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CALCIO ESTERO

Tottenham-City è competitività agli antipodi

Il valore e l’importanza di un percorso è data dalla finitezza dello stesso. Un concetto elementare, in linea con la filosofia del “non importa come si inizia, ma come si finisce”.  È altrettanto chiaro, tuttavia, che il più convincente e ambizioso dei cammini debba poggiare su solide basi, da impostare fin dalle sue prime battute. Un discorso nel quale il pallone non fa certo eccezione. Tottenham-Manchester City è un incontro che si inserisce in quest’ottica nell’appassionante vetrina della Premier League.

Il ventiquattresimo capitolo della telenovela calcistica fra Mourinho e Guardiola fornisce un ottimo spunto di analisi, non soltanto da un punto di vista tattico. Il confronto fra i due tecnici regala un prezioso assist per confrontare due politiche societarie ben distanti l’una dall’altra. Due modus operandi capaci di collidere, esplodere letteralmente sul terreno di gioco, creando il più appassionante dei contrasti. Ed è così che viene a crearsi la sottile armonia degli opposti sul rettangolo verde, quel gioco di antitesi sportive e di rivalità senza fine che sta alla base di quest’incontro.

Degli Spurs granitici

Si parte con l’analisi del Tottenham. Il termine transizione trova nella passata annata degli Spurs la propria dimensione congeniale. Il passaggio dal “fancy football” di Mauricio Pochettino, tanto spettacolare nel suo divenire quanto ingiustamente parco di vittorie, a una filosofia più mouriniana è evidente. Un pensiero incentrato maggiormente su una pragmatica analisi dell’avversario e sull’adattabilità partita dopo partita. Questo cambiamento non è stato privo di imprevisti, portando a un’involuzione sul piano dei risultati: da finalista in Champions League a un sesto posto strappato solo dalla differenza reti a un Wolverhampton in continua evoluzione.

Quadratura è dunque il termine di cui il Tottenham è alla disperata ricerca e l’inizio di campionato si è fin qui dimostrato più che promettente. 17 punti in 8 partite di Premier League e 2 sconfitte stagionali in 14 gare disputate, contro Lask ed Everton.

Se è vero che il cambio in panchina ha condotto a una vera e propria rivoluzione filosofica nell’ambiente di North London, discorso ben diverso riguarda invece la rosa. Non si può certo dire che gli Spurs si siano tirati indietro sul mercato – fra prestiti conclusi, parametri zero e acquisti sono stati 10 i nuovi innesti per Mourinho -, ma è altrettanto assodato che le cessioni non abbiano portato a un cambiamento radicale sulla squadra. Lo scheletro di base dell’organico, insomma, è rimasto pressoché intatto, a parte la cessione, lo scorso gennaio, di quel Christian Eriksen spettacolare in Inghilterra, controverso e deludente in Italia. Senza dimenticare poi i cambi in difesa, con le cessioni di senatori come Danny Rose e Jan Vertonghen in favore di nuove leve come Sergio Reguilón.

Tottenham City
Il Tottenham ha vinto gli ultimi due match casalinghi contro il Manchester City, tra Premier e Champions League (Foto: Dave Thompson/POOL/AFP via Getty Images – OneFootball)

Ciò che è cambiato negli ultimi mesi in casa Spurs è invece l’approccio, l’interpretazione della gara. Il Tottenham ha messo da parte la qualità nella costruzione della manovra in favore della sostanza, della fisicità, dell’analisi dell’avversario per poterlo soffocare, comprimere, quindi battere con ogni mezzo possibile. Un’idea di calcio, per certi aspetti, in controtendenza con la volontà inglese di creare il connubio ideale fra spettacolo e risultato, privilegiando la fase difensiva e le ripartenze. Il tecnico portoghese si è dunque immerso nei piani di uno scultore, a modellare un’ossatura ben definita e rodata secondo le proprie idee, le proprie filosofie.

La linea da seguire, dunque, è fin qui chiara. Mantenere pressoché intatto l’ottimo lavoro, in termini di mercato, svolto in questi anni dalla società e stimolarlo verso certezze, risultati più concreti per una piazza affamata di vittorie.

Parola d’ordine a Manchester: rivoluzione

Da una parte il Tottenham, dall’altra il Manchester City. Una squadra che negli anni, sotto l’esperta ala di Guardiola, ha cercato di instillare un credo ben preciso nel calcio inglese e nel panorama europeo. Una filosofia sfrontata, spettacolare e spavalda, che non ha mai paura di osare. Un credo in costante evoluzione e sperimentazione tecnico tattica verso la vittoria. Una società che non affonda le proprie radici sui singoli giocatori, ma che crea una base rodata capace di esaltare il talento dei giocatori e, quindi, del gruppo nel suo insieme. È la squadra, insomma, ad adattarsi alla filosofia vincente del club e non viceversa.

Lo si evince fin dalle spregiudicate scelte societarie sul mercato, mettendo a disposizione del tecnico soluzioni pressoché infinite fra le quali scegliere. Da Cancelo a Rodri, da Ruben Dias a Ferran Torres. Passando per quel Phil Foden che ha legato il suo destino alla sponda citizen di Manchester fin dal 2009, all’età di 9 anni. La potenza economica del Manchester City non la si scopre di certo oggi, ma mediata dalle indicazioni di un tecnico alla costante ricerca di miglioramenti e di elementi che gli permettano di evolvere, annata dopo annata, e di portare a casa risultati concreti e tangibili.

Tottenham City
Il Manchester City contro il Tottenham insegue il sesto risultato utile consecutivo in Premier League (Foto: Shaun Botterill/Getty Images – OneFootball)

Il peso tecnico dei Citizens, sessione dopo sessione di mercato, rimane di indiscusso livello. La base portante sulla quale il lavoro di Guardiola è in grado di plasmare vittorie e successi. Una filosofia, tra l’altro, diametralmente opposta a quella degli avversari londinesi: se da un lato il Tottenham si dimostra come una compagine più granitica e tradizionalmente legata alle proprie stelle, dall’altra il Manchester City non ha paura di sperimentare, cambiare. Il tutto alla ricerca del connubio perfetto fra le stelle di oggi e i talenti del domani da coltivare in maniera sapiente. Chi più adatto al compito, se non Guardiola?

La squadra di Manchester è la sesta più giovane del campionato e al tempo stesso la più vincente negli ultimi anni, al contrario dei rivali di North London al 16esimo posto nella classifica di età media. Nonostante un inizio di campionato tutt’altro che esaltante – il City è al momento decimo in classifica, complici i pareggi contro Liverpool, West Ham e Leeds, oltre alla pesante sconfitta contro il Leicester capolista -, l’appuntamento del Tottenham Hotspur Stadium può essere la chiave di volta a rilanciare le ambizioni dei Citizens in campionato.

Tottenham-City, tatticamente parlando

Si consideri ora l’aspetto tattico. Seppur con interpretazioni diametralmente opposte, Tottenham e City, con ogni probabilità, scenderanno in campo col rodato 4-2-3-1 delle grandi occasioni. Un modulo che, inevitabilmente, subirà continue modifiche nel corso dei 90 minuti da ambedue le parti.

Dal lato dei Citizens, per quel che concerne la fase offensiva, il pragmatismo tattico di Guardiola conduce dal classico assetto soprammenzionato ad un atipico 3-2-3-3. Il primo aspetto sul quale soffermarsi è senz’altro relativo ai movimenti lungo le corsie laterali. Le sovrapposizioni dei terzini alle ali offensive porta al passaggio dalla difesa a 2 al tridente arretrato, col mediano di centrocampo ad abbassarsi per permettere una migliore copertura difensiva. I movimenti dei laterali, quindi, danno al portatore di palla maggiori soluzioni sulle fasce, favorendo tra l’altro l’inserimento degli esterni in area di rigore al momento del cross.

Sempre lungo le corsie laterali, poi, il costante fraseggio crea maggiori possibilità di liberarsi negli spazi stretti, andando a spostare le posizioni di partenza dei difendenti avversari. Un discorso che moltiplica le soluzioni a disposizione del Manchester City in fase di possesso, sia sulle corsie che al centro. Su quest’ultimo è decisivo l’atteggiamento tattico del trequartista, nella fattispecie di Kevin De Bruyne: i movimenti del trequartista belga portano principalmente a due soluzioni.

Tatticamente parlando, abbassandosi a formare un tridente a centrocampo, il Manchester City può passare a un più solido 4-3-3 per liberare al dribbling e a maggiori soluzioni personali le ali offensive. Dal punto di vista personale, invece, i movimenti lungo le corsie ampliano il raggio d’azione di De Bruyne, creando maggiore spazio a favorire l’iniziativa personale o a premiare quella dei compagni.

Il belga, tra l’altro, si decentra spesso lungo la corsia destra, offrendo un’ulteriore sovrapposizione lungo la fascia e facendo partire il cross in area di rigore, stringendo la corsia opposta e favorendo l’incursione delle mezzali e degli attaccanti. Da Gabriel Jesus a Sergio Agüero, le soluzioni di certo non mancano. Attaccanti agili, di movimento, pragmatici nello smarcarsi e nel lavorare insieme e al servizio dei compagni.

In occasione di Manchester City-Liverpool, De Bruyne (in blu) ha la possibilità di spaziare lungo la trequarti. In questo caso, decentrandosi, può far partire il cross in favore degli inserimenti di Gabriel Jesus (in giallo) e Sterling (in verde)
Sterling ha dunque due possibilità: la soluzione personale, poi intrapresa, o servire al centro Gabriel Jesus pronto a smarcarsi

Il Tottenham, dall’altra parte, è probabile imposti il discorso più sul piano della ripartenza e del contenimento degli avversari. Le squadre di Mourinho, d’altro canto, hanno sempre fatto della fase difensiva il proprio fiore all’occhiello, il punto focale sul quale basare la tattica nel corso della partita, andando quindi ad aggredire l’avversario. In quest’ottica, velocisti come Lucas Moura, Gareth Bale e Heung-Min Son, in grado di affrontare i difensori nell’1 contro 1 e sfruttare al meglio il contropiede risultano congeniali, insieme a un finalizzatore d’eccezione del calibro di Harry Kane.

L’atteggiamento dei terzini in fase offensiva, per quanto propositivo nell’offrire sovrapposizioni alle ali, risulta nel complesso più prudente rispetto a quello degli avversari, secondo schemi più contenitivi e in grado di veicolare al meglio le iniziative altrui. Il tutto in un 4-2-3-1, come premesso, camaleontico nelle diverse fasi dell’incontro, ad alternarsi a un 4-4-2 sia in fase di possesso che nella prima costruzione della manovra.

Sia Dele Alli che Tanguy Ndombele, d’altro canto, sanno porre pragmatismo nel proprio calcio, abbassando le rispettive posizioni nel non possesso e alzandosi all’occorrenza in fase offensiva, sfruttando con movimenti da seconda punta a inserirsi fra le linee i cross dalle fasce laterali. L’attaccante della Nazionale inglese, poi, è molto bravo nell’abbassarsi a ricevere palla, favorendo spesso e volentieri l’avanzata di un elemento come Bergwijn da punta di rottura, invertendo la posizione con Kane.

In occasione di Tottenham-West Ham, Ndombelè ( in rosso) suggerisce di prima intenzione a Kane. Si noti la posizione dell’attaccante (in azzurro) arretrata e a impostare
L’impostazione del Tottenham, nel momento in cui Kane si abbassa, è affidata all’attaccante a favorire il movimento delle ali
Il lancio lungo di Kane favorisce la corsa di Son (in viola) lanciato verso la porta avversaria
L’esterno del Tottenham si libera dei difensori e a giro batte Fabianski

Gli approcci difensivi di Tottenham e City

Difensivamente parlando, la filosofia del City è cambiata in questa stagione. Guardiola è infatti passato dalla difesa a zona a quella a uomo, creando una doppia linea di pressing costante e aggressivo, a centrocampo e nel reparto arretrato. Una tattica più spregiudicata rispetto al credo delle passate stagioni, un’autentica arma a doppio taglio.

Se da un lato, infatti, favorisce la chiusura delle linee di passaggio degli avversari, dall’altro invece i movimenti altrui e le sovrapposizioni possono abbattere lo schema, creando notevoli spazi per il contropiede. La scelta di tenere alta la linea difensiva, a maggior ragione, rappresenta un ulteriore rischio contro i velocisti del Tottenham, esperto nel contropiede. I movimenti dei terzini vanno quindi a porre un primo pressing ai portatori di palla sulle corsie, non appena superato il centrocampo.

Per quanto concerne invece gli Spurs, si è già parlato dell’approccio più attento e difensivo rispetto agli avversari. Tatticamente parlando, questo concetto si traduce in un 4-4-2 più pragmatico nel non possesso. Le linee degli attaccanti e dei centrocampisti pressano i portatori avversari rimanendo a zona, mentre la linea più arretrata non ha paura di attendere gli avversari, arrivando ad abbassarsi all’occorrenza. Nel non possesso, di fronte alle iniziative del Manchester City, i terzini aggrediranno comunque le corsie laterali nel primo possesso, cercando di impedire un rapido scorrere della manovra.

Nelle fasi più controverse Mourinho non ha paura di abbassare ulteriormente le linee. Viene così a crearsi, in un fazzoletto di 10/15 metri, una doppia linea a rallentare la manovra avversaria. Sfruttando, quindi, il già citato contropiede, con gli esterni offensivi ad accentrarsi all’occorrenza, raccogliendo il lancio dalla difesa.

Non c’è dubbio, quindi, che il confronto fra Spurs e Sky Blues riservi suggestioni e imprevedibilità, con due filosofie calcistiche a dir poco agli antipodi.

Tottenham City
Ancora tu (Foto: Michael Steele/Getty Images – OneFootball)

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