fbpx
CALCIO ESTERO CALCIOMERCATO

I migliori acquisti della Super Lig

Cinque giocatori che pensavate di aver dimenticato ma giocano in Super Lig

La Super Lig ha al suo interno una fauna incredibile di giocatori sul viale del tramonto, promesse non mantenute e talenti troppo fragili. Questa bizzarra fauna cresce e cambia ogni estate, quando in Turchia approdano giocatori che portano nel loro bagaglio la voglia di far brillare, lontano dai riflettori, un talento opaco o semplicemente impolverato. Ho scelto cinque acquisti del mercato estivo della Super Lig, escludendo i due grandi nomi di João Pedro e Macheda.

L’incompiuto: Jesé Rodriguez

L’ultimo mio personale ricordo di Jesé Rodriguez in un rettangolo verde è un gol di circa otto anni fa. Un destro basso e incrociato malamente smanacciato da Valdés e arrivato al termine di una corsa in cui il suo diretto avversario, Adriano, sembrava semplicemente muoversi su una scala di tempo diversa. In quel momento Jesé era l’astro nascente di un Real Madrid che si sarebbe mangiato l’Europa di lì a breve. Continuerà a esserlo per altri due anni, regalandosi qualche emozione e due Champions League guardando quasi tutto dalla panchina.

Nel 2016 Jesé decide che la panchina del Real gli va stretta. Dopo quattordici anni se ne va e approda al PSG per rispondere alla chiamata di Emery. Si presenta motivato: a detta sua, sia lui che il PSG hanno grandi ambizioni per il futuro. A gennaio, però, il PSG ritiene che le ambizioni di Jesé non siano proprio giustificate: lo manda in prestito al Las Palmas, squadra della sua Gran Canaria. Come per una sorta di ironia, un anno dopo finisce, invece, nella fredda Stoke-on-Trent. Evidentemente le fredde notti a Stoke erano troppe per lui: scapperà a marzo 2018 per tornare ad allenarsi a Parigi ma Tuchel lo mette fuori squadra al primo allenamento della nuova stagione. Rimane sei mesi al PSG, dunque di nuovo in prestito: Betis prima e Sporting poi. Torna di nuovo a Parigi dopo aver raccolto la miseria di 7 gol in tre anni.

Torna a casa sua, quella Gran Canaria dove la sua carriera sembrava in procinto di rilanciarsi. Ci rimane per un anno e mezzo e torna a segnare con una continuità quasi accettabile, forse anche eccessiva. Termina la stagione con 11 gol e 6 assist ma il Las Palmas si ferma ai playoff della Segunda. Se ne va via di nuovo. Ha 29 anni e finisce nel campionato dove chi ha creato speranze arriva disperato.

L’Ankaragücü, invece, la sua promozione l’ha ottenuta ed è tornato in Super Lig dopo la retrocessione del 2021. In attacco ha una bellissima promessa infranta come Eren Derdiyok e ha deciso di inserirne altre: il 29 giugno annuncia Jesé e a metà luglio Federico Macheda. Nel suo nuovo compagno di squadra Jesé può forse intravedere il suo futuro: l’eterna e infruttuosa ricerca di una dimensione che forse non esiste.

Il giramondo: Colin Kazim-Richards

Colin Kazim-Richards ha avuto tante vite nella sua carriera e, in generale, è sempre sembrato uno di quei personaggi in cui il meme e la realtà hanno finito per compenetrarsi. È successo sin dai primi giorni della sua vita, quando un impiegato dell’anagrafe inglese sbagliò a registrare il suo nome facendo diventare Kazim parte del suo cognome. A 19 anni diventerà The Coca-Cola Kid perché un concorso indetto dalla Coca-Cola, vinto da un tifoso del Brighton, lo porterà a firmare per il club della South Coast. Da qui parte un viaggio da romanzo, un eterno vagabondare che lo porta prima al Fenerbahçe e poi in prestito al Tolosa. Fa in tempo a tornare e giocare una decina di partite prima che il Fener lo ceda al Galatasaray. Da questo momento cambia 12 squadre in dieci anni, passando per mezza Europa e addirittura in Brasile e in Messico.

L’ultima volta che Colin Kazim-Richards aveva giocato in Super Lig, il Fatih Karagümrük giocava nella quarta divisione del calcio turco. Per arrivare vagamente vicini alla ribalta, il club dovrà attendere il 2018, quando viene rilevato da Suleyman Hurma, ex dirigente di vari club con cui al timone conquistano due promozioni. Nel 2020, al debutto in Super Lig, il Fatih Karagümrük inizia a rastrellare giocatori dalla Serie A; arrivano Viviano, Zukanovic, Biglia, Bertolacci, Borini. Due di loro – Borini e Viviano – sono ancora lì, raggiunti da Davide Biraschi e Matteo Ricci. Fino a inizio anno a guidarli c’era l’emergente Francesco Farioli ma ora è arrivato Andrea Pirlo, presentato con una discutibile grafica in stile Il Padrino. Ora la squadra viene da due ottavi posti e cerca una qualificazione in Europa.

Kazim-Richards, invece, ha 35 anni ed è appena retrocesso con il Derby County di Rooney in amministrazione controllata. Rispetto ai suoi primi anni il suo fisico sembra più grosso – forse per le maglie meno attillate – e il suo viso più rotondo, ben incorniciato dalla barba e dai dreadlocks. Il mondo nel frattempo è andato avanti e con esso il calcio, rispetto a cui Colin sembra rimasto semplicemente indietro. Non sappiamo se a spingerlo a Fatih sia stato una profonda passione per il gioco del calcio o un banale bisogno di soldi; nella foto di presentazione, però, sembra genuinamente felice e questa è forse la cosa più importante.

La promessa infranta: Lazar Marković

Un sorriso accennato, pollici alti, capelli un po’ radi e tirati indietro senza un ordine ben preciso che scoprono una fronte stranamente alta. È questa la prima immagine di Lazar Marković con la maglia del Gaziantep. Nel 2014 il Liverpool lo prendeva in una bulimica sessione di mercato post-cessione di Suarez quando era al culmine del suo hype, ora ha 28 anni e sembra sempre più simile a un centrocampista di provincia.

Foto di presentazione di Lazar Markovic con il Gaziantep, squadra di Super Lig
Sembra si stia apprestando a scoprire le frontiere della calvizie nel prossimo futuro (Foto: Profili social Gaziantep)

Non ha mai trovato la sua dimensione: Benfica, Fenerbahce, Sporting, Hull, Anderlecht e Fulham sono state le tappe di un viaggio vuoto e senza meta culminato con un amaro ritorno a casa, al Partizan che quasi dieci anni prima aveva salutato come talento di punta di una generazione d’oro. In patria ha ritrovato la sua comfort zone. In giro si trova il video di uno solo dei 20 gol segnati al Partizan, un destro piazzato da dentro l’area in un preliminare di Conference League contro il Dunajska Streda. Sul canale del Partizan si trova, però, anche una compilation delle sue migliori azioni nelle partite di Conference League. In questi video Marković è visibilmente imbolsito ma la sua qualità è strabordante, come se stesse giocando al campetto. Il titolo del video è: “Capitano, capitano! Lazar Marković”.

Gaziantep è invece una città di frontiera a una manciata di chilometri dal confine siriano e per questo meta di passaggio dei profughi siriani: con questa realtà la città ha imparato a convivere in modo esemplare, accogliendo e integrando quasi mezzo milione di migranti nel corso degli anni. A Gaziantep è nato anche il Baklava, il celebre dolce al pistacchio. La squadra storica di Gaziantep è sempre stata il Gaziantepspor, squadra passata dalle mani di Walter Zenga, ma dopo il fallimento del 2020 il suo posto in Super Lig è stato preso dal Gaziantep FK.

Per i calciatori che ormai cambiano squadre solo per scappare dalle aspettative, la Super Lig è una meta imprescindibile e Lazar Marković non ha fatto eccezione. Un viaggio continuo che confluisce in una città che da anni è crocevia di persone. Forse ha voluto mettersi alla prova di nuovo, sperando che quel potenziale che avevamo visto dieci anni fa riesca a riemergere nuovamente dal suo stanco corpo.

Il giocatore al tramonto: Jens Stryger Larsen

Un’estate fa il Trabzonspor entrava a gamba tesa sul mercato italiano mettendo sotto contratto Cornelius, Gervinho, Bruno Peres e Hamsik. Poco meno di un anno dopo i suoi tifosi illumineranno a giorno la vecchia Trebisonda in una incredibile festa per la vittoria di una Super Lig che mancava da quasi quarant’anni. Il club ha riscritto la storia ma il suo strano connubio connubio con la Serie A è rimasto vivo. E in questa estate ha portato sul Mar Nero il danese Jens Stryger Larsen.

Ho sempre pensato che Stryger Larsen fosse uno di quei giocatori che ogni tanto spuntano fuori per caso nelle squadre italiane. Ha un nome particolare ma un fisico normale e un viso come tanti altri. L’Udinese in realtà lo aveva preso dopo una buona parentesi con l’Austria Vienna e il sito Mondo Udinese lo aveva presentato come “Larsen, il danese che ama il frico”.

Stryger Larsen in una partita dell'Udinese
Un anonimo Stryger Larsen (Photo by Emilio Andreoli/Getty Images – OneFootball)

E dell’Udinese è stato una certezza per quasi cinque anni: 150 partite a un livello sempre discreto, mai grandi picchi, mai grandi crolli. Alla fine è andato via nel silenzio generale, messo fuori rosa dopo aver litigato con la società sul rinnovo di contratto. Rispetto ad altri giocatori che in Turchia ci sono finiti come meta provvisoria, la carriera di Stryger Larsen sembra prefigurare una permanenza discretamente lunga, come successo in tutte le sue passate esperienze.

A me resta difficile comprendere cosa porti un giocatore così sobrio, efficace e antiestetico a finire in una squadra a lui totalmente antitetica. Forse lo ha convinto il suo connazionale Andreas Cornelius. Forse lo ha attratto la possibilità di confrontarsi con Bruno Peres, singolarmente la persona da lui più diversa che riesca a immaginare. Nel dubbio ora si trova lì.

L’incompreso: Emre Mor – Fenerbahçe

Nel 2016, Emre Mor si stava accingendo a disputare l’Europeo con la nazionale turca dopo aver giocato appena una decina di partite da professionista. In una delle mille compilation che si possono vedere su youtube si vede un giocatore con il fisico di un bambino ma che tocca la palla con una sensibilità fuori da ogni logica e in campo sembra levitare tra le gambe degli avversari.

All’Europeo gli sprazzi di talento che lascia lo fanno diventare uno degli uomini del momento e alla fine il Borussia Dortmund si convince. Michael Zorc lo definisce: “Un giocatore molto dotato, che possiede una grande versatilità e un enorme potenziale”. Chissà quanto ci ha messo a rimangiarsi quelle parole; personalmente immagino molto poco, perché un anno dopo il Celta se lo va a prendere per una decina di milioni.

Anche in Galizia dura poco: raccoglie una quarantina di presenze e un solo gol e qui la Super Lig entra in scena nella figura del Galatasaray. Il club giallorosso lo prende in prestito ad agosto 2019 ma dopo quattro mesi lo rimanda indietro. La stagione la finirà all’Olympiakos, raccogliendo due partite prima dello stop pandemico. Il Celta ci riprova ma dopo qualche partita deludente lo manda al Fatih Karagümrük. A Fatih trova la sua dimensione, inizia a giocare e segnare, trovando sei gol in una stagione dopo averne fatti cinque in tutta la carriera. All’apertura del mercato termina il suo contratto con il Celta e firma per il Karagümrük ma, un giorno dopo la firma, viene annunciato come nuovo giocatore del Fenerbahçe.

Nel video di presentazione ha i capelli rasati, e un volto più maturo che tende al malinconico. Il talento sembra quello degli anni passati ma le aspettative sono, finalmente, scemate. Chissà che Istanbul non segni la sua rinascita.

Autore

Nasce a Roma nel 1999. Tifoso di Roma e Arsenal, dal 2015 scrive di calcio inglese e dal 2022 ne parla anche. È fan dei calzettoni bassi, delle punizioni sopra la barriera e dei falsi terzini.

Lascia un commento

Top