fbpx
Autore

Mirko Piseddu

Ricerca

Scommetto che, in un gioco di associazioni mentali tra parole, nomi o idee con una persona appassionata di calcio, Roberto Carlos verrebbe immediatamente associato a parole come “calcio di punizione” o “tiro”. Le probabilità di successo sarebbero altissime: basta una veloce ricerca su YouTube per trovare questa combinazione di parole chiave tra i risultati. L’esempio più scontato è l’incredibile punizione al Torneo di Francia del 1997 contro i Bleus, ma ci sono tanti altri esempi che possono dare un’idea di cosa sia un calcio di punizione “alla Roberto Carlos”. La rincorsa chilometrica – composta dai primi passettini simil-skip basso e poi da un progressivo allungamento della falcata – e poi il tiro con le tre dita sulla valvola, che imprime una traiettoria irreale al pallone. Si può prendere questa combinazione di movimenti e tecnica calcistica per rappresentare i tratti della firma del terzino brasiliano.

Questa è la storia di una squadra che ha sempre dovuto combattere per farsi valere. Una formazione che fin dalla sua nascita è stata considerata la sfavorita, quella che doveva sfruttare il proprio coraggio e la propria passione per sopperire alle possibilità limitate. Una combinazione di caratteristiche che le hanno permesso di sopravvivere all’inferno per poi riuscire a toccare il cielo con un dito a distanza di parecchi anni. Una nazionale che ha il numero 18 nel proprio destino e che ha scritto la propria storia come se fosse una narrazione fatta di eventi irripetibili. Questa è la storia dello Zambia: i Proiettili di rame guidati alla vittoria da Hervé Renard nella Coppa d’Africa 2012.

I gol da centrocampo sono sempre memorabili. Sarà la distanza, la precisione necessaria a far arrivare il pallone oltre la linea di porta o anche solo la lucida follia richiesta per immaginare una giocata del genere; in ogni caso si tratta di momenti indimenticabili. Ma lo possono essere ancora di più se associati al racconto di tali istanti, spesso narrati con parole che entrano a far parte dell’immaginario collettivo degli amanti di questo gioco.

La firma è uno dei principali simboli di identità personale. Non cambia in base allo strumento o alla superficie utilizzata, ma mantiene la sua unicità. Nel calcio è il gesto tecnico a garantire quel grado di esclusività che permette di far risaltare l’identità di un calciatore. In questo caso specifico, la firma prende il nome di signature move ed esula da un contesto tecnico. È il simbolo della libertà opposta al sistema, l’individualità che si eleva sopra il collettivo. Ne sa qualcosa anche Neymar da Silva Santos Júnior.

Top