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Stefano Carnevale

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Il tema della costruzione dal basso sta creando un sempre maggiore dibattito nel mondo del pallone. Classico rinvio dal fondo per il tifoso medio, arma tattica sempre più essenziale nelle idee di gioco di diversi allenatori, consci del valore di una pedina in più nel proprio scacchiere di scelte. La bilancia fra vantaggi e svantaggi sta alla base di una domanda più che lecita agli occhi degli osservatori: vale la pena rischiare di perdere palla nella propria area di rigore nel tentativo, non sempre a buon fine, di crearsi presupposti per il gol a così grande distanza dalla rete avversaria? Quanto in avanti si può spingere la responsabilizzazione di un ruolo delicato e decisivo come quello del portiere?

Il valore e l’importanza di un percorso è data dalla finitezza dello stesso. Un concetto elementare, in linea con la filosofia del “non importa come si inizia, ma come si finisce”.  È altrettanto chiaro, tuttavia, che il più convincente e ambizioso dei cammini debba poggiare su solide basi, da impostare fin dalle sue prime battute. Un discorso nel quale il pallone non fa certo eccezione. Tottenham-Manchester City è un incontro che si inserisce in quest’ottica nell’appassionante vetrina della Premier League.

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