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Matteo Speziale

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Quando a 20 anni e mezzo esordisci con l’Albiceleste e segni dopo solo tre minuti il tuo primo gol con la Nazionale dei grandi, è inevitabile che si pensi che tu sia un predestinato. Specie se già prima di averli compiuti, i vent’anni, hai già vinto un Sub20 da capitano e se ancora prima sei stato co-protagonista di un trionfo in Libertadores. Avranno pensato questo di Angel Correa, quando segnò il 7-0 alla Bolivia, il 5 settembre 2015. Un predestinato che già a quella tenera età aveva vinto una partita difficilissima contro un tumore benigno al cuore, scoperto durante le visite mediche con l’Atletico Madrid.

La pandemia di Covid-19 ha stravolto le nostre vite e, per la prima volta, l’Europeo Under-21 ha dovuto ricorrere ad un cambio di format per non sovrapporsi a quello per nazionali maggiori, inizialmente programmato per la scorsa estate e poi rinviato. Infatti, anziché il classico concentramento di gare, nel giro di 24 giorni, il torneo è stato suddiviso in due finestre temporali distinte: la prima nella pausa nazionali di marzo, la seconda nella pausa nazionali (precedente EURO2021) di fine maggio.

È passato più di un anno e mezzo dall’ultima panchina di Massimiliano Allegri. Precisamente la panchina in questione era quella della Juventus e l’ultimo match un anonimo Sampdoria-Juventus di fine maggio. Un quinquennio di enorme successo, in cui la Juventus e il tecnico livornese hanno fatto incetta di vittorie – perlomeno in Italia – e si sono conquistati lo status di big del calcio europeo.

Nelle latitudini in cui è nato Enzo Demme, giocare a calcio vuol dire disputare ogni domenica un derby diverso tra i vari paesini che si susseguono sulla statale prima di arrivare a Crotone. Difficilmente poteva immaginare che una volta trasferitosi in Germania per una comune storia di immigrazione, suo figlio, chiamato Diego in onore del più grande, potesse vestire la casacca della squadra a cui il suo idolo ha permesso di vincere due Scudetti e per cui egli faceva il tifo.

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