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CALCIO ESTERO

A che punto è l’Arsenal di Arteta?

Natale 2019 è stato molto dolce per i tifosi dei Gunners: l’arrivo di Mikel Arteta sulla panchina che per 22 anni era stata proprietà di Arsene Wenger aveva l’odore di riproposizione di una nuova era, un approccio molto simile a quello che aveva portato nel nord di Londra, nel 1996, il tecnico alsaziano. L’esperienza dello spagnolo come calciatore sotto lo stesso Wenger e come assistente di Pep Guardiola ha creato un’aspettativa da incrocio genetico simile a quella che ci siamo immaginati quando abbiamo saputo che Andre Agassi e Steffi Graf avevano messo al mondo un erede, oppure quando la stessa cosa era accaduta con Sergio Aguero e Giannina Maradona.

Nel preparare questo pezzo sono andato a controllare a che punto fosse la crescita di Jaden Agassi e di Benjamin Aguero Maradona: mentre per quest’ultimo il destino è ancora da scrivere, nonostante sembri che il pallone sia un serio indiziato a scrivere il suo futuro, per il figlio dei due tennisti più iconici dell’era moderna il futuro è da star, ma nel baseball: con ogni probabilità, si renderà eleggibile al prossimo draft della MLB.

Come Jaden Agassi, anche Arteta sta costruendo un percorso da allenatore all’Arsenal basato in parte su quanto assorbito negli anni precedenti dai suoi celebri maestri, ma portando con sé un bagaglio di valori del tutto specifici che stanno rendendo il suo lavoro all’Emirates decisamente personale, con tratti non necessariamente uguali a quelli dei suoi modelli calcistici.

La gestione dei giocatori da parte di Arteta

Partiamo dagli eventi più recenti. Il 14 marzo si gioca il sentitissimo derby contro il Tottenham. Come d’abitudine, un’ora prima del fischio d’inizio vengono comunicate le formazioni e nell’undici iniziale dell’Arsenal non c’è posto per il capitano Pierre-Emerick Aubameyang. Si pensa ad un infortunio dell’ultimo momento, ed invece la verità viene subito fuori: l’attaccante gabonese è arrivato in ritardo al raduno della squadra ed in maniera inflessibile Arteta ha applicato il regolamento dello spogliatoio: chi arriva in ritardo all’allenamento o al raduno è automaticamente escluso dalla lista dei convocati. Nessuna eccezione, neanche per il capitano.

L’episodio in questione è un archetipo dell’approccio di Mikel Arteta con i giocatori: la gestione si basa, anzitutto, su regole chiare e disciplina. Il rapporto tra il manager ed i giocatori è sempre molto aperto e basato su un dialogo quasi quotidiano, mettendo al centro di tutto un’etica del lavoro ed un’unione di intenti tra obiettivi individuali ed obiettivi di squadra, incluso il sacrificare i guadagni personali nel momento in cui il club è entrato in difficoltà economica causa lockdown.

Arteta ed Aubameyang a confronto
Arteta ed Aubameyang a confronto (Shaun Brooks/Imago Images – OneFootball)

Le ultime due sessioni di mercato dell’Arsenal sono state basate sul far fuoriuscire dal gruppo quegli elementi non in grado di accettare le regole e le richieste di cui sopra: a gennaio, le cessioni di Mustafi, Sokratis, Saliba e Mesut Ozil sono state funzionali al compimento di questo percorso, oltre a permettere al club di sgravarsi di ingaggi pesanti. Il trequartista tedesco, in particolare, è stato oggetto di una pesante querelle con il club e con lo stesso allenatore, in relazione alla sua indisponibilità ad accettare un taglio del suo pesantissimo ingaggio.

Questa chiarezza comunicativa nel settare le regole d’ingaggio nello spogliatoio ha permesso al tecnico di avere subito il totale controllo e l’empatia da parte dei suoi giocatori: i racconti che emergono dalle cronache e dagli approfondimenti dei giornalisti vicini al mondo Arsenal parlano di una forte capacità del tecnico di far riconoscere gli errori ai propri giocatori, spingendoli a lavorare per migliorarli.

Un progetto di lungo periodo non può in alcun modo prescindere dalla necessità di avere la massima disponibilità da parte dei giocatori. Arteta ha subito centrato un punto fondamentale: non si può creare alcun tipo di strategia tattica senza che i giocatori e lo spogliatoio non riconoscano il ruolo dell’allenatore e non accettino la sua proposta.

Il caso di Granit Xhaka

Il centrocampista svizzero rappresenta uno degli elementi di lungo corso all’interno della rosa dell’Arsenal: con Emery ha anche vestito la fascia da capitano, è sempre stato preso in considerazione come elemento fondamentale dai suoi allenatori, sia all’Arsenal che nella nazionale svizzera. I tifosi londinesi, invece, vivono un rapporto pessimo con il centrocampista: una situazione, questa, che ha avuto il suo culmine con l’episodio della risposta alle contestazioni subite nel corso della partita di due stagioni fa contro il Crystal Palace.

L’arrivo di Arteta prometteva, nell’ottica dei tifosi, il siluramento di Xhaka, ed invece, dopo 50 partite in Premier del tecnico spagnolo, l’ex centrocampista del Borussia Moenchengladbach ne ha saltate appena 3 per scelta tecnica. Senza tirarla per le lunghe, lo svizzero è il giocatore maggiormente utilizzato da Arteta in questo anno e mezzo di gestione, con l’allenatore iberico che, grazie al suo lavoro di dialogo con il calciatore, è riuscito a trovargli la giusta collocazione in campo e, soprattutto, a dargli compiti maggiormente nelle sue corde.

Lo stesso Xhaka, in un’intervista a The Athletic, ha riconosciuto in Arteta il merito di aver capito le sue caratteristiche ed il modo migliore per farlo rendere al meglio: farlo giocare in modo tale da avere la visuale del gioco di fronte a lui. Tradotto nei fatti, il centrocampista svizzero si posiziona a lato dei due centrali difensivi quando c’è da impostare l’azione, in modo da avere un doppio compito: da una parte, può godere la visuale di ciò che accade in campo di fronte a lui, dall’altra il suo posizionamento permette a chi occupa la fascia sinistra di potersi sganciare in avanti, sapendo che lui gli coprirà le spalle.

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Come si evince dalle heatmap (fonte SofaScore), il posizionamento di Xhaka sotto Arteta è cambiato rispetto a quello della gestione Emery: forse il grande equivoco era ritenerlo un giocatore da posizionare come vertice basso davanti alla difesa, quello che in Spagna viene chiamato pivote e la cui figura di riferimento è Sergio Busquets. Ciò che ha compreso subito il manager spagnolo è che le caratteristiche dello svizzero sono diverse. Da questo nasce l’intuizione di schierarlo sul fianco sinistro dei centrali difensivi in fase di costruzione.

Certamente Arteta ha limato solo in parte i difetti del giocatore svizzero: in fase di non possesso il suo stile molto aggressivo gli costa ancora qualche fallo e cartellino di troppo, così come in fase di possesso servirgli palloni fuori dalla comfort zone rappresenta un grave rischio, a causa dei suoi limiti nel capire la giocata giusta da fare quando è sotto pressione.

Indicativo di quanto sopra è l’errore che ad inizio marzo aveva portato l’Arsenal a subire la rete dal Burnley a causa di una sua grave decisione in disimpegno. Una situazione che ha riaperto i contrasti all’interno della stessa tifoseria sul valore e sull’utilità del centrocampista svizzero, come se si possa attribuire ad un singolo giocatore la responsabilità di una vittoria e di una sconfitta.

La situazione che ha generato l’errore con cui Xhaka ha regalato il goal al Burnley, nasce dal fatto che ha ricevuto il pallone dal suo portiere spalle alla porta avversaria, con poche opzioni su cui appoggiarsi. In questo contesto, il centrocampista svizzero non ha sufficiente lucidità per gestire questo tipo di situazioni e tirerà il pallone addosso all’attaccante del Burnley che, semplicemente passando di lì, si ritroverà sul referto della partita come marcatore.

Ad ogni modo, i numeri raccontano che il lavoro di Arteta su Xhaka sia stato complessivamente positivo e che abbia contribuito a migliorare le sue prestazioni. Una conclusione che non troverà d’accordo i tifosi più accaniti dei Gunners presenti in larga massa anche in Italia, ma che ben rappresenta un esempio positivo del lavoro che il tecnico spagnolo sta svolgendo nel tentativo, molto complesso, di migliorare e dare fiducia ai calciatori a propria disposizione.

Le scelte strategiche di Arteta

Sul campo, l’avventura di Arteta sulla panchina dell’Arsenal è stata ricca di alti e bassi. Siamo passati dalla vittoria nell’FA Cup e nel Charity Shield all’incubo della zona retrocessione, fino a giungere ai giorni nostri con una squadra a metà classifica in Premier ed ancora in corsa nei quarti di finale di Europa League, con un tabellone non propriamente impossibile fino alla finale.

In questo saliscendi, il tecnico spagnolo ha cercato di rispristinare nella squadra una mentalità dominante, per far sì che l’Arsenal riesca ad occupare la metà campo avversaria ed avere il controllo della partita. Una situazione che al suo predecessore Unai Emery è sfuggita di mano, tanto da costargli l’esonero.

Arteta ha iniziato un lungo processo, ma quantomeno a livello statistico l’Arsenal è tornato ad avere un saldo positivo tra tiri effettuati e tiri subiti. Elementi davvero basilari, ma che mostrano come il lavoro da fare necessitasse un intervento radicale e graduale sul modo di giocare della squadra, che andrà necessariamente valutato in termini di risultati nel lungo periodo.

Come si evince dal grafico, in questa stagione l’Arsenal tira di più rispetto allo scorso anno e subisce meno tiri: il saldo negativo dello scorso anno è stato ribaltato in questa stagione (Fonte dati: FBRef/Statsbomb)

Quantomeno, l’idea di voler avere in mano il controllo del match dal punto di vista della supremazia del gioco, mostra dei passi in avanti: in base alla statistica relativa all’occupazione del terzo di campo avversario, i Gunners sono oggi al settimo posto con il 28% (fonte Whoscored), decisamente un passo in avanti rispetto al dodicesimo posto della stagione precedente.

Il momento più buio della gestione è stato sicuramente il periodo tra novembre e dicembre 2020, quando la squadra non sembrava in grado di produrre gioco e, soprattutto, di non trovare la via della rete: tante sono state le soluzioni che Arteta ha cercato dalla trequarti in su per risollevare questa situazione, tuttavia il pallone faticava a raggiungere la zona centrale della trequarti avversaria, costringendo la squadra a cercare soluzioni solo tramite vie esterne.

Apogeo di questa situazione di stallo è stato il derby contro il Tottenham disputato il 6 dicembre: l’Arsenal non è mai stato in grado di infastidire la difesa della squadra di Mourinho, con la bellezza di 33 cross tentati nel corso del match. Al termine di quella partita, Arteta rilanciò a mezzo stampa la bontà di quella strategia, affermando di essere soddisfatto della ricerca continua dei cross: insistendo su quel tipo di soluzione e riempiendo adeguatamente l’area di rigore, i goal sarebbero arrivati perché è la matematica a dimostrarlo. Un’affermazione immediatamente valutata come poco lucida e spia di una perdita di controllo.

La statistica menzionata da Arteta va contestualizzata: non esistono cross gli uni uguali agli altri, bensì è il ritmo dell’azione ed anche la posizione da dove viene effettuato che ne determina la pericolosità. Contro squadre chiuse, le difficoltà dell’Arsenal portavano i terzini a tentare il cross dalla trequarti, soluzione sempre molto leggibile da parte della difesa avversaria a cui si aggiungeva l’assenza di soluzioni centrali, causate prevalentemente dall’assetto in campo dovuto al 3-4-3 di partenza voluto da Arteta per poter consolidare il possesso da dietro e per proteggersi dalle transizioni avversarie.

La svolta arriva il giorno del Boxing Day: nella giornata di campionato più iconica della Premier League, Arteta modifica l’abito tattico, si passa dal 3-4-3 al 4-2-3-1. L’uomo della svolta è Emile Smith Rowe, trequartista costruito nel settore giovanile dei Gunners. Il suo inserimento nell’undici in pianta stabile è la svolta della stagione: quando il pallone passa tra i suoi piedi si muove più velocemente e, soprattutto, in avanti.

Con una manovra più organica, ecco che quelle affermazioni di Arteta al termine di Tottenham-Arsenal acquisiscono un senso. Iterzini dei biancorossi riescono ad arrivare sul fondo e lo fanno serviti in velocità; in questa maniera, la scelta delle opzioni di cross è più varia e permette ai Gunners di arrivare la tiro con maggiore frequenza e pericolosità.

Il grafico mostra chiaramente come il crossing game teorizzato da Arteta abbia trovato conferma nei fatti solamente dopo il cambio di modulo e l’inserimento di Smith-Rowe nel 4-2-3-1 (Fonte dati: Wyscout)

 

Il mercato di gennaio, infine, ha portato in dote al tecnico spagnolo anche Martin Ødegaard: il giocatore norvegese ha aperto a nuove soluzioni di gioco per la squadra londinese, ed ora l’Arsenal riesce a risalire il campo per vie centrali per poi rifinire lateralmente. Il miglior esempio di questo tipo di beneficio portato dal giocatore norvegese arriva dalla partita disputata pochi giorni fa sul campo del West Ham, dove tutte e tre le reti dei Gunners sono arrivate mediante una sua conduzione in zona centrale, seguita dall’apertura del gioco lateralmente sulla corsa del terzino o dell’esterno per trovare il cross esattamente tra le due linee avversarie. A tre mesi da quelle affermazioni che apparivano senza senso ecco, che il crossing game teorizzato da Arteta trova perfetta esecuzione.

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Quali prospettive?

Il pensiero e la teoria di Arteta in merito alla sua visione su come intende far progredire l’Arsenal, si basano su alcuni capisaldi: efficienza nel processo decisionale, velocità nello sfruttare i vantaggi generati dal controllo della partita, maggiore quantità di interventi difensivi nella metà campo avversaria e meno palloni persi nella propria metà campo. Il suo è un processo in fieri che necessita tempo e lavoro sia dal punto di vista tattico che dell’educazione dei giocatori a sviluppare una certa attitudine nell’approcciarsi alla partita: per questo motivo, il lavoro di Arteta è iniziato sulla testa dei giocatori ancor prima di cercare soluzioni tattiche.

L’impressione è che dopo un anno e mezzo seduto su quella panchina e negli uffici del centro sportivo di Colney, la strada per la risalita dell’Arsenal sembra tracciata. L’accesso ai quarti di finale di Europa League ed il pareggio di rimonta ottenuto domenica scorsa sul campo del West Ham sono dimostrazione che la pazienza e la fiducia nella propria visione sta pagando. La strada è ancora lunga ed i tifosi dell’Arsenal dovranno portare ancora molta pazienza per ritrovare i fasti dei primi cicli di Arsene Wenger, ma il manifesto strategico del tecnico spagnolo è ora perfettamente visibile nei numeri e nelle trame di gioco in campo.

Autore

Cresciuto con l'amore per la Samp di Vialli e Mancini e della curva Nord dello stadio San Nicola. Da grande trasformo il mio tifo in passione per lo sport, la tattica e la performance analysis. Giochista convinto.

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