CALCIO ESTERO

Mesut Ozil è un inquilino senza casa

Un giocatore fuori dal comune. Un’espressione usata spesso a sproposito, per etichettare talenti che, il più delle volte, durano da Natale a Santo Stefano. Eppure, un’espressione che trova un valore molto più centrato se accostata a Mesut Ozil.

Un valore pieno e pienamente descrittivo di un giocatore che ha disegnato calcio in tre campionati europei, vestito la maglia di due tra i più grandi club del pianeta e sollevato una Coppa del Mondo con la Germania nel 2014. Un giocatore, ma soprattutto un uomo, destinato a far discutere – quanto meno a non passare inosservato – e non sempre, e non solo, per le sue prestazioni in campo.

Ozil
Momento d’oro (Foto: Fabrice Coffrini/AFP via Getty Images – OneFootball)

Mesut Ozil, turco tedesco di terza generazione

Nato nell’operosa Gelsenkirchen nel 1988, Mesut ha chiare origini turche (è un turco-tedesco di terza generazione), è musulmano praticante, parla quattro lingue (tedesco, turco, spagnolo e inglese) e non ha paura di prendere posizioni politiche né di affrontarne le inevitabili conseguenze. Un uomo tutto d’un pezzo, insomma, ma non uno sprovveduto.

Come ha dimostrato quando due anni fa ha scelto di rinunciare alla nazionale tedesca a valle di un controverso incontro, avvenuto a Londra, con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan (successivamente anche suo testimone di nozze, in occasione del matrimonio con l’ex miss Turchia, Emine Gulse). Dopo le foto posate pubblicate da diversi giornali, Ozil, Gündoğan e Tosun – tutti protagonisti dell’incontro – furono aspramente criticati. Ma ad avere la peggio fu naturalmente il giocatore più in vista, ovvero il numero 10 dell’Arsenal.

Ozil, infatti, dovette fare i conti con le dure prese di posizione di Angela Merkel, ma soprattutto di Reinhard Grindel, capo della Federazione calcistica tedesca (DFB), che dettò alla stampa:

La DFB rispetta la situazione particolare dei nostri giocatori le cui famiglie hanno un passato da migranti, ma il calcio e la DFB difendono dei valori che Erdoğan non rispetta in maniera sufficiente.

Parole da cui scaturì, immediata, la reazione del ragazzo con una lunga lettera pubblicata sui suoi social. Uno sfogo meditato, ma diretto, in cui accusava la federazione di alimentare un clima di odio nei suoi confronti e nei confronti della comunità turco-tedesca – che in Germania conta 1,2 milioni di persone – nonché di considerarlo tedesco solo quando si vince e immigrato turco-musulmano in caso di sconfitta. Queste, infatti, le sue parole per motivare l’addio alla nazionale di Löw:

Sia che fosse stato il presidente tedesco o quello turco le mie azioni non sarebbero state diverse. Non è per questo che gioco a calcio, e non rimarrò seduto a fare niente. Il razzismo non dovrebbe mai, mai essere accettato.

Ozil
In prossimità dell’abitazione di Ozil viene sostituito il cartello con le indicazioni (Foto: Gurkay Gündogan/Imago – OneFootball)

Cancellato da PES

Nei fatti, non l’unico episodio che ha portato Mesut sotto i riflettori per ragioni extra-calcistiche. Al contrario, di recente le occasioni sono state diverse e pure molto ravvicinate. Come quella volta che, a dicembre scorso, si è espresso pubblicamente contro la persecuzione dell’etnia turcofona uigura portata avanti dalla Cina nella regione nord-occidentale dello Xinjiang, criticando la comunità islamica internazionale responsabile di non prendere posizione in loro difesa.

Un intervento che mandò su tutte le furie il governo di Pechino che, di tutta risposta, cancellò la diretta di Arsenal-Manchester City sulla tv di Stato; per non parlare dell’ulteriore corollario, a discapito personale per il giocatore, della cancellazione del suo personaggio dall’edizione cinese del videogame Konami Pro Evolution Soccer (PES) 2020.

Ma ancora più di recente, a marzo di quest’anno in piena pandemia, il nostro ha fatto discutere anche per il rifiuto di aderire alla riduzione collettiva dello stipendio accettata da quasi tutti i giocatori dell’Arsenal (si giustificò dicendo di voler essere prima “sicuro del reale impatto finanziario della pandemia sulle casse del club”), salvo poi mettere mano poco dopo a una grande campagna di aiuti a sostegno della Mezzaluna Rossa turca, per fornire il pasto serale a 16 mila persone durante il Ramadan.

I temi politici, però, non sono gli unici ad appassionarlo. E all’inizio di ottobre, Ozil ha dimostrato una volta di più di essere una persona di cuore occupandosi direttamente di una vicenda che aveva colpito nel profondo la tifoseria dell’Arsenal e creato molto scalpore a livello internazionale. Il riferimento è alla decisione dei Gunners, in piena crisi economica, di licenziare dopo 27 anni di onorato servizio Jerry Quy, dipendente del club altrimenti noto come l’uomo che dava vita a Gunnersaurus, mascotte dei biancorossi di Londra.

Un licenziamento sventato proprio dal trequartista che si è proposto di rimborsare alla società lo stipendio di Quy:

Ero molto triste che Jerry, conosciuto come la nostra famosa e fedele mascotte Gunnersaurus e parte integrante del club era stato considerato come superfluo dopo 27 anni. Mi offro di rimborsare all’Arsenal l’intero stipendio del nostro ragazzone verde fino a quando sarò un giocatore del club cosicché Jerry possa continuare il suo lavoro che ama moltissimo.

Esclusioni e bonus fedeltà

Peccato, però, che Ozil sia legato all’Arsenal da un solo anno di contratto ancora e che lo stesso si annunci particolarmente tribolato. A fine ottobre, infatti, a sorpresa è arrivata la decisione del tecnico Arteta di non inserirlo nelle liste di Premier ed Europa League. Di fatto, dunque, Mesut non scenderà più in campo fino a quando non si sistemerà altrove.

Ozil ed Arteta
Ozil ed Arteta, amore non corrisposto? (Foto: John Walton/Imago – OneFootball)

L’ultima sua partita risale a marzo e nel frattempo – quasi a rimarcare in maniera beffarda la scelta insolita del club – è riuscito anche a incassare una sorta di “bonus fedeltà” da parte del club dell’ammontare di 8,8 milioni di euro. Un benefit, secondo quanto riportato da The Athletic, che i Gunners avrebbero inserito in occasione della firma del prolungamento di contratto (arrivato nel 2018), per assicurarsi il rispetto dell’intero vincolo da parte del giocatore.

Sono profondamente deluso. È difficile ottenere lealtà al giorno d’oggi. Sono davvero profondamente deluso dal fatto di non essere iscritto nella lista per la Premier League. Dopo aver firmato il mio nuovo contratto nel 2018, ho promesso lealtà al club che amo, l’Arsenal, e mi rattrista che tutto questo non sia ricambiato. Di settimana in settimana ho sempre cercato di pensare che c’era la possibilità di tornare presto in squadra e per questo finora sono sempre rimasto in silenzio. Prima della sosta per il lockdown ero contento del mio impiego con il nuovo allenatore Mikel Arteta, c’era un buon feeling e le mie prestazioni erano davvero positive. Poi le cose sono cambiate, di nuovo, e non mi è stato più permesso di giocare a calcio per l’Arsenal.

Uno sfogo amaro, con il giocatore che ha pure rincarato la dose:

Qui a Londra mi sento sempre a casa, ho ancora tanti buoni amici in questa squadra e sento ancora un forte legame con i tifosi di questo club. Non importa come, ma continuerò a lottare per la mia occasione e non lascerò che la mia ottava stagione all’Arsenal finisca in questo modo. Posso promettervi che questa difficile decisione non cambierà nulla nella mia mentalità: continuerò ad allenarmi nel miglior modo possibile e, ove possibile, a usare la mia voce contro le ingiustizie.

Ozil, pronto per una nuova avventura?

Al di là degli annunci, se vogliamo necessari e di facciata, però, non è da escludere un suo rapido ricollocamento già a gennaio, in occasione della stessa finestra di mercato, o magari per la successiva di luglio quando le squadre interessate avrebbero il vantaggio di prenderlo a parametro zero. A 32 anni, Ozil è un giocatore nel pieno della maturazione fisica e sportiva ed è quanto meno ingeneroso immaginare per lui – come qualche testata sportiva ha già fatto – un futuro in America a racimolare gli ultimi soldi in un campionato di terza fascia.

Per uno che ha già giocato in Bundesliga, Liga e Premier League, le occasioni di sicuro non mancherebbero, ma chi potrebbe averne più bisogno? In Inghilterra, dietro le prime della classe parecchio complete nel suo ruolo, non avrebbe chance all’Everton di Ancelotti, visti i non facili rapporti tra i due (il tecnico italiano lo mise alla porta ai tempi del Real Madrid) e anche con il Tottenham di Mourinho le possibilità sarebbero limitate per le stesse ragioni. Potrebbe farci un pensierino il Manchester United in cerca di una nuova identità tattica, alternative di minore cabotaggio sarebbero meno prevedibili ed economicamente abbordabili.

In Germania potrebbe ritornare sui suoi passi abbracciando un progetto di rilancio del Werder Brema, o magari calarsi nella giovane e ambiziosa realtà dell’RB Lipsia. In Spagna il suo caratterino farebbe scintille con il Cholo Simeone all’Atletico Madrid ma, in caso di immediata sintonia, immaginate che poker di talento con Joao Felix, Diego Costa e Suarez. Senza trascurare naturalmente possibili chance in gruppi talentuosi come il Siviglia di Lopetegui o il Valencia.

E se invece seguisse le orme di altri campioni, Ribery in testa, che hanno scelto l’Italia per proseguire, o anche chiudere in bellezza una carriera colma di soddisfazioni? Proprio la Fiorentina dell’ambizioso Commisso potrebbe essere un approdo interessante per un ragazzo che ha sempre dato il meglio quando si è sentito acclamato e coccolato dalla piazza. Per non parlare della Roma che con Fonseca abbonda di trequartisti e presto dovrebbe anche liberarsi del contratto pesante di Pastore. Una coppia Mkhitaryan-Ozil alle spalle di Dzeko sarebbe uno spettacolo per tifosi e appassionati, nonché una piccola rivincita della Serie A sulla Premier League. Mesut, sta casa aspetta a te!

Ozi
Tornare ad esultare (Foto: Clive Rose/Getty Images – OneFootball)
Autore

Barese di nascita, milanese di adozione, bolognese per lavoro. Neo-papà di Carlotta e marito di Valentina. Come chi nasce al mare ho solo tre lati e una mente aperta. Comunicatore aziendale, appassionato di fantacalcio, un trascorso da giocatore/coach di basket, ora runner.

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