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CALCIO ESTERO

La classe di Jesper Karlsson in tre mosse

Quando pensiamo alla Svezia eleganza, stile e gusto del bello non salgono in cima ai nostri pensieri. D’altronde l’eleganza e l’alta moda risiede altrove e gli svedesi sono conosciuti per catene di arredamento modulare e di abbigliamento cheap. Insomma, la praticità prima di tutto. Ed invece nel giocatore che andiamo a raccontare ritroviamo tutto il gusto del bello, ma non fine a sé stesso, emerso da una scuola calcistica basata sulla solidità e sul fisico e su un 4-4-2 granitico: Jesper Karlsson è uno dei talenti più intriganti da osservare nei prossimi anni, proprio per l’unicità del suo stile e dei suoi colpi.

Perché bisognerebbe apprezzare Jesper Karlsson?

Nella sua prima stagione in Eredivisie, dove si è unito all’AZ Alkmaar ad altri giocatori che rubano l’occhio per l’estetica del loro calcio, ha messo a segno 11 reti e 9 assist, ma soprattutto ci ha regalato tante giocate che ci hanno fatto sobbalzare dalla sedia. Non solo perché belle da vedere, ma anche perché in grado di generare pericoli anche in situazioni in cui l’avversario sembrava aver chiuso correttamente gli spazi e le opzioni offensive a disposizione.

Il calciatore nativo di Falkenberg ha dalla sua una qualità che vediamo in maniera sempre più rara nel calcio attuale: la ricerca della soluzione personale. Il dribbling, la conduzione palla al piede sono stati soppiantati progressivamente dai passaggi di prima, dai triangoli, l’utilizzo del terzo uomo; insomma tutto ciò che consente di superare l’avversario facendo muovere la palla con giocate codificate anche nell’ultimo terzo di campo.

Spesso ci capita di vedere squadre che propongono principi di gioco tratti dal gioco di posizione immobilizzarsi di fronte a difese schierate. È in queste circostanze che serve la giocata fuori dallo spartito: il giocatore che, come lo scacchista, vede il gioco già dopo la mossa precedente e decide di esperire la soluzione più ardita perché è quella che lo porterà allo scacco matto in tre mosse quando una mente ordinaria avrebbe portato avanti una situazione di stallo.

Lo stesso AZ Alkmaar fa ampio uso di giocate codificate in fase di costruzione dell’azione, comandata dal proprio capitano Teun Koopmeiners che si abbassa tra i difensori per far partire l’azione attivando i movimenti dei terzini e degli altri centrocampisti per riempire al meglio gli spazi alle spalle della pressione avversaria. Tuttavia, lo scopo di questa manovra è atto a liberare la trasmissione del pallone verso i grandi talenti che formano la linea d’attacco della squadra olandese e Karlsson, seppur da ultimo arrivato in questa meravigliosa batteria, si è ritagliato il proprio spazio partendo largo da sinistra, dove riceve il pallone ed attiva il suo talento.

Jesper Karlsson mentre esegue uno dei suoi passaggi filtranti
Jesper Karlsson coccola il pallone con il suo interno destro (Foto: Imago Images – OneFootball)

La ricerca della giocata vincente

Che il giocatore con la maglia numero 11 dell’AZ non ami il gioco orizzontale ed il passaggio banale lo si può anche desumere dalle statistiche: tra i giocatori del suo ruolo in Eredivisie è uno tra quelli che sbaglia il maggior numero di passaggi corti (fonte: WhoScored). Guardando il dato in maniera superficiale, ci si chiederebbe come sia possibile sbagliare quella tipologia di passaggio. Invece il motivo sta proprio nello stile di gioco dell’esterno svedese: la ricerca continua della giocata verticale o il passaggio smarcante aumenta il coefficiente di difficoltà del passaggio stesso e proporzionalmente la possibilità di riuscita.

Statistiche sui passaggi sbagliati in Eredivisie
Curioso che in testa a questo tipo di statistica ci sia il suo nuovo compagno di squadra Vangelis Pavlidis (fonte: WhoScored)

È probabile che molti allenatori, di fronte a questa statistica, non considererebbero il giocatore utile alla causa: la ricerca della giocata definitiva anziché l’appoggio semplice porta molti ragazzi ad essere oggetto di rimbrotti da parte dei loro allenatori, soprattutto nei settori giovanili, ma fortunatamente nella sua carriera – iniziata nella città natale e proseguita all’Elfsborg – ha trovato chi ha coccolato e sviluppato il suo talento senza limitarlo, comprendendo quanto sia importante avere un giocatore in grado di leggere la giocata vincente dove altri non sono in grado di farlo.

Il suo approdo all’AZ Alkmaar non è casuale: il club olandese, giunto al terzo posto nella ultima Eredivisie ha una particolare propensione nel riconoscere questo tipo di talento ed inserirlo in un contesto dove possa esprimersi al meglio. D’altronde la presenza di talenti come Calvin Stengs e Myron Boadu, oltre al già citato Koopmeiners, candidati ad essere la next big thing del calcio olandese, mostra che il sistema messo in piedi in Frisia sa coltivare tanto quanto da quelle parti sono in grado di fare con i tulipani.

Karlsson festeggia un goal con i compagni De Wit e Stengs
Karlsson ha mostrato subito un’ottima intesa con i propri compagni d’attacco (Foto: Imago Images – OneFootball)

I colpi di Karlsson

Che sia un cambio di gioco di Stengs, un passaggio corto di Wijndal o una sventagliata di uno tra Hatzidiakos e Koopmeiners, ancora prima che il pallone raggiunga quella zona sulla trequarti sinistra avversaria Jesper Karlsson non sta pensando solamente a stoppare quel pallone, ma alla giocata successiva in base alla quale deciderà come stoppare quel pallone.

Per spiegare meglio cosa significhi tutto ciò prendiamo in considerazione tre esempi tratti dalla sua magnifica campagna in Eredivisie dell’ultima stagione.

Il riconoscimento degli spazi

Come già descritto sopra, un grande calciatore è come un artista che mentre dipinge la propria tela o scolpisce la propria pietra ha già davanti a sé l’immagine dell’opera terminata. L’ex giocatore dell’Elfsborg possiede la stessa capacità: quando entra in possesso del pallone, ha già davanti a sé la raffigurazione del prodotto finito.

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In questa occasione riceve il pallone nella sua zona di competenza e si trova ad affrontare un raddoppio da parte degli avversari, tenendo il pallone sempre attaccato al suo piede, anche se fermo, utilizza questo tempo come pausa per elaborare la giocata ideale per spezzare quel raddoppio.

L’idea è quella di premiare la sovrapposizione interna del suo compagno con un tocco d’esterno. Ovviamente, però, l’opera non è terminata: dopo aver scaricato il pallone riconosce lo spazio creato dalla sovrapposizione di Wijndal e dal suo passaggio e ci si butta dentro, raccoglie il passaggio di ritorno e se lo porta avanti con la punta del piede per togliere il tempo agli avversari prima di segnare con un elegante piatto destro all’incrocio.

L’utilizzo della suola

In una interessantissima video-conferenza organizzata dall’Associazione Italiana Allenatori durante il lockdown della primavera 2020, Roberto De Zerbi ebbe modo di sottolineare che il modo migliore per gestire un pallone, soprattutto sotto pressione, è quello di utilizzare la pianta del piede. Questo perché così facendo si è nelle condizioni di organizzare la giocata successiva senza perdere il controllo della sfera.

Di certo Karlsson non ha seguito il webinar dell’ex allenatore del Sassuolo, ma possiamo immaginare che in Svezia, nel corso della sua formazione calcistica, abbia trovato un maestro che gli ha perfettamente spiegato come e quando manipolare la pressione avversaria grazie a questo trick.

Memore di questi insegnamenti, anche un avversario come il PSV Eindhoven che ti ingabbia sulla linea laterale non dando alcuna possibilità di fare progredire l’azione, può essere aggirato con l’utilizzo del gesto tecnico amato dagli appassionati di calcio a 5.

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Circondato da tre avversari e dopo aver ricevuto un pallone difficile tenuto in campo da Koopmeiners, la valle è totalmente oscurata. È qui entra in scena il colpo del campione: con l’aiuto della suola fa leva sul pallone per spostarlo e riorientare il proprio corpo per trovarsi fronte all’avversario; quest’ultimo prova a negare l’accesso allo spazio in verticale, ma lui lo supera in dribbling aggiungendo quel pizzico di mostarda che non guasta, ovvero lo oltrepassa mentre l’avversario cade rovinosamente nel tentativo di contrastarlo. Con tre mosse da fuoriclasse, l’esterno offensivo svedese esce dall’arrocco e tira dritto verso la porta avversaria.

Le traiettorie con l’interno destro

Difficile aspettarsi da un giocatore così tecnico e così intriso di estetica nei suoi gesti che nella sua faretra ci sia anche un tiro non solo preciso – e ci mancherebbe – ma anche potente e capace di traiettorie che prima di lui erano state partorite solo dalla mente di Yoichi Takahashi, il fumettista di Capitan Tsubasa (meglio conosciuto alle nostre latitudini come Holly e Benji).

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È davvero pazzesco vedere cosa è capace di fare il neo-ventitreenne quando irrigidisce la caviglia e muove il piede destro in posizione perpendicolare ad essa. Il miglior esempio arriva dal goal realizzato contro il VVV Venlo: riceve il pallone poco lontano dalla linea laterale con due comode opzioni come lo scarico sul terzino sulla sua destra o premiare con un cross basso lo smarcamento di Stengs a centro area; tuttavia la sua visione di calcio non le considera come giocate risolutive e sceglie l’opzione a cui nessuno in quel momento avrebbe pensato, ossia puntare l’incrocio sul secondo palo.

Ecco che quindi coordina il piede ed il proprio corpo avendo come target la porta creando una parabola perfetta che scavalca il portiere e va a morire – come direbbe Nicola Roggero nelle sue telecronache – “dove la nonna nasconde la marmellata“.

Se pensate che si tratta di un gesto isolato, sappiate che non lo è. Non appena Karlsson non vede una soluzione in grado di arrivare alla porta toglie gli abiti della pedina dell’elegante scacchiere della squadra olandese e inventa la giocata personale, una qualità che il social media manager del club apprezza particolarmente.

Quale futuro per Karlsson?

Esattamente tra due settimane l’Eredivisie riaprirà i battenti. Karlsson avrà un ruolo ancora più centrale nell’AZ Alkmaar, chiamato a confermarsi sui livelli delle ultime due stagioni e a dare continuità al progetto tecnico messo in piedi da alcuni anni. Con le cessioni di Stengs al Nizza e Boadu al Monaco il peso dell’attacco dovrà essere sostenuto dal giocatore svedese.

Per cui per lui la stagione in partenza presenta nuove sfide ed un’occasione per alzare l’asticella. Se da un lato perderà il sostegno dei compagni di reparto partiti verso la Costa Azzurra, dall’altro, traslando dal linguaggio cestistico, non dovrà dividere i possessi con loro acquisendo maggiore centralità e potendo attivare con maggiore frequenza il proprio talento. L’ideale per aggiungere altre decorazioni alla propria pinacoteca per poi, magari, esporle in un grande club europeo.

Lo stesso discorso varrà per la nazionale svedese che, dopo un Europeo positivo dal punto di vista della qualità espressa ma infelice per l’eliminazione subita agli ottavi, è chiamata a rinnovare uomini e, probabilmente, anche stile di gioco. Certo, ci sarebbe tuttora la concorrenza di un giocatore che porta la maglia numero 10 della nazionale, Emil Forsberg, ma considerando che la batteria offensiva prevede anche elementi come Dejan Kulusevski e Alexander Isak, sicuramente il buon Jesper avrà a disposizione gente con cui parlare la stessa lingua calcistica.

Autore

Cresciuto con l'amore per la Samp di Vialli e Mancini e della curva Nord dello stadio San Nicola. Da grande trasformo il mio tifo in passione per lo sport, la tattica e la performance analysis. Giochista convinto.

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