuk rossoblù della bandiera nazionale. Un animo mite, morigerato con tendenze masochistiche dettate dal senso del dovere inculcato sin dalla tenerissima età.

Dieci anni fa, secondo qualcuno, sarebbe dovuto succedere qualcosa di sconvolgente. Qualcosa che avrebbe trasformato radicalmente l’umanità, sul piano spirituale o fisico. Nel 1975 Frank Waters parlò di una distruzione in seguito a eventi catastrofici; Adrian Gilbert e Maurice Cotterell insistettero, vent’anni dopo, a considerare l’arrivo di un’Apocalisse meno distruttiva ma altrettanto influente, concentrandosi sul senso etimologico della “rivelazione” che cela il termine biblico. In entrambi i casi, i filosofi del movimento New Age hanno dichiaratamente sposato e condiviso la profezia Maya: il 21 dicembre 2012 finirà il mondo. O scomparirà del tutto o cambierà in modo irreversibile. Un punto senza ritorno. Eppure non c’è stato nessun Giorno del Giudizio, nessun evento straordinario o memorabile. Alcun sostengono semplicemente che si siano sbagliati i calcoli, che si siano contati i giorni sbagliati. Yosef Berger, stimato rabbino del monte Sion, pensa che avverrà a breve. Lo Zohar, antico libro ebraico, parla chiaro: Moses ben Maimon ha profetizzato l’apparizione di diverse stelle. Senza alcun pregiudizio nei confronti della secolare tradizione israelita, stiamo pur tranquilli. Non sarà la fine del mondo, neanche stavolta.

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