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Nicola Lozupone

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Quando si parla del calcio di questi ultimi anni, il racconto pende prevalentemente dalla parte della forza fisica dei calciatori moderni, una sorta di esaltazione della forza e del potere mediante gigantismo come avveniva nell’arte scultorea classica. Poco si parla, invece, di quanto il calcio moderno punti sull’intelligenza dei calciatori come arma per esaltarne le doti e nasconderne i limiti. Questo discorso ben si presta ad un giocatore come Hugo Ekitike, centravanti del Reims e oggetto dei desideri di mercato di club importanti in Europa.

Sono passati dieci anni dal 9 giugno 2012, un giorno in cui ogni tifoso della Sampdoria ricorda dov’era, cosa faceva ed anche che tempo c’era: sì, perché quel giorno di fine primavera il Nord Italia fu investito da un gigantesco temporale che dettava il passaggio definitivo dalla primavera all’estate e che, quindi, decise di fare da sfondo a quel Varese-Sampdoria che, in una notte, doveva stabilire chi tra varesini e blucerchiati avrebbe potuto festeggiare il ritorno in serie A.

Per chi è avvezzo ad un famoso cooking-show televisivo, la finale di Europa League è assimilabile ad un prestigiosissimo invention test: chi la vince, non solo alza al cielo una coppa che raccoglie la tradizione della vecchia coppa UEFA e riempie la bacheca, ma soprattutto guadagna un vantaggio di grandissimo rilievo, ossia accedere alla prova successiva, la Champions League, disponendo della prima fascia al sorteggio della fase a gironi, dunque maggiori possibilità di giocarsi un accesso tra le prime 16 d’Europa nel 2023.

Il calcio ha il merito, spesso e volentieri, di dare seconde opportunità a chi nel corso della sua carriera ha avuto battute d’arresto determinate da infortuni, pesanti sconfitte o, ancor peggio, comportamenti personali non propriamente professionali. Si sente spesso dire che ad ogni caduta corrisponde una risalita, di esempi ce ne sono tanti in giro, ma questa affermazione risulta particolarmente calzante quando tra le mille notizie che passano sulle timeline dei nostri social ne appare una che non può non attirare l’attenzione.

Il 5 febbraio all’Allianz Arena di Monaco di Baviera si sono affrontate Bayern Monaco e Lipsia, una partita tra le più belle e palpitanti di questa stagione, terminata 3-2 per la formazione bavarese in cui abbiamo visto due squadre affrontarsi a viso aperto e che hanno cercato di giocare la propria partita cercando di valorizzare i propri punti di forza, senza pensare eccessivamente a speculare su pregi e difetti dei propri avversari.

Era un 19 marzo 1996, Bordeaux e Milan si affrontavano per un quarto di finale di ritorno di Coppa UEFA in cui i rossoneri partivano da un doppio vantaggio conquistato a San Siro con le reti di Stefano Eranio e Roberto Baggio. Doveva essere una partita di ordinaria amministrazione, tanto più per una squadra allenata da Fabio Capello, ma nulla di ordinario avvenne quella sera a Parc Lescure.

Dopo un turno preliminare ad eliminazione diretta che ha ulteriormente dimostrato il valore tecnico dell’Europa League – regalandoci sfide bellissime come il doppio confronto tra Barcellona e Napoli e quello tra Rangers e Dortmund – la seconda competizione europea entra nel vivo con gli ottavi di finale, dove le vincitrici del turno preliminare affrontano le vincitrici degli otto gironi eliminatori. Diversi sono gli accoppiamenti di interesse, ma una partita su tutte merita una particolare attenzione, in quanto mette di fronte due squadre che hanno nel loro DNA il ruolo di outsider sia in patria che in Europa e che proveranno a giocarsi l’accesso ai quarti di finale dell’Europa League sfidandosi con due stili di gioco molto identitari, ben rappresentando l’ecosistema calcistico in cui si trovano. Da un lato il Betis di Manuel Pellegrini, dall’altro l’Eintracht Francoforte di Oliver Glasner.

Atletico Madrid-Manchester United ha una genesi a dir poco unica. Lo scorso 13 dicembre la UEFA andò incontro ad una delle più grandi figuracce a livello planetario e l’Atletico Madrid fu la squadra che scoperchiò il grande pasticcio, dopo che il sorteggio le aveva messo di fronte il Bayern Monaco di Nagelsmann all’interno di una serie di opzioni che includevano il Liverpool, squadra che i colchoneros avevano affrontato già nel girone eliminatorio. Le immagini non lasciano scampo ai funzionari dell’UEFA, il sorteggio è tutto da rifare.

La stagione 2003/2004 fu una stagione molto particolare che si chiuse con una serie di risultati alquanto clamorosi: il Porto che vince la Champions League, la Grecia che vince l’Europeo, il Valencia che vince la Liga sfruttando il suicidio del Real Madrid dei Galacticos, l’Arsenal che vince la Premier da imbattuta. In Italia, invece, è l’annata in cui l’albero di Natale di Carlo Ancelotti riporta lo scudetto nella Milano rossonera che mancava dall’impresa di Zaccheroni nel 1999.

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