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Mirko Cafaro

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Una versione piuttosto accreditata riguardo l’origine dei piani di sviluppo del calcio in Cina affianca due nomi apparentemente distanti tra loro e senza il benché minimo punto di contatto. Stiamo parlando di Xi Jinping, segretario generale del Partito Comunista Cinese e Presidente della Repubblica popolare cinese, e Totò Schillaci, attaccante che raggiunse l’apice in carriera durante le notti magiche di Italia ’90. È sufficiente una ricerca sul web per vederla ripresa da più fonti e raccontata grosso modo allo stesso modo. E non vogliamo certo sottrarci. Il nesso è presto spiegato.

“¡Viva el Betis manquepierda!” (Viva il Betis anche se perde) è il motto della casa. Un motto tramandato dai tempi (bui) della disastrosa retrocessione in Terza Divisione del 1947 grazie allo scrittore e disegnatore Martìnez de Leòn, che lo fece pronunciare a uno dei personaggi dei suoi fumetti. Uno slogan che è tutto un programma sulla travagliata storia di uno dei club più antichi della Liga spagnola che oggi, 12 settembre, compie 113 anni.

Il suo compleanno è incastonato nel mese di febbraio a due giorni da quello di Roberto Baggio. Un segnale, quasi un’investitura di una carriera all’inseguimento di un mito, specie se si pensa che come il Divin Codino, Federico Bernardeschi ha prima indossato, giovanissimo e senza tremare, il numero 10 della Fiorentina e poi – sempre come Roby – ha compiuto il salto verso i rivali della Juventus.

Se fosse un adagio, sarebbe probabilmente il celebre aforisma di Goethe, secondo cui un traguardo si raggiunge “senza fretta ma senza sosta”. E in effetti la storia sportiva di German Denis è tutta costellata di tappe intermedie raggiunte con costanza e determinazione. Come un tanque, ha superato gli ostacoli che poteva superare e gli altri…li ha rasi al suolo.

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