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Giovanni Fasano

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L’Europeo vinto ha messo in luce tutta la bontà del lavoro svolto da Roberto Mancini come commissario tecnico dell’Italia. Gli azzurri hanno trionfato spogliandosi di gran parte dei luoghi comuni con cui veniva storicamente descritta la Nazionale di calcio, dimostrando di poter raggiungere grandi risultati integrando al proprio DNA un’idea di calcio proattiva e improntata sul dominio della gara attraverso il possesso. In quella che possiamo definire la nouvelle vague del calcio italiano sono tanti i giocatori che hanno trovato terreno fertile per affermare il proprio talento nelle più alte sfere del calcio internazionale. Pensiamo in primis a Lorenzo Insigne, la cui reputazione sembrava legata a doppio filo ai risultati sportivi del Napoli, o a Marco Verratti, il cui talento è fiorito troppo lontano dall’Italia per poterlo decantare come invece meritava. In questo scenario quasi fiabesco l’unica nota leggermente stridente è stata rappresentata dal rendimento della prima punta, nello specifico dal rendimento di Ciro Immobile.

Dopo aver realizzato il gol del definitivo 2-1 nell’ultima partita di campionato contro il Getafe, Memphis Depay con la solita aria tra lo strafottente e l’irrisorio corre verso la bandierina per festeggiare e perdersi nell’abbraccio dei compagni. Il gol è uno di quelli che ti restano impressi: ricevuta palla dal compagno di nazionale Frenkie De Jong sul versante sinistro dell’area di rigore, Depay si accentra pettinando la sfera con la suola, abbozza un doppio passo, poi mette in serie un paio di finte per far perdere l’equilibrio ai difensori che lo braccavano e nel momento in cui la finestra di tiro si apre impallina il portiere sul primo palo con il destro. Per concludere la celebrazione Depay si porta gli indici alle orecchie, in quella che, riportando le sue parole, non è un’esultanza che ha come fine unico quello di mostrarsi sordo dinanzi alle critiche ma nasconde un significato più profondo:

Io vivo nella mia bolla e ascolto quello che mi si dice solo se lo ritengo interessante. Se mi si dice cosa fare o me lo si impone, non funziono. Il mio corpo si blocca. Ho bisogno di essere libero dal punto di vista mentale.

L’Italia ha trionfato ad Euro 2020, conquistando un trofeo che le mancava dal lontano 1968. Lo ha fatto assecondando un progetto tecnico ambizioso e rivoluzionario, fuggendo dalla retorica di Nazionale forgiata nella sofferenza e confermandosi, partita dopo partita, impresa dopo impresa, come la squadra più organizzata e meglio allenata. Questo è l’Europeo che ci ha fatto definitivamente innamorare di Jorginho, l’Europeo in cui il nostro cuore ha battuto veloce quanto quello di Chiesa libero di correre in campo aperto, l’Europeo in cui Lorenzo Insigne, in punta di piedi, ha preso posto nel gotha dei numeri 10 italiani.

Croazia e Repubblica Ceca sono ancora in quella comunemente definita come fase di studio quando, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Lovren colpisce con una gomitata il volto di Patrick Schick. La botta è piuttosto violenta, Schick stramazza a terra e si dimena per qualche secondo, prima di essere soccorso dai medici. Tra la selva di gambe che accorrono al capezzale del numero 10 ceco, l’occhio della telecamera coglie tracce di sangue sul suo volto. Le successive proteste dei compagni culminano con una revisione al VAR dell’episodio, ma quando il direttore di gara indica il dischetto, Schick si sta facendo ancora medicare, e in quel momento ci sono dubbi piuttosto fondati sul se potrà o meno proseguire la sua partita.

Archiviate le 38 giornate di campionato previste da calendario, la Serie A 2020/2021 ha chiuso i battenti, lasciando spazio a giudizi e disamine su quanto abbiamo visto in questi mesi. Noi attraverso gli RdL Awards stiamo premiando i migliori giocatori, i migliori allenatori e i gol più belli di questa stagione. Con questo articolo, invece, vorremmo spostare le luci dei riflettori dai già acclamati Conte, Lukaku, Kessie e via dicendo, soffermandoci su dieci giocatori la cui ottima stagione, forse, vi siete persi. Non sono stati adottati criteri specifici, ma per definizione è una lista il cui accesso, tolte alcune eccezioni, è riservato a calciatori facenti parte del sottobosco del nostro campionato.

Io i 36 gol di Higuain li ricordo tutti. Dal primo all’ultimo. Facendo un sforzo riesco a vederli scorrere nella mia mente in ordine cronologico: la doppietta con la Sampdoria, poi quella contro la Lazio e poi i gol vittoria contro Juventus e Fiorentina. Fino al 36esimo, l’ultimo dei tre realizzati nella notte in cui anche il cielo, con un diluvio interminabile, voleva ritagliarsi un ruolo nella scenografia. Di quella notte l’istantanea che resta è la rovesciata (o chiamatela come vi pare) con cui Gonzalo Higuain rese iconico un momento che già di per sé lo avrebbe consegnato alla storia.

A sei giornate dalla fine del campionato, la Juventus vincitrice degli ultimi 9 scudetti è impelagata nella lotta per un posto nella prossima Champions League, a soli 2 punti di margine sul Napoli quinto. La squadra di Andrea Pirlo ha vissuto una stagione altalenante, i cui bassi sono coincisi con sanguinosi punti persi contro squadre della parte destra della classifica, che a conti fatti potrebbero costar caro.

95,79 milioni. Potrà sembrarvi strano, quasi assurdo, ma questa è la cifra sborsata dal Parma nelle ultime due sessioni di mercato per rinforzare la squadra. Il tutto va ovviamente ricondotto allo sbarco in Emilia di Kyle Krause, l’imprenditore americano che nello scorso autunno ha acquistato per circa 65 milioni di euro il 70% delle quote della società ducale. Sin da subito, Krause ha dichiarato di volersi dedicare, umanamente ed economicamente, a tempo pieno al Parma, lasciando le redini dell’azienda Kum & Go nelle mani di uno dei figli.

Il 14 dicembre 2019, Gennaro Gattuso siede per la prima volta sulla panchina del Napoli. I partenopei 4 giorni prima hanno legittimato il passaggio del turno in Champions League superando per 4-0 il Genk, ma in campionato stanno vivendo una crisi profondissima. L’ultima vittoria risale al 19 ottobre e Aurelio De Laurentiis decide che il brillante cammino europeo non basta per confermare Carlo Ancelotti.

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