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CALCIO ITALIANO

Insigne ha detto basta

E così, come ormai ben noto, dal prossimo luglio Lorenzo Insigne diventerà un nuovo giocatore del Toronto FC, dividendo la sua strada da quella del Napoli, e di Napoli, dopo aver praticamente trascorso un’intera vita insieme. Un destino ormai da tempo nell’aria, ma che proprio per il suo ripresentarsi di continuo senza mai avverarsi sembrava non dover giungere mai.

Insigne e Napoli, un amore difficile

Che Insigne e Napoli abbiano avuto un rapporto complicato non è notizia dell’ultima ora. Non certo oggi si scoprono tutte le divergenze avute, e mai davvero del tutto risolte, tra quello che ad oggi è il capitano partenopeo e la sua gente, i suoi tifosi, ma anche con il presidente e la dirigenza, senza tralasciare di tanto in tanto l’allenatore di turno, seppur in maniera minore. Potremmo dire che quello di Insigne è stato un rapporto inquieto con buona parte delle sfere che hanno rappresentato l’ambiente Napoli in questi anni, con le dovute eccezioni del caso.

Questo però non toglie che tra Napoli e Insigne ci sia stato qualcosa di bellissimo. È qualcosa di evidente, ineccepibile, come sono evidenti le crepe createsi nel tempo, e alle quali difficilmente si sarebbe potuto ad oggi porre rimedio. Anzi, l’impalcatura che teneva il tutto in piedi è durata probabilmente più di quanto sarebbe stato lecito aspettarsi ad un certo punto.

D’altronde essere capitano della squadra della propria città, nonché della quale si è fatto il tifo sin da piccolo, può essere la gioia più grande di questo mondo, ma allo stesso tempo rivelarsi un qualcosa alquanto complicato da gestire. In particolar modo se la città in questione è Napoli. Un’arma a doppio taglio che nel caso del numero 24 ha finito inevitabilmente per condizionarne i momenti chiave della carriera, compreso questo tanto discusso addio.

Indubbio che i circa 7 milioni in più rispetto all’attuale ingaggio siano stati un discreto incentivo al prendere seriamente in considerazione l’offerta arrivata dal Canada, ma è altrettanto vero che non può trattarsi meramente di una questione economica in certi casi. Non può trattarsi soltanto di soldi quando un calciatore del livello e del talento di Insigne, per di più ancora all’apice della propria carriera calcistica – fa sempre bene ricordare che a giugno compirà 31 anni, non 37 – reduce oltretutto da un Europeo vinto da protagonista e da un’annata, la scorsa, che lo aveva visto brillare come non mai sia per leadership e consapevolezza in campo che per numeri effettivi, decide di abbandonare tutto quanto costruito in un’intera carriera, solo per qualche milione in più. Mi rifiuto di credere possa essere solo questo.

Insigne con la maglia del Napoli
Insigne si appresta a lasciare il Napoli dopo più di 400 partite e 100 tra tutte le competizioni (Foto: Tiziana Fabi/ Getty Images – OneFootball)

Insigne non rappresenta certo ad oggi un tipo di giocatore utile da poter calare agevolmente in qualsivoglia contesto tattico, nonché culturale. Ma nonostante ciò viene difficile pensare che non vi potesse essere all’orizzonte alcuna soluzione oltre a quella canadese, che permettesse al giocatore di vedere soddisfatte sia le sue esigenze economiche che sportive. Anche per questo motivo non sarebbe poi tanto inverosimile pensare che nei ragionamenti riguardanti il proprio futuro possa essere subentrata una certa stanchezza.

Napoli è una città spettacolare, ma anche estremamente complessa, oltre che essere una delle piazze più calde ma allo stesso tempo più difficili del panorama calcistico italiano. Il fatto che Insigne fosse un figlio di quella terra non ha fatto altro che amplificare gli effetti di una situazione che sarebbe già stata pesante da gestire normalmente, minandone ovviamente la serenità. Nei suoi anni in azzurro Insigne ha potuto godere solo a tratti di una relativa quiete, senza mai apparire però davvero sereno in campo. A testimonianza di ciò ci sono i tanti momenti in cui il capitano partenopeo ha subito delle sorta di piccoli crolli nervosi a seguito di un fallimento o comunque un errore, e che mai l’hanno abbandonato, neanche quest’anno. Basti vedere l’episodio del rigore sbagliato contro il Torino al Diego Maradona in questo campionato.

Nel momento in cui vede pararsi il rigore da Milinkovic Savic il mondo sembra crollare intorno al capitano azzurro. Si dispera alzando quasi le mani al cielo, non vuole crederci. Per un attimo sembra quasi voler scattare in un moto d’ira, salvo poi gettarsi letteralmente nello sconforto inginocchiandosi a terra, e rialzandosi più sconsolato di quanto già non fosse. In quell’occasione sarà poi bravissimo Spalletti – che dimostrerà ancora una volta un’umanità troppo spesso ingiustamente non riconosciutagli – che comprendendo il momento esorterà il pubblico ad applaudire il proprio capitano.

Pubblico non sempre di supporto ad Insigne in questi anni, che da quando gioca con il Napoli di momenti come questi ne ha vissuti parecchi. Anzi, spesso non ha fatto altro che affondare il dito nella piaga.

Insigne dopo il rigore sbagliato con la Juventus in Supercoppa
Il momento successivo al famoso rigore sbagliato in Supercoppa contro la Juventus, sull’1-0 per i bianconeri, quello che porterà poi alle lacrime in panchina (Foto; Miguel Medina/Getty Images – OneFootball)

Ma perché di queste reazioni verrebbe da chiedersi? Rigori capita a tutti di sbagliarne. E se le lacrime possono essere comprensibili per un rigore calciato fuori in quella che comunque era una finale, perchè disperarsi in quella maniera per uno sbagliato all’ottava giornata di un campionato che aveva ancora tutto da dire?

La risposta sta in maniera ovvia nel rapporto con la città. Insigne è napoletano, e soprattutto è un tifoso del Napoli. Sa cosa vuol dire assistere ad una partita in curva e sa come si vivono certi momenti tra i tifosi, conosce il modo di ragionare della propria gente. Per questo vive ogni momento in campo come se da questo ne dipendesse della sua vita, del suo giudizio non solo come calciatore, ma come uomo. E nel momento in cui sbaglia sente di aver deluso ancor prima come persona, che come giocatore. Il tutto per una tifoseria che al netto dell’attaccamento ai colori bisogna dire non gli abbia mai perdonato niente, o quasi.

Complice probabilmente l’etichetta di salvatore della patria affibbiatagli sin dalla sua prima stagione dopo l’esperienza al Pescara, il rapporto tra Insigne e Napoli è finito per tramutarsi allo strenuo di una relazione tossica. Nella quale i tifosi hanno cercato in Insigne qualcosa di diverso da ciò che era, e che Insigne ha disperatamente cercato di diventare, anche al costo di sacrificare se stesso. Almeno fino ad oggi, o meglio fino a luglio, quando la relazione giungerà finalmente al termine. E come ben si sa dopo relazioni del genere si fa fatica a trovare la forza di impegnarsi nuovamente. Spesso c’è bisogno di una pausa, di schiarirsi la mente, di divertirsi, perché no. Magari un giorno ci sentiremo pronti a riprovarci, magari no. Ed è possibile che Insigne abbia trovato in Toronto la sua pausa riflessiva, per di più discretamente remunerativa.

Foglia d’acero

Dopo certe riflessioni non è poi tanto lontano ipotizzare come un rapporto del genere possa essere stato alla lunga mentalmente logorante per Insigne. In tal senso fare ulteriori considerazioni riguardo ai pro e ai contro di un trasferimento in Canada sarebbe inutile. Le conseguenze e rischi di questo trasferimento sono sotto gli occhi di tutti, Insigne in primis. E a tal proposito le parole di Giovinco sono comunque più che esplicative.

L’auspicio è quello che il Canada non rappresenti un autunno precoce per la carriera di Insigne, e che la sua foglia rimanga ancora verde e attaccata saldamente al ramo, in particolar modo a quello della Nazionale, dove ne avremo indiscutibilmente bisogno in ottica – si spera, e qui partono tutti gli scongiuri del caso – Qatar 2022.

Insigne esulta con la maglia dell'Italia
Insigne mancherà al Napoli e al calcio italiano più di quanto si possa pensare (Foto: Christof Stache/Getty Images – OneFootball)

Nel frattempo non ci resta che godere al meglio delle sue giocate per i mesi rimasti, sperando non siano gli ultimi. E chissà che una volta smaltita la rabbia del momento, magari con l’avvicinarsi del momento dell’addio, Insigne e Napoli possano alla fine riconciliarsi del tutto. Salutandosi con reciproco affetto e gratitudine, come giusto che sia. Come chi ha dato tutto per la maglia meriterebbe. Come Insigne merita.

Autore

Terzino da paese in campo, fantasista sulla tastiera. Segnato fin da bambino dalle lacrime di Ronaldo del 5 maggio, ha capito subito che la vita da interista sarebbe stata dura. Scandisce il tempo in base alle giornate di campionato, sperando un giorno di poter vivere di calcio e parole.

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