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CALCIO ESTERO NAZIONALI

Occhi sulla Coppa d’Africa: Comore, Gabon, Ghana e Marocco

Dopo il Gruppo B alle 17 sarà la volta del Gruppo C di questa Coppa d’Africa, composto da Comore, Gabon, Ghana e Marocco, e che vedrà proprio queste ultime due darsi battaglia nel primo incontro del girone.

La prima volta dell’arcipelago delle Comore

di Nicola Lozupone

Le Isole Comore rappresentano la grande novità di questa coppa d’Africa; per l’arcipelago posto al largo del Mozambico e del Malawi è la prima partecipazione ad una grande competizione internazionale, un dato reso ancor più clamoroso da altri due valori: la nazione conta poco più di 800.000 abitanti ed è affiliata alla CAF da appena 18 anni.

Questo risultato a dir poco storico per queste isole è stato reso possibile dalla compattezza del proprio 4-4-2, ben testimoniato dal fatto di aver ottenuto la qualificazione segnando appena 4 reti nel suo girone e subendone 6, di cui 4 nella sfida in trasferta contro l’Egitto, comunque fermato tra le mura amiche sullo 0-0.

Le sfide decisive per l’ottenimento del pass per la Coppa d’Africa sono state quelle con il Kenya, contro cui Comore ha raccolto 4 punti nella doppia sfida disputata nel mese di novembre che ha permesso, poi, di festeggiare la qualificazione con un turno d’anticipo mediante un pareggio a reti inviolate contro Togo. Un passaggio, quest’ultimo, abbastanza simbolico visto che prima della pandemia la formazione togolese aveva eliminato la nazionale dell’arcipelago nel primo turno di qualificazione ai mondiali del Qatar.

Comore in azione prima della Coppa d'Africa
Una qualificazione storica per le Comore (Foto: Karim Jaafar/Getty Images – OneFootball)

Andando a spulciare nella rosa a disposizione del commissario tecnico Amir Abdou, non è certo sorprendente vedere quanti giocatori facciano parte delle serie inferiori francesi. Molti di questi giocatori sono anche nativi d’oltralpe – incluso lo stesso Abdou, marsigliese di nascita – ma hanno scelto di rappresentare la maglia della loro nazione d’origine.

Nativo di Marsiglia è anche Faïz Selemani, l’esterno sinistro del 4-4-2 della squadra, autore del goal in casa del Togo nella prima partite del girone di qualificazione. Tuttavia, quello resta uno degli ultimi squilli realizzativi con la maglia della nazionale di un giocatore che con la maglia del Kortrijk in Belgio nelle ultime due stagioni ha molto rimpolpato le statistiche relative ai goal ed agli assist: soprattutto in questa stagione il classe 1993 ha messo a segno 9 reti e realizzato 5 assist. In nazionale, giocando in una squadra che nelle giornate migliori ha il 40% del possesso palla e che lo costringe a mantenere una posizione più rigida in campo, i numeri non riescono ad essere replicati, ma di certo resta uno degli elementi più da seguire in questa squadra.

Leggermente più conosciuto il nome del capitano e del leader tecnico di questa squadra, ossia El Fardoun Ben Nabouhane, giocatore che i tifosi del Milan possono ricordare avendolo affrontato nei sedicesimi di finale della scorsa Europa League, dove vestiva (e veste tuttora) la maglia della Stella Rossa. Con la formazione allenata da Stankovic può giocare da punta o anche da mezzala offensiva, in nazionale è il centravanti nonché il giocatore con il maggior numero di reti nella giovane storia di questa nazionale, toccherà a lui trascinare la squadra in questa nuova avventura.

Ben Nabouhane con la Stella Rossa
Al Fardou il compito di caricarsi la squadra sulle spalle (Foto: Srdjan Stevanovic/Getty Images – OneFootball)

In una squadra dall’età media molto alta, desta molta curiosità la crescita in termini di importanza di colui che sembra il principale talento del futuro di questa nazionale, ossia l’esterno destro Faiz Mattoir. Come Ben Nabouhane è nativo della discussa quarta isola dell’arcipelago, Mayotte, classe 2000 oggi in forza al Cholet, squadra di terza divisione francese ma di proprietà dell’Ajaccio.

Mattoir è un giocatore cresciuto in uno dei settori giovanili di Francia più floridi, quello di Lione; con il proprio club gioca sul lato sinistro, a differenza di quanto fa in nazionale dove viene schierato sul lato opposto. A Cholet è inserito in un contesto tattico molto simile a quello creato da Abdou, ed è chiamato spesso ad inventare giocate mediante il dribbling, chissà che non diventi la carta a sorpresa che il ct delle Comore intende giocarsi per impostare i contropiedi della squadra.

Altro elemento che potrebbe regalare qualche speranza alla squadra verde è il centrocampista Youssouf M’Changama, il giocatore che indossa la maglia numero 10 oggi in forza nella Ligue 2 con la maglia del Guingamp. In una competizione dove difficilmente le Comore arriveranno ad affacciarsi nell’area di rigore avversaria per creare pericoli, il suo piede sui calci di fermo potrebbero essere la vera ancora di salvezza. Il goal su punizione con cui ha sbloccato la partita in Kenya va probabilmente considerato come il goal che è valso questa storica qualificazione, una punizione di collo esterno destro in grado di far cambiare rotazione alla palla quando questa aveva già superato la barriera, per questo gli avversari dovranno stare molto attenti a non concedere questo tipo di opportunità alla squadra dell’arcipelago.

Per il resto la squadra si affida alla protezione data alla difesa dal mediano dell’Omonia Nicosia Fouad Bachirou ed una serie di centrali difensivi e terzini tutti militanti nelle serie inferiori francesi con eccezione del terzino Said Bakari, in forza al RKC Waalwijk in Eredivisie. Si tratta di profili di giocatori che sanno reggere nei duelli individuali, i pochi goal subiti nel girone di qualificazione depongono a favore della bontà del reparto difensivo delle Comore che, però, sarà sollecitato da avversari di livello molto più alto.

L’esordio questa sera contro Gabon sarà il battesimo assoluto per questa nazionale che si trova inserita in un girone abbastanza proibitivo visto le forze in campo; la squadra gabonese, Marocco e Ghana hanno a disposizione una quantità di talento e di esperienza nel calcio internazionale neanche lontanamente paragonabile alla formazione di Comore.

Ai ragazzi di Abdou spetterà mettere in campo tutta la propria solidità tattica e la voglia di giocarsi al meglio questa grande occasione contro avversari che, invece, entreranno in campo con l’obbligo di andare avanti quanto più possibile nella competizione.

Gabon, essere sorpresa schivando le avversità

di Lorenzo Masi

Il Gabon torna in Coppa d’Africa dopo quattro anni, quando nel 2017 era paese ospitante della competizione. Nonostante la mancata qualificazione per l’ultima edizione in Egitto nel 2019, la nazionale oggi allenata da Patrice Neveu è diventata un habitué della competizione: dopo l’exploit nel 1996, quando le Pantere raggiunsero i quarti di finale ,e un digiuno di qualificazioni dal 2002 al 2008, i gabonais hanno preso parte a 5 delle ultime 7 competizioni. Nel 2012 la nazionale ed un giovane Pierre-Emerick Aubameyang, allora attaccante del Saint-Etienne, furono in grado di vincere tutte le partite del girone eliminando il Marocco e passando primi nel girone ai danni della Tunisia. Peccato che l’uscita ai quarti di finale contro il Mali mise fine a quello che sembrava un percorso storico per gli Azingo.

Il Gabon alla Coppa d'Africa 2017
La formazione del Gabon alla Coppa d’Africa del 2017 (Foto: Gabriel Bouys /Getty Images – OneFootball)

Il cammino per quest’ultima Coppa d’Africa è stato impervio ma soddisfacente: inseriti nel gruppo D con Gambia, Repubblica Democratica del Congo e Angola, gli uomini di Neveu si sono piazzati al secondo posto dietro al Gambia pur terminando a parità di punti (10), facendo fuori la Repubblica Democratica del Congo diventata uno spauracchio nelle ultime edizioni della Coppa d’Africa.

Sulla carta, il compito del Gabon in questa competizione sembra di per sé complicato. Il girone C, oltre all’esordio delle Comore, prevede lo scontro con Marocco e Ghana, due nazionali da sempre in lizza per arrivare fino in fondo. Nonostante la sfida proibitiva ed un paese non preponderante a livello di movimento calcistico, la rosa allenata da Patrice Neveu possiede un organico di tutto rispetto tale da poter impensierire le squadre del gruppo, diventando perché, no una mina vagante del torneo. La ricchezza del Gabon proviene in gran parte dal calcio francese, con un’ossatura costituita per la maggiore da calciatori o ex di Ligue 1 e Ligue 2, che ne fanno una squadra sì d’esperienza ma con alcuni giovani interessanti che vorranno sicuramente farsi conoscere. 

Per dare il meglio di sé, la nazionale ha bisogno di comunità d’intenti e di un clima disteso che vari avvicendamenti pre torneo stanno di fatto togliendo alla squadra di Pierre-Emerick Aubameyang e compagni. Iniziando dal capitano, l’ex Borussia Dortmund, che già vive una situazione complicata con l’Arsenal, è stato vittima del COVID-19 risultando positivo qualche giorno fa assieme a Mario Lemina mentre la squadra terminava il ritiro a Dubai, aggiungendosi al precedente caso di Aaron-Salem Boupendza, attaccante dell’Al-Arabi. A farla da capolino sui social sarebbero state presunte serate in discoteca e un video di Aubameyang in un ristorante definito “piuttosto pieno”.

Oltre a complicarsi sul campo, perdendo inizialmente due pedine chiave per la nazionale del Gabon, le cose sembrano non andare bene neanche fuori: qualche giorno fa i calciatori della nazionale avevano rifiutato di prendere il volo per il Camerun in segno di protesta verso la federazione a causa del disaccordo su alcuni premi economici da versare agli atleti. Quando poi la nazionale si era potuta imbarcare per Yaoundé, l’altro intoppo è arrivato di fronte all’hotel che avrebbe dovuto ospitare le Pantere: tutto lo staff ha deciso di non scendere dal bus per entrare nella struttura in quanto non rappresentava quella pattuita precedentemente. In questo marasma di critiche, rifiuti e notizie, il ruolo del Gabon sembra fortemente compromesso. Valutando però che la prima partita sarà quella più alla portata, ovvero contro le Comore, il probabile ritorno di Aubameyang e Lemina per i match contro Ghana e Marocco potrebbero cambiare positivamente lo scenario. 

Guardando ai 28 convocati, i nomi dei titolari sembrano piuttosto prevedibili anche se le carte potrebbero essere sparigliate da variabili non tangibili come il virus o gli infortuni. In quello che partirà come un 4-2-3-1 o 4-4-2,  l’estremo difensore sarà Jean Noel Amonome, che gioca nell’Uthonghati in Sud Africa. In difesa ci si affiderà all’esperienza e alla solidità di un nome noto in Ligue 1 come Bruno Ecuele Manga, ex Cardiff City oggi al Digione in Ligue 2, ed alla freschezza fisica di un giovane di prospettiva come Anthony Oyono (Boulogne), con Johann Obiang a sinistra e l’ex Nizza oggi al Bastia Lloyd Palun a destra. A centrocampo la presenza di Mario Lemina è chiave anche per la maniera di giocare del Gabon, ma André Biyogo Poko e Guélor Kanga assicureranno copertura e ripartenze rapide. Da tenere d’occhio soprattutto quest’ultimo, classe 1990 della Stella Rossa di Belgrado che allenato da Dejan Stankovic ha sicuramente ampliato la sua importanza in mezzo al campo. In molti lo ricorderanno nella doppia sfida di Europa League contro il Milan: un centrocampista completo, tignoso nel pressare e molto interessante in ripartenza grazie ad un baricentro basso che gli permette di essere sempre ben posizionato sulla palla sia in dribbling che in fase di tiro.

Dalla trequarti in su si potranno sicuramente apprezzare i migliori talenti gabonesi. Con profili molto simili, ovvero bravi nell’uno contro uno rientrando sull’avversario per cercare il tiro in porta o lo scarico filtrante anche se uno parte da destra e e l’altro viceversa, Jim Allevinah e Denis Bouanga assicureranno imprevedibilità e volume offensivo. Il primo viene dalla promozione in Ligue 1 con il Clermont e sta chiudendo un primo semestre positivo nella massima divisione mentre il secondo, nonostante il periodo nero del Saint-Etienne ed un inizio stagione sottotono, resta uno dei pochi talenti capace di accendere il Geoffrey Guichard. Vorrà sicuramente sfruttare il palcoscenico della Coppa d’Africa per mettersi in mostra e consacrarsi definitivamente.

La doppia assenza di Boupendza e Aubameyang dovrà rimettere in discussione le scelte di Neveu sia che opti per un 4-4-2 sia che decida di attaccare maggiormente con un 4-2-3-1: nel primo caso si opterebbe per un attacco a due con Axel Meye (Ittihad Tanger) e Kevin Mayi (Denizlispor), o inserendo sin dal primo minuto quello che viene visto come il possibile fiore all’occhiello della nazionale per i prossimi anni, Ulrich Eneme-Ella. L’ex U19 francese, oggi in forze nelle giovanili U23 del Brighton, è un attaccante centrale ben strutturato nonostante l’età (2001) ed ha fatto parte di due squadre note per far esordire giovani interessanti come Liefering prima ed Amiens poi. Bravo e fisico nei duelli aerei e nelle progressioni verso la porta quando si lancia verticalmente, l’assenza di Aubameyang potrebbe spingere Neveu a farlo esordire sin da subito nonostante i pochi minuti disputati in nazionale. 

Guardando alle possibilità del Gabon, il cambio di struttura del torneo che permette alle quattro migliori terze su sei gironi di qualificarsi apre sicuramente alcuni spiragli in più per avanzare. Iniziare bene contro le Comore nonostante le assenze e provare a rendersi sorpresa in una delle due “finali” contro Ghana e Marocco, in cui anche il pareggio non sarebbe visto negativamente, potrebbe cambiare radicalmente le prospettive delle Pantere.

Ghana: nuove leve e vecchi leader per ritrovarsi

di Giovanni Fasano

Per la 23esima volta nella sua storia il Ghana si appresta a partecipare alla fase finale della Coppa d’Africa, una competizione che ha vinto 4 volte (l’ultima nel 1982) e in cui per ben 14 volte ha raggiunto almeno le semifinali. Oltre ad essere una delle selezioni più vincenti del continente, il Ghana, assieme a Nigeria e Camerun, detiene il miglior risultato ottenuto da una nazionale africana ai Mondiali: il Quarto di Finale raggiunto in Sudafrica nel 2010 e poi perso in modo beffardo contro l’Uruguay.

A capo di quella squadra. che tra le sue fila, oltre al totem Asamoah Gyan, annoverava giocatori del calibro di Appiah, Muntari, Asamoah e Kevin Prince Boateng, c’era Milovan Rajevac, allenatore serbo da pochi mesi richiamato sulla panchina ghanese per risollevare una selezione negli ultimi anni apparsa un po’ in affanno. Rajevac è anche l’ultimo allenatore ad aver raggiunto una finale di Coppa d’Africa alla guida del Ghana, nell’edizione immediatamente precedente ai mondiali in Sudafrica. Quella cavalcata, interrotta da un gol dell’egiziano Gedo a ridosso del 90esimo, coincise con la seconda delle sei edizioni consecutive in cui il Ghana ha raggiunto le final four, non riuscendo però mai ad issarsi sul gradino più alto del podio. La striscia si è poi conclusa nell’ultima edizione, quella del 2019 in Egitto, dove la squadra guidata dal ct Appiah non è andata oltre il primo turno eliminatorio. Le pessime prestazioni in Coppa d’Africa hanno fatto seguito alla mancata qualificazione alla fase finale dei Mondiali di Russia 2018, dopo tre partecipazioni consecutive. 

Rajevac è stato richiamato nel pieno del girone qualificatorio per i mondiali di Qatar 2022, dopo che la sconfitta in casa del Sud Africa alla seconda giornata aveva complicato i piani. Nelle restanti 4 partite il Ghana ha conquistato 10 punti, superando nello scontro diretto dell’ultimo turno lo stesso Sudafrica e ottenendo il pass per la terza ed ultima fase del torneo di qualificazione. Nel sorteggio che decreterà i cinque scontri diretti da cui usciranno le partecipanti africane al prossimo Mondiale il Ghana non sarà testa di serie, per volare in Qatar dovrà quindi battere una tra Senegal, Marocco, Tunisia, Algeria e Nigeria.

A questa Coppa d’Africa la squadra di Rajevac arriva con l’obbiettivo di tornare protagonista e di trovare nuovi leader a cui affidare il futuro del gruppo. Il 4-2-3-1 con cui il serbo ha subito fatto capire di voler impostare la squadra poggia su una spina dorsale composta dal difensore centrale dello Strasburgo Alexander Djiku ,assieme ad Amartey unico elemento di spicco della difesa, da Thomas Partey, a segno in entrambe le gare disputate sotto il comando di Rajevac, e da Mohamed Kudus, trequartista dal talento lampante ancora ai margini dell’Ajax ma già centrale nel progetto tecnico del Ghana. Quest’ultimo nelle ultime gare disputate è stato tra i più coinvolti e, pur forzando qualche giocata di troppo, ha dimostrato di non temere le responsabilità e di riconoscere la sua importanza nello scacchiere tattico. Agendo tra le linee e alle spalle di un attaccante – come vedremo – molto mobile, Kudus è stimolato a cercare con continuità la giocata risolutiva, un colpo che, soprattutto sotto forma di tiro, ha dimostrato di avere in canna. La sua presenza è però ancora avvolta nel mistero, in quanto nonostante sia stato inserito nella lista dei convocati non ha smaltito del tutto un infortunio che lo tiene ai box da metà novembre.

Thomas e Ayew all'ultima Coppa d'Africa
Ayew e Thomas, tra i presenti anche all’ultima Coppa d’Africa, saranno tra i pilastri della nazionale ghanese (Foto: Giuseppe Cacace/Getty Images – OneFootball)

Oltre a Kudus e ai tre sopracitati ci saranno sempre i fratelli Ayew, Andrè e Jordan (173 presenze in due), il primo fresco di addio al calcio europeo dopo aver sposato la causa dell’Al-Sadd, il secondo ancora in forza al Crystal Palace. Entrambi, specialmente Jordan che nominalmente occuperà lo slot di punta, non possono essere catalogati come riferimenti offensivi fissi, ma come ali/trequartisti da mettere idealmente a supporto di una punta. Dall’addio di Asamoah Gyan però, il Ghana convive con la mancanza di un numero 9 (o numero 3 per citare lo stesso Gyan) su cui fare affidamento, quindi il rendimento e la produzione offensiva della squadra dipenderà dalla verve di Kudus, dei due fratelli e in più da quello che si candida ad essere una delle giovani rivelazioni dell’intera competizione.

Parliamo, ovviamente, di Kamaldeen Sulemana, ala sinistra di piede destro classe 2002 di proprietà del Rennes esploso quest’anno in Ligue 1 ed entrato di straforo nell’11 titolare del Ghana dall’arrivo di Rajevac. Sulemana è un calciatore elettrico, dotato di una velocità impareggiabile sui primi passi e in grado di creare superiorità numerica in situazioni statiche o in campo aperto. Secondo i dati di fbref.com, con 4,53 dribbling completati ogni 90 minuti Sulemana è nell’1% delle ali che tra i 5 principali campionati europei effettuano più dribbling. Nelle 4 gare disputate tra ottobre e novembre pur non segnando ha dimostrato come e quanto la sua brillantezza possa fare la differenza a questi livelli. 

A determinare le sorti di questo Ghana saranno proprio la capacità di impattare ad alti livelli di Kudus e Sulemana, la leadership tecnica di Thomas Partey, centrocampista prettamente di contenimento ma che in Nazionale non fa mancare il suo apporto offensivo (12 gol in 34 presenze), e il rendimento della coppia – per caratteristiche ben assortita – Amartey-Djiku. Tra le possibili sorprese va menzionato il giovanissimo Issahaku Fatawu, trequartista classe 2004 del Dreams Fc (squadra iscritta alla Premier League ghanese) nominato miglior giocatore della Coppa delle Nazioni Africane U20 che, specialmente in caso di forfait di Kudus, potrebbe trovare spazio.

Nell’ultimo ed unico test match prima dell’esordio contro il Marocco, il Ghana ha subito una pesante sconfitta dai campioni in carica dell’Algeria, ma la formazione scelta da Rajevac contemplava diverse seconde linee (tra cui Fatawu) e un 3-4-3 che difficilmente rivedremo in gare ufficiali. Sarà proprio la gara contro il Marocco di lunedì 10 a indirizzare il percorso del Ghana, subito chiamato ad una prova importante contro la squadra con cui verosimilmente si giocherà il primo posto nel girone. Successivamente ci saranno Gabon e Comore da affrontare prima di entrare nella fase della competizione in cui il Ghana ha l’ambizione di tornare protagonista.

Un Marocco bello e finalmente possibile?

di Lorenzo Masi

La nazionale guidata da Vahid Halilhodzic giunge alla Coppa d’Africa 2021 come una delle grandi favorite del torneo. Grazie ad una rosa omogenea e ricca di talento, il Marocco ad oggi ha la possibilità di schierare due formazioni tipo senza che una risulti nettamente migliore dell’altra. La qualità e lo stile di calcio dei Leoni d’Atlas hanno reso la nazionale una fucina di talenti assoluta soprattutto negli ultimi anni, nonostante i risultati stentino ancora ad arrivare. L’ultimo ed unico successo marocchino risale al 1976, anno in cui la nazionale fu trascinata da Ahmed Faras, che ai tempi giocava nella squadra locale del Mohammédia.

Erano altre epoche, tanti stati africani non avevano ancora la conformazione odierna ed il calcio marocchino non aveva subito il processo di rinnovamento che negli anni novanta porterà tanto talento dal calcio europeo. Da quel 1976 è come se in Marocco vigesse una maledizione: nel 1988 la semifinale persa con il Camerun vieterà il sogno di disputare la finale in casa, mentre nel 2004 saranno i padroni di casa della Tunisia ad avere la meglio nell’ultimo atto. Nonostante siano proprio gli ultimi quindici anni ad aver rimpinguato di talento la nazionale marocchina, le ultime campagne si sono rivelate piuttosto disastrose ed hanno registrato come miglior risultato un quarto di finale nel 2017 in Gabon (perso con l’Egitto, ndr). 

Dopo l’era Hervé Renard culminata con la delusione della scorsa edizione, la scelta di Vahid Halilhodžić nel 2019 risultava quasi scontata: un allenatore di esperienza e polso che conoscesse al meglio la filosofia del calcio marocchino. L’allenatore bosniaco infatti, un vero e proprio giramondo, ha prevalentemente fondato la sua carriera tra Francia e nazionali africane, sedendo sulla panchina di Costa d’Avorio e Algeria in precedenza. Nonostante le occasioni di apprezzare il suo Marocco siano state poche a causa della pandemia, il ruolino di marcia nelle qualificazioni mondiali, con 6 vittorie su 6, 20 gol realizzati ed un solo gol subito, mette tutti in allarme. Il Marocco si sta rivelando una squadra solida dietro (grazie ad una generazione quasi d’oro) e pericolosa davanti con un tasso di talento dalla mediana in su da fare invidia anche alle nostre latitudini. 

primo piano di Halilhodzic
Halilhodzic sembra aver dato una nuova dimensione al Marocco (Foto: Fadel Senna/Getty Images – OneFootball)

Nonostante tutto sembri perfetto, anche quest’anno non sono mancati i fatti di cronaca che negli anni hanno reso questa nazionale bella da vedere ma impossibile per trionfare. Il caso Hakim Ziyech, scoppiato a settembre, ha aperto una ferita inguaribile tra l’allenatore ed il talento del Chelsea, grande escluso del torneo: l’ex Ajax, secondo Halilhodžić, avrebbe mancato di rispetto alla maglia della sua nazionale rifiutandosi di partecipare ad un’amichevole fingendo un infortunio. Se l’esclusione di Ziyech era quantomeno ponderabile, nelle ultime settimane, successive alla convocatoria del 23 dicembre scorso, si è parlato molto della scelta di Abdessamad Ezzalzouli: il classe 2001 del Barcellona, diventato un volto noto nell’ultimo mese e mezzo grazie alle prestazioni col club catalano, ha declinato la convocazione per la Coppa d’Africa preferendo scegliere con più calma tra Marocco, suo paese di nascita, e Spagna, paese in cui è cresciuto sin da piccolo anche calcisticamente. Con buona pace di Halilhodžić che avrebbe voluto averlo sin da subito e che ha dovuto chiamare all’ultima ora l’esterno del Gent Tarik Tissoudali. 

Tornando al campo, tatticamente parlando il Marocco ha sviluppato una certa abitudine a giocare con un 4-3-3: indiscussa la titolarità del portiere Yassine Bounou, Bono per gli ispanici, dopo un biennio quasi perfetto con il Siviglia. Dietro le cose sono quanto mai scontate: sulla destra agirà Achraf Hakimi, al centro la coppia Romain Saïss/ Nayef Aguerd assicurerà solidità, pericolosità sulle palle inattive e prima impostazione dal basso, con l’ex Bologna Adam Masina, ora in forze al Watford, a spingere sulla sinistra. A centrocampo Sofyan Amrabat sarà il frangiflutti tra difesa e centrocampo, mentre le due mezzali Aymen Barkok (Eintracht Francoforte) e Imran Louza (Watford) proveranno a dare vita alla manovra offensiva inserendosi tra gli attaccanti all’occorrenza.

Occhio soprattutto al centrocampista del Watford, classe 1999, che sta vivendo uno dei periodi migliori in carriera: in estate è passato in Premier League per 10 milioni dal Nantes, facendo un passo importante per la propria carriera. Pregevole tecnicamente e negli spazi stretti, non disdegna i contrasti bassi e si rivela un profilo arcigno da superare a centrocampo. Se in questo reparto dovesse aggiungersi la presenza del fantasista del Queen’s Park Rangers Ilias Chair, dribblatore nato che ama partire da sinistra per accentrarsi e mettere scompiglio in mezzo, il centrocampo potrebbe trasformarsi a 4.

L’attacco invece girerà attorno alla condizione fisica di Youssef En-Nesyri. Se l’attaccante del Siviglia fosse al top della forma non ci sarebbe alcun dubbio, ma i recenti mesi ai box destano sospetti sulle reali possibilità fisiche del nativo di Fes. Tra i papabili titolari ci sono l’attaccante Ayoub El Kaabi (1993), un bomber rapace che sta facendo ottime cose all’Hatayspor, in Turchia, e Ryan Mmae (1997), attaccante del Ferencvaros che assicura brio e movimenti interessanti negli ultimi venti metri. Piccola chicca: i fratelli Mmae, Ryan e Sami (1996), giocano entrambi nel Ferencvaros e sono stati convocati insieme. Sami è però un difensore.

Per quanto riguarda il terzo slot in attacco, i papabili sono tantissimi: c’è Munir El Haddadi del Siviglia, alla prima competizione ufficiale coi Leoni d’Atlas, assieme a Zakharia Aboukhlal (2000), giovane talentino dell’AZ Alkmaar che colleziona già qualche presenza da titolare in nazionale. Piccola spunta per Sofiane Boufal: il talento ex Lille, tornato nella sua Angers, viene da una prima parte di stagione in cui ha fatto rivedere quanto di buono mostrato qualche anno fa. Una mezzapunta capace di saltare con facilità l’uomo, di quei profili in grado di fare la differenza per far vincere le partite valendo il prezzo del biglietto. Potrebbe essere, nonostante sia conosciuto ai più e paragonato a tanti campioni, la vera sorpresa di questa squadra. Con Boufal titolare le opzioni tattiche sono due: restare su un più classico 4-3-3 o piazzare Soso da trequartista in un 4-3-1-2 che vedrebbe il ritorno di un ruolo scomparso recentemente. 

Gli obiettivi del Marocco per questa Coppa d’Africa sono chiari: superare il girone C con tranquillità, preferibilmente da primo in classifica sopravanzando un colosso come il Ghana. Una volta alla fase successiva, si spera che l’appetito venga mangiando senza che vi siano intoppi o sconfitte sorprendenti.

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