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CALCIO ESTERO

La rabona di Lamela è Arte

Effetti del Genio, Erik Lamela

Di fronte ai capolavori, la reazione degli uomini è spesso quella di un’esaltazione mista allo spavento. L’espressione assunta da Sergio Reguillón in seguito al gol di rabona del Coco Lamela contro l’Arsenal ricorda l’Urlo di Munch. Il terzino degli Spurs è esultante ma al tempo stesso pallido: le mani nei capelli e l’espressione di terrore manifestano la condizione di un uomo che ha appena assistito a un miracolo inatteso.

In effetti, quando Lucas ha scaricato il pallone per l’argentino, nessuno aveva percepito il minimo pericolo; anzi, Lamela sembrava in controtempo. Poi, dal nulla, il tempo all’Emirates si è fermato e il genio, travestito da Erik Lamela, si è palesato ricordandoci quanto l’imprevedibilità sia in grado di sconvolgere equilibri sottili. 

Calcio e Arte

L’esecuzione è di una bellezza disarmante: l’ex Roma pianta a terra la gamba destra e la avvolge col piede sinistro, che con un tocco di punta da biliardo imprime un effetto a rientrare al pallone. La sfera passa tra le gambe di Thomas Partey, nell’unico pertugio disponibile, e si insacca all’angolino. Se l’aspetto estetico del gol non può certo passare in secondo piano, quel che sorprende della rabona di Lamela è la sua efficacia: il Coco sembra aver trovato un compromesso tra “bello” e “utile”, dimostrando come l’unico modo per ottenere la migliore resa, talvolta, sia quello di ricercare la bellezza.

Realizzare un gol simile richiede un talento senza confini, e l’Argentino non è nuovo a questo tipo di prodezze – si ricordi il gol segnato, sempre in rabona, in Europa League contro l’Asteras Tripolis -, ma non è da sottovalutare il processo che ha spinto Lamela a tentare un colpo di tale calibro. La tipica perifrasi con cui si commentano prodezze simili (“È già difficile pensarlo questo gol, figurarsi farlo”) nasconde un’ingenuità: colpi di genio simili non si pensano.

Supporre che tra l’istinto e l’atto che hanno condotto Lamela a compiere il suo capolavoro vi sia stato un intermezzo di riflessione, equivale ad affermare che Federer debba pensare prima di un rovescio, che Fontana abbia dovuto contemplare ogni sua tela prima di squarciarla con un taglio, o che Bowie abbia dovuto fare brain-storming prima di scrivere Space Oddity. Simili colpi di genio non sono prevedibili, accadono e basta, e sono il frutto istintivo di riflessioni – nel caso di Fontana e Bowie – e ripetizioni del gesto tecnico – nel caso di Federer – durate una vita.

Il prodotto finale in sé altro non è che il momento in cui gli artisti raccolgono i frutti seminati lungo la propria esistenza: non ci si può improvvisare artisti, pensando e producendo un prodigio nel medesimo momento, l’espressione del genio a cui si dà forma va coltivata con tempo e talento. Sebbene calcio e arte siano per certi versi due mondi distanti, il gesto tecnico di Lamela, così come la reazione munchiana di Reguillón, ha tutte le stimmate di un’opera d’arte: emoziona, spaventa, esalta e non si può smettere di guardarla. 

Tutti osservano il gol di Lamela
La splendida traiettoria indovinata da Lamela (Foto: Julian Finney/Imago Images – OneFootball)

Un gol virtuale

Si sa, il genio ha bisogno di libertà per operare. Incatenarlo, equivale ad annullarlo. È per questo motivo che il guizzo strabiliante del Coco sembra così estraneo al suo contesto. Il teatro che fa da cornice alla rabona di Lamela è un Emirates vuoto, desolante. Se la funzione del calciatore è quella di procurare gioie ai suoi tifosi, il gol dell’ex Roma è paragonabile a una mostra d’arte disertata, o a un concerto di una band storica a cui nessuno si è presentato.

La bellezza del gesto resiste, ma il contrasto creato dal contesto innaturale aggiunge una nota nostalgica: il gol l’hanno visto tutti, chi dalla propria TV in tempo reale e chi dal proprio smartphone su suggerimento di un amico. Nessuno, però, potrà mai dire “Ero all’Emirates quando Lamela ha segnato in rabona contro l’Arsenal nel derby di Londra. È come se la presenza dei tifosi rappresentasse un certificato di convalidazione del gesto. Le grandi prodezze necessitano di un pubblico con cui dialogare, e se quest’ultimo manca, non conservano il medesimo valore.

La fruizione telematica del gol di Lamela è assimilabile a un tour virtuale in una sala del Louvre: le opere sono identiche, ma l’esperienza dal vivo è imparagonabile. La vera differenza è che mentre milioni di persone si sono trovate faccia a faccia con la Monnalisa – forse non proprio faccia a faccia, considerata la coda – nessuno, se non gli attori stessi del teatro dell’Emirates, è stato testimone del gol di Lamela. Se fosse stato realizzato a porte chiuse in un passato non troppo lontano, il gol sarebbe diventato una leggenda nebulosa da raccontare ai nipotini; oggi invece, tra Sky Sport, Youtube, Instagram et similia, tutti ne hanno usufruito e lo hanno condiviso come se si trattasse di un prodotto di consumo, ma nessuno l’ha visto. 

Lo scenario del gol
L’Emirates vuoto che fa da cornice al capolavoro del Coco (Foto: Julian Finney/Imago Images – OneFootball)

La rabona di Lamela è un’opera decadente

La pandemia, sulla scia della digitalizzazione, ha radicalmente modificato il nostro rapporto con l’estetica. Quella che prima del Covid-19 era una bellezza fruibile per via diretta – nei musei, negli stadi, e nei teatri -, oggi è una bellezza mediata.

La chiusura dei luoghi di assembramento ci ha costretto a stabilire un nuovo rapporto con i gesti tecnici che eravamo soliti ammirare allo stadio, così come con i quadri sui quali indugiavamo a una mostra. Il progresso tecnologico ci ha consentito di non rinunciare completamente alla fruizione di tali meraviglie, ma è difficile convincersi che il filtro dei dispositivi virtuali possa restituire la stessa esperienza dialettica offerta dal contatto diretto.

I musei virtuali faticano a entusiasmare persino la generazione dei nativi digitali, e la rabona di Lamela, segnata in un Emirates deserto, sembra assumere un nuovo significato: non più un capolavoro espressionista, bensì l’opera di un grande artista in fase decadente. Esteticamente impeccabile, ma mancante del calore umano che nessuna riproduzione virtuale è in grado di comunicare. Ecco che, forse, si è individuata una differenza ontologica che rende un gesto artistico irreplicabile per via telematica: il rapporto con lo spettatore.  

Lamela esulta e Reguillón non ci crede
Reguillón con le mani nei capelli corre al fianco di Lamela (Foto: Julian Finney/Imago Images – OneFootball)
Autore

Antonio, 19 anni, studia Filosofia alla Statale di Milano. Amante del calcio e della sua epica, qui si finge anche un esperto.

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