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Federico Sborchia

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Cristiano Ronaldo sembra una statua di cera: ha i capelli perfetti, le sopracciglia perfette, la pelle liscia in cui affiorano appena alcune rughe. Non ha più lo stesso fascino belloccio di qualche anno fa ma forse non lo sa. Indossa una giacca che probabilmente un comune mortale non potrebbe neanche vedere, tiene le mani giunte, si accompagna con una gestualità quasi minima. Intorno a lui una stanza che sembra una hall di un albergo.

Dalla nascita della Conference League, l’Europa League ha visto il suo status crescere. Il restyling messo in piedi dalla UEFA ha nobilitato la seconda coppa europea rendendola più difficile, più intensa, con nomi più glamour e, in generale, più elitaria. È inevitabile, se vuoi vendere meglio i tuoi prodotti devi migliorarne la qualità e se da un lato l’Europa League si è pulita e vestita bene, dall’altro ha perso una parte di quel fascino misterioso che portavano le squadre di paesi idealmente lontani. La UEFA ha voluto togliere l’anima europea dall’Europa League, e forse ci è anche riuscita, ma non ha tolto il fascino profondo della competizione. Pur avendo tolto le squadre dall’Europa League, la UEFA non ha tolto l’Europa League dalle squadre.

La Super Lig ha al suo interno una fauna incredibile di giocatori sul viale del tramonto, promesse non mantenute e talenti troppo fragili. Questa bizzarra fauna cresce e cambia ogni estate, quando in Turchia approdano giocatori che portano nel loro bagaglio la voglia di far brillare, lontano dai riflettori, un talento opaco o semplicemente impolverato. Ho scelto cinque acquisti del mercato estivo della Super Lig, escludendo i due grandi nomi di João Pedro e Macheda.

A inizio ottocento Middlesbrough era poco più che una fattoria e contava appena 25 abitanti. In passato in quelle terre sorgeva un monastero benedettino e il piccolo insediamento medievale di Stainsby; il primo venne chiuso da Enrico VIII e del secondo non è rimasto che qualche rudere vicino alla A19 che unisce Seaton Burn a Doncaster. È nel 1830 che si inizia a parlare di Middlesbrough come di una città vera e propria, quando Joseph Pease, risalendo il fiume Tees, decise di crearvi un suo porto.

È il marzo 2014, Walter Mazzarri entra in studio sulle note de Il meglio deve ancora venire di Ligabue; ha un completo blu e la camicia azzurra con righe bianche aperta sul collo, il solito capello apparentemente disordinato e un viso non ancora rubizzo. Da poco è uscita la sua autobiografia, che spiega anche la canzone scelta: “Il meglio deve ancora venire”.

Da ormai un po’ di anni il Barcellona è solito dedicare ai suoi nuovi acquisti una specifica playlist di video su YouTube, in cui propone diversi format tra cui i video delle visite e delle presentazioni, delle interviste o alcune curiosità sul nuovo acquisto. Ousmane Dembélé non ha fatto in alcun modo eccezione a questo rituale e nella sua tradizionale prima intervista siede davanti alla sua nuova maglia blaugrana con il numero 11 appena stampato sopra. Diciotto mesi prima di questa intervista, però, Ousmane Dembélé non era ancora neanche un calciatore professionista.

L’avventura di Solskjaer al Manchester United è iniziata sostanzialmente per caso dopo una sconfitta – umiliante non tanto nel risultato quanto nel modo – ad Anfield. Nella mente di Ed Woodward era abbastanza chiaro che il norvegese avrebbe avuto modo di lavorare solo fino al termine della stagione, d’altronde lo stesso comunicato dello United lo indicava come caretaker manager. Era anche evidente che le aspettative sul norvegese non fossero troppe, visto il contesto in cui si trovava a prendere in mano il club. Lo stesso Solskjaer si presenterà alla sua prima intervista quasi sorpreso di trovarsi lì:

Sarà solo per sei mesi, quindi cercherò di godermi il viaggio

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