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Nicola Lozupone

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Il tempo stringe per Leroy Sane per realizzare il suo potenziale al Bayern” intitolava un articolo firmato da Raphael Honigstein su The Athletic nel corso della prima pausa nazionale di questa stagione (quindi agli inizi di settembre). Quell’articolo era susseguente ad un Bayern-Colonia della seconda giornata di questa Bundesliga, forse il punto più basso dell’esperienza del talento della Vestfalia in Baviera, sostituito dopo 45 minuti in cui era apparso impalpabile sul campo e venendo beccato dai suoi stessi tifosi.

Il numero 8 è il numero la cui forma rappresenta il simbolo dell’infinito, è sufficiente ruotarlo di 90 gradi. Nella definizione degli 11 giocatori in campo il numero 8 è il giocatore che più di tutti si avvicina al concetto di infinito perché è colui che deve coprire sezioni di campo molto grandi e non sempre definibili: lo spazio nel quale si muove parte dalla propria trequarti difensiva e può terminare fin dentro l’area di rigore.

Quando lunedì nel primo pomeriggio abbiamo iniziato ad assistere alla lunga serie di sorteggi delle competizioni europee, in molti erano focalizzati sugli ottavi di Champions. Sappiamo tutti come è andata, con la UEFA che ci regala una nuova dimostrazione di inefficienza organizzativa proprio nell’anno in cui ha ridisegnato le coppe europee nel modo adatto a stabilire le gerarchie del calcio europeo. Il sistema contenente anche Europa League e la Conference League rappresenta una bozza su come potrà essere il futuro del calcio, con tre competizioni europee da cui si può scendere e salire in base ai risultati ottenuti, un po’ come se fossimo di fronte ad una serie A europea (la Champions), una serie B (l’Europa League) ed un serie C (la Conference League).

Deve esserci qualcosa di particolare nella classe di calciatori nati nel 1999, gente che non ha dovuto attendere particolari procedure ministeriali per passare dal settore giovanile alla prima squadra (come qualcuno in Italia recentemente ha affermato con una certa leggerezza). Possiamo citare per reparto Gianluigi Donnarumma in porta, Matthijs De Ligt in difesa, Mason Mount a centrocampo, Joao Felix tra le linee e Kai Havertz che agisce da falso nueve.

Il Borussia Dortmund ha sempre avuto un senso del vaticinio a livello calcistico in Germania: le scelte societarie prima e quelle tattiche poi hanno mostrato un club sempre in grado di anticipare i cambiamenti del mondo del calcio, rendendo possibile sia la tenuta del club in un contesto economico meno florido rispetto al resto della Germania, sia la crescita del movimento calcistico tedesco.

È il 27 settembre 2021, vigilia del Monday Night della sesta giornata di Premier League, il Brighton va a far visita al Crystal Palace in quel di Selhurst Park. Potrebbe sembrare una partita qualsiasi della Premier, quasi anonima considerando il blasone delle contendenti. Ed invece è una partita che potrebbe fare storia: in caso di vittoria il Brighton & Hove Albion andrebbe da solo in vetta alla classifica del campionato più ricco e competitivo del mondo.

Minuto 29 di Scozia-Israele, partita valida per il girone di qualificazione ai prossimi mondiali in Qatar e gli israeliani sono in vantaggio di una rete grazie ad una splendida punizione di Zahavi. La squadra di casa però prova ad attaccare e grazie ad un inserimento di Robertson il pallone arriva in area di rigore dove è presente John McGinn, che controlla di destro e con il sinistro la infila sul secondo palo all’incrocio.

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