fbpx
CALCIO ESTERO

Vintage Messi

È trascorso circa un mese dal primo storico gol di Lionel Messi segnato in Champions League con la maglia del Paris Saint-Germain. Una rete realizzata indossando la maglia numero 30, le stesse due cifre presenti sulla schiena dell’argentino in occasione del primo gol in carriera con la prima squadra del Barcellona. Insomma, un segno della ciclicità del tempo.

28 settembre 2021. Stadio Parco dei Principi, Parigi. Gruppo A della Champions League 2021/2022: PSG-Manchester City.
Il PSG è andato in vantaggio con Gueye dopo pochi minuti dall’inizio della sfida ed è riuscito a contenere gli attacchi del City. Gli inglesi creano una considerevole mole di gioco ma non riescono a concretizzare. I francesi cercano di sfruttare gli spazi in campo aperto, sfruttando la velocità e la tecnica del proprio tridente d’attacco.

Settantacinquesimo minuto: Messi entra in possesso del pallone, alza la testa e vede tanto campo di fronte a sé. Porta palla sulla fascia destra mentre Hakimi sfreccia di fianco a lui per offrirgli una sovrapposizione. Quest’ultima scelta attira Cancelo verso il calciatore marocchino e consente a Messi di convergere verso il centro all’altezza della trequarti. Nota il taglio di Mbappé verso l’area di rigore e chiede l’uno-due al francese. Il movimento di quest’ultimo attrae Ruben Dias e libera lo specchio della porta per il movimento del 30 argentino. Mbappé restituisce il pallone di prima intenzione con l’esterno del piede e permette a Messi di chiudere la combinazione, calciando dal limite dell’area nonostante il tentativo d’intervento da parte di Laporte. Tiro a giro e palla sotto la traversa alla sinistra di Ederson. È il gol del 2-0 che chiude la partita. È un gol storico, è un gol alla Messi.

Lionel Messi osserva il pallone entrare in rete dopo lo scambio con Mbappé
Lionel Messi ha segnato il suo primo gol con la maglia del Paris Saint-Germain nella sfida di Champions League contro il Manchester City (Foto: Matthias Hangst/Getty Images – OneFootball)

Confutare l’effetto Mandela

Indicare con esattezza quale possa essere la tipologia specifica di un gol alla Messi è praticamente impossibile. La Pulga ha segnato una quantità allucinante di reti in qualsiasi modo. Calci di punizione; gol da rapace d’area di rigore; colpi di testa; missili dalla distanza; serpentine in dribbling; combinazioni palla a terra in velocità con i compagni. Proprio quest’ultima tipologia di gol ha attirato la mia attenzione. Il gol segnato contro il Paris Saint-Germain rientra pienamente nella vasta gamma di realizzazioni da parte dell’argentino. Vedendo il gol di Messi ho immediatamente pensato “è identico ad altri gol che ha segnato”. Identico? E se questa sensazione fosse frutto di un falso ricordo? È possibile rintracciare altre sue reti con quella dinamica o si tratta dell’ennesimo caso di effetto Mandela?

Il cervello inizia a lavorare, processando ricordi e immagini viste magari di sfuggita. Vengono in mente tante, tantissime combinazioni nello stretto a velocità supersonica che a volte coinvolgono anche più di tre giocatori, ma manca ancora qualcosa che si avvicini alla dinamica cercata. Il gol di Messi segnato contro il Betis? Stupendo, però può trarre in inganno perché l’assist di Rakitic avviene in due tempi. C’è bisogno che la giocata sia il più simile possibile a quella realizzata contro il PSG: movimento a convergere verso il centro partendo da destra, uno-due di prima intenzione e tiro immediato col mancino, senza ulteriori controlli. Niente. È impossibile trovare un gol in questo modo, non esistono chiavi di ricerca adatte per recuperare qualcosa di simile. Mi sono sognato un gol simile? E se non fosse mai successo? Non si può più fare affidamento sulla propria mente, bisogna affidarsi alle prove video.

Inizia così un’indagine stile FBI. Peccato che non ci siano filmati completi del Messi bambino che, prima nel Grandoli e poi al Newell’s Old Boys, fenomeneggiava con un pallone più grande di lui; anche quelli sarebbero finiti al setaccio. Nei video delle gesta dell’argentino nelle giovanili del Barcellona non c’è niente di utile, in nazionale non ha segnato gol di quel tipo (in base ai reperti visibili su internet).

Bisogna andare sul sicuro: controllare i gol realizzati nella Liga, nelle coppe nazionali e in quelle europee. All’improvviso, ecco il gol che cercavo! La dinamica è particolarmente simile a quella della rete con la maglia del PSG. Movimento a partire dalla fascia destra, scambio di prima intenzione e mancino piazzato. È il gol che ricordavo di aver visto? Forse sì, più probabilmente no. Non importa. Lionel Messi ha segnato una rete simile circa 14 anni fa. Anche stavolta la sponda è fatta da un calciatore francese, il riferimento avanzato del tridente. Qualcuno che parlava la stessa lingua calcistica della Pulga: Thierry Henry. Questo non può essere un caso. Proseguo con la ricerca in preda all’entusiasmo. Saltano fuori altri gol più o meno simili. Il gol contro il Celtic in Champions; quello contro l’Almería; la rete (partendo però da posizione più centrale) contro il PSG.

Tuttavia, c’è un gol che trasforma le sinapsi del mio cervello in un albero di Natale pieno di luci accese. Ogni aspetto della rete segnata nel 2019 contro l’Atletico Madrid rimanda a quella storica segnata da Messi circa un mese fa. Fase di ripartenza con spazio di fronte a sé, conduzione palla al piede sulla fascia destra, partendo all’altezza del centrocampo con sovrapposizione integrata per permettergli di agire con più libertà. Da qui in poi la fase di rifinitura e conclusione è perfettamente sovrapponibile con la rete segnata un mese fa al Parco dei Principi. Messi converge verso il centro, nota il movimento di Suarez, chiede l’uno-due e si propone immediatamente per concludere in porta, cercando di eludere l’intervento dell’avversario. Il risultato finale? Praticamente identico. Tiro a giro di prima intenzione dal limite dell’area.

L’unica differenza? L’angolo scelto per trafiggere il portiere avversario. In entrambi i casi si tratta di un tiro imprendibile. Altra rete che chiude l’incontro, mettendo un punto esclamativo. 2019 o 2021: non ci sono differenze per Lionel Messi.

Messi e la ricerca di certezze

Escludendo i calci da fermo e le reti segnate dopo un’azione personale, è chiaro come Leo Messi abbia da sempre dimostrato a modo suo di aver bisogno di certezze. Certezze tecniche e tattiche, utili a metterlo nelle condizioni di saper fare ciò che gli riesce meglio. Si tratta di un concetto spesso sottovalutato quando si parla di calciatori che quando giocano spesso violano il confine tra umano e sovrumano.

Messi non è un deus ex machina che risolve le partite senza subire l’influenza degli altri 21 giocatori che gli stanno attorno in campo. Per farlo ricerca l’affinità con i compagni, anche solo per una singola giocata. Che sia una sovrapposizione, una sponda di prima intenzione, un passaggio che lo mette nelle condizioni di ricevere il pallone come preferisce o anche solamente un movimento ad aprirgli lo spazio verso la porta, la Pulga rielabora questi input per sfruttarli nel modo che ritiene più utile per sé e per la propria squadra. Negli esempi di combinazioni citate precedentemente, Messi poteva serenamente crearsi lo spazio da solo e tirare direttamente in porta (come fatto svariate volte con successo durante la carriera), ma non l’ha fatto. Ha preferito fidarsi di coloro che potessero capirlo, di quei compagni che condividono con lui la stessa cultura calcistica.

Lionel Messi riceve un assist da Neymar
Lionel Messi trova in ogni squadra un compagno che parla la sua stessa lingua calcistica (Foto: Alex Caparros/Getty Images – OneFootball)

In gol del genere, dietro ogni scambio tra l’argentino e un compagno di squadra, c’è più di un movimento del pallone tra due calciatori. C’è uno scambio di impulsi, di pensieri, di emozioni, di sensazioni. È quel “ti passo il pallone perché so che tu mi potrai aiutare a fare qualcosa di utile per la squadra” che restituisce la grandezza del gesto nella sua semplicità quando si pensa allo stesso modo. È questione di feeling, è questione di certezze. Il rosarino lo dimostra: quando individua le certezze nei propri compagni, ritrova quella sicurezza necessaria per coinvolgerli nelle proprie magie. Spesso nella maniera identica a distanza di anni e con compagni di squadra totalmente diversi. È tornato il solito Lionel Messi e l’ha fatto nel suo stile, ripescando dal proprio repertorio del passato.

Autore

Cagliaritano, classe '95. Appassionato di calcio, motorsport, basket e sport d'azione. Sempre pronto a parlare seriamente di cose stupide (e viceversa).

Lascia un commento

Top