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Borussia Dortmund, episodio 3: la tattica

Il Borussia Dortmund ha sempre avuto un senso del vaticinio a livello calcistico in Germania: le scelte societarie prima e quelle tattiche poi hanno mostrato un club sempre in grado di anticipare i cambiamenti del mondo del calcio, rendendo possibile sia la tenuta del club in un contesto economico meno florido rispetto al resto della Germania, sia la crescita del movimento calcistico tedesco.

Dopo aver visto la storia del club e le evoluzioni societarie, parliamo delle evoluzioni tattiche che hanno condotto il Dortmund ed il calcio tedesco nel mondo moderno; d’altronde se due dei tecnici più affermati del momento sono passati dal Westfalenstadion non è certamente un caso: la tattica ha veicolato la cultura calcistica di questo club.

Un passo indietro: il Borussia Dortmund di Hitzfeld

La storia tattica del Borussia Dortmund, come indicato in premessa, non può essere scissa da quella del calcio tedesco. Per questo motivo non è possibile escludere da questo excursus un allenatore che ha fatto la storia del club giallonero nonché l’ultimo grande allenatore appartenente alla scuola tradizionale tedesca: Ottmar Hitzfeld.

Parliamo di uno degli allenatori più vincenti, anzi il più vincente, della storia del calcio tedesco ed è stato l’allenatore che ha regalato al Dortmund il ciclo più importante della propria storia e, soprattutto, la vittoria della Champions League nel 1997 ai danni della Juventus di Marcello Lippi.

Otto Hitzfeld sulla panchina della Svizzera Hitzfeld ha chiuso la propria carriera da allenatore sulla panchina della Svizzera (Foto: Stu Forster/Getty Images – OneFootball)

Quella squadra era pura applicazione del 3-5-2 di matrice tedesca in cui vi era un libero (Mathias Sammer, uno dei successori di Franz Beckenbauer nella dinastia di liberi iconici germanici) affiancato da due marcatori e due esterni mantenenti una posizione guardinga in campo, aggiungi a questo due attaccanti molto forti nel gioco aereo e con presenza in area di rigore ed ecco il sistema tedesco perfettamente applicato sul terreno di gioco.

Questo tipo di gioco ha rappresentato lo stampino con cui le squadre tedesche sono state costruite da metà anni ’80 fino agli inizi del 2000. Non era un periodo in cui il calcio attraversava la fase più spettacolare della propria esistenza: la cartina di tornasole furono il mondiale di Italia ’90 e gli europei di Svezia due anni dopo, dove tutte le squadre nazionali erano costruite attorno ad una grossa stabilità difensiva e portavano pochi giocatori in attacco.

Lo schieramento del Borussia Dortmund di HItzfeld Lo schieramento del Borussia Dortmund di HItzfeld.

Ogni nazione interpretava quel 3-5-2 a modo proprio, in Germania la principale caratteristica stava nel ruolo del libero: in fase difensiva era il giocatore che doveva coprire i difensori centrali stando qualche metro più indietro rispetto ad essi, in fase di possesso palla si portava alcuni metri più avanti magari per avere più uomini in mezzo al campo. Mathias Sammer è stata una perfetta dimostrazione di quella visione di libero, ed attorno a lui ed ai movimenti tra le linee di Andreas Möller, Hitzfeld ha costruito il primo grande ciclo vincente della squadra giallonera.

Jurgen Klopp, una rivoluzione nata dall’emergenza

Così come il 3-5-2 era diventato il cavallo di battaglia del Dortmund e del calcio tedesco (campioni del mondo ad Italia ’90 e campioni europei a Wembley nel ’96), la mancanza di apertura rispetto a ciò che arrivava dal resto d’Europa aveva portato quella stessa strategia tattica ad essere un grosso punto debole per il calcio teutonico mostrando segni di arretratezza. Lo stesso Ottmar HItzfeld riuscirà a portare un’altra Champions League in Germania, questa volta nella bacheca del Bayer Monaco, ma quel tipo di calcio allontanerà progressivamente le squadre tedesche (inclusa la nazionale) dall’élite del calcio europeo e mondiale.

Il Borussia Dortmund ha perseguito per diversi anni lo stesso stile anche senza Hitzfeld, anzi con Mathias Sammer in panchina sono arrivati altri successi ma senza scostarsi da quel sistema di gioco chiuso e granitico. A lungo andare però quei successi sono diventati più rari e la squadra è andata progressivamente allontanandosi dalle posizioni alte di classifica nonché soffrendo di gravi problemi economici.

Primo piano di Mathias Sammer Mathias Sammer ha vinto il pallone d’oro nel 1996 da capitano del Borussia Dortmund (Foto: Dean Mouhtaropoulos/Getty Images – OneFootball).

Nel frattempo, il calcio tedesco tramite la propria nazionale ha iniziato un percorso di riavvicinamento  a quello europeo, tracciando una nuova strada abbracciando finalmente la difesa a zona ed una fase di non possesso orientata al pallone e non più sull’uomo. Date le circostanze emergenziali, per il Dortmund era, quindi, arrivato il momento di voltare pagina andando a pescare da Magonza Jurgen Klopp, chiamato a ricostruire l’identità di questa squadra.

La nuova identità sarebbe quella per la quale conosciamo il Dortmund adesso: ricerca di profili giovani di grande prospettiva da inserire in un frullatore tattico che permetta loro di esplodere, alzare il loro valore di mercato ed allo stesso tempo esaltare la passione del Westfalenstadion ora diventato Signal Iduna Park, rendendo il calcio del Borussia Dortmund un vero brand distintivo che potesse rimettere la squadra al centro del villaggio calcistico tedesco.

Il gegenpressing è il miglior playmaker

Questa è la frase che riassume il pensiero di Jurgen Klopp che, con in mano una squadra non eccelsa dal punto di vista tecnico doveva necessariamente compensare questa inferiorità buttando nella mischia un maggiore atletismo e soprattutto tenere i ritmi di gioco molto alti in modo da indurre l’avversario all’errore. Assodata la necessità alla base della scelta strategica, il gegenpressing di matrice “kloppiana” (perdonatemi la coniatura di questo aggettivo) rispetto ad altre strategie di recupero palla ha una funzione maggiormente offensiva anziché difensiva.

In una distinzione teorica delle fasi di gioco, il pressing o la riaggressione (traduzione italiana sommaria del termine tedesco) rappresentano un sottoinsieme della fase difensiva, in quanto si attiva nel momento in cui l’avversario entra in possesso del pallone. Nella testa di Jurgen Klopp, invece, la riconquista immediata del pallone non rappresenta altro che il momento migliore per rifinire un’azione offensiva, perché quello è il momento in cui l’avversario è meno ordinato sul terreno di gioco e, quindi, maggiormente vulnerabile.

Lo schieramento del Borussia Dortmund di Jurgen Klopp. Lo schieramento del Borussia Dortmund di Jurgen Klopp.

La modalità di gioco del Dortmund di Klopp partiva da un 4-2-3-1 di base, che in fase difensiva si trasformava in un 4-4-1-1, il cui vero marchio di fabbrica era però lo schieramento una volta giunti nella trequarti avversaria. I due esterni, i due mediani ed il trequartista andavano ad occupare le zone di campo dove veniva giocato il pallone per poi andare ad aggredire immediatamente il portatore di palla avversario sfruttando la grande presenza numerica di giocatori in quella zona.

Una volta recuperato il pallone, questo veniva subito giocato in verticale, magari per lo scatto dei terzini e degli esterni o direttamente verso la punta centrale. Una strategia che ha esaltato le grandi qualità di corsa della colonna polacca sulla fascia destra formata da Piszczek e Blaszczykowski, incubo delle difese avversarie ed anche dello scrivente nel momento in cui ha dovuto digitare questi cognomi sulla propria tastiera.

Con questo sistema di gioco Klopp ha fatto tornare il Dortmund nella dimensione di una grande squadra ed ha dato la spinta finale alla ricostruzione del calcio tedesco iniziata qualche anno prima e culminata con la vittoria del mondiale in Brasile nel 2014. In quegli anni il tecnico nativo di Stoccarda ha portato a casa 2 Bundesliga, 1 Coppa di Germania ed una finale di Champions League persa contro il Bayern Monaco che, successivamente, saccheggerà la squadra costruita da Klopp assieme ai principi di gioco del tecnico nativo di Stoccarda.

Thomas Tuchel e l’esplosione del calcio fluido

Terminato il ciclo con Jurgen Klopp per il Dortmund è stato il momento di ripartire con un tecnico proveniente dalla stessa scuola ed anche dalla stessa squadra: Thomas Tuchel è stato suo successore prima al Mainz e successivamente al Westfalenstadion.

Andato via l’attuale allenatore del Liverpool, anche la rosa ha cambiato intelaiatura: questa volta l’atletismo e la corsa vengono accompagnate da una cifra tecnica ben diversa rispetto al ciclo precedente. Nella Ruhr arrivano infatti giocatori come Henry Mkhitaryan, Marco Reus, Gonzalo Castro e Julian Weigl, insomma gente che sa dare del tu al pallone.

Julian Weigl in azione con la maglia del Borussia Julian Weigl ha collezionato 171 presenze con la maglia del Borussia Dortmund (Foto: Dean Mouhtaropoulos/Getty Images – OneFootball).

Per questo motivo Tuchel non rinuncia al mantra del gegenpressing ma lo unisce a fasi di possesso più ricercate e prolungate basate sul gioco di posizione teorizzato da Pep Guardiola e, soprattutto, modificando lo schieramento in campo della squadra in base agli uomini a disposizione ed alle fasi di gioco.

Rispetto al 4-2-3-1 offensivo di Jurgen Klopp, il Dortmund di Tuchel non aveva moduli di riferimento, proprio perché lo schieramento in campo era basato sull’occupazione degli spazi in verticale ed in ampiezza con la scelta degli interpreti basata anche sulle caratteristiche dell’avversario da affrontare. A dimostrazione di ciò abbiamo due versioni di quel Borussia, dettate dal cambio di uomini tra la stagione 2015/2016 e 2016/2017.

Lo schieramento del primo Borussia Dortmund di Thomas Tuchel. Lo schieramento del primo Borussia Dortmund di Thomas Tuchel.

Il primo Dortmund di Tuchel era riconoscibile per la continua ricerca di risalire il campo per vie centrali, con Julian Weigl centro di questo sistema, la duttilità di Gonzalo Castro nel muoversi tra la fase di costruzione e quelle di rifinitura, ed i tanti movimenti tra le linee che portavano il Dortmund a sovraccaricare le zone di campo dove si giocava la palla in modo da avere superiorità in caso fosse stato necessario attivare la riaggressione oppure per scaricare nuovamente il pallone per Weigl che lo trasferiva sull’altro lato di campo.

Lo schieramento in campo del secondo anno di Thomas Tuchel al Borussia Dortmund. Lo schieramento in campo del secondo anno di Thomas Tuchel al Borussia Dortmund.

La seconda versione è stata figlia del diverso materiale umano a disposizione del tecnico nativo di Krumbach: con il cambio di interpreti sono cambiati alcuni aspetti della disposizione in campo ma non i principi di gioco. Il ringiovanimento della rosa nel corso della seconda stagione ci ha mostrato una  squadra in grado di cambiare veste tattica in diverse occasioni anche nel corso della stessa partita: in poche parole la fluidità del sistema di gioco di Tuchel raggiunge il proprio picco, il tutto in nome di una copertura totale del campo in ampiezza e con giocatori sempre scaglionati al meglio in immaginari settori centrali del campo.

In questo contesto la stella polare restava Julian Weigl, mentre dopo le dolorose partenze di Hummels e Mkhitaryan e con le condizioni fisiche precarie di Gotze e Reus, questo contesto tattico ha permesso l’esplosione di talenti come Ousmane Dembelé, Raphael Guerreiro e Christian Pulisic, tutti giocatori che hanno inaugurato la tradizione dei futuri fenomeni allevati in maglia giallonera.

Thomas Tuchel bacia la Coppa di Germania Thomas Tuchel ha chiuso il proprio biennio a Dortmund con la vittoria della coppa di Germania (Foto: Pool/Getty Images – OneFootball).

I due anni del tecnico bavarese a Dortmund non hanno portato grandi risultati solo perché davanti c’era una squadra inarrivabile come il Bayern di Guardiola, i cui confronti con Tuchel sono diventati oggetto di grande letteratura e di ricerca di aggiornamento permanente per i due allenatori. Come successo con Klopp, l’intero calcio tedesco ed anche quello europeo hanno dovuto nuovamente fare i conti con le innovazioni tattiche partorite in Vestfalia.

Lucien Favre ed il doppio mediano

Dopo una stagione poco produttiva iniziata sotto la gestione Bosz e terminata con Stoger in panchina, in cui la squadra giallonera non è stata in grado di riprodurre un sistema in grado di dettare un contesto dominante alle partite, l’arrivo di Lucien Favre rimette il controllo territoriale e del possesso palla al centro del villaggio: il problema che il tecnico svizzero è stato chiamato a rispondere era quello dell’equilibrio in campo.

Primo piano di Lucien Favre Lucien Favre ha collezionato 110 panchine a Dortmund con una media di 2,01 punti a partita (Foto: Baron/Getty Images – OneFootball).

La soluzione che il tecnico proveniente dal Nizza ha portato è stata quella di proteggere la squadra mediante l’utilizzo del doppio mediano, ossia due giocatori in grado di muovere il pallone ma soprattutto di proteggere la squadra durante le proprie folate offensive e con alle loro spalle due centrali difensivi in grado di pedalare all’indietro, forti della grande rapidità in progressione e quindi in grado di accorciare il campo agli avversari.

Lo schieramento del Borussia Dortmund di Lucien Favre. Lo schieramento del Borussia Dortmund di Lucien Favre.

È il sistema di gioco che porterà all’esplosione di Achraf Hakimi e Jadon Sancho per poi essere completato dall’arrivo più avanti di un certo Erling Haaland al centro dell’attacco, finalizzatore di un sistema che sfruttava al massimo le frecce di cui la squadra disponeva sugli esterni in un 4-2-3-1 costruito appositamente per muovere rapidamente il pallone mediante triangolazioni, arrivare sul lato corto dell’area di rigore e scaricare assist per Paco Alcacer prima e Haaland poi.

Questa alchimia portò il Dortmund a sognare la riconquista del Meisterschale nel 2019, ma la gioventù della squadra a disposizione di Favre, che aveva reso possibile quel calcio così sfrontato ma allo stesso tempo equilibrato dalla presenza dei due mediani a protezione della difesa, portò l’undici giallonero a sfaldarsi nel match decisivo contro il Bayern Monaco di Kovac a poche giornate dalla fine.

Come da tradizione le avversarie prendono spunto dalle idee del laboratorio Dortmund. Diverse squadre in Bundesliga trovano l’antidoto alle folate di Sancho e compagni e poco serve il ritorno di Hummels ed il passaggio al 3-4-3 per ridare fluidità ad una squadra che aveva ormai perso ritmo di gioco in confronto agli avversari.

Marco Rose e la chiusura del cerchio tattico al Borussia Dortmund

Con l’addio di Favre è cominciata una nuova stagione per il Dortmund con un ritorno da dove la storia del rilancio dei gialloneri è iniziata: calcio verticale e gegenpressing.

Marco Rose è uno dei principali proseliti della religione di Ralf Rangnick, demiurgo del modello Red Bull, il cui modello tattico è, oggi, il benchmark della Bundesliga e del calcio tedesco; l’obiettivo è riportare a Dortmund un calcio giocato a ritmi alti e con tanto pressing in avanti. Al momento il lavoro sembra lungi dall’aver trovato un compimento, ma mai sottovalutare cosa si cela nel laboratorio tattico residente al Westfalenstadion.

Non a caso, sotto la cenere cova il nome di Edin Terzic, oggi direttore tecnico della squadra di Dortmund, esponente della scuola dei laptop trainer che rendono il modello tedesco di formazione degli allenatori unico in Europa, ma questa è un’altra storia che attende di essere scritta.

Autore

Cresciuto con l'amore per la Samp di Vialli e Mancini e della curva Nord dello stadio San Nicola. Da grande trasformo il mio tifo in passione per lo sport, la tattica e la performance analysis. Giochista convinto.

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