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A Middlesbrough non c’è niente di speciale

L'ultima, surreale, stagione del Middlesbrough in Premier League

A inizio ottocento Middlesbrough era poco più che una fattoria e contava appena 25 abitanti. In passato in quelle terre sorgeva un monastero benedettino e il piccolo insediamento medievale di Stainsby; il primo venne chiuso da Enrico VIII e del secondo non è rimasto che qualche rudere vicino alla A19 che unisce Seaton Burn a Doncaster. È nel 1830 che si inizia a parlare di Middlesbrough come di una città vera e propria, quando Joseph Pease, risalendo il fiume Tees, decise di crearvi un suo porto.

Per mettere Middlesbrough sulla carta geografica servirà però la Rivoluzione Industriale e soprattutto Henry Bolckow e John Vaughan, i quali importeranno un nuovo sistema di estrazione e produzione del ferro. Nel 1851 Middlesbrough diventa uno dei centri siderurgici più importanti del mondo. La sua popolazione passa da una quarantina di abitanti a quasi ottomila e di lì a poco otterrà anche lo status di città.

Nella tarda Inghilterra vittoriana dove ci sono persone c’è cricket ma inizia a spuntare anche il football. E, infatti, quando la città ha appena una ventina di anni nasce il Middlesbrough Football Club come forma di svago nella stagione invernale, quando per il cricket fa troppo freddo. Il club riuscirà a entrare nella Football League solo a fine secolo, sulla spinta di altri due club vicini quali Newcastle e Sunderland e nel 1902 debutterà in First Division.

Da lì in poi la storia del Boro sarà quella di una realtà abbastanza minore, un club che oscilla tra le divisioni del calcio inglese senza troppe soluzioni di continuità fino agli anni ’90, quando nel Teesside giunge Bryan Robson. Arrivano due finali di coppa, perse, nella stessa stagione e diverse annate in Premier League ma il picco massimo lo raggiungerà nei primi 2000 sotto la guida di Steve McClaren.

Sarà questo il periodo più felice del club: nel 2004 arriva la Coppa di Lega, vinta grazie a giocatori come Bolo Zenden, Gareth Southgate, Gaizka Mendieta, Juninho Paulista e Massimo Maccarone. Poi nel 2006 va a giocare, e perdere, la finale di Coppa UEFA. Da quel momento inizia la parabola discendente, culminata con la retrocessione del 2009. Il club si stabilizza in Championship ma la svolta arriva nel novembre 2013 quando sulla panchina del Riverside Stadium si siede Aitor Karanka.

L’ex vice di José Mourinho crea una squadra formidabile e nel 2015 sfiora la promozione, fermandosi solo nella finale dei playoff contro il Norwich. Il 2016 è però l’anno buono e il Boro ritorna in Premier League per la prima volta dopo sette anni. In Premier, però, Karanka aveva rischiato di non arrivarci, visto che a marzo si era visto negare l’accesso al campo dal club dopo una furiosa lite con i suoi giocatori. Aveva rischiato il posto ma alla fine ce l’aveva fatta a mantenerlo.

A Middlesbrough non c’è niente di speciale: secondo i criteri britannici solo la Acklam Hall – una vecchia villa del seicento – raggiunge il più grado di interesse in città. La dirigenza del Middlesbrough sembra essersi però impegnata a dare alla città qualcosa di più.

Nell’estate della promozione, il primo grande colpo del Middlesbrough è il danese Viktor Fischer, pescato dall’Ajax dopo una stagione problematica per via degli infortuni. Non passa più di qualche giorno che dalle casse del club escono una decina di milioni che vanno all’Atalanta per Marten De Roon. Il primo colpo surreale ha invece le fattezze di Victor Valdés; lo spagnolo infatti veniva da un brutto infortunio e due annate discutibili tra Manchester United e Standard Liegi. Ad aggiungere colore alla cosa c’è che Valdés si era anche fatto crescere i capelli dopo una vita totalmente rasato. Karanka è entusiasta, dice che prendere giocatori del suo calibro è straordinario per una neopromossa e sottolinea che Valdés sapeva bene perché era stato preso. A noi un po’ resta il dubbio.

A metà luglio Karanka si prende l’ex terzino Valencia Antonio Barragán per infoltire la colonia iberica e poco dopo il club annuncia anche il riscatto di Gastón Ramírez dal Southampton. Nel frattempo la dirigenza aveva strappato un sì anche a Neven Subotic ma un problema durante le visite mediche farà saltare tutto; proveranno a virare sul giovane Harry Maguire ma l’Hull, anch’esso neopromosso, farà muro. Nonostante questo, Karanka non si dà per vinto e a una settimana di distanza dall’annuncio di Barragán a Middlesbrough arriva Alvaro Negredo. La bulimia di acquisti del club è però inarrestabile e ad agosto arrivano prima l’ex Manchester United Fabio e poi il giovane Adama Traoré.

Nel frattempo è iniziata la stagione e il Middlesbrough esordisce al Riverside Stadium contro lo Stoke. Karanka si presenta con un interessante 4-2-3-1 con Valdés in porta e davanti a lui una linea formata dall’equatoguineano Nsue e dal capitano George Friend sulle fasce; la coppia centrale è un po’ rimediata per le assenze e vede Barragán, nominalmente un terzino, e Ben Gibson, nipote del presidente del club. La linea di centrocampo è in mano a due mediani come Clayton e De Roon, con quest’ultimo che ha più responsabilità in fase offensiva. L’uomo di riferimento in trequarti non può che essere Ramírez, affiancato dalla bandiera Stewart Downing e da Albert Adomah. Inevitabilmente la bocca di fuoco di Karanka non può che essere Negredo.

E infatti sarà proprio Negredo a insaccare di testa la sponda di Ramírez per trovare il primo gol stagionale. Nonostante il gol e la buona volontà del Middlesbrough le occasioni per raddoppiare latitano e risiedono soprattutto in due azioni estemporanee di Friend che per due volte si beve Bardsley rientrando dal fondo. In generale la partita procede in modo abbastanza sgradevole e intorno all’ora di gioco il pari arriva con una strana punizione di Shaqiri. Il gol del pari chiude di fatto la partita, che termina con un ottimo pareggio per il Boro.

Dopo la partita lo stesso Karanka parlerà di un pareggio che promette bene per la stagione. Promesse che verranno più o meno mantenute una settimana dopo quando il Middlesbrough andrà a giocarsi il Tees-Wear Derby con il Sunderland. Nel Boro arriva il debutto stagionale di Cristhian Stuani e dopo tredici minuti sarà proprio l’ex Reggina a entrare sul tabellino con uno spettacolare destro incrociato da fuori area. Sempre dal suo piede arriverà anche il tap-in del raddoppio che varrà i primi tre punti della stagione. Passa un’altra settimana e un buon 0-0 contro il WBA consente al Middlesbrough di chiudere agosto da imbattuto.

Cinque punti in tre partite sono anche una buona partenza per una squadra che spera di salvarsi, se non fosse che cinque saranno anche i punti che raccoglieranno nei due mesi seguenti, con in mezzo una bella striscia di tre sconfitte consecutive contro Palace, Everton e Tottenham. Per ritrovare un punto Karanka deve aspettare la trasferta con il West Ham di ottobre; una partita sulle cui distinte figurano anche Arbeloa e Simone Zaza. Per la vittoria invece l’attesa si protrae fino a fine ottobre, quando la squadra di Karanka andrà a imporsi per 2-0 sul Bournemouth. Una settimana dopo è però prevista la trasferta all’Etihad.

Davanti c’è il primo Manchester City di Guardiola, una squadra tanto piena di talento quanto inconsistente nell’esprimerlo. Al termine del primo tempo il City ha 19 tiri, di cui 7 in porta ed è sopra per 1-0 grazie a un bel taglio di Agüero in area. Nella ripresa, nonostante il 37% di possesso palla, il Middlesbrough riesce a produrre ben tre tiri nello specchio. I primi due arrivano a inizio ripresa e sono un tiro da centrocampo di Negredo e una bella incursione di Forshaw, entrambe fermate da Claudio Bravo.

A cinque dalla fine Agüero potrebbe chiuderla ma il suo destro piazzato supera la traversa. Il terzo tiro del Boro arriva al primo di recupero ed è un colpo di testa di Marten De Roon. Qui l’olandese arriva sul secondo palo per colpire un cross molto morbido di Friend dove stavolta Bravo non può fare nulla. La partita finisce 1-1 e in quel momento la stagione del Middlesbrough sembra ancora promettere bene.

De Roon segna per il Middlesbrough il gol del pari contro il Manchester City
Il pari contro il City poteva rilanciare la stagione (Foto: OLI SCARFF/AFP via Getty Images – OneFootball)

A fine novembre un rigore di Slimani toglierà a Karanka la possibilità di battere il Leciester campione uscente; poco male, a inizio dicembre Ramírez inchioda l’Hull e nel turno che precede il Boxing Day una doppietta di Negredo e un altro gol di De Roon stendono lo Swansea.

Entusiasmo, troppo entusiasmo. A Middlesbrough non c’è niente di speciale e sul piattume della città finisce per schiacciarsi anche la squadra. Dalla vittoria sullo Swansea fino a inizio marzo la squadra segna tre gol e raccoglie quattro pareggi, di cui tre per 0-0.

Per motivi difficilmente comprensibili – soprattutto per la presenza di Negredo – nel mercato di gennaio la dirigenza porta a Karanka due centravanti come Rudy Gestede e Patrick Bamford. Risultato: i due raccoglierano solo sei partite da titolari e due gol in tutto.

Nel frattempo Karanka se la prende con i suoi tifosi definendo orrenda l’atmosfera al Riverside. In particolare lo spagnolo sembra estremamente seccato dal fatto che, parole sue, il pubblico chiedesse più lanci lunghi.

[I tifosi] devono ricordarsi cosa eravamo un anno fa, hanno la memoria corta. Dobbiamo sistemare questa cosa ma finché sarò qui non ci metteremo a fare lanci lunghi.

Una manciata di giorni dopo si presenterà in conferenza stampa e caricherà ulteriormente la storia sostenendo che a criticarlo fossero quei tifosi che allo stadio avevano cominciato ad andarci dopo la promozione.

Intanto il Leicester, in pieno ridimensionamento dopo il titolo, aveva provato a mettere le mani su Gaston Ramírez ma la dirigenza del Middlesbrough deciderà di opporsi. Sembra quasi superfluo dire che la sua stagione finirà di fatto in quel momento.

Gaston Ramirez in campo contro il Crystal Palace
Ramírez era stato fin qui un protagonista del Boro (Photo by Christopher Lee/Getty Images – OneFootball)

Prima i tifosi, poi la società e infine i giocatori si rivoltano contro Karanka. La visione polarizzante dello spagnolo sembra, a tratti, una triste e malriuscita caricatura di quello che il suo mentore José Mourinho era riuscito a creare. Quel “noi contro tutti” finisce per disgregare, frammentare e dividere il club, diventando un “io contro tutti” che alla fine gli costerà il posto.

La fine della sua avventura arriva a marzo. L’ennesima lite interna porta lo spagnolo a estromettere dalla partita di FA Cup contro il City sia Bamford che l’icona del club Stewart Downing. Contro quest’ultimo l’affronto è troppo grande e l’addio diventa inevitabile.

Nel momento in cui Karanka viene messo alla porta il Middlesbrough ha una delle migliori difese della Premier League. Nonostante ciò, Ben Gibson finirà per contestare pubblicamente le scelte dello spagnolo, sostenendo come fosse difficile mantenere un assetto difensivo ordinato per tempi lunghi come quelli a cui erano ormai abituati.

Dopo il suo addio arriveranno altre sei partite senza vittorie, con due pareggi per 0-0. La vittoria torna ad aprile quando De Roon darà il colpo di grazia al Sunderland, che ormai veleggiava verso la Championship.

L’ultimo sussulto vitale arriva di nuovo contro il Manchester City ed è uno di quei strani pareggi di fine stagione. Ad aprire le marcature è un bellissimo sinistro di Negredo dal limite in un primo tempo in cui quasi tutte le occasioni sono state del Boro. Nel secondo tempo il City rientra in campo in modo veemente e alla fine l’errore un errore di De Roon vale un rigore per il City. Agüero trasforma ma a sorpresa il Middlesbrough torna avanti grazie a un gol francamente bizzarro di Calum Chambers. La partita terminerà sul pari per un colpo di testa di Gabriel Jesus e lì di fatto finirà anche la stagione del Boro.

De Roon protegge palla dall'attacco di Romeu
Marten De Roon è stato uno dei pochi che ha mantenuto le aspettative (Photo: Steve Welsh/Getty Images – OneFootball)

Subito dopo arriverà una sconfitta per 3-0 con il Chelsea di Conte e con essa la certezza del ritorno in Championship. Un finale amaro a una stagione strana che sembrava partita sotto ben altri auspici.

In estate gran parte della rosa viene smantellata: Fischer va in Germania, De Roon torna a Bergamo, Stuani torna in Spagna e Ramírez approda alla Samp. La sensazione che resta è quella di vedere chiudere il tuo locale preferito, un locale che non aveva niente di speciale ma a cui comunque eri un po’ affezionato. E d’altronde, a Middlesbrough non c’è niente di speciale.

Autore

Nasce a Roma nel 1999. Tifoso di Roma e Arsenal, dal 2015 scrive di calcio inglese. È fan dei calzettoni bassi, delle punizioni sopra la barriera e dei falsi terzini

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