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CALCIO ESTERO

È il grande giorno della Conference League

Con il prologo di martedì scorso tra Maccabi Haifa e Feyenoord ha preso il via la UEFA Conference League, una competizione che per almeno tre anni allieterà ulteriormente i nostri giovedì invernali e ci proporrà confronti tra squadre di caratura internazionale e squadre che raramente nella loro storia hanno potuto approcciarsi con una competizione europea.

È una manifestazione che cerca di fornire visibilità a club appartenenti a leghe con poche risorse e che, quindi, proveranno a mettersi in vetrina e magari farci conoscere posti che oggi non siamo in grado di collocare neanche approssimativamente su una cartina geografica.

Ma non è solo questo: le leghe europee più importanti sono comunque parte di questa competizione e in loro rappresentanza ci sono squadre le cui tifoserie vivranno l’esperienza di queste trasferte in luoghi ameni o il doversi documentare su campionati dal livello competitivo discutibile. A questo si unisce l’idea che qualsiasi cosa diversa dalla vittoria rappresenterà un’onta difficile da lavare, per cui la vittoria costituirà solo un sollievo anziché una gioia: insomma, per questi club e relative tifoserie partecipare alla Conference League sembra essere un esilio dal calcio che conta per espiare le colpe delle stagioni precedenti.

Le esiliate

Delle 32 squadre in partenza nella competizione ce ne sono sicuramente due che avranno il compito di non fare brutte figure, specie nella parte iniziale. Forse anche per questo motivo Roma e Tottenham si sono affidate a due allenatori portoghesi provenienti dalla stessa scuola calcistica – e con lo stesso procuratore, ma questa è un’altra storia – e pronti a trasmettere alle relative squadre quella mentalità da trincea necessaria per affrontare questa competizione.

Jose Mourinho e la sua Roma andranno a caccia della Conference League
Dopo aver vinto due Champions League e due Europa League/Coppa UEFA, per Mourinho è tempo di aggiungere in bacheca un altro trofeo europeo? (Foto: Giampiero Sposito/Imago – OneFootball)

Si tratta di due squadre che rispettivamente quattro e tre stagioni fa raggiungevano la semifinale e la finale di Champions League, per cui la loro presenza in questa competizione sta a significare che qualcosa nel corso di questi anni è andato decisamente storto, ragion per la quale la Conference League deve essere necessariamente la strada per ritrovare una credibilità.

Per i giallorossi il girone non è proprio tra i più semplici ma è comunque decisamente abbordabile: le due squadre che si giocheranno il secondo posto alle spalle della squadra capitolina saranno gli ucraini dello Zorya ed i norvegesi del Bodo Glimt, mentre poche chances dovrebbe avere il CSKA Sofia. La squadra ucraina è costruita per essere la prima delle altre in patria alle spalle delle due grandi Dynamo Kiev e Shakhtar Donetsk e prova a farlo cercando di sviluppare un calcio tecnico e propositivo; discorso ancora più marcato per i campioni di Norvegia, in grado di vincere il campionato nella scorsa stagione con 103 goal al proprio attivo ed una squadra dall’età media di poco più di 23 anni, in questa stagione le cose sembrano andare meno bene ma restano una squadra interessante da seguire, ed avremo la possibilità di farlo da vicino.

Dopo aver trascinato il Bodo Glimt in campionato, Botheim vuole stupire in Conference League
Il Bodo Glimt è in testa al campionato norvegese ma senza dominare come nella scorsa stagione (Foto: Vegard Wivestad Grott/Imago – OneFootball)

Decisamente meno comoda la strada per gli Spurs, costretti a dover giocare al 100% per evitare brutte sorprese nel proprio girone contro avversarie come il Rennes ed il Vitesse; agli sloveni del Mura il compito di fare da sparring-partner. I francesi sono una squadra ultra-competitiva ed hanno l’obiettivo di vincere la volata di gruppo alle spalle del fuggitivo PSG in Ligue 1 per poter tornare a disputare la Champions League: anche se hanno perso la stella Camavinga, possono disporre di tanto talento, soprattutto in attacco dove il tridente Suleymana-Guyrassi-Doku potrebbe regalare momenti calcisticamente molto eccitanti.

Gli olandesi partono indietro in questa corsa, ma nella scorsa stagione hanno dimostrato un’interessantissima organizzazione di gioco supportata da una discreta dose di talento individuale, tra cui quello di Riechedly Bazoer, classe 1996 scuola Ajax, giocatore feticcio degli appassionati di Football Manager ed oggi elemento che rappresenta l’idea di fluidità posizionale voluta dal tecnico Thomas Letsch che lo fa partire da centrale difensivo del 3-4-1-2 ma che sposta la propria posizione a seconda della fase di gioco, questo rende la squadra di Arnhem un possibile rompicapo per le due favorite di questo girone.

Il girone più aperto

Il girone E è senza dubbio quello meno pronosticabile del lotto: la testa di serie è lo Slavia Praga di Jindrich Trpisovsky, il cui progetto tecnico ha costruito una generazione di giocatori che hanno formato l’ossatura della squadra nazionale capace di raggiungere i quarti di finale agli ultimi Europei e che adesso si trova a dover ricostruire un ciclo dopo le cessioni dell’ultima sessione di mercato e che hanno penalizzato il cammino anche nei turni preliminari di Champions League prima ed Europa League poi.

Alle spalle dei campioni della Repubblica Ceca abbiamo due squadre che si presentano a questa competizione con la voglia di andare avanti quanto il più possibile, una per la tradizione che porta con sé e per il progetto tecnico che sta iniziando, l’altra per non fermare la grande crescita di questi anni e la meravigliosa storia di cui è portatore: stiamo parlando rispettivamente di Feyenoord ed Union Berlino.

La squadra di Rotterdam ha intenzione di rilanciarsi dopo un paio di stagioni opache con l’avvento in panchina di Arne Slot, il demiurgo di quel laboratorio che è l’AZ Alkmaar, pronto a far spiccare il volo ad una squadra dalla bassissima età media e con tanti elementi dal futuro importante, su tutti il centrale argentino Marcos Senesi e l’esterno offensivo colombiano Luis Sinisterra.

Guus Til in azione con la maglia del Feyenoord
Altro elemento che potrebbe esplodere sotto la guida di Slot potrebbe essere Guus Til (Foto: Krister Andersson/Imago – OneFootball)

Per i tedeschi, invece, si tratta della prima partecipazione in assoluto ad una competizione europea dopo aver disputato la prima stagione in Bundesliga nella stagione 2019/2020: la squadra rappresenta il quartiere Kopenick di Berlino, appartenente alla sezione est della città all’epoca del muro ma con una storia di non allineamento alla DDR. Gli abitanti del quartiere si sono sempre presi cura di questa squadra fino a ristrutturare a proprie spese e con la propria opera lo stadio Alte Försterei, mostrando come si possa fare bene calcio anche grazie ad un totale coinvolgimento della comunità nelle sorti della squadra che diventa, quindi, espressione di quella comunità. Tornando al campo, invece, l’Union Berlino è una squadra molto solida e che sa giocare a ritmi “tedeschi”, ossia grande aggressività e rapide transizioni in verticale e che va seguita, quindi, non solo per motivi sentimentali ma anche per un interessantissimo contenuto tecnico.

La ricerca dell’opportunità

Diversi sono i club che entrano in questa competizione con il desiderio di trovare una visibilità internazionale non tanto mediante la partecipazione quanto per la possibilità di poter proseguire il cammino in fasi avanzate della competizione.

Guardando la conformazione dei gironi e considerando che le prime accedono direttamente agli ottavi di finale, molte squadre possono trovare forza propulsiva nel vedere il cammino in discesa, in questa categoria rientrano tre formazioni: l’AZ Alkmaar, il Gent ed il Copenaghen.

Gli olandesi arrivano alla competizione da retrocessi dai preliminari di Europa League per mano del Celtic: la squadra allenata da Pascal Jansen è in piena ricostruzione dopo le cessioni di Stengs, Boadu e del capitano Koopmeiners, per questo motivo maggiori responsabilità graveranno sulle spalle di Jesper Karlsson, ultima stella a brillare in questo luminoso firmamento creato nel Brabante. Il girone con Cluj, Jablonec e Randers non è propriamente proibitivo, per questo l’opportunità di passare per prima ed avanzare nella competizione potrebbe essere una bella palestra per accelerare questo processo di ricostruzione.

La formazione belga, invece, si presenta alla Conference League con il desiderio di vincere un girone decisamente alla portata in cui l’unico avversario fastidioso dovrebbe essere il Partizan Belgrado. A differenza di molte altre squadre belghe, il Gent non fa uso massiccio dei giovani e non ha una struttura tipica di altre squadre della sua nazione, tuttavia riesce sempre a lanciare ogni anno un talento che le permette di incassare dal mercato. Quest’anno è toccato al centravanti ucraino Yaremchuk, ceduto al Benfica per 17 milioni, adesso vedremo chi saranno i prossimi elementi da mettere in vetrina, di certo il 3-4-1-2 molto aggressivo e molto diretto sta facendo salire le quotazioni dei due esterni Castro-Montes e Fortuna. Oltre a questo, dalla squadra belga ci aspettiamo alla fine dei gironi di trovarla in testa non solo al proprio girone ma anche con riguardo ai principali indicatori statistici relativi al dominio territoriale ed alla pericolosità offensiva.

Giocatori del Gent che esultano dopo la vittoria per 6-1 sul Bruges
Il Gent è stato in grado di battere per 6-1 il Bruges nel turno di campionato precedente la pausa nazionali (Foto: Bruno Fahy/Imago – OneFootball).

Per la formazione danese questa è, invece, la stagione del riscatto, o almeno così dovrebbe essere: dopo aver perso il campionato per la seconda stagione consecutiva, la squadra allenata da Jess Thorup è pronta a riprendersi lo scettro in patria ed allo stesso momento tentare di avanzare quanto più possibile in questo torneo. La squadra è decisamente competitiva e adatta a sostenere determinate ambizioni in quanto ha uno stile di gioco molto proattivo, produce tanto a livello offensivo e può disporre di grande talento da mettere in vetrina, su tutti l’esterno offensivo Mohamed Daramy ed il centravanti Jonas Wind, per i quali questa dovrebbe essere la stagione dell’esplosione definitiva.

I gironi simbolo della competizione

Se lo scopo della terza competizione europea è quella di aprire il campo a più soggetti a livello continentale, allora una delle principali curiosità derivanti dal sorteggio era quella di scoprire quelli che sarebbero stati i gironi da Conference League, ossia quelli dove si possono trovare squadre che ben rappresentano l’idea della competizione, l’identikit coincide con il girone A ed il girone H.

Nel girone A la testa di serie è il LASK Linz, squadra arrivata due stagioni fa agli ottavi di Europa League grazie ad uno stile di gioco ancora visibile basato su un 3-4-3 molto aggressivo e verticale tipico del calcio austriaco contemporaneo. Rispetto a due anni fa, quando questa squadra fu in grado di insidiare anche il trono del Salisburgo in Austria, il LASK sembra aver perso quella capacità di esprimere questo tipo di calcio mantenendo un certo equilibrio, indubbiamente l’addio di Glasner prima e di Ismael poi non hanno permesso alla squadra di raggiungere quella continuità che le avrebbe permesso di salire di livello.

Il coreano Hyunseok Hong in azione in mezzo al campo
Il coreano Hyunseok Hong è il creatore di gioco del LASK assieme a Michorl (Foto: Manuel Binder/Imago – OneFootball).

Ad ogni modo gli austriaci si trovano adesso in un girone decisamente alla loro portata con Maccabi Tel Aviv, Helsinki e Alashkert a rappresentare nazioni che altrimenti poco spazio avrebbero trovato nelle altre competizioni europee. Si tratta di squadre in ogni caso da osservare con un minimo di interesse visto che sono parte di movimenti calcistici che stanno lentamente progredendo e raccogliendo qualche minima soddisfazione a livello di nazionali, vedi il discreto cammino delle nazionali israeliana e armena nelle qualificazioni mondiali e la recente partecipazione della Finlandia agli Europei.

Nel girone H la testa di serie è stata assegnata agli svizzeri del Basilea, squadra che ha avuto un non lontanissimo passato in cui è stata in grado di arrivare alla fase ad eliminazione diretta della Champions League e che adesso sta completando un processo di ricostruzione che deve passare necessariamente dalla partecipazione a questa Conference League. Della squadra svizzera è inutile sottolineare come il principale motivo di interesse sia quello di osservare le prestazioni di Sebastiano Esposito, centravanti classe 2002 in prestito dall’Inter che in queste prime sfide stagionali sta finalmente mostrando nel calcio dei grandi ciò che ha mostrato di saper fare a livello giovanile.

Per la squadra della città di Roger Federer il girone dovrebbe essere non proprio proibitivo se non per le pesanti trasferte in Kazakhistan (Kairat Almaty) ed in Azerbaijan (Qarabag) a cui si aggiunge la presenza dei ciprioti dell’Omonia Nicosia. Gli azeri sono la squadra con la miglior tradizione europea negli ultimi anni essendo stati presenza fissa dei gironi di Europa League con anche un cameo in quelli di Champions nella stagione 2017/2018. Questo girone ci mostra l’altro obiettivo raggiunto dalla competizione voluta da Ceferin: estendere i confini del calcio europeo fino alle porte della Cina.

La punta occidentale della Conference League

Così come Almaty porta la Conference League ai confini con la Cina, una novità appare per quel che riguarda l’estremo occidentale della competizione: con nessuna spagnola ai nastri di partenza e le due portoghesi eliminate nel turno preliminare, spetta a Gibilterra questo ruolo a livello geografico. Nel punto dove il Mediterraneo lascia posto all’Oceano Atlantico, per la prima volta si disputerà una competizione europea, merito del Lincoln Red Imps, inserita nel girone F assieme a Copenaghen, PAOK Salonicco e Slovan Bratislava. Il livello delle avversarie rende difficile pensare alla possibilità di qualche impresa per la squadra allenata dallo spagnolo Castillo Perez, come testimonia l’eliminazione dal preliminare di Europa League proprio per mano della formazione slovacca che ritroverà in questo girone.

La presenza del Lincoln Red Imps ci porta a parlare anche di un altro elemento di attrazione della competizione, ossia gli stadi: quello di Gibiliterra è perfetta esemplificazione di cosa aspettarci da questa Conference League, giocare in uno stadio da 5000 posti a pochi metri dalla pista di atterraggio dell’aeroporto locale ci mostra quanto siamo lontani dal glamour del calcio europeo ed allo stesso tempo determina il fascino di questa esperienza

Cosa ne sarà della Conference League?

Come indicato in premessa, questa competizione è al momento sperimentale: la UEFA ha deciso di metterla alla prova per questo triennio in modo da capire se i propositi di allargamento di opportunità nel calcio continentale avranno avuto effetto oppure no.

Per gli appassionati del calcio di periferia questa competizione rappresenta un paese dei balocchi che servirà a scoprire realtà che finora non sono state facilmente visibili, permetterà a molti giovani talenti appartenenti a squadre di medio-alto livello di trovare spazio e potersi mettere in luce in uno scenario più competitivo e, chissà, fornire materiale ai propri allenatori per rivedere determinate priorità in squadra.

Se tutto ciò non accadrà, se non si vedranno spostamenti anche minimi dell’epicentro del calcio europeo dalle solite realtà, allora questa Conference League la ricorderemo come una meteora che per tre anni ha riempito i giovedì calcistici degli appassionati; magari gli highlights o i cimeli di queste partite diventeranno oggetti per collezionisti o saranno materiale per pagine Facebook di chi proverà nostalgia per questa competizione così come avviene adesso per il calcio degli anni novanta e potrà dire “Eh ai miei tempi c’era la Conference League”.

Autore

Cresciuto con l'amore per la Samp di Vialli e Mancini e della curva Nord dello stadio San Nicola. Da grande trasformo il mio tifo in passione per lo sport, la tattica e la performance analysis. Giochista convinto.

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