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Il Milan deve avere paura di questo Lille?

In nove anni e mezzo, dal double di Ligue 1 e Coppa di Francia nel 2010/2011 ad oggi, il Lille Olympique Sporting Club ha affrontato una miriade di fasi. Il LOSC, nel tempo, è diventato sinonimo di stabilità ed importanza, in una regione in cui le altre compagini venivano meno. Successivamente, dopo gli anni d’oro ed i trofei, Les Dogues (i mastini), hanno dovuto cambiare pelle per adattarsi alle più moderne società calcistiche pur restando un club dalla forte identità popolare del nord della Francia. Riuscendo a tornare, in questi anni, sul palcoscenico europeo, grazie al lavoro ed alla sapienza dei suoi dirigenti.

Il cambio societario

Il periodo d’oro del Lille coincise con l’ascesa di Rudi Garcia come allenatore e di Michel Seydoux, un imprenditore e produttore cinematografico, come presidente. La squadra, piena zeppa di talenti in rampa di lancio, da Lucas Digne a Johan Cabaye passando per Rio Mavuba, Eden Hazard e Gervinho, divenne un’habituée delle zone alte della classifica.

Dal 2012 in poi però, con la partenza di Garcia e della maggior parte dei talenti della rosa, imporsi in Ligue 1 divenne più complesso. Nonostante qualche ottimo piazzamento ed altre qualificazioni europee, per il LOSC fu sempre più difficile allestire una squadra competitiva: c’era bisogno di un cambiamento, soprattutto per mantenere il passo di una lega trainata dalle superpotenze Paris Saint-Germain e Monaco.

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La conferenza stampa del nuovo presidente Gérard Lopez (Foto: Francois Lo Presti/AFP via Getty Images – OneFootball)

Cambiamento che avviene il 13 gennaio 2017: con una conferenza stampa, Seydoux annuncia il nuovo presidente del Lille, l’imprenditore ispano-lussemburghese Gérard Lopez. Gli obiettivi fissati sembrano altisonanti: puntare costantemente alle posizioni europee della classifica, cercando di consolidarsi sul podio. Il tutto puntando su giovani di prospettiva da consacrare all’ombra del Beffroi.

Per fare ciò, Lopez si circonda di profili di alto livello: Marc Ingla come direttore generale, dal Barcellona, e Luis Campos come direttore sportivo, dal Monaco. Annunciando un mese dopo la firma del suo pupillo, Marcelo Bielsa, sulla panchina per l’anno successivo.

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Nicolas Pepé esulta dopo il gol salvezza contro il Tolosa, nel Maggio 2018 (Foto: Pascal Pavani/AFP via Getty Images – OneFootball)

Ma se l’11° posto del 2016-2017 passa in secondo piano rispetto alla mutazione societaria del club, il progetto viene subito messo in discussione la stagione seguente: l’arrivo del tecnico argentino si rivelerà catastrofico e la squadra si ritroverà a lottare fino alla fine per non retrocedere. In campionato, il Lille terminerà miracolosamente al 17° posto guidato dell’ex Saint-Étienne Christophe Galtier.

La vera ripartenza del Lille

La scottatura dell’anno precedente si rivelerà propedeutica alla rinascita del 2018-2019: con un’annata praticamente perfetta dall’inizio alla fine, il Lille terminerà secondo in Ligue 1. Oltre a togliersi la soddisfazione di battere il Paris Saint-Germain per 5-1 al Mauroy, il LOSC diventerà una vera e propria fucina di talenti. Dalla scoperta del trio d’attacco Jonathan Bamba, Jonathan Ikoné e Nicolas Pepé passando per Rafael Leão, Thiago Mendes a centrocampo e Mehmet Zeki Çelik assieme all’esperienza del veterano José Fonte in difesa.

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14 Aprile 2019: il Lille batte 5-1 il Paris Saint-Germain (Foto: Francois Lo Presti/AFP via Getty Images – OneFootball)

La maionese “prende”: la squadra di Galtier gioca alla perfezione, rivelandosi dominatrice delle partite ed eccezionale anche in ripartenza. Dietro le quinte, la gestione Ingla-Campos è perfetta. Il primo gestisce alla perfezione lo sviluppo dell’immagine del club, cambiandola in chiave moderna e rendendola fruibile in tutto il mondo senza snaturarne le origini. Il secondo, invece, stringendo collaborazioni con varie società per la crescita dei giovani del club (Mouscron in Belgio, Belenenses e Boavista in Portogallo) si affermerà come un vero e proprio Re Mida dello scouting.

L’anno in Champions League e la riconferma in Ligue 1

Dopo una stagione così, a Lille si raccolgono i primi frutti in estate: Nicolas Pépé, sorpresa assoluta di Ligue 1 e grande intuizione bielsiana, approda all’Arsenal per 80 milioni di euro, diventando la vendita più cara della storia del club. Rafael Leão si trasferisce al Milan per 23 milioni, mentre Thiago Mendes firma con il Lione per 22 milioni. Con questo bottino, il LOSC si dimostra scaltro nell’inversione in campagna acquisti: per 12 milioni, dopo una stagione convincente allo Charleroi, Victor Osimhen firma come nuovo attaccante.

A centrocampo, per 20 milioni, si decide di puntare sul rilancio di Renato Sanches dal Bayern Monaco e sul talento di Yusuf Yazici dal Trabzonspor (16.5 milioni). Mantenendo l’ossatura dell’anno precedente ma con innesti apparentemente rischiosi, in pochi vedono Les Dogues capaci di riconfermarsi nel 2019-2020.

Victor Osimhen, il capocannoniere ed anima del Lille la scorsa stagione (Foto: Denis Charlet/AFP via Getty Images – OneFootball)

In Champions League, inserito nel Gruppo H con Ajax, Valencia e Chelsea, il Lille otterrà un solo punto e metterà a nudo tutta l’inesperienza dovuta all’età dell’organico. In Ligue 1 invece, dopo un inizio a rilento dovuto al doppio impegno settimanale, i nordisti riprenderanno le redini e lotteranno fino alla fine per tornare in Champions.

Il 4° posto, ad una sola lunghezza dal Rennes, lascerà con l’amaro in bocca perché dovuto allo stop della stagione alla 28° giornata a causa della pandemia del COVID-19. Le scelte di mercato saranno estremamente azzeccate: Victor Osimhen diventerà il capocannoniere e l’anima della squadra con 13 reti e 4 assist. Renato Sanches sarà invece uno dei centrocampisti più influenti del campionato per strapotere fisico e tecnico, trascinando la squadra da Dicembre in poi.

In difesa, il brasiliano Gabriel vivrà la consacrazione definitiva come uno dei giovani difensori più interessanti d’Europa. Per strutturare la nuova stagione, in armonia con la linea societaria, si decide di confermare Sanches facendo cassa con Osimhen e Gabriel. Il nigeriano raggiunge Napoli per 70 milioni, mentre il brasiliano seguirà il cammino di Pépé ai Gunners per 26 milioni.

In questa stagione

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I giocatori del LOSC festeggiano la vittoria a Strasburgo, il 4 Ottobre (Foto: Patrick Hertzog/AFP via Getty Images – OneFootball)

Il modello LOSC può fungere da esempio per le società che mirano a migliorare il proprio status puntando su giovani, scouting e compravendita? Il terzo anno è quello della conferma o della distruzione di un modello di mercato. Con i ricavi delle vendite estive il Lille continua sposando il suo progetto: la nuova punta centrale è Jonathan David (2000), sorpresa dell’ultimo campionato belga a Gent, per 27 milioni.

Questa volta però, per consolidare un reparto giovane composto da Timothy Weah (2000) e dall’enfant prodige ex Marsiglia Isaac Lihadji (2002), si decide di puntare su un profilo di indubbia esperienza. Burak Yilmaz, 35 anni ed un passato di gol in Turchia, accetta il progetto francese giungendo a parametro zero.

Il centrocampo, confermato in toto senza alcuna vendita, accoglie due 18enni di prospettiva: Eugenio Pizzuto (2002) dal Pachuca e Mustafa Kapi (2002) dal Galatasaray. In difesa invece, la partenza di Gabriel viene colmata da Sven Botman per 8 milioni: l’ex Ajax, in provenienza dall’Heerenveen dopo un anno in prestito, è uno dei difensori più chiacchierati in terra fiamminga.

L’influenza Galtier

In questo marasma di arrivi e partenze, la bravura di Christophe Galtier nel costruire una squadra competitiva ogni anno è fuor di dubbio. Pur variando moduli e schemi, il marsigliese è sempre rimasto fedele alla sua volontà di fare gioco, mettendo insieme le nuove leve e le vecchie conoscenze anche quest’anno. Il Lille visto nelle prime nove giornate di Ligue 1 è la miglior difesa del campionato (4 gol subiti), essendo anche l’unica compagine imbattuta sino ad ora e trovandosi al secondo posto, a due lunghezze dal Paris Saint-Germain.

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Christophe Galtier, in panchina del Lille da ormai tre anni. (Foto: Denis Charlet/AFP via Getty Images – OneFootball)

Partendo basicamente da un 4-4-2 molto “vivo” sulle fasce, il Lille sfrutta la spinta dei terzini per i cross e la bravura delle ali nell’accentrarsi per creare superiorità numerica. Con una colonna vertebrale molto solida, formata dalle coppie di centrali di difesa Fonte-Botman e di centrocampo Sanches-André, il compito degli attaccanti è quello di partire negli spazi creati dai movimenti dei compagni.

Yilmaz sembra già essersi adattato alla perfezione, essendo il capocannoniere della squadra con 4 gol e fornendo carisma e personalità a tutto il reparto. La vecchia guardia Bamba, Ikoné, Araujo è invece già inserita alla perfezione negli ingranaggi di squadra. Pur essendo abituato a mantenere il pallino del gioco, il Lille è temibile anche in ripartenza e può decidere di adottare un atteggiamento diverso a seconda dell’avversario.

Milan-Lille, le chiavi della partita

Per il Milan, prossimo avversario in Europa League, la chiave della partita starà nel mettere sotto pressione l’avversario provando a farlo uscire allo scoperto: se i Mastini dovessero rintanarsi, sentendosi sicuri di poter controllare il risultato per lunghi tratti, il finale di partita potrebbe rivelarsi un rischio.

Contro il Celtic, in un match in cui i francesi erano sotto di due gol dopo 45 minuti, la rimonta del secondo tempo rischiò di essere compromessa nei minuti finali, quando all’arrembaggio e con poca lucidità gli scozzesi sfiorarono il gol in ripartenza.

Ma attenzione, perché il Lille non solo ha mezzi per impensierire il Milan, bensì possiede, da anni, la sfrontatezza di chi vuol stupire l’Europa. Come quando, nel 2006, le reti di Peter Odemwingie e Abdulkader Keïta crearono l’exploit a San Siro nella fase a gironi di Champions League.

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Odemwingie e Keita dopo l’exploit contro il Milan di Ancelotti nel 2006. (Foto: FILIPPO MONTEFORTE/AFP via Getty Images)
Autore

Nato in Italia, girovago per studi tra Francia e Spagna, poi Argentina per passione: scrivo per amore innato verso questo sport e per la necessità di esprimermi condividendo le mie idee. Amo raccontare storie particolari e poco mainstream, da quelle legate al calcio francese agli angoli più remoti dei confini argentini.

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